Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

martedì 5 febbraio 2013

MAESTRINA

Il ruolo della maestrina è antipatico sempre, figurarsi con uno che ne sa un sacco più di me, in tutto. Una piccola imprecisione dovuta a una commistione tra i titoli di due programmi, Quelli della notte e L'altra domenica, entrambi di conio arboriano, che forse aveva, entrambi, in mente. Il pretesto, per me, per scrivere anche oggi e per diventare, ancora una volta, nostalgica, (e un po'pedante).
Ferrini era uno dei personaggi di Quelli della notte (1985), mentre Quelli della domenica è un vecchio programma in bianco e nero del 1968. Me lo ricordo anche se ero piccola, Il perfido professor Kranz mi metteva agitazione. Ormai non ci sono più programmi televisivi di quella caratura, per usare un termine caro a Mimmo. Ormai non ci sono più leader politici, o aspiranti tali, di caratura. Dobbiamo tornare molto indietro nel tempo, molto, a mio avviso, ma anche quel leader aveva un forte accento regionale, a me familiare. Ora ci tocca quello che un po' nell'aspetto, un po' nell'inflessione richiama Ferrini. A meno che non ci rivolgiamo altrove, e a me non pare il caso. Tutti, in questa estenuante campagna elettorale, tutti nessuno escluso, anche se in misura diversa, si distinguono per l'incoerenza, l'opportunismo, l'atteggiamento di becero conflitto, quando non di insulto nei confronti dell'avversario. Nessun fair play.
Tremo al pensiero dei possibili nuovi Presidenti della Repubblica, per il  semplice fatto che non ne vedo all'orizzonte nemmeno uno con un forte senso dello stato, e che dia sufficienti garanzie, e al contempo abbia personalità, cultura, modi, autorevolezza, charme, carisma. 
Lo so, sarebbe stato più consono se avessi parlato della partecipazione di Mimmo a Rock Files. Lo farò quando la puntata sarà disponibile in maniera permanente all'ascolto. Prima o poi lo sarà. Così parlerò anche di Ganesh, un mio amico, presente alla serata.



lunedì 4 febbraio 2013

RACCOMANDAZIONI: (LE DONNE SONO TUTTE UN PO' MAMME)

 

Certo è bella, questa città, innegabilmente bella. Per me provinciale e isolana, tuttavia, nasconde molte insidie. Sarà che sono anche poco temeraria, (per alcuni versi soltanto, però)  ma io in giro per Roma in bicicletta non ci andrei. Nel traffico, intendo. Cantante, sentimi bene: io vorrei vederti invecchiare, diventare proprio un bel vecchio sano nel corpo e nello spirito, con un bel cervello pieno di idee e con una voce sempre più da brividi, un vecchio affascinante viveur (la scrivono spesso, questa cosa, che hai l'aria da viveur, da bon vivant) con tante cose da raccontare, che magari si dedicherà al teatro, dove reciterà i suoi monologhi filosofici, o terrà conferenze sugli effetti benefici sull'umore, degli anacardi intinti nel Montepulciano d'Abruzzo, che ne so... però ti voglio vivo. Sfrecciano come matti, ognuno fa quel che gli pare, non è città per ciclisti. Vacci nei parchi, con quella bicicletta, vacci in giro per il tuo bosco e i tuoi boschi, (anche se mi sembra una elegante bici da città), vacci a Parma, a Ferrara o a Mantova, ma non infilarti nel traffico romano. Intesi? 
 

sabato 2 febbraio 2013

ADESSO TE LO DICO

Ormai conosco le abitudini, del nostro Cantante, che sembra essere abitudinario. In questo suo ultimo recente costante quotidiano scrivere sulla sua pagina, predilige la mattina. Quando torno a casa, (sulla via del ritorno pregusto il momento) gli faccio sempre un saluto che a volte può durare anche solo qualche secondo, a volte di più, ma sono fedele a questo piccolo rito. Insomma, confesso che ormai "ci ho fatto la bocca" e confesso anche che, se d'improvviso tutto dovesse tornare come prima, al minimo sindacale, proverei un po' di sconfortata delusione. Forse entrerei in una condizione di SPLEEN, chissà...

