Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

venerdì 20 luglio 2012

UNA PASSIONE DESTINATA A DURARE



Non ci sono dubbi, Mimmo sta vivendo un luglio felice. Prima il concerto nel borgo natio, poi la partecipazione a una delle serate per la presentazione della cinquina finalista del Campiello, a Roma, infine il concerto imminente a Roseto degli Abruzzi, che, se non ricordo male, è il luogo natio di Fabrizio, presenza imprescindibile dei suoi concerti. Certo è una coincidenza, ma uno con la passione per la numerologia potrebbe non rimanere indifferente di fronte alle date dei tre concerti, a distanza di dieci giorni l’uno dall’altro, in cui compare il numero otto. A me, che di numerologia non capisco nulla, piace, il numero otto, così doppio, tondo e armonico.

Ciascuno di questi concerti lo ha reso e lo renderà felice per motivi diversi. Sul secondo in particolare desidero soffermarmi: Mimmo è apparso compiaciuto per essere stato invitato a una manifestazione dall’alto valore culturale, lui fiero esponente della canzone d’autore, essa stessa significativa espressione culturale. La serata romana, come le altre del Campiello in giro per l’Italia e la serata finale di settembre, alla quale in genere viene concessa la ribalta televisiva, sono eventi ai quali sono ammessi solo gli invitati. Accanto all’innegabile valenza culturale, c’è un altrettanto innegabile aspetto mondano e promozionale; ci sono ospiti interessati e ospiti che un po’ si annoiano, ma devono esserci. Ci sono gli scrittori e dietro gli scrittori ci sono le case editrici, che devono vendere i loro prodotti. Infine c’è il lettore, che andrà incontro al suo libro, secondo schemi e modi variabili, e ci arriverà attraverso percorsi diversi. L’alchimia che si crea tra un lettore e un libro ha, a mio avviso, qualcosa di simile a ciò che si crea tra due persone che si accorgono di provare un’attrazione. Spesso si tratta di vere e proprie storie d’amore.

A me, lettrice appassionata, portata a parlare di  libri appena se ne presenta l'occasione, spesso anche qui dentro, leggere che Mimmo è rimasto colpito dai romanzi della cinquina finalista al Campiello, al punto da impegnarsi solennemente a leggerli tutti,  e da consigliarli ai suoi estimatori, ha fatto senz’altro piacere. Sarà una di quelle eccezioni in cui si dedicherà al romanzo contemporaneo, lui che, come sappiamo, in genere  predilige la poesia alla narrativa. Per quanto mi riguarda son lettrice anarchica e riottosa, e col libro stabilisco un rapporto diretto e non mediato. In tante occasioni non si è stabilita alcuna corrispondenza d’amorosi sensi tra libri prestati, consigliati o regalati, e, con tutta l’affettuosa stima che posso provare per il Cantante, se mi accosterò ai libri della cinquina, non sarà perché lui ne ha consigliato la lettura. In genere non mi precipito a leggere i libri di cui si parla troppo, sovraesposti, ma lascio decantare un po’, ci torno in seguito, sempre che mi chiamino. Non ho pertanto letto nessuno dei libri finalisti, ma ne ho letto le trame e mi sono divertita, ben prima che Mimmo si esprimesse, a immaginare quale tra i cinque, potesse riscuotere il suo apprezzamento. Lui ha detto di aver scelto, così, a naso, ma non ha rivelato quale. Io ho pensato che potessero essere maggiormente vicini ai suoi gusti il romanzo di Carmine Abate, La collina del vento, e anche quello di Marcello Fois, Nel tempo di mezzo. Per quanto mi riguarda, sono stata maggiormente attratta da Tutti i colori del mondo, di Giovanni Montanaro, e penso proprio che farò un’eccezione  e lo leggerò presto. Intanto proseguo con la lettura dell’ultimo libro di Abraham Yehoshua, La scena perduta, e ho ancora nel cuore, e penso che questo sentimento di persistenza non mi abbandonerà, il bellissimo Ripristinando antichi amori, di un altro israeliano, un po’ meno noto del precedente, che si chiama Yehoshua Kenaz. Già il titolo è un capolavoro, e ci si domanda a lungo il perché, di questo titolo, e la risposta arriva inaspettata,  molto tardi nel corso della narrazione, e sembra un dono, come quando giunge con molto ritardo una risposta a una lettera inviata, che ormai non pensavamo più di ricevere.

