Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

lunedì 17 dicembre 2012

LIBERE DI FARE COME CI PARE

Donne, sorelle mie, che a volte non capisco. 
Donne, a volte tra voi così poco amiche e poco solidali.
Donne, a contendersi le attenzioni di qualcuno.
Uomini: "Si, tanto a scegliere e a decidere in fondo sono sempre loro, le donne."
Donne, insieme una sera per svagarsi: "Non parliamo di uomini", e invece ce n'è sempre uno che monopolizza la serata, se non uno per cui piangere.
Donne: "Quell'uomo ha una sensibilità tutta femminile." "Sicure che non sia gay?"
Donne: "Avrò sempre un momento per parlare con te". Poi arriva uno qualsiasi e mi molli. Quando ti molla mi cerchi di nuovo.
Donne: "Se fossi in te non ci starei un momento di più, con uno così". "Mollalo!" (Fosse così facile... aspetta il tuo turno e ne parliamo.)
Donne: belle, grintose, intelligenti, con un ruolo sociale importante, un lavoro di responsabilità. Davanti a un'apparenza vincente, una collezione di fallimenti nella vita privata.
Donne: "Tu proprio non ci sai fare, non devi mostrarti troppo disponibile.  Tienilo un po' sulla corda. Sparisci per un po'. Fatti desiderare, funziona".
Donne: "Basta, io con gli uomini ho chiuso, ho già dato". 
Donne: "Se voglio davvero un uomo me lo prendo." 
Donne da sole al ristorante, sempre più numerose. Possibili motivi:
Sono in coppia, ma, orrore, hanno la libera uscita settimanale autorizzata. 
Sono in coppia, e sono anche felici, ma se vogliono vedere le amiche, per fortuna, non hanno bisogno di autorizzazione.
Sono in coppia, ma ormai ognuno si fa gli affari suoi. Anzi lui se li è sempre fatti, ma si sa... è un uomo.
Sono sole e felici di esserlo. 
Sono sole e si divertono un sacco.
Sono sole e disperatamente alla ricerca di qualcuno. Lanciano sguardi adescatori ai vicini di tavolo, già impegnati. "Tanto quel qualcuno arriva sempre quando meno te lo aspetti: smetti di cercare."
Donne: "Al centro della mia vita ora non c'è nessun uomo, e sono proprio felice."
Donne: "Non sono mai stata sola; senza un uomo io non so stare." 
Donne: "Con un uomo vicino sono più rispettata e mi sento più protetta."
Donne: "Senza amore non si può." (E qui possiamo concordare).
Un Uomo: ... "Però confesso che sempre più sovente avverto una certa amarezza quando dal tavolo accanto ascolto solo voci femminili. Mi chiedo dove sono i loro uomini, perché non sono lì, se li hanno lasciati e sono felici o se sono state mollate (peggio!) per insufficienza." (Mollate per insufficienza???)
Lo stesso Uomo di prima: "Le donne....., temo, forse si sono chiuse (o lasciate rinchiudere) dentro le bolle di una moderna solitudine".
Donne: libere di fare come ci pare, entro i limiti del rispetto per il prossimo. Di andare dove ci pare, sole o accompagnate. Se siamo in un posto pubblico, magari cerchiamo di non fare troppa cagnara, di non sghignazzare troppo. Diranno che siamo le solite galline e non avranno tutti i torti.

Donne: quelle per cui l'esteriorità è al primo posto, quelle che le tentano tutte per cercare di restare giovani, e vedi dei mostri che girano per le strade, con facce da criceti, tiratissime che non riescono neppure a parlare, delle bocche orribili e dei mezzi palloni piazzati sotto la gola. Contente loro.

Donne: quelle che certo si curano, tengono al loro aspetto, perché è inutile che ci raccontiamo balle, conta, eccome se conta, ma sanno anche accettare i segni del tempo, e si vogliono bene così e continuano a piacere anche ai loro uomini, seppur lontane dal fulgore dei vent'anni. Esistono anche gli uomini così, per fortuna: sono certa che qualcuno di loro leggerà questa pagina. 

Questa poesia è per loro, e per le loro donne, perché l'amore riesce ad andare d'accordo con una pelle non più tanto fresca e con un seno un po' cascante.
Se è vero amore.