Ogni volta che leggo le parole del Cantante, penso che ne venga fuori un ritratto troppo immacolato, troppo perbene, troppo perfetto: valori, rigore, senso etico, senso  profondo della giustizia,  attenzione agli altri,  specie se deboli e svantaggiati, senso critico, coscienza politica e sociale alta... Non che pensi che lui non lo sia, perbene, ne' che indossi una veste immacolata al fine di sedurci (davvero non lo ritengo capace di simili giochetti). Credo che tutti i valori elencati prima, e anche altri ancora, gli appartengano profondamente. Tuttavia... mi piacerebbe osasse di più,  che svelasse un po' di più la sua natura umana: un comportamento di cui non è andato fiero, una volta in cui ha perso la pazienza e si è infuriato, quell'altra in cui ha trattato ingiustamente qualcuno, un rimpianto, un rimorso, un malinteso, un'idea tradita... 

Tornando al discorso iniziale, al risveglio mi aggiorno e trovo un interessante post, scritto di sera, pieno di rivelazioni. Adesso te lo dico anch'io, cosa penso della tua idea dello special album in edizione limitata, che ha il sapore di un omaggio agli estimatori fedeli, da richiedere esclusivamente via internet (cioè non sarà distribuito nei negozi di dischi: perché gli altri? Forse a Roma, in qualche altra città... ma altrove? tanto ormai tutti acquistiamo online). Mi pare un'ottima idea e vorrei che avesse un seguito, cioè che non rimanesse tale. 
La scelta è dell'autore. Benissimo privilegiare versioni alternative, diverse dalle originali, e ancor meglio dare spazio a canzoni che non siano state già inserite in precedenti album antologici o raccolte (ma ci saranno delle eccezioni, come prescindere da Una vita che scappa voce e contrabbasso, o voce contrabbasso e sassofono?). Io inserirei una canzone del passato remoto, (anni '70) e una da Clandestina, quelle che sente di più e che gli sembra possibile riproporre oggi, con abiti e accessori adatti ai tempi e alle mutazioni  personali. Credo che Mimmo vorrà dare, giustamente, un po' di spazio a qualche pezzo degli anni 2000. Quanto alle cover, c'è una canzone che si intitola Hurt, che io amo moltissimo nella versione struggente di Johnny Cash, molto più che nell'originale dei Nine Inch Nails. Chissà come la canterebbe Mimmo... Questa, evidentemente è solo una fantasia. A parte che un artista, per interpretare una canzone non sua, deve sentirla, deve essere adatta al suo  registro vocale, al suo mondo, senza contare i mille cavilli legati ad autorizzazioni e diritti (Il futuro docet)...

Insomma, fai tu, e mi raccomando, sorprendimi, che mi piace quando mi aspetto una cosa e invece ce n'è un'altra. 


martedì 29 gennaio 2013

LABILI INDIZI

Da diversi anni, ormai, vado poco al cinema. Non ho voglia di stare chiusa in un luogo chiuso, mi sento in gabbia. Non mi piacciono le multisala, dove,  certo, è tutto nuovo, si può acquistare il biglietto da casa, si sta comodi, ma sono in periferia o fuori città, spesso dentro i centri commerciali,  luoghi che amo ancora di meno, e che cerco di frequentare solo se strettamente necessario. Sono il prodotto deteriore dell'omologazione e della globalizzazione; e poi, quella profusione di pop corn e bibite gassate, quei bicchieroni pieni e pencolanti nelle mani, spesso non sospette, di quelli  che hai davanti, quel continuo masticare e parlottare. Ormai non ricordo più quando chiuse, nella mia città, l'ultimo cinema in centro, dove spesso andavo allo spettacolo delle 16,30, da sola o con un'amica con i miei stessi gusti, che poco hanno a che vedere con grandi produzioni piene di effetti speciali, o con fantasy e fantascienza. Questione di gusti, niente più, non è detto che i miei siano migliori. Io mi annoio dove altri si divertono da matti, e altri si annoiano da matti, dove io sono in corrispondenza d'amorosi sguardi con quanto mi arriva dallo schermo. Vedo i film a casa, talvolta da sola, sempre per il discorso dei gusti di cui sopra. Certo non è la stessa cosa: il grande schermo ha tutto un altro fascino.