Insomma, libri del Campiello, libri dello Strega, libri di minuscole raffinate case editrici note a pochi, classici, di autori italiani, di autori stranieri, libri tradizionali o e-book, l'importante è leggere, e leggere ciò che ci piace e ci chiama, che non sempre è non ciò che va di moda, e ciò che più è pubblicizzato. Come enunciava il bibliotecario indiano Ranganathan, ogni libro ha il suo lettore e ogni lettore ha il suo libro: prima o poi si incontreranno, e sarà una bella avventura. Buona lettura Cantante, che tu possa trovare un luogo adatto e una posizione comoda; buona lettura, amici lettori delle mie storie, che scrutate attraverso il vetro, scostando la tendina, pensando di passare inosservati, ma io vi vedo lo stesso, e infine, buona lettura anche a me: La scena perduta mi attende e chissà che prima o poi non  venga colta dal desiderio di ripristinare qualche antico amore… 

mercoledì 11 luglio 2012

LE VISIONI DI UN'ASPIRANTE DAMA DI COMPAGNIA


Ci pensavo ormai da qualche giorno, al mio esperimento, al tentativo di entrare in mistica comunione, domenica sera, con la piazza del concerto di Penne. D’altronde sono io  quella con la vocazione ai segni, alla comunicazione di pensieri, all’empatia, insomma a tutte queste belle cose alle quali, forse, non sempre è il caso di attribuire un significato particolare. Ad esempio, se tu prendi per la collottola qualcuno che, poveretto,  non ti ha chiesto niente, e da tre anni a questa parte,  a scadenza variabile, ma costante, quasi fossi sotto contratto e pagata per farlo, lo martelli con i tuoi editoriali, forse è normale che, alla fine, ti sembri di intercettarne qualche sconsolato pensiero. “Mollami, aiuto, basta! Cercatene un altro, il mondo è pieno di cantanti, io non ho fatto male a nessuno…” “Toh, ancora, eccola, lo sapevo che ci avrebbe ricamato sopra qualcosa.” Non posso che dare conferma della mia prevedibilità. Sull’attitudine al ricamo io stessa nutro qualche dubbio, in ogni caso, eccolo, il ricamo: sarà un pessimo lavoro da principiante, che si punge con l’ago e aggroviglia i fili, ed è capace solo di maldestri punti nervosi che strappano la tela, o il disegno spiccherà netto e armonioso sulla tela? Ai temerari  che vorranno leggere, l’ardua sentenza.

Domenica sera, intorno all’orario previsto, mi son messa davvero a pensare al concerto. Ho visto la Piazza che si riempiva, il Cantante che si faceva un po’ aspettare, il cielo che si faceva via via più scuro. Aria di festa tutt’intorno. Solo che a un certo punto quello che vedevo non era più Penne, non c’erano più la Porta e la piazza della piccola città di provincia abruzzese. No, era il mare della mia città visto da un punto panoramico, era il Bastione di Santa Croce il giorno di martedì grasso, con gli echi nella notte del carnevale che muore, mentre sotto si consuma il rogo di Cancioffali. Di Mimmo non c’era traccia, niente da fare; più ci pensavo, più lui si faceva inafferrabile. Brutta sensazione davvero, come non essere invitata alla festa cui tenevi tanto, da ragazzina, o, peggio, essere invitata, ma quello che ti piaceva non ti guardava nemmeno, anzi baciava platealmente, durante il ballo nel salone con i mobili appoggiati alle pareti, l’oca del gruppo, oca quanto vuoi però piuttosto sveglia e concreta. Cose dure da buttar giù, e siccome farsi male va bene fino a un certo punto, te ne andavi, dalla festa, e ti rifugiavi nei tuoi diari o nei tuoi libri o semplicemente nei tuoi pensieri. Sarà stata una reazione inconscia, forse perché la sensazione dell’esclusione prevaleva, e non era piacevole, ma proprio mi venivano in mente tutte le immagini possibili, domenica 8 luglio 2012, intorno alle 21,30-22, ma nessun palco, nessun cantante, nessuna canzone, nessuna band. Niente.

Ho preso un libro, mi son messa a leggere. Quanto m’è garbato il libro del Nesi, Storia della mia gente. Toh, guarda, questa è un’altra coincidenza, lo scrittore nelle pagine che mi trovo davanti, parla del suo rapporto con la musica, dice di non capirne niente, nel senso di non avere nessuna educazione musicale, di avere difficoltà a distinguere gli strumenti, quando ascolta una canzone o un brano musicale, però ne è attratto, e dalla musica che ascolta si aspetta qualcosa, e racconta questa sua attrazione e queste sue aspettative con parole che mi hanno lasciato qualcosa dentro, tanto che ne scrivo qui, non preoccupandomi minimamente di andare fuori tema. Vorrei trascrivere l’intero brano, perché citandone solo un frammento mi sembrerebbe di violarlo, ma è troppo lungo e non è questa la sede. Io, occupandomi di Mimmo, inevitabilmente  mi sono accostata a concetti che prima erano misteriosi, e lo  sono ancora, ma un po’ meno. No, non ho accresciuto la mia educazione musicale in senso stretto: lì, purtroppo sono e sarò molto carente; parlo di piccole cose, dell’essere venuta a conoscenza dell’esistenza di certi artisti, dell’acquisizione di una certa terminologia… Non sapevo cosa fosse, ad esempio, una title track, prima, ne’ una ghost track (questa mi ha molto colpito la fantasia) e non sapevo che esistesse uno strumento chiamato glockenspiel, forse non conoscevo neppure il significato dell'espressione concept album, anche se avrei potuto arrivarci, ne’esattamente di cosa si occupasse un produttore musicale, e che cosa si intendesse per arrangiamento. Tornando per un momento al libro del Nesi - giusto per chiarire - non parla però di musica: parla di Prato, dove ovunque si udiva il rumore, anzi la musica delle tessiture; parla di pezzi di vita e di storia che muoiono fuori, ma rimangono dentro chi li ha vissuti e risalgono poi in rigurgiti di nostalgia, parla delle conseguenze della globalizzazione, del mondo tutto uguale che gira troppo in fretta, di chi lavora nell’ombra e di chi esibisce sé stesso in una vanitosa vetrina perennemente illuminata, e si prende tutti i meriti dell’altro.