Amo di più le tue rughe, Filinna,
che lo splendore della giovinezza.
Mi piace di sentire nella mano
il tuo seno, che piega giù pesante
le sue punte, più del seno diritto 
di una ragazza. Il tuo autunno è migliore
della sua primavera ed il tuo inverno
è più caldo della sua estate.

Paolo Silenziario
Antologia palatina, Libro V, Epigramma 258.
Testo italiano di Salvatore Quasimodo.

Paolo Silenziario, poeta del tempo di Giustiniano, suo funzionario di corte, autore di bellissimi epigrammi di soggetto amoroso. 
Prendendo spunto da questo epigramma notissimo e citatissimo, che io amo alla follia non solo ora che assomiglio un po' (solo un po') a Filinna, ma fin dalla mia terza liceo, è nata una canzone che si intitola La donna della sera.  Frutto della collaborazione di Roberto Vecchioni (testo) e Angelo Branduardi, (musica) è pubblicata nell'album Domenica e lunedì, di Branduardi, del 1994.
Ho sentito Vecchioni cantarla dal vivo, quest'estate, in una trasmissione radiofonica. Non so se l'abbia incisa, e in che album.

A me sembra bellissima. Nei miei sogni, perché ne ho sempre fatto tanti, ora e allora, me la faccio cantare da Mimmo, che ci mette tutta la passione di cui è capace. Noi donne, anzi noi esseri umani, uomini e donne, soli o no, abbiamo una libertà che neppure in schiavitù ci possono togliere: quella di sognare. 

A volte può aiutare a resistere, questa libertà.

lunedì 10 dicembre 2012

CRITICO CINEMATOGRAFICO

>>> PICCOLA INTEGRAZIONE IN FONDO ALLA PAGINA

Non mi sono dimenticata. Mi sono, ieri pomeriggio, dedicata all'ascolto della trasmissione della Radio televisione svizzera, Retedue in cui è stato ospite Mimmo. Il titolo del programma è Babilonia, l’ospite, (ieri Mimmo, nelle puntate precedenti altri artisti con qualche caratteristica comune, che sfocia in molti casi  in un percorso autentico e indipendente, slegato da logiche meramente commerciali) non è il vero protagonista. La vera protagonista è la musica, nelle sue forme più svariate e meno comuni, in una confusione di generi, stili e lingue che ben giustifica il titolo. Confusioni e commistioni che testimoniano una grande ricchezza. L’ospite accompagna i conduttori nel percorso di ascolto dei brani musicali scelti,  chiamato a esprimere le sue sensazioni e le sue preferenze, a scegliere tra le diverse proposte musicali, che non strizzano l’occhio alle mode, ma spaziano tra i generi musicali più disparati e collocati in luoghi e periodi diversi. Ieri abbiamo sentito Miriam Makeba, un inedito Fabrizio de Andrè alle prese con una canzone popolare in piemontese (inconsueto, ma non mi sorprende: le sue radici non sono forse anche nel Monferrato?) una canzone popolare ungherese, un pezzo di Frank Zappa e uno di Ananda Shankar, imparentato col noto musicista di sitar Ravi, con cui entrarono in contatto i Beatles, in particolare George Harrison… e altre cose ancora.

Mimmo si è rivelato come sempre all’altezza, da buon intenditore di musica quale è: ha individuato al primo colpo in una esecuzione, uno strumento non tanto noto, l’oxofono, (??? non so se ne ho afferrato bene il nome)*** una via di mezzo tra oboe e sassofono e i due conduttori sono rimasti colpiti: mica è uno qualunque (N.D.A., nota dell’agiografa)! Continuo a sostenere che in radio dia il meglio di sé, sempre competente e al contempo semplice e informale, senza bisogno di tirarsela tanto, e sempre con un tono sorridente.

