Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

giovedì 16 giugno 2011

CRONACA DI UN CONCERTO ANNUNCIATO



La Porta San Francesco, monumento emblematico di Penne. Qui avrebbe dovuto tenersi il concerto, se....



Mi ha incuriosito il nome di questo vicolo di Penne



Manifesto a Penne, avvistato anche nelle zone limitrofe.
Nessuno ha aggiunto baffi o altro.
A quando una bella foto nuova????




Come lui nessuno mai




Uno sguardo discreto alle prove







Uno sguardo su un particolare


PELLEGRINA SOTTO LA PIOGGIA


La Pellegrina è stanca: ha camminato su è giù per stradine ripide, per pendii scoscesi, ha percorso in lungo e in largo la città di Penne alla ricerca di testimonianze. I muri parlano, i mattoni raccontano, gli angoli suggestivi bisbigliano, senza mai perdere la discrezione. Penne è apparsa alla Pellegrina, calzata con comode scarpe da signora di una certa età, nella sua veste medievale austera, affascinante, anche se un po’ decadente, per alcuni aspetti. Vetusti palazzi nobiliari, facciate di chiese corrose dall’umidità, antichi portali corrosi dal tempo: subisco il fascino malato della decadenza, ma di una decadenza dignitosa, pulita; vedo qualche facciata intonacata che stona nel trionfo del rosso del mattone, qualche infisso in alluminio. Angoli umidi e muschiosi, casette curate da amorevoli mani femminili, e dovunque piante e fiori, e gatti, molti gatti. Ci sono molte signore anziane, che appaiono agili nel percorrere le salite e le innumerevoli scalinate della città. La Pellegrina vive in una città costruita sui colli, ed è abituata a camminare, in piano e anche in salita, ma spesso a Penne cerca luoghi dove sostare. Una panchina, un gradino, un muretto vanno bene, come la sosta a un bar o a un ristorante. Non si muore certo di fame, a Penne, anche se il lunedì la maggior parte dei ristoranti sono chiusi. Piove: la prima passeggiata a Penne, la domenica, è sotto una pioggia scrosciante. Ci salva un grande ombrello che ci prestano in albergo, che non si trova a Penne, perché non esiste più un albergo vero e proprio, nella cittadina. Ci salva anche un bar dove alle quattro del pomeriggio mangiamo affamatissimi qualcosa e degustiamo il primo calice di Montepulciano. Alla ragazza del bar chiedo notizie sul concerto del giorno dopo, soprattutto per suggerimenti logistici, ad esempio sul parcheggio, e poi le chiedo anche se sono contenti del concerto del loro Cantante. La ragazza è giovane e educata; con una bella vocina e con una graziosa garbata alzata di spalle ci fa capire che a lei non importa tanto, del concerto di Mimmo. La perdono perché ci porta un caffè e delle piccole deliziose paste.



SULLE TRACCE DEL PASSATO DEL CANTANTE

Gira, la Pellegrina. Osserva. Ecco la Piazza del comune, la Piazza Luca da Penne. Osserva i palazzi, e si domanda quale possa essere quello dove è nato e dove ha vissuto da bambino. I palazzi sono molto riservati e non danno nessuna informazione. Cerca il Liceo frequentato dal Nostro amico, intitolato anch’esso a Luca da Penne, insigne giurista del XIV secolo. Trova ben tre piccole sedi della scuola, tutte nel centro e non saprà quale portone avrà varcato lo studente Mimmo, sul quale non torniamo perché gli abbiamo dedicato largo spazio in passato. Arriva al Duomo, la Pellegrina, ma non riesce a entrarci, chiuso sia domenica che lunedì. Non è più come in passato, che le chiese erano sempre aperte per accogliere i pellegrini. Anche la storia del piccolo organista attratto dal canto gregoriano la conosciamo. Esce dalla Porta di San Francesco, dove ci sono lavori di pavimentazione non ancora conclusi. Lì avrebbe dovuto tenersi il concerto, ma il palco è allestito in una spazio non lontano. Si tratta di un parcheggio adibito in occasione della festa di Sant’Antonio a location dei vari spettacoli.