L’ho davvero amato e consumato in fretta, questo libro, però domenica sera a un certo punto l’ho abbandonato e mi son messa a dormire. Una fuga nel sonno, piuttosto breve, perché a un certo punto, è accaduta una cosa inattesa: sono stata svegliata da una voce nota, che cantava a squarciagola Tango dietro l’angolo, infervorandosi soprattutto sul verso Questa notte è dedicata à moi. L’ho anche visto, l'uomo che cantava: teneva gli occhi chiusi e batteva i piedi al ritmo della sua musica. Ho usato lo zoom per osservare meglio: era tutto rosso e goccioline di sudore gli imperlavano la fronte, rotolando fino al mento e al collo. Era visibilmente contento. Ho guardato l’ora: mezzanotte meno dieci. Tango dietro l’angolo è una di quelle che canta alla fine, in genere, una di quelle dove si lascia più andare, nel momento in cui il concerto raggiunge il suo culmine e il pubblico risponde con partecipazione più calda e gioiosa.  Ho avuto la percezione esatta che il concerto fosse arrivato alla fine, o finito da poco, e che il cantante fosse, oltre che terribilmente felice,  terribilmente frastornato, così carico da  fare tutta una tirata fino all’alba del giorno dopo, senza risentire della stanchezza.

Nel mio lettore CD guarda caso c’era proprio Tango dietro l’angolo, e mezzo addormentata l’ho fatto andare, a volume basso. Poi ho visto dei fuochi d’artificio, in lontananza, gente contenta che si abbracciava, voci allegre e cappelli che prendevano il volo, una bella tavola imbandita, ma non sapevo più dove tutto ciò avvenisse, perché c’era tutto, davanti a me, Il Bastione di Santa Croce e Il Duomo di Penne, Il Gran Sasso e la Sella del diavolo, le cantine della Borgogna e anche le mille luci di New York… Tutto insieme, una gran babele, gente che andava e veniva e ciascuno parlava la sua lingua ma si capivano tutti. C’era perfino Margarita d’Austria che tesseva, in fiammingo, le lodi del musico, e lui le rispondeva in pennese antico - lei quello di adesso lo capisce poco - che si sentiva onorato dei suoi elogi. Lui si dichiara spesso molto onorato, naturalmente se ci sono le condizioni per dichiarsi tale. Onorato è un termine classico del suo lessico.

Il pensieri fluivano veloci, si trasformavano in immagini, tutto appariva chiaro e netto, quasi tangibile, come spesso accade in quella fase di rilassamento che precede di poco il sonno, che presto mi ha trascinato nei suoi gorghi. La mattina dopo, quando ho aperto gli occhi, nel vedere la lucina verde, il led del mio lettore lasciato acceso,  piano piano ho ricordato. Mi sono sorpresa dello stato d’animo malmostoso dell’inizio della sera, ormai tutta dentro a una nuova, strana sensazione: ero stata anch’io alla festa, però nessuno si era  accorto della mia presenza. Non è male, vedere e non essere visti, solo che mi è rimasto il rimpianto di non essere stata presentata alla figlia dell’imperatore.

Mimmo se ci potessi mettere una buona parola tu, che frequenti l'ambiente…, mi piacerebbe propormi come dama di compagnia di Margarita. Se accettasse, mi sentirei molto onorata.

giovedì 28 giugno 2012

LA GRÈVE DE FOLGORATA.


In occasione dello sciopero indetto da Folgorata,  chi scrive è stato incaricato di render noto il seguente comunicato:
“Oggi, in luogo del consueto post settimanale, a causa dello sciopero indetto da Folgorata, sulle cause del quale Ella non ha fornito, al momento, spiegazioni, si è scelto di trascrivere integralmente la scheda sull’artista cui questo blog è dedicato, presente all’interno del Dizionario completo della canzone italiana, a cura di Enrico Deregibus, Firenze, Giunti, 2006.

L’autore della scheda in oggetto è il signor Alberto Bazzurro.