Tre le canzoni di Mimmo ascoltate: Scuro, Passo lento, (presente nei miei Frammenti) Senza un addio. Le tematiche affrontate sono state quelle ricorrenti: gli esordi, la formazione musicale, le collaborazioni prestigiose con musicisti stranieri avvenute nel segno della stima e dell’amicizia, i rapporti con i critici musicali, i legami con la Svizzera, che non ha esitato a definire un’altra mamma; Frankie l'onnipresente, al quale dovrò dedicare una piccola monografia, ma solo dopo aver molto studiato; l’importanza del cinema nella sua vita, e… non continuerò a  ripetere cose già dette altre volte. Non posso però non soffermarmi un momento su una nuova notizia: sapevo che quando era  molto giovane, Mimmo avrebbe desiderato fare l’attore, ma ero all’oscuro del suo desiderio di diventare critico cinematografico! “Quando ero a Perugia (dove come sappiamo studiava medicina, seguiva quando poteva, le lezioni di letteratura italiana all’Università per stranieri, suonava la notte al pianobar di Via dei Priori, studiava alacremente, viveva) vedevo uno, due film al giorno e poi scrivevo le recensioni e le confrontavo con quelle dei critici cinematografici”…

Cosa darei per poter scassinare il cassetto dei ricordi del Cantante… Ma le conserverà ancora le recensioni cinematografiche?

Per chi non avesse potuto seguire la puntata di Babilonia andata in onda ieri, non perdete le speranze, sarà possibile scaricare il podcast. Lo farò anch’io e lo riascolterò, ma eviterò accuratamente di tornarci sopra, perché tengo molto all’immediatezza del pezzo, anche se qualcosa che forse meritava di essere riportata, sarà rimasta sicuramente intrappolata nei tasti.

...Ho appena controllato: potete già scaricare. Appena possibile riascolterò e interverrò solo eventualmente a  fornire notizie precise sullo strumento e sul musicista, con cui Mimmo ha collaborato, anzi che ha collaborato con Mimmo, che lo suona molto bene. Lo ha nominato ma non sono riuscita a capire bene di chi si trattasse, (sarà uno dell'irripetibile mitico gruppo di Tango dietro l'angolo).

***Ho riascoltato: come supponevo, oxofono è una mia invenzione, non ero riuscita a captare bene. Lo strumento si chiama sorrousophone e il musicista, del quale a Mimmo sfuggiva il nome durante la trasmissione, dovrebbe essere Lenny Pickett, almeno così mi raccontano i credits di Tango dietro l'angolo, che mi sono andata a controllare. Per essere più precisi, Pickett suona in Tango dietro l'angolo il tenor sorrousophone e in Mosche & mosquitos il tenor & contrabass sorrousophone

giovedì 6 dicembre 2012

SANGUE ROMANTICO




Muscoli e rabbia denti stretti e via 
Sangue romantico tramonti e foschia 
Gola bruciata vento e neve che ricadono giù 

(Niente di più, da Clandestina, 1987) 

"Voglio i colori forti, il conflitto delle forze della natura, l’estasi contemplativa e l’azione impulsiva, la disciplina e l’irrazionalità animale. Ecco, voglio restare anacronisticamente romantico, anche pagando dazio… se necessario."

Stralcio dalla riflessione/enunciazione/dichiarazione programmatica odierna di Mimmo, che, va da sé, è da leggersi integralmente nella giusta sede. 
Passano gli anni, ma la stoffa è la stessa: non appaiono tracce di logoramento nella trama e nell'ordito, anzi il tessuto sembrerebbe, col tempo, aver acquisito una maggiore robustezza. Che passione, che tempra e che orgogliosa convinzione, nell'affermare ciò che è e ciò che vuol essere. Condivisibile o meno, discutibile o meno, merita apprezzamento per la coraggiosa e netta affermazione di sé, senza tentennamenti ne' infingimenti. 

Davvero uno spirito romantico, - inteso nella accezione colta, non corrente del termine - in cui, almeno a mio modo di vedere, non sono assenti tracce di contaminazioni dannunziane e una certa vena futurista. 


Della sua attrazione per gli ideali romantici ho senz'altro parlato in diverse altre occasioni, ancor prima di averne la conferma diretta attraverso interviste o ascolti. Ricordo una piccola intervista telefonica a una radio di Colonia, in cui Mimmo raccontava la sua passione per il movimento romantico tedesco, ed esprimeva il desiderio di meglio approfondirne la conoscenza, soprattutto in ambito letterario.

Da un articolo pubblicato su Repubblica del 16 giugno 2010, sezione di Napoli, in occasione del concerto a Castel Sant'Elmo. 

"A Locasciulli piace l' idea di essere considerato un po' un Lord Byron della canzone. «Non sono né greve, né dozzinale», dice di se stesso. «C'è un modo anche gentile di usare la violenza, di vivere il proprio sturm und drang»."