IL GRAN GIORNO


Il 13 è il grande concerto di Mimmo e band. Il concerto è annunciato da diversi manifesti sparsi per Penne e dintorni. Per me la presenza della band è una assoluta novità. Questa proposta musicale e la presenza dell’artista nella sua città, dopo diversi anni, mi hanno spinto a fare acrobazie per vedere realizzato anche quest’obiettivo. Mi sembrava di non poter mancare, ero curiosissima.


Il 13 è la festa di Sant’Antonio da Padova, in realtà colto francescano di Lisbona. Nella capitale portoghese ho assistito a una processione per le vie dell’Alfama, dal forte sapore paesano. A Penne la mattina vedo passare un modesto camioncino che gira con la statua del santo per le vie del paese. A bordo ci sono alcune persone, tra cui un frate francescano: forse si tratta di una benedizione. C’è molto traffico, molte macchine, si fatica a trovare un parcheggio.



AVVISTAMENTO E INCONTRO: SONO APPARSA A M.L.


Tardo pomeriggio: piove. Gli artisti, Mimmo e band, li scorgo dalla macchina, di transito proprio alla ricerca di un parcheggio. Tentano di provare, ma poi piove troppo e devono desistere. Vedo un armeggiare con teli, per proteggere la strumentazione, vedo l’artista, con un cappellino a visiera e degli inspiegabili occhiali scuri, che si muove con la sua valigetta, avanti e indietro e dopo si ritira in una sorta di tendone che dovrebbe fungere da camerino. Temo che il concerto possa non farsi, e, stranamente, sono rassegnata. Contro lo scatenarsi degli elementi nessuno può nulla.


Mi consolo pensando che il piccolo viaggio valga comunque la pena, ma, pur con qualche dubbio, poiché il fine primo del viaggio è stato il concerto, decido almeno di andare a salutare il Cantante, nell’ipotesi che non riesca a esibirsi. Gli appaio da lontano, ma sembra non accorgersi di me. Quando sente il mio saluto, si volta e gli leggo negli occhi, oltre che una piccola dose di divertimento, la certezza che io sia del tutto folle. Altro che un giorno di ferie, o qualche decina di chilometri in macchina: per cogliere i momenti più salienti della sua vita artistica più recente, ho sfidato neve e gelo, ho preso sei voli, treni, autobus, taxi e metro, noleggiato auto, provato emozioni forti, e ho avuto la conferma che se si desidera davvero qualcosa, si superano ostacoli e difficoltà. Il saluto è rapido, lascio presto il Cantante a occuparsi delle sue cose. Lui appare comunque fiducioso, nonostante la pioggia: il concerto si farà.


PROVE


A un certo punto la pioggia diminuisce. Si riprende ad armeggiare sul palco. Si prova. Mimmo canta Aiuto!, in un modo che mi piace molto. Canta Il suono delle campane, brandelli di altre canzoni, interloquisce con i componenti della sua band pazzesca, come l’ha definita prima. Ha l’aria del leader, ce l’aveva anche prima quando non vista lo osservavo da lontano. Nel suo modo di muoversi, di fare, di guardare, ormai prevale l’uomo abituato a dare disposizioni, e a non dover aspettare troppo. Insomma, assisto alle prove, con uno sguardo al cielo. Dapprima non c’è nessuno, poi piano piano, la gente inizia ad arrivare. Qualcuno si avvicina a salutarlo. Molti sono suoi coetanei, magari vecchi amici o compagni di scuola, magari qualcuno è un parente: strette di mano, gesti affettuosi, sorrisi. Ormai si è fatto tardi, il Cantante va via, con i musicisti e un piccolo corteo di fedelissimi (chissà dove andranno a rifocillarsi) e annuncia che di lì a mezzora si inizia: a un tratto lo vedo lanciare il cappello a qualcuno, con un grido di entusiasmo. Assisto all’incontro con un vecchio amico, molto intenso, commovente e allegro al contempo: sembrano non volersi più sciogliere dall’abbraccio.