Una trascrizione integrale di brevi scritti  di autori che non siano la stessa Folgorata, in questa  sede, è stata effettuata, sempre avendo cura di citare la fonte, solo in casi sporadici: in alcuni casi si tratta di scritti dello stesso M.L.,  in un altro caso è trascritto un toccante ritratto di impareggiabile corrispondenza al vero, di un signore che lo conosce bene, Mimmo, e in poche pennellate lo racconta fuori dai soliti schemi.

Il motivo per il quale Folgorata, tra diverse altre schede a lui dedicate, in diverse opere dello stesso tipo di quella citata oggi, abbia scelto proprio quella di Bazzurro, non è del tutto chiaro. La spiegazione più semplice potrebbe essere che, forse considerando una garanzia il curatore dell’opera, autore tra l’altro di un riuscito libro su un noto cantautore italiano, dove compaiono molte testimonianze su e di Mimmo (principale motivo per cui si trova nella libreria di Folgorata: è sufficiente che Egli sia citato in una sola  frase di un libro, e lei se lo porta a casa), abbia deciso di acquistarla. Insomma il motivo della scelta, potrebbe risiedere, molto banalmente, nel fatto che è stata, per lei, la scheda letta più di recente, seppur risalente al 2006 (anno in cui, Folgorata ci tiene a ricordarlo, uscì Sglobal).

Mere supposizioni. Ciò che si agita nella mente contorta di una blogger per caso esaltata, è difficilmente afferrabile, quindi sospendiamo il giudizio, dando la parola a un addetto ai lavori, appunto, e permettendo alla dilettantissima blogger esaltata di faire la grève (in francese per compiacere il Cantante, perché oltre che esaltata é anche un po’ ruffiana).

“I cantautori sono una specie fatta di tante sottospeci (così nel testo): i professori, gli avvocati, i medici… Se di questi  ultimi Jannacci è l’indiscusso capofila, Mimmo Locasciulli è il degno scudiero. Amico di De Gregori e “nemico” di Ciampi (al quale, appunto da medico, impediva di bere…) abruzzese di nascita (Penne, 7 luglio 1949) e romano d’adozione, è ormai “intorno ai trent’anni” quando l’Italia, al di là di un manipolo di patiti che lo conosce soprattutto come habituè del Folkstudio (che fra l’altro, nel 1975, produce il suo album d’esordio) – inizia ad accorgersi seriamente di lui. Chitarrista per necessità e pianista per vocazione, colpisce per una vocalità grave e pastosa, irruvidita dalle mille sigarette (e che in effetti si fa, dopo il suo stop alle “bionde”, più nitida e rotonda), fortemente evocativa, attraversata da un lirismo mai sdolcinato, al servizio di tematiche spesso quotidiane, mai ridondanti. Calcato un cappello in testa, a metà del guado di una carriera non sempre sotto i riflettori come il suo spessore avrebbe meritato, ritiene di possedere tutti gli elementi per mettersi sulle rotte dell’amatissimo Tom Waits. È ormai “intorno ai quaranta”, e al suo fianco chiama pure il bassista, (nonché cognato) di Waits, Greg Cohen, con il quale si cementa via via un rapporto destinato a durare. Appena alle spalle ha una brillante collaborazione con Enrico Ruggeri, (che come lo stesso De Gregori, accompagnerà, a singhiozzo, altre tappe della sua carriera), davanti un abile lavoro di produttore che lo porterà, tra l’altro a indurre un attore come Alessandro Haber a prestare il suo humus interpretativo anche alla canzone.
Dopo un Q-Disc del 1980 in cui spicca Piccola luce, è appunto l’LP INTORNO A TRENTANNI, che, nel 1982, lo consacra. La canzone omonima, Gli occhi e Natalina, ne sono i brani trainanti, mentre negli altri lavori del decennio spiccano tra le altre, Cara Lucia, Ballando, Vienna 1936, Arte moderna (con i Cetra). Gli anni ’90 si aprono con uno dei capolavori di Locasciulli, TANGO DIETRO L’ANGOLO, culmine della fase waitsiana (del resto mai dismessa). Inciso in America con i musicisti del collega, (Cohen, ma anche Marc Ribot), ha i suoi apici nella title track, in Siamo noi, Avrò diamanti e Il giorno più difficile. Alcune pagine scritte con De Gregori, (Delitti perfetti e Povero me su tutte), nobilitano i lavori che seguono, nonché il successivo Il FUTURO, prezioso disco in prevalenza di traduzioni (da Cohen, Dylan, Waits, Costello, Newman, Neil Young ecc.). Facendosi più stringente l’impegno di produttore, (tra l’altro di un ritrovato Claudio Lolli), finisce per soffrirne la produzione personale. Nel 2002 esce comunque un doppio lavoro riepilogativo, ARIA DI FAMIGLIA, e due anni più tardi (l’uno e l’altro per l’etichetta dello stesso Locasciulli, la Hobo), un nuovo lavoro di inediti, rigorosamente acustico e intitolato emblematicamente PIANO PIANO, i cui brani come Un po’ di tempo ancora, L’inverno, Olio sull’acqua, Piano piano, L’interpretazione dei sogni chiariscono che per L’uomo di Penne, l’età della pensione è ancora lontana. Nel 2006 è la volta di SGLOBAL, con ospiti come Frankie Hi-Nrg, e Alex Britti.”
… Segue discografia, che saltiamo, mentre riportiamo il breve apporfondimento su:
“ARIA DI FAMIGLIA Accanto a inediti di valore quali Aria di famiglia e Alice è felice, trovano posto in questo doppio CD nuove versioni di una ventina abbondante di brani storici (Piccola luce, Gli occhi, Cala la luna, Intorno a trent’anni, Confusi in un playback, Ballando, Avrò diamanti, Il giorno più difficile, Tango dietro l’angolo, Povero me, Delitti perfetti, Il suono della campane) con ospiti come Francesco De Gregori, Enrico Ruggeri, (entrambi come coautori) Greg Cohen, Paolo Fresu. Insomma: il veicolo ideale per abbordare il pianeta Locasciulli.”