Ieri sera ho visto Gli equilibristi, un piccolo film che racconta una vicenda purtroppo assai frequente, le difficoltà e la disperazione di un uomo sui quarant'anni, molto ben interpretato da Valerio Mastrandrea, con una bella famiglia, un piccolo appartamento, (e relativo mutuo) un lavoro niente di speciale, ma  pur sempre la garanzia di uno stipendio, che unito a quello della moglie gli permette di vivere senza lussi, ma dignitosamente. La famigliola quasi perfetta a un certo punto scoppia, i coniugi si separano e inizia per l'uomo, che deve lasciare la casa, cercarsi un altro alloggio e passare una quota in famiglia,  una discesa infernale; si trova a vivere esperienze che fino a poco prima gli sarebbero sembrate quanto di più distante dal suo mondo, e invece erano lì, dietro la porta di casa. A volte sembra che certi fatti possano riguardare solo gli altri, finché non ci troviamo dentro noi stessi. A volte ci sembra che certi fatti, poiché non li abbiamo mai vissuti, non siano poi così gravi, finché non capitano a noi.

Tutto questo lungo preambolo per arrivare al dunque: ieri ho visto Gli equilibristi; oggi, è qui davanti a me, vedrò This Must Be the Place. Ho accettato il consiglio di Mimmo, come spesso mi accade, e son convinta che tra i mille motivi per cui lui lo consiglia, ce ne sarà più d'uno che sarà il mio motivo. Lo guarderò anche cercando di capire quale possa essere il suo motivo. Anche questo è un modo per proseguire nel tentativo di conoscenza, per continuare un viaggio affascinante, fatto di canzoni, di parole scritte, lanciate nel vento, di altre parole acciuffate in corsa, di immagini, di piccole intuizioni e di labili indizi, dentro e intorno al mondo di uno sconosciuto che mi è diventato familiare, e caro. 



giovedì 24 gennaio 2013

EDITOR MAIEUTICO

Non dormirò sonni tranquilli finché non avrò scoperto chi è questo editor maieutico, dell'incontro col quale Mimmo pare essere tanto contento. Certo non è per aver incontrato un editor, maieutico quanto si vuole, che il Nostro si metterà a scrivere un libro. Certo non è per denaro, perché, per quanto io glielo auguri, non sarà il libro di cui tutti parleranno, ma circolerà in una cerchia carbonara. Qualcosa si è mosso dentro, in quest'ultimo anno, assai di più di quanto non si sia mosso o smosso in passato. (Il tentativo di raccontarsi in un libro c'era già stato). Qualcosa che ha coinvolto cuore corpo e mente. Mutamenti. Cercare di vedere le cose da prospettive diverse. Anche qualche turbamento. Il desiderio di raccontare e comunicare è andato oltre la proverbiale riservatezza, che comunque è rimasta intatta. Non serve entrare in dettagli inutili, a volte è solo questione di sfumature, che bisogna saper cogliere. Certo, in tempi in cui gli scaffali delle librerie sono pieni di libri, spesso inutili (ne ho uno sul comodino proprio adesso, arraffato in una biblioteca per curiosità forse un po' morbosa, di uno noto che non mi piace: ero tuttavia curiosa di vedere come avesse affrontato un fatto doloroso che gli è capitato: non finirò di leggerlo: brutto, sciatto, banale, mal scritto, nonostante l'editor di grande casa editrice, che non doveva essere granché) di gente più o meno nota, forse non sarebbe una buona idea continuare su quella strada. Per tutti gli altri. Per Mimmo faccio volentieri un'eccezione, anzi è da tempi non sospetti (si dice così) che, da queste pagine (ma lui è distratto e non se n'è accorto) lo pungolo perché si metta a scrivere. Spero che quest'editor riesca veramente nell'intento di tirargli fuori il meglio, che gli fornisca strumenti e lo consigli, ma che il suo apporto sia discreto, che non lo snaturi, e che leggendo si colga subito l'impronta di Mimmo, perché io il libro scritto da un altro non lo voglio. Giuro che dopo le prime pagine, se fiuto una prevalenza dell'editor sull'autore, lo mollo. 
So che, conoscendo i tempi lunghi del Nostro, dovrò aspettare molto, prima del parto: gestazione lunga, ma spero, travaglio breve.
Meglio, ancora un'attesa da gustare.
Ed ora mi lancio in una nuova sfida. Voglio scoprire chi è l'editor.