GUARDA CHI SI VEDE!


Sono contenta, sto vivendo da un osservatorio privilegiato un bel momento. Sono molto serena, le mie emozioni sono positive e non eccessive. Mi sento perfettamente a mio agio, curiosa e attenta. A un certo punto vedo di fronte a me un ragazzo, che mi domanda, con un tono di voce formale e educato - La signora Sandra? Eccolo, il mio commentatore: Piumino, esiste, non è come pensavo io un ectoplasma, o addirittua un essere multiplo. Un ragazzo molto educato e gentile, anche lui a Penne per il concerto di un artista che conosce in maniera approfondita e che apprezza. Tra me e Piumino non c’è storia, perché nonostante tutte le mie letture e le mie ricerche, lui ne sa davvero di più. L’ha anche praticato di più, il Cantante. Onore al merito. Una persona discreta e educata, con cui scambierò qualche battuta per tutta la durata del concerto. Mi permetto di citarlo solo perché ha fatto lui per primo, con un commento, riferimento a questo incontro. Non me lo aspettavo e ho molto gradito.


IL CONCERTO DEI CONCERTI


Finalmente inizia il concerto. Mimmo e la sua band pazzesca. Matteo, questa volta al basso e Fabrizio al sax, già li avevo visti, gli altri no. Moreno alla chitarra, Giovanna al violoncello, e infine un giovanissimo, almeno tale sembra, e molto sorridente Daniele alla batteria. Mi pare una new entry, ma non posso affermarlo con certezza.


La prima canzone è Svegliami domattina. Mimmo canterà instancabile circa venti canzoni, e in ciascuna ci sarà posto per mettere in luce la sua vena artistica che stasera è a vertici piuttosto alti, e quella dei singoli musicisti. La nota dominante di questo concerto è il divertimento e l’allegria. Io mi ero immaginata un artista emozionato, come forse lo avevo già visto, e mi immaginavo un certo tipo di conseguenze di questa emozione. Invece mi sbagliavo. Nessuna confusione, nessuno sbandamento, nessuna incertezza, nessun sentimentalismo, ma una grande carica, un grande coinvolgimento, la voglia di lasciarsi trascinare e trascinare il pubblico. Se la sono presa comoda, i suoi concittadini, tanto era un concerto in piedi e lo spiazzo era molto ampio. Sono arrivati con calma, ma sono arrivati, davvero in numero considerevole. Mimmo è contento, si lascia andare, canta e suona davvero bene, scherza col pubblico e con i musicisti. Meno giochi di parole (solo uno che gli piace molto, lo dice sempre: siamo entreneuse, e poi propina la falsa traduzione, siamo tra di noi) nessuna citazione dotta, nessun romanziere, qualche piccola nota di commento a certe canzoni.


Sentite cosa dice ai Pennesi presenti, incitandoli all’applauso: Fate sentire a questi ragazzi (i musicisti) che sono di fuori chi siamo noi, di cosa siamo capaci. Io che mi immedesimo molto e divento pennese per lo spazio di un concerto, applaudo molto e a onor del vero, mi sarei aspettato un po’ di entusiasmo in più dai suoi concittadini. Non che non abbiano dimostrato gradimento, ma insomma, un po’ di calore in più, un applauso un po’ più prolungato…


Noi siamo molto vicini al palco, ma sul tardi, quando molti iniziano ad andare via, per l’ora tarda, perché i loro bambini ormai si sono addormentati in braccio, perché fa un po’ freddo, ci avviciniamo ancora di più. Per terra ormai c’è un tappeto di gusci di noccioline…


Questa volta mi sono lasciata un po’ andare. Ho urlato, si proprio urlato un paio di bravo!!!, vergognandomi molto, ma sentendomi molto libera, e, vergogna al cubo, quando il cantante ha introdotto Stella di vetro, - C’è una stella, nel cielo, una stella di… una stella di…- nessuno coglie l’imbeccata e io sorprendo me stessa, sentendo una voce - chissà chi era - urlare VETROOO!!!! Meno male che nessuno ha risposto: Si vetro e lattine, la raccolta è domani mattina. Insomma, mi sto sciogliendo, qualcosa sta cambiando.