L’incaricato ha portato a termine quanto richiesto, trasformandosi oltre che in portavoce, in segretario copista. Folgorata mostra piccoli segni di impazienza… Forse si è già pentita de faire la grève? Può darsi. Credo che abbia deciso di dare risalto a Aria di famiglia, perché è strettamente legato alla sua neofolgorazione. Lo ha già raccontato, qui, ma so che se rinverdirò questo ricordo, sarà felice, forse più di Alice , da cui ama farsi sorprendere, dopo una non breve attesa, nella versione proposta come ghost track.
A maggio, o giugno del 2009 lo ricevette in regalo, Aria di famiglia. “Guarda, ti ho portato una summa di Mimmo!” (lei  per tanti anni lo aveva custodito in una tasca interna del cuore, in oblio apparente) - Le disse il Donante nel consegnarle il doppio CD. E lei “Ah, Mimmo? Grazie, lo ascolterò al più presto.”  Lo mise da parte e non le venne nessuna voglia di ascoltarlo. Il Donante ogni giorno, per molti giorni,  le faceva sempre la stessa domanda. “Lo hai ascoltato?” La risposta era sempre "NO!" finchè un giorno proruppe in un troppo urlato “SI!” ma era una bugia. Più che pentita, timorosa di poter essere interrogata e non saper rispondere in maniera corretta, per dovere,  lo, anzi, li ascoltò una, due dieci, forse cento volte e da quel momento Mimmo divenne il suo impalpabile Nume sonoro, e lei la sua fedele paladina, con l’unica arma della scrittura e, per fortuna, distante centinaia di chilometri.
Larga la foglia stretta la via…

mercoledì 20 giugno 2012

BELLI E FELICI



Non ho potuto non domandarmi se siano stati ultimati, i lavori  di ripavimentazione dello spiazzo davanti alla Porta San Francesco, a Penne, quando ho saputo che anche quest’anno, a poco più di un anno di distanza dall’epico concerto del 13 giugno 2011, Mimmo sarà di nuovo con la sua band pazzesca nella sua città natale. Il luogo indicato nel suo sito è proprio la Piazza San Francesco, e ciò mi fa supporre che finalmente i lavori siano ultimati. Non paga, sono andata a verificare e ho trovato che si, oramai da un pezzo la vecchia pavimentazione in mattone è stata sostituita con la nuova di porfido rosso, e questo pare che non sia piaciuto molto a chi difende strenuamente la tradizione di Penne, città del mattone. Non entro nel merito, ma mi piacerebbe conoscere la posizione di Mimmo.

Lo scorso anno - quello del concerto che ho definito epico per più di un motivo – Mimmo tornava a cantare a Penne dopo tanti anni, la folla era festosa e caldamente avvolgente, e c’ero anch’io, tutta emozionata e contenta, a godermi una delle tappe del mio pellegrinaggio per luoghi mimmiani, iniziato a Roma qualche mese prima, e che, magari in tarda età, sicuramente completerò.

Come una scolaretta timida e impacciata, ero stata condotta d'autorità a salutare il Maestro, nello spiazzo grigio e anonimo dove si sarebbe tenuto il concerto, sotto un cielo di nuvole, prima delle prove. Un saluto fulmineo, tanto che ancora oggi mi domando se ci sia stato davvero, o se sia stato frutto della mia immaginazione.  Dopo qualche ora, come per magia, il cielo si schiarì; incantata dalla voce di Mimmo, qualche stella fece capolino, e tra quella folla, guidata forse da una cometa, venne verso di me anche un’altra figura avvolta nella leggenda, l’etereo Piumino con i suoi modi aristocratici, la erre un po’ francese e nessuna traccia di accento delle colline della provincia di Pescara, dalle quali proviene. Grande estimatore di Mimmo fin dalla fanciullezza, e suo profondo conoscitore, gli sarò per sempre grata anche se l’ho perso di vista, da un po’ di tempo; essendo forse mutate le sue coordinate, non ho più neppure modo di sapere se almeno qualche volta, senza palesarsi, al pari di alcuni altri fedeli lettori storici, si soffermi sulle mie storie.