Il desiderio di essere assimilato a un Lord Byron, seppur della canzone, può apparire legittimo, ma anche un po' presuntuoso. Il detto "le parole sono pietre" è ancor più vero se si tratta di parole scritte. Penso che immaginare il tono di voce usato nel pronunciare una tale affermazione, unito magari a un sorriso, possa mitigare di molto questa sensazione. Un conto è essere consapevoli del proprio valore e delle proprie qualità artistiche, e Mimmo certamente e a buon diritto lo è, altra cosa è la presunzione, o l'arroganza, caratteristiche che non mi paiono appartenergli.



sabato 1 dicembre 2012

CHE FACCIO, TORNO A ESSERE SERIALE?



UN POSSIBILE MODO PER RICONVERTIRE UNA BLOGGER DAL FUTURO INCERTO


Da qualche anno a questa parte, quattro, tre,  più o meno da quando ho iniziato questa bellissima opera in divenire che si chiama Folgorata, (ma non è la causa di ciò, forse ne è una diretta conseguenza) ho delle notti un po’ tormentate. Prima, a parte qualche eccezione, che come è noto conferma la regola, mi adagiavo sul candido lettino e via, fino al suono della sveglia, era un placido sonno. Ora di notte ho molto tempo per fare, se ho voglia di fare, o per pensare. Passo in rassegna tutti, ma proprio tutti gli aspetti più o meno ingarbugliati della mia vita, cerco le soluzioni a certi problemi, cerco anche di pensare a qualcosa di piacevole,  e, siccome c’è veramente tempo per tutto, in queste notti, invoco i numi affinché l’ispirazione non abbandoni Folgorata, e non di rado scrivo nella testa ciò che poi trasferirò qui, dentro questo contenitore di pensieri, questa specie di messaggio nella bottiglia nel quale, finché non verrà meno da sé, (ci ho pensato tante volte, ma non ho mai avuto il cuore di suicidarlo) continuo a trovare un seppur minimo conforto. Per continuare a farlo vivere, sono andata a frugare ovunque, e più di tanto davvero temo di non poter fare, in attesa di avere nuove cose interessanti, ma davvero interessanti, da raccontare e da commentare. "E se diventassi di nuovo seriale? facendomi un po’ di violenza, perché la serialità non mi appassiona" – Mi son detta.

E se, dopo aver dedicato sette uscite ai frammenti, con l’intento non già di mutilare delle canzoni, ma di cogliere il pretesto per parlarne, dedicassi alcune uscite a stralci di interviste, da quelle più lontane nel tempo, a quelle più recenti? Potrebbe essere un’idea. Operazione da condurre con abilità e tatto, per non rischiare di “estrapolare da un contesto” (l’espressione non mi piace, ma rende bene l’idea) certe considerazioni che al suo interno, hanno la loro ragion d’essere, ma avulse da quel contesto stesso, potrebbero perderla. No, non si può fare, o forse si, ma morirei di noia, a rileggermi con quest'intento, interviste che so quasi a memoria. L’unica cosa che mi piacerebbe fare, nel senso che potrebbe un po’ divertirmi (e io come è noto, quando scrivo desidero, almeno di tanto in tanto, divertirmi) sarebbe quella di dare spazio a "Mimmo umorista", perché non tutti lo sanno e non tutti hanno avuto modo di apprezzarlo, ma Mimmo è molto spiritoso, e lo manifesta anche in certe interviste. Da poco, ho esaminato, in uno di quei tomi poderosi***  che parlano di canzoni, cantanti, cantautori, band, la scheda dedicata a Mimmo: chi l’ha redatta, definisce la sua prima produzione caratterizzata da un intimismo terribilmente sofferto, da testi molto malinconici. Non è che gli stava sotto sotto dando del triste, un po' come Mimmo ha fatto con i nuovicantautorifotocopia? No, triste no, almeno a mio avviso, ma, in molti casi, dolcemente struggente e malinconico, ha continuato a esserlo, però è anche spiritoso, allegro, arguto, capace di cogliere il lato bizzarro delle cose, anche in certe canzoni: la commistione dei due aspetti esercita su di me, sempre, un fascino notevole. 