Quanto alla mia emozione, è qualcosa di affine alla gioiosa allegria, e poi son contenta che vicino a me ci sia un ammiratore irriducibile con cui poter condividere gusti e sensazioni. Qualcosa sta cambiando, tuttavia, e non me ne dispiace. Sono assai lontana dal batticuore della prima volta, che rimarrà negli annali di Folgorata, e sono assai più vicina a ciò che un’occasione come questa debba essere: un momento ludico di incontro tra artista, musicisti e pubblico, un momento gioioso e unico, perché ogni concerto, mi sto rendendo conto, è una cosa a sé, nonostante ci siano degli schemi fissi, si cantino più o meno le stesse canzoni, a seconda della formazione, e nonostante a volte ci si muova sulla stessa falsariga, (battute comprese) ci sono sempre molte possibili varianti, e c’è una buona dose di imponderabile.


Ha lanciato un invito, il Cantante, ai suoi concittadini, a rispettare la città, a non stravolgerne la storia e la peculiarità architettonica con restauri avventati, in una parola ad amarla di un amore giusto ed equilibrato, cosa che è sempre difficile, in qualsiasi tipo di amore, campo nel quale si è più portati ad eccessi. L’ho visto un po’ intenerito, Mimmo, (lo vedo sempre intenerito nel ruolo di padre del bassista: se lo cova con lo sguardo, e quando lo cita, piume delle sue piume, durante i concerti, ha un tono tutto particolare) quando una bimbetta, alla fine del concerto, gli ha porto un mazzo di fiori. Si è inginocchiato, e le ha dato un bacino. Anche i duri, ex puri, hanno un cuore, ma lo mostrano solo a chi vogliono loro, e quando vogliono loro, che il cuore è un fatto molto intimo da non esibire troppo.


Poiché mi sono molto impegnata per scriverla, al buio, questa scaletta del concerto pennese di Mimmo, ve la propino.


SVEGLIAMI DOMATTINA


CALA LA LUNA


PICCOLA LUCE


ARIA DI FAMIGLIA


OCCHI


CONFUSI IN UN PLAYBACK

IL SUONO DELLE CAMPANE


STELLA DI…VETRO


CORRERE BABY


PASSATO PRESENTE


AIUTO!


VOLA VOLA VOLA

BLU


POVERO ME


BUONI PROPOSITI


IL GIORNO PIÚ DIFFICILE


INTORNO A TRENTANNI


TANGO DIETRO L’ANGOLO

INFINE, COME BIS


NATALINA

PIANO PIANO



Cosa ne sarà di me? Continuerò in questa vocazione di groupie, con qualche poco rilevante differenza rispetto alle groupies vere? Dopo Penne il diluvio? (Anche durante, a dire il vero!) Continuerò a trovare, anche a costo di andarli a cercare tra i rovi e sotto i sassi, spunti per scrivere? Una risposta ce l’ho, e la copio pari pari da quel signore con gli occhiali scuri anche sotto la pioggia: (ognuno ha le sue abitudini) Scelgo di non scegliere, sarà quel che il momento mi suggerirà . Non ho contratti e non me l'ha detto il dottore, e penso che neppure me lo dirà.


Grazie a Chi ha reso possibile, perché da sola non ce l’avrei mai potuta fare, la mia avventura pennese, e non solo quella.