Dunque, finalmente, lo spiazzo davanti alla porta-emblema dell’antica fiera città vestina, potrà nuovamente ospitare un palco. Se lo scorso anno il concerto si teneva nell'ambito delle manifestazioni  civili in onore di Sant’Antonio, quest’anno si tratta di qualcosa di veramente speciale, che merita di essere festeggiato. Penne infatti è stata inserita nel novero del Club dei Borghi più belli d’Italia, un prestigioso riconoscimento che certamente riempirà d’orgoglio il nostro Cantante. Ho visitato il sito del Club e mi piace segnalare il link http://www.borghitalia.it/ se qualcuno volesse maggiori informazioni. Nel Club sono inseriti ben ventuno borghi abruzzesi. Scanno, tanto per citare un altro luogo del cuore di Mimmo, è uno dei più noti.

Vengo a sapere che Penne si colloca anche in un’ottima posizione per quanto riguarda la qualità della vita, esattamente al 233° posto tra gli 8100 comuni italiani, e al quinto posto in Abruzzo, e viene pertanto inserito nel novero dei borghi più felici d’Italia. Nei parametri utilizzati ufficialmente non ne hanno tenuto conto, ma dovrebbero prendere in considerazione questo fattore: i Pennesi sono felici anche perché hanno Mimmo come concittadino. Un concittadino dal multiforme ingegno che tra non molto gliela canterà e gliela suonerà, facendoli sbalzare dal 233° posto ai primissimi posti della classifica dei più felici d’Italia.

E io, in tutta questa storia, io l’agiografa, che stato d’animo vivo? Il solito, quello della esclusa, che mi ha accompagnato e mi accompagnerà per tutto il 2012, di cui ho già ampiamente parlato. Sto vivendo una situazione contingente particolare, ma ricca di spunti di riflessione e tempo a disposizione, che non mi permette neanche di arrivare al negozio sotto casa in autonomia, figuriamoci a Penne. Mi sarebbe molto piaciuto…chissà se nel frattempo la cittadina si è dotata di una struttura ricettiva adeguata, dentro il paese, intendo, non nelle campagne vicine.

Mimmo datti da fare, compra un bel palazzotto storico, affida a un gruppo competente un  bel restauro conservativo e metti su un hotel de charme. Che non manchi la sala per la musica, e una splendida cantina. Uno dei più bei borghi d’Italia deve essere in grado di accogliere i visitatori nel modo migliore, e di renderli felici. Muoviti, pare che gli Svizzeri stiano già prenotando le stanze…

giovedì 14 giugno 2012

OGGI VI SUGGERISCO...

Alcune piccole indicazioni, che potrebbero interessare gli amici di Mimmo che lo seguono, ma non si sono ancora trasformati in cani da tartufo per amor suo. A ciascuno il suo compito: metto volentieri a disposizione il mio raccolto. 

Continuo a rastrellare dizionari della canzone italiana, d'autore e non, e dopo la solita annusata (da cane, appunto) vado alla lettera L. Eccolo, c'è, e gli dedicano anche alcune colonne. Non poteva non esserci, non solo per il suo ruolo di cantautore importante e la sua qualità, no: ci sarebbe stato anche se fosse stato mediocre, o non fosse stato più in attività, al momento dell'uscita dell'opera in questione, perchè nei grossi tomi, hanno davvero inserito chiunque si sia cimentato con la canzone, anche sporadicamente, nella sua vita: in questo senso, quest'opera collettiva, è davvero monumentale, forse la più completa tra quelle che ho consultato finora. Peccato che si fermi al 1990. L'ultimo album di Mimmo ad essere citato è (Adesso glielo dico). Le notizie riportate sono quelle che tutti conosciamo, gli aneddoti, pure. Viene dato il giusto risalto al suo veramente intenso 1975. Gli si riconoscono una voce dai toni caldi, dei testi intimisti, e una certa attitudine a non fermarsi e a procedere in una attività di continua ricerca di sperimentazione musicale. L'opera è in più volumi, due dedicati agli autori e interpreti, il terzo è un florilegio di canzoni, preceduto da un'avvertenza che suona più o meno così: Abbiamo necessariamente dovuto operare una scelta, certo arbitraria, ma abbiamo cercato di fornire un quadro il più completo possibile della canzone italiana, come testimonianza dei vari periodi presi in esame... e dei vari generi... C'è di tutto: canzoncine sceme e testi intelligenti, canzone impegnata e di protesta, canzone di musica leggera brutta, canzone di musica leggera bella, canzone d'autore bella e ispirata, e canzone d'autore pesante e didascalica, canzone demenziale, canti popolari (anche abruzzesi). Ci sono certi cantanti e autori di cui sono citate più canzoni, altri di cui ne è citata una sola considerata emblematica, altri di cui non ne compare nemmeno una. Non vorrei essermi sbagliata, (vorrei che mi fosse successo) ma ho controllato con davanti l'elenco completo delle canzoni di Mimmo, e non mi è parso di trovarne neppure una. D'altronde hanno scritto un'avvertenza all'uopo. Scontenteremo molti. Più che altro mi è parso ingiusto, ma la pianto qui. 