Insomma, non so proprio che fare. Potrei anche parlare di "Mimmo Smemorino", perché di tanto in tanto ci ripropone cose che ha già proposto in passato. Il video della tv tedesca, senz’altro molto ben fatto, ma già visto, per esempio… o altre cose ancora. Forse, anzi di sicuro, non si è confuso, è una tattica precisa, e un’applicazione del repetita iuvant, perché c’è sempre qualcuno cui quel video, o quella notizia, può essere sfuggito, e per il quale, ciò che altri ricordano di aver già visto, è invece un gradito nuovo regalo. 

Io resto in attesa, tanto lo so che quando meno me l’aspetto, voilà, qualcosa di bello e di nuovo spunterà fuori anche per me, che in questi anni, ho percorso tutte le strade possibili, frugato in tutti gli angoli, sollevato mobili e tappeti polverosi, in cerca di qualsiasi notizia, e anche rovistato nei bidoni dell’immondizia, senza temere topi e gatti di strada. Allora nei miei momenti di insonnia imbastirò un nuovo racconto, anche se avrò trovato una nuova opportunità di carriera, come presagisce l'immagine di apertura. 

Si, ma nel frattempo, che faccio, torno a essere seriale?

***24.000 dischi : tutti gli album dei 1000 artisti più importanti di rock, black music e canzone d'autore / a cura di Riccardo Bertoncelli e Cris Thellung ; supervisione alle discografie Maurizio Petitti ; la sezione italiana è a cura di Paolo Madeddu. - Milano : Zelig, [2004].



sabato 24 novembre 2012

UNA RICORRENZA IMPORTANTE


Domani, 25 novembre, si celebra la la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne. La scelta della data non è casuale, ma si riferisce al giorno in cui, nel 1960, furono trucidate nella Repubblica Dominicana le tre sorelle Mirabal, oppositrici del regime del dittatore Trujillo. Lo ricordo perché non sempre si è fatto riferimento a questo fatto, nei molti momenti dedicati all’argomento, in questi giorni. Sulle sorelle Mirabal ha scritto un bel libro, intitolato Il tempo delle farfalle, dal nome in codice (in spagnolo mariposas) da loro utilizzato nella resistenza, Julia Alvarez. (Julia Alvarez, Il tempo delle farfalle, Giunti 1997.)

Di un film che amo molto, Ti do i miei occhi, (Te doy mis ojos), della regista spagnola Iciar Bollain, uscito nel 2003, attinente al tema della violenza fisica e psicologica sulle donne,  ho già parlato in passato, ma lo segnalo di nuovo volentieri.

Anche di Lucy, la canzone che Mimmo ha scritto pensando a una donna ferita e maltrattata, ho parlato in più di una occasione. Il testo è semplice e poetico, con richiami a immagini di un tempo passato (le caramelle che i più piccoli si aspettano a Natale, le campane che suonano a festa, quando i giorni di festa avevano un sapore particolare), che sembrano quasi voler avvolgere la protagonista dentro un mondo affettuoso e protettivo, dove trovare riparo dalle umiliazione e sofferenze subite.

Riporto l’intero testo della canzone, tratta come sappiamo tutti da Idra, e inserisco anche il link dell’esecuzione nell’ultima serata di Radio days, quei quattro giorni di festa romana che hanno reso felice sia noi assidui, sia l’artista. Attendiamo il nuovo recital, Punti di rivista, dal titolo del quale si evince la passione, riscontrata già in altri casi, del nostro per i calembours
Non è un video ufficiale, la qualità non è eccelsa, ma lo propongo ugualmente. http://www.youtube.com/watch?v=9voKXGnRYTw


Lucy  se n’è andata via come un'onda senza riva
Come una farfalla bianca senza un fiore
E non è l'amore che la porta lontano
E nemmeno il richiamo di una chimera

Prega di giorno prega di notte
Prega che il suo cuore non pianga mai le botte
Botte che arrivano come le caramelle
Che  i bambini si sognano a Natale

Lucy è come il vento la insegui e la rincorri
Ma non provare a prenderla non l'avresti mai
Prega di giorno prega di notte
Prega che il suo cuore batta sempre più forte
Forte come una campana nel giorno della festa
Prendi quel che resta dell'amore