mercoledì 15 giugno 2011

QUALCOSA È CAMBIATO, FORSE…

A me piace scrivere d'istinto, sull'onda delle emozioni; mi piace fare questa operazione di download dei miei pensieri, liberare una memoria carica e ingombra, la mia, e trasferirla su un'altra memoria, quella virtuale. Mi piace farlo all'istante, dopo aver vissuto qualcosa di coinvolgente. Avrei tanto voluto, ieri notte, al termine del concerto di Mimmo, mettermi a scrivere, ma, ahimé (o per fortuna...) non mi sono voluta dotare di iPhone e nemmeno di iPad. Ho - almeno quello si - un computer portatile, ma ormai viaggio solo per pochi giorni e con bagaglio a mano, per cui non lo porto mai con me. Porto un taccuino, e qualche volta vi ho buttato giù dei pensieri da sviluppare in un secondo momento. Ieri su quel taccuino ho segnato, al chiaro di luna, solo la scaletta del concerto pennese, e niente altro. L'esperienza di ieri è stata per me anomala: niente è stato come nei precedenti concerti (ormai siamo a quota quattro: un mio amico mi prende in giro e mi dice che ormai sono una groupie: niente paura, é evidente che scherza, anche se, a onor del vero, molte groupies hanno scritto, eccome). Intanto, ho dormito, dopo, mentre le altre volte ho trascorso delle notti un po' inquiete, quasi insonni. Poi ho riflettuto, molto, su tutta questa mia vicenda di scrittura e folgorazione. Ora, al mio ritorno, ho acceso il computer dopo tre giorni di astinenza. Succede che quando vado ai concerti, e poi ne scrivo, c'è un'impennata (entro i limiti del mio blog di supernicchia) di ingressi, rispetto alla norma. Mi sono messa a scrivere, ma mi sento abbastanza svuotata, in questo momento, e forse è meglio che vada a dormire, e rimandi a domani la valigia da disfare, i vestiti da lavare (sono molto preoccupata, anche questo è un segno che qualcosa sta cambiando: non riesco più a mangiare o a bere senza sbrodolarmi, e un mio vestito ha una bella macchia violetta, leggi Montepulciano d'Abruzzo) le idee da riordinare e il pezzo di Folgorata dedicato al concerto dei concerti del nostro Cantante. Io, come forse direbbe lui, sono ora in una condizione di flashdown.
Chiudo e vado a dormire, così come ho dormito ieri notte. Mi preme però, prima di chiudere, sottolineare che il responsabile non è stato certo un cantante soporifero: il concerto di Mimmo non è stato una ninna nanna, ne' una tisana rilassante. Spero di riuscire a raccontarvi cosa è stato, al più presto.
Buonanotte ai suonatori, e ai sognatori.

domenica 12 giugno 2011

PELLEGRINAGGIO: FOLGORATA VA A PENNE


Eccomi pronta: sono già andata a votare, che mai avrei rinunciato; ho completato, non senza fatica e qualche preoccupazione, l’organizzazione domestica per la mia breve assenza; ho preparato il piccolo bagaglio: sono proprio pronta. Tra poco raggiungerò l’Abruzzo. Lunedì sarò a Penne, in festa per il santo e per il figlio cantante e musicista, che regalerà alla Terra madre un concerto del tutto peculiare, per le implicazioni emotive che comporta. Non potevo non esserci. La mia posizione di agiografa, seppur non ufficiale, comporta degli obblighi, e il massimo è quello cui sto rendendo onore ora, con questo viaggio-pellegrinaggio. Sto realizzando piano piano tutti i miei obiettivi e ne sono molto felice. Penso di essere stata attenta nelle scelte, avendo privilegiato Torino con l’amato locale e Roma nella serata d’esordio del ciclo di splendide feste; fortunata per essere stata, insieme con gli altri miei connazionali suoi estimatori, onorata di un concerto nella mia patria; infine, forse la cosa più emozionante di quest’anno ricco di eventi, per Mimmo, mi appresto alla magia della notte pennese. Sarò una viaggiatrice attenta e partecipe, sarò una spettatrice emozionata e felice, come emozionato e felice sarà il Cantante: forse a lui il cuore batterà un po’ più forte. Terrò bene aperti occhi, mente e cuore per poter, al mio ritorno, raccontare a chi non c’era e magari anche a qualcuno che c’era, se leggerà, la mia avventura pennese.

martedì 7 giugno 2011

TEMPI DI COTTURA



Sai che Mimmo sta preparando un nuovo lavoro? Così mi ha raccontato una persona che evidentemente è più informata della sottoscritta “agiografa” clandestina. (In realtà pare l’abbia detto alla trasmissione televisiva di cui ho parlato un post fa...) No, non lo sapevo, ma ora che lo so, credo di essere un po’ più contenta, perché anche quello sarà uno spunto per lasciar fluire libero il mio spirito grafomane: solo il pensiero mi fa andare in deliquio, un mese intero di raptus scrittorio, le dita in perenne movimento...