Intanto, ho provveduto a ordinare un altro dizionario della canzone, (questo è del 2006) perchè uno almeno a casa di un'agiografa deve esserci, stabilmente, intendo. Gli altri li ho scovati nelle varie biblioteche che frequento, diverse da quella dove lavoro; mi è presa questa mania della biblioteche di pubblica lettura, da qualche tempo. Un ottimo modo per perdersi e trovarsi e soprattutto trovare mille spunti. Andateci. 

Procedo con altre due indicazioni, contenute nei link che mi appresto a inserire:


http://www.youtube.com/watch?v=yXDQ7yQJMVQ 

Cliccando sul primo, c'è una bella cosa, dove Mimmo (non è da solo)  si vede e si vedono le sue mani  all'opera. Si vede anche un gioco di sguardi, attento e un po' preoccupato da un parte, e divertito dall'altra. 


Cliccando sul secondo, Mimmo non si vede: appare un signore che parla di un progetto suo, ma dentro c'è molto Mimmo.


Non aggiungo altro, perchè son cose di cui ho parlato in tante altre occasioni, e se mi annoio io a continuare, figuriamoci gli altri a leggere. (Mi riferisco evidentemente a chi mi legge di solito, non ai frequentatori occasionali.) 


Volete i dati del dizionario citato? Non ve li fornisco. Ci sono tutti gli indizi per poterlo recuperare. 
Anche questa volta, piccola punizione per non aver citato neppure una delle belle canzoni di Mimmo. 

mercoledì 6 giugno 2012

OGNI COSA HA IL SUO TEMPO: ECCO APPAGATA UN’ALTRA CURIOSITÀ

                           
Già lo scorso anno ero venuta a conoscenza della avvenuta collaborazione, da parte di Mimmo, alla composizione della colonna sonora di un documentario, “Terre di Siena. Vivi i musei e scopri il territorio” voluto dalla Fondazione Musei Senesi per promuovere l’arte, l’architettura, il paesaggio e al contempo i musei del territorio della provincia di Siena. Non è che io abbia canali preferenziali rispetto ad altri; come è noto, utilizzo semplicemente il sistema degli avvisi, per cui, quando il nome del Cantante appare in rete, voilà, mi giunge una e-mail che mi informa delle sue gesta. Talvolta non si tratta di aspetti legati alla musica, ma ad altre sue attività, che in qualche caso sconfinano nella musica, in altri non la sfiorano nemmeno. In altri casi ancora sicuramente non si tratta di lui, ma di un qualche omonimo, che evidentemente esiste nonostante il cognome sia poco diffuso, il quale lascia commenti, non sempre opportuni o condivisibili, qua e là per il vasto mondo virtuale.

In passato, spinta da una dose di ingenuità che non perdo nonostante gli anni, (sono diventata vecchia senza evidentemente diventare adulta) e dall’entusiasmo, dal desiderio di scrivere, ho dato risalto anche a fatti meno pertinenti con l’aspetto che qui deve interessare di più, quello artistico. Ora, pur rimanendo fedele allo stile di Folgorata, che è una via di mezzo tra la prima della classe insopportabile, quella che alza sempre la mano perché sa, o crede di sapere tutto, Lucy dei Peanuts e la Vispa Teresa, mi pongo decisamente più problemi sull’opportunità degli argomenti da trattare, e spesso mi faccio guidare dalle linee di indirizzo di Mimmo, che non le rivolge, sia chiaro, direttamente a me. Semplicemente lascio che sia lui a fornire l’input, per produrre l’output. Su questa famosa musica di Mimmo all’interno del documentario di cui sopra, avevo indagato dovunque, senza trovare traccia alcuna, a parte l’avviso che mi annunciava la presentazione del video (avvenuta a Barcellona, per una serie di motivi che non sto qui a ripetere), e una scheda sul sito del Mibac, in cui si punta l’attenzione sulla finalità del video, che è appunto quella di dare risalto al ricchissimo patrimonio artistico, paesaggistico e culturale, in senso lato, del territorio, declinato nelle sue molteplici varianti. Avrei allora pagato oro, pur di poterlo avere tra le mani, vederlo e ascoltarne i commenti musicali, ma dopo una serie di ricerche, mi sono rassegnata e ho pensato che magari avrei potuto, in un eventuale viaggio, trovare il video nel bookshop di un qualche museo della Fondazione. Non dico che avessi archiviato la questione, perché con le cose di Mimmo non lo faccio mai del tutto, ma quasi.