domenica 20 gennaio 2013

IN ATTESA DI DOMANI

In alcuni casi il tempo dell'attesa porta in sé impazienza e smania; in altri implica il gusto della lentezza, il piacere di assaporare  ogni singolo momento che precede l'evento atteso. Sempre meno mi lascio prendere da smania e impazienza, e sempre più assaporo con lentezza, centellino, illudendomi di fermare il tempo, i momenti che precedono l'attesa di qualcosa a cui tengo.

Un piccolo trucco inutile che ha a che fare con l'età.
So bene, tuttavia, che:

E il tempo corre come una vendetta
E il mondo gira gira e non ti aspetta
E una catena stretta intorno al cuore
Il mondo gira e non lo puoi fermare.
(M.L. Non voglio più, dall'album che porta il nome dell'autore, 1985) 

Nonostante questo atteggiamento di difesa, questo tentativo di dilatazione del tempo tipico dell'età matura,  (che non è necessariamente sinonimo di maturità) per converso, sono intrisa di comportamenti adolescenziali. Sono qui, che cerco, e a volte trovo, risposte a domande che mi pongo, o a tematiche che mi stanno a cuore, dentro le canzoni di Mimmo. Lo faccio solo ad uso esclusivo del blog, o anche quando sono fuori dal mondo virtuale? C'è separazione netta, o  i due mondi confluiscono l'uno nell'altro?
Sam, il protagonista sedicenne di un romanzo che ho letto da poco, Tutto per una ragazza, di Nick Hornby, (autore già citato qui dentro per Tutta un'altra musica e Trentuno canzoni) conversa spesso con il poster del suo eroe, un campione di skateboard, autore di una autobiografia che il ragazzo ha imparato a memoria. Dentro quel libro, diventato Verbo, ogni domanda di Sam trova una risposta, che nei tanti momenti di dialogo, sembra proprio provenire dall'immagine appesa nella cameretta adolescenziale.
Certo nella mia età matura c'è spazio per molti aspetti adolescenziali, che non rinnego e non nascondo.
Ci sarà anche nella mia camera un poster gigante, dal quale aspetto risposte quando ho qualche problema da risolvere? Chissà!

Una sola cosa è certa: di sicuro assaporerò le ore che mi separano dal programma di domani, (una puntata speciale, live, dei Rock Files di Ezio Guaitamacchi, su LifeGate Radio) quello in cui Mimmo, non in effigie, ma in carne e ossa, converserà con il suo  interlocutore, ripercorrendo le tappe della sua carriera e ci delizierà con le sua canzoni. Che bello! Sarò attentissima e se non riuscirò a cogliere tutto, come al solito, riascolterò in un secondo momento. Rigorosamente da sola. Se i concerti sono una esperienza da condividere, l'ascolto di un programma è per me un momento che non ammette condivisioni, commenti, interruzioni o intromissioni: è un momento solo mio.