Tornando al nuovo disco di Mimmo, pare che abbia detto È in cottura. Ora bisogna vedere quali siano i tempi di cottura. Conoscendolo ormai un po’, penso di poter affermare che a lui siano più congeniali i tempi di un brasato al barolo, o di un ragù, che non quelli di due uova al tartufo, o di due semplici uova alla Onassis. Non sapete la storia delle uova di Onassis? Ve la racconto: una sua fiamma, forse la cantante, aveva desiderato due uova al tegamino. Giunse la cuoca, che preparò il piatto (in apparenza) semplice. L’armatore alla vista dei tuorli ormai sodi e dell’albume bruciacchiato inorridì. Indossò il grembiule, prese un tocchetto di burro, lo mise a dorare leggermente in un padellino, vi ruppe con attenzione due uova, aumentò leggermente la fiamma per far dorare l’albume e poi coprì. Abbassò la fiamma e lasciò cuocere dolcemente per pochi minuti, finché l’albume non fu ben compatto e il tuorlo cotto, ma morbido. La cantante lo amò ancora di più, e non certo per i suoi soldi e neanche per la sua bellezza.

Morale della favola: come non è vero che cucinare un piatto veloce sia una cosa necessariamente semplice, allo stesso modo può non occorrere un tempo lunghissimo per sfornare un nuovo album, anche di buona fattura. Può darsi che anche per Mimmo, ora che ha forse ritmi lavorativi un po’ meno intensi che in passato, i tempi di preparazione di un nuovo lavoro siano meno lunghi. In realtà, per Mimmo, ad essere lunghi, sono stati i tempi di gestazione di un lavoro, non tanto quelli di stesura in sé, che anzi, spesso sono stati veloci: in tante occasioni ci ha raccontato di pezzi nati in dieci minuti, perché ormai erano già pronti nella mente e non aspettavano altro che di essere trascritti e a volte solo cantati. Non dimentichiamoci tuttavia che lui é, come Alessandro Magno, il capo di stato maggiore di sé stesso, e quindi si prende tutto il tempo che gli occorre. Ah, la libertà di non dover rendere conto a nessuno! Grande privilegio.

Una cosa è il processo creativo, fatto intimo e personale, altra cosa ancora sono le fasi di confezionamento dell’intero album, la registrazione dei vari strumenti (io ingenuamente prima di indossare i panni bruciacchiati di Folgorata, pensavo che si riunissero tutti insieme, il cantante, i musicisti e contemporaneamente, felici e contenti, registrassero il disco: così non è); i passaggi nei vari studi di registrazione; l’interazione tra fonici, produttori, artisti; il mixaggio, fino a giungere al prodotto finito, che ha però ancora bisogno di essere vestito, da un punto di vista dell’immagine, corredato di crediti e di testi, e infine presentato in anteprima alla stampa, sul sito ufficiale, lanciato sul mercato e via via presentato al pubblico impaziente.

Io, che per natura sono un po’ impaziente, con Mimmo, paziente, devo esserlo per forza: attenderò fiduciosa. Mi voglio intanto ancora godere questo periodo di interregno in cui Idra sarà ancora considerato l’ultimo lavoro, il famoso album n.°17. Gli ha portato bene il numero 17: dovunque Idra è stato accolto con entusiasmo e le parole di apprezzamento sono state tante, da parte della critica e da parte del pubblico. Quanto al n.°18, si, son costretta ad essere paziente, ma non posso rinunciare alla naturale tendenza a pormi delle domande. Che tipo di album sarà? Ruoterà anche questo intorno ad un motivo dominante? Sarà un vero e proprio concept album? Anche questa volta Mimmo sarà sceso con immane sofferenza nei meandri più reconditi del suo io, o sarà rimasto più in superficie, per soffrire un po’ meno?