Evidentemente c’è un tempo per ogni cosa, e ogni domanda prima o poi ha una risposta: sembrano due frasi tanto scontate e invece, lo tocco con mano sempre più spesso, contengono una profonda saggezza e verità. Ecco che Mimmo ha deciso di far conoscere questa sua musica intitolata “Controvento”attraverso un video, che mostra delle immagini suggestive, circa sei minuti, legate al territorio delle Crete senesi, evidentemente una delle sezioni del documentario, che esplora anche altre zone del senese, a partire dalla stessa Siena, proseguendo per il Chianti, la Val d’Orcia, la Val di Chiana…, in cui si mescolano splendidi paesaggi di una delle zone più incantevoli della Toscana, (e non solo) e immagini che si riferiscono ai più variegati musei d’arte e di cultura materiale.

La musica di Mimmo, “Controvento”, richiama grandi spazi esposti agli elementi naturali e antiche chiese ombrose, tra le cui mura echeggiano antichi canti.

Ci si può staccare dalle immagini e chiudere gli occhi, per coglierne il potere evocativo. Mimmo ha raggiunto l’obiettivo, entrando sufficientemente in sintonia col soggetto variegato del documentario, cercando una unitarietà musicale che potesse adattarsi ai differenti aspetti, tutti suggestivi. Pur riconoscendogli questo, non sono stata del tutto catturata dal brano musicale proposto, (non so se se sia l’unico a suo nome, mentre so per certo che vi sono anche altri autori). Mi racconta di un artista per me sempre apprezzabile, ma in questo caso un po’ sottotono. Il tema musicale è molto semplice, forse un po’ monocorde, pur nel suo crescendo di intensità, ma risulta arricchito, come sempre, dalla presenza dei musicisti, i soliti bravi Fabrizio, Matteo e Giovanna, fedeli compagni di Mimmo, in concerto e in studio di registrazione.

Quella appena espressa è una semplice considerazione personale, e ne ha tutte le caratteristiche: non sono, non voglio, ne’ potrei atteggiarmi a critico musicale. Ragiono col cuore, in questi casi, e il cuore così si è espresso. Mi riservo, tuttavia, di tornare più volte su questa nuova musica. Lo farò anche a distanza di tempo, perché spesso ciò che ci accade e gli stati d’animo che ne derivano ci condizionano anche nelle percezioni. La mia condizione di adesso, e sarà un adesso lungo, forse non mi permette di apprezzarla a pieno. In questo adesso lungo, carico di tanti aspetti poco piacevoli, il vantaggio è che ho e avrò tanto tempo a disposizione, in cui sicuramente potrò continuare ad ascoltare la musica di Mimmo, e scrivere di lui, appena ne avrò lo spunto.

lunedì 28 maggio 2012

GRATITUDINE

Tra mille difficoltà di carattere tecnico, ho visto il documentario della regista tedesca dedicato a Mimmo, che lo ha reso fruibile nel suo sito. Ne sono rimasta entusiasta.

Non sono riuscita a trovare un punto debole: tutto mi è sembrato perfetto, pulito, classico, luminoso, ricco, ma misurato. C’è tutto ciò che serve a ben rappresentarlo: se, senza conoscerlo, lo vedessi per la prima volta in un lavoro del genere, sarei molto incuriosita. Credo che la regista abbia interpretato e colto molto bene l'artista e l'uomo, e immagino anche che ciò sia stato possibile per una intesa, una facilità di comunicazione che è il presupposto per la buona riuscita di qualsiasi lavoro.

Ho scritto ieri un post, sull’argomento, e l’ho anche pubblicato, eliminandolo subito dopo perché lo sentivo ridondante e stonato, con quel titolo ampolloso che gli avevo dato. Ho esercitato il diritto di ripensamento.

Il mio desiderio è ora non lasciarmi andare a descrizioni e commenti (ogni scena e ogni immagine mi hanno suggerito un pensiero) che mi sembrano superflui, ma esprimere, questo si, il mio apprezzamento, ma soprattutto la mia gratitudine, perché mettere a disposizione il video, che mostra Mimmo  anche  nella sua più autentica dimensione privata, domestica e familiare, mi è parso un gesto carico non solo d’affetto, ma anche di fiducia nei confronti di chi lo segue. Un bel dono e un bel modo di donarsi.
Gli spunti per continuare a scrivere, e raccontare magari dei pensieri che mi affollano la mente quando mi perdo davanti ai tetti e alle viuzze dei quartieri antichi della mia città, in uno dei tanti  punti panoramici da cui inevitabilmente lo sguardo spazia verso il mare e gli stagni,  - dopo aver visto Mimmo malinconico e assorto, quasi commosso, al Pincio,  - sarebbero tanti, ma concludo qui.

Ogni tanto anch'io sento l'esigenza di sobrietà e sintesi.




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