Lucy  se n’è andata via come un'onda senza riva
Come una farfalla bianca senza un fiore
Prendi le sue cose comprale delle rose
Mandale un saluto e guardala andar via
Mandale un saluto per andare via





martedì 20 novembre 2012

CONFERIMENTO TERZO PREMIO


Avevo deciso di non parlarne, nel momento in cui la notizia era fresca, poi, in corso d'opera, ho cambiato idea. Mi riferisco al riconoscimento conferito a uno dei vini di Mimmo, Il Cavaticchi 2009, che al premio  Vino e Cultura 2012 è stato considerato "miglior vino debuttante". Qui mi fermo, perchè basta fare una ricerca digitando la chiave "Abruzzo Wine Pescara Premio Vino e Cultura 2012", e chi lo desidera potrà trovare articoli ricchi di notizie dettagliate sulla manifestazione. Inoltre  Mimmo, come sappiamo sempre molto attento a certi aspetti, per evitare delle sovrapposizioni e delle commistioni, ha inaugurato una pagina dedicata alla sua cantina, dove è possibile curiosare tranquillamente se si è registrati su FB. Io non riesco a entrarci, ma siccome è questione di vita o di morte, cerco e ancora trovo ospitalità altrove, finchè me lo consentono (non so quanto potrà durare, non devo tirare troppo la corda...) Essendo io piuttosto curiosa, come prima cosa vado a caccia di immagini. Mimmo ne ha pubblicata una molto bella, del giorno della premiazione, in cui appare visibilmente felice e ride con tutta la faccia, mentre stringe la mano a uno dei premianti. Molto elegante, in abito nero, camicia bianca e cravatta perfetta per nodo e lunghezza, con fantasia discreta, appare in forma smagliante, ed è esattamente come mi immaginavo avrebbe potuto essere, all'inaugurazione della mostra L'uomo in scuro. Avrà dovuto rifarsi tutto il guardaroba, dopo quel miracolo che l'ha portato a perdere almeno due taglie. Sono senza parole, contenta come se fosse sotto la mia giurisdizione, (e posso testimoniarlo, quando accade che qualcuno vicino a te perda venti chili, credi di scoppiare dalla gioia,) e non l'ectoplasma che per me è e deve essere.  Lo rimiro trenta volte al giorno, anche quaranta,  e penso, però... Penso anche che voglio vederci più chiaro e mi fiondo a cercare altre immagini. Ecco una ricca galleria fotografica in cui abbiamo un bel Mimmo elegante che mostra il premio, ma francamente in quella posa un po' rigida mi sembra un ostaggio di qualche organizzazione terroristica costretto a mostrare le richieste per il rilascio, e poi un bel Mimmo in piena estasi artistica mentre, nel corso della stessa serata, canta una canzone romantica e struggente e accarezza i tasti del pianoforte. Insomma, il bottino della mia caccia è stato proficuo. 
Come al solito non pubblico niente senza autorizzazione, pertanto chi fosse interessato visiti la pagina della Cantina, si guardi Mondovino che Mimmo lo consiglia sempre (io l'avevo già visto, ma poichè Mimmo lo linkava, ho subito seguito il suo consiglio, me lo sono procurato e l'ho guardato di nuovo: si parla anche della Malvasia di Bosa, della sua amata Borgogna e di tante altre realtà vinicole in Italia e nel mondo) e si guardi la galleria fotografica di cui ho parlato. http://www.pescaranews.net/notizie/attualita/386/pescara-abruzzo-wine-e-la-galleria-dei-vini-
Lo so, sono una gran pettegola irriverente, però anche le agiografe accreditate (cioè quelle serie, mica come me) di tanto in tanto vogliono divertirsi un po'. Solo studi serissimi e sudate carte, no!
Dulcis in fundo: non c'è due senza tre. Prima Bacucco dell'anno, poi il Premio per il miglior vino debuttante. Io senza troppe cerimonie lo nomino FIGO DELL'ANNO 2012. Se lo merita. Speriamo gradisca e venga a ritirarselo... Ah, è un premio che si consegna una tantum, quindi nessun altro si faccia illusioni.