Ci saranno ancora i musicisti americani? Ci saranno alcuni di quelli bravissimi italiani conosciuti nel mondo? Ci sarà spazio per canzoni a più voci? Si realizzerà il desiderio della collaborazione con la ragazza isolana (non io, l’altra, quella fortunata)? Quali richiami si coglieranno, quali strumenti saranno privilegiati? Saranno solo canzoni nuove o ci sarà posto per qualcuna di quelle del passato remoto, riproposta con un arrangiamento nuovo, qualcuna di quelle che non ha trovato spazio, come invece tante altre, negli album antologici, o nelle summae cui siamo abituati? Cosa ci sarà nella copertina? Una foto, magari in bianco e nero, magari di Riccardo che ritrae l’amico pensoso, (per la legge dell’alternanza, dopo l’esibizione della chiostra dentaria nella copertina di Idra) oppure un disegno colorato, o ancora una foto retro, o la riproduzione del quadro di un pittore amato (non so niente dei pittori amati da Mimmo, a parte il Benaglia, che campeggia nel salotto, e Enotrio Pugliese che compare nella copertina di Quello che ci resta con un quadro dal titolo Porte su una strada), ci saranno nei testi citazioni filosofiche e letterarie che poi il pubblico dovrà indovinare ai concerti? Saranno testi criptici o svelati?

Magari non ci sarà niente di tutto questo e io sarò ancora più contenta, se Mimmo riuscirà a sorprendermi. Sento che il brasato é ancora a metà cottura, e che, se sarà, sarà servito sul piatto di portata non prima dell’inverno. Lo sappiamo, l’inverno a Mimmo è congeniale. D'altronde anche il brasato al barolo è un piatto invernale, e io sarò felice di sedermi ancora una volta, con lo stesso entusiasmo, e perché no, se ne sarò capace, un po’ di senso critico, alla mensa musicale di quello che senza incertezze posso a buon diritto definire Il Cantante della mia vita. (Questa è un po' troppo melensa, che faccio, la lascio? - Melensa quanto vuoi, ma pare corrispondere a verità, fino a smentita. Lasciala!)

domenica 29 maggio 2011

IO, MAMMA E MIMMO


Io ho una mamma vecchia, quasi novantenne, dalla quale mi separa una rampa di scale. Questa mamma è quasi cieca, mezzo sorda, minuscola come una jana, ma ha uno spirito, una grinta e una ferrea volontà d'indipendenza che la vecchiaia e le malattie, con tutte le loro conseguenze, hanno intaccato solo in parte. Questa mamma che soffre da matti per non poter più leggere, scrivere e fare i suoi lavori all’uncinetto (da qualcuno avrò preso, ma l’uncinetto, mi sarebbe piaciuto e non l'ho mai imparato: mamma mi diceva sempre guarda e impara, come ho fatto io, ma a me non è sembrato sufficiente) quando vede che sto troppo attaccata al computer, si arrabbia molto e mi mette subito in guardia. Ti stai ammalando con questa cosa, stai diventando dipendente. Questa cosa può essere pericolosa. Ha intuito che dietro quest’uso a suo dire smodato dello strumento tecnologico c’è qualcosa, ma io mi son ben guardata dal confessare cosa. Durante la mia prima trasferta per seguire il concerto del Cantante, quello a Torino, mia mamma mi dissuadeva dal partire. Le previsioni del tempo non erano ottimistiche, neve e gelo imperversavano, e io cosa mi andavo a inventare? Un viaggio a Torino proprio a dicembre. Mamma: Non potevi aspettare il bel tempo, ma cosa ci fai? Io: Mi faccio un giro, e poi vado a sentire un concerto. Mamma: Di chi? Io: Di un cantante. Senza ulteriori spiegazioni. Mamma non insistette; una sua qualità è la discrezione. Però non si può dire non mi avesse avvisato. Le avessi dato retta… Per Roma il problema non si pose: era ormai primavera e io sono grande. Non mi ha mai messo troppi limiti neppure da ragazzina, figuriamoci adesso. E poi a Roma non ero sola e lei era più tranquilla. Insomma, a mamma, di Mimmo, non gliene ho mai parlato. Lo sente, quando sale, e a volte mi ha detto: Ma non ti sei stancata di ascoltare questo qua? Non ne hai altri, sempre questo ascolti. (Un po’ sorda, ma ha orecchio, ormai lo riconosce…) Io non gliel’ho mai portato giù, nei suoi alloggi, così, per una forma di discrezione, anche se, in certe occasioni, non potendo proprio resistere, sono scesa col portatile. Ma cosa avrai di così urgente da scrivere - mi ha detto mamma in quelle occasioni? - Non potevi aspettare?