...Interno domestico: un poster a grandezza naturale appeso a una parete; rappresenta un signore  affascinante, che indossa una camicia bianca e una giacca nera, e porta il cappello. Seduto al pianoforte, sembra essere colto non mentre suona, ma mentre si rivolge al pubblico durante un suo concerto. 
Una donna in tenuta da casa, sta di fronte al poster: - Senti Mimmo, aiutami tu. Sono confusa, ero così convinta che per me una certa cosa avesse chissà quale significato, che fosse fondamentale nella mia vita, e invece d'improvviso è come se non fosse mai accaduta, non ha lasciato nessuna traccia.  Ti sembra possibile? -
- A volte accade che qualcosa smetta semplicemente di esistere... e tutto torna come prima del Big Bang.
La donna, sollevata, soddisfatta della risposta, torna alle sue abituali occupazioni.  Sa che potrà interrogare il suo oracolo tutte le volte che lo vorrà. 
Prima di allontanarsi, però, gli sistema il cappello, che sembra d'improvviso essere calato sugli occhi, e leva qualche invisibile pelucco dalla giacca. 





martedì 15 gennaio 2013

IL FILO DI MIMMO E LA CONQUISTA DEL NORD




Questa è una settimana cruciale per Mimmo, che partirà alla conquista del nord per incontrare, nei tre appuntamenti che lo vedono protagonista, il 17 ad Asti, il 19 a Bergamo, e il 21 a Milano, un pubblico meno casuale e più consapevole di quello che, in linea di massima, si può trovare una sera d'estate in una località di mare. Lo sento felice, carico di stimoli, e desideroso di mettersi nuovamente in gioco, soprattutto nei due appuntamenti in cui sarà solo con il suo pianoforte. Probabilmente nei prossimi giorni (una è già uscita e l'abbiamo già letta) ci sarà qualche intervista, magari a Bergamo. Mi incuriosisce la serata del locale alla moda (così mi è parso) di Milano che, condotta da uno che di musica ne pratica e ne macina molta, sarà trasmessa in radio. Ho ascoltato, negli ultimi quattro anni, tutte le trasmissioni radiofoniche in cui Mimmo è stato ospite, e non posso non sottolineare quanto, al di là di eventuali argomenti definiti e domande concordate, contino, per far tirare fuori ad un artista il meglio di sé, la preparazione, la verve e la capacità di stimolare di chi conduce. 

Ci sono state trasmissioni davvero belle, in cui è venuto fuori un mondo artistico, personale ed interiore colorato e variegato, ed altre un po' più scontate e piatte, in cui già alle prime domande e alle prime risposte, avrei potuto continuare da sola, esattamente con le stesse parole di conduttore e condotto. 

Espletata brevemente la parte doverosa e burocratica del mio scritto mattutino, mi dedico alla parte per me più divertente, riportando l'ultima delle tante riflessioni del nostro Cantante.

"IL FILO DI ARIANNA

La verità è questa: chiunque, inaspettatamente, può ritrovarsi nella sua vita fatti ed evenienze che dapprima lo blandiscono, piano piano lo circondano, lo conquistano ed infine annientano ogni sua possibile resistenza. Ad ognuno di noi può accadere di svegliarsi in un labirinto infernale. Ecco perché nelle mie tasche c’è sempre un filo, per venirne fuori."

Il tema è oltremodo interessante. Mi verrebbe voglia di fare molte considerazioni serie, perché il tema lo è, ma preferisco, (non solo perché il tempo a mia disposizione è quasi scaduto) essere breve e sdrammatizzare. Ho sempre visto le tasche di Mimmo come una sorta di borsa di Mary Poppins, da cui potesse uscire qualsiasi cosa. Ancora: essendomi fatta una certa idea di lui, penso anche, nei limiti degli strumenti a mia disposizione, rispondente al vero, non mi sorprende che nel suo corredo ci siano mezzi che gli permettano di uscire indenne, anzi neppure entrare in certi labirinti. Per rimanere nel mito, può ascoltare il canto delle Sirene, senza (troppe) conseguenze. Quanto al filo che dimora nelle sue tasche, mi domando, sarà quello che serve per suturare le ferite?

...Quanto a me: i labirinti, più o meno infernali, quelli architettonici e quelli metaforici, mi danno l'angoscia. Preferisco perdermi in uno spazio aperto, magari tra le nuvole, e volare: non sempre sono munita di paracadute.

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