lunedì 19 novembre 2012

APPAIO DUNQUE SONO



Più tento di approfondirla, questa materia di studio chiamata Cantante, meno la possiedo. Proprio mentre mi pare di riuscire ad afferrarla, mi sfugge. Ancora, talvolta, riesce a sorprendermi, materia multiforme e non facilmente imbrigliabile, fluida, - quando non è granitica - magmatica e viva. Ore dedicate all’ascolto di materiale di gente che si scrive, si canta  e si suona canzoni, poi gliele invia. Spinto da vari fattori, correttezza, forse, nei confronti di chi ripone in lui fiducia e aspettative, curiosità, speranza di essere sorpreso e di trovare qualcosa che lo colpisca, ascolta. Tutto questo senza tornaconto, perché immagino non ci sia un ritorno monetario. Qualche tempo fa, la produzione di un nuovo talento della musica d'autore, avrebbe potuto rientrare nei suoi progetti, ora non più, sempre che nel frattempo non ci siano state evoluzioni. Dopo l’ascolto, delusione e giudizio implacabile. Mimmo boc(c)ia tutti. Il mondo va avanti e quelli son lì a proporre clichés di un passato lontano, che ora non hanno più senso perché bisogna adeguarsi ed essere testimoni del tempo che si vive, attraverso forme espressive e tematiche anch’esse adeguate ai tempi.

L’unica considerazione che mi sento di fare, dopo aver letto il post di Mimmo, che mi ha sorpreso non tanto per i concetti espressi, che già sapevo appartenergli, ma perché nelle maglie preziose del suo tempo e delle sue molteplici attività riesce pure a infilare questi ascolti più o meno ingrati, in quantità non modeste, è questa: se un ragazzo, ma anche una persona più matura, sente impellente l’esigenza di esprimersi attraverso una manifestazione creativa, di qualsiasi tipo, nel caso specifico la musica, può tranquillamente farlo. A casa sua, tra i suoi amici, a qualche festa, perfino in qualche locale dove, magari, gli consentiranno di esibirsi gratis per farsi conoscere, o gli offriranno una consumazione o un piccolo compenso. Si diverte lui e forse, ma non è garantito, si diverte chi lo ascolta. Un piacevole modo di trascorrere il tempo e di coltivare una passione. Quello che mi sembra stonato, è il volere ad ogni costo “diventare famosi”, cercare una ribalta più ampia, da tentare di raggiungere nei modi più disparati e talvolta disperati, dal talent show, all’invio della propria  produzione, scadente o meno, vetero-cantautorale o innovativa, a quello che ce l’ha fatta, passando attraverso una serie di altri canali e percorsi, (che oggi molto viaggiano per il web), spesso senza quel minimo di senso critico utile per avere la giusta percezione delle cose. Non di rado, purtroppo, sono i casi più pietosi quelli maggiormente convinti di valere. Dunque bisogna rinunciare ai sogni? Non si deve neanche tentare? L’esperienza di tanti ci dimostra che la tenacia è importante, insieme con il talento e con una buona dose di fortuna e di circostanze propizie, anche di incontri, variabili, queste, davvero determinanti, a parità di talento. No, non si deve rinunciare ai sogni, e forse fa bene chi le tenta tutte e non si arrende, nemmeno davanti a un giudizio negativo da addetto ai lavori obiettivo, severo e autorevole. Magari se facesse tesoro dei consigli sarebbe meglio. Più di tutto non si deve rinunciare alle passioni, che qualche volta possono portare lontano, altre semplicemente rendere più sapida la vita. Quello che non mi piace è che ci sia, sempre più diffusa, la tendenza a pensare che si esista solo se si ha un pubblico, una notorietà, il tanto decantato successo. Non conta misurarsi in una cosa che diverta e gratifichi in sé, ma il divertimento e la gratificazione passano attraverso la fama, il bagno di folla, l’essere riconosciuti.
Appaio dunque sono.
Ecco, è questo l’aspetto che proprio non mi piace.
Non posso, infine, anche se al loro posto mi guarderei bene dall’inviare le mie canzoni tristi e mortifere all'attenzione di chicchessia, e dal sollecitare ascolti, soprattutto in maniera martellante come capita, non immedesimarmi almeno per un istante nei nuovi cantautori in attesa di giudizio. Fuggo via immediatamente da questo tipo di attesa, perché mi procura un gran disagio e una grande sofferenza. 
Non posso neppure chiudere senza aver sottolineato la costante generosità che il nostro Cantante dimostra  nell'elogiare alcuni suoi colleghi più giovani. Non manca occasione per citarli ed esprimersi nei loro confronti      in termini lusinghieri, e questo gli fa onore: non è proprio da tutti. 

Elenco blog personale