Le cose sono andate avanti così, finchè io scopro che il Cantante ha deciso di varcare le Colonne d’Ercole, (dopo Idra si è impadronito della materia) andando ospite alla trasmissione del mattino della così detta Rete ammiraglia. Ormai non mi sorprendo più di niente. Io da quasi due anni ho chiuso i rapporti con la tv, più per motivi pratici, che per snobismo. Faccio un aggiornamento settimanale, quando sono ospite nell'altra casa. Non ne sento la mancanza, io che prima di essere fan di Mimmo ero, anche qui per motivi affettivi, che mica mi smentisco, fan di Un posto al sole, rimbambita tutti i giorni alle 20,30 su Rai3. In genere, perché le situazioni nella soap cambiassero, ci voleva più di un mese, ma quando ne perdevo una puntata, mamma, che sofferenza! Mimmo e Un posto al sole hanno convissuto per pochissimo tempo, poi lui (non lo sa, ma è così) mi ha detto: O l’Abruzzo o Napoli. Ho scelto l’Abruzzo, e non me ne sono pentita.

Mimmo ultimamente ha partecipato a una serie infinita di trasmissioni radiofoniche, il più delle volte di mattina. Di mattina in genere lavoro. Non posso prendere un giorno di ferie tutte le volte che questo accade. Si, certo, podcast, e tutto quello che volete, (a volte mi riesce facilissimo, a volte devo combattere guerre perse, perché proprio non ce la faccio, a scaricare) ma l’emozione della diretta, dove la mettete? Io lavoro al servizio pubblico, con la gente perennemente intorno. Non è molto professionale girare con le cuffiette e con lo sguardo beota, mentre un utente tenta di chiederti cosa bisogna fare per consultare un manoscritto o che gli serve la tale annata di Studi sardi. Scusi glielo dico dopo, ora sono in totale sintonia con Mimmo. Certo, non dico che sarebbe come se lui, poco prima di un intervento, già pronto con tutto l’armamentario, col paziente già preparato, dicesse: Scusate, ma devo leggere l’ultimo post di Folgorata, poi inizio, tuttavia…

In certi casi, occorre arrangiarsi o soffrire. In una occasione, essendo Mimmo ospite a Start, sono entrata profondamente in crisi. Che faccio - mi son detta - chiedo un’ora di permesso (da recuperare) e vado al Bastione a sedermi su una panchina, con le cuffie? Si poi incontro qualcuno che mi conosce e pensa Guarda come lavorano, questi, - con la nomea di ruba stipendio che abbiamo. No, i permessi si chiedono solo per cose serie, e noiose. Mimmo è un fatto serio, ma attiene alla sfera ludica.

Devo assolutamente trovare una soluzione. Se ai magazzini ci fosse campo, ascolterei lì la radio, ben nascosta in qualche angolino di difficile passaggio. Il fatto è che la radio non si sente. C’è un altro posto, dove penso di poter andare. La scaletta, dove non passa mai quasi nessuno, che porta al ballatoio della sala di rappresentanza. Questo vano scala è un luogo molto suggestivo, che si presta a molti usi. Una volta ci sono venuta a piangere, e ne sono uscita nuova. Ho deciso: andrò lì, per ascoltare se non tutto, almeno una parte della partecipazione del Cantante. Così ho deciso, e così faccio, con quel tanto di eccitazione dato dal senso del proibito, dalla sacralità del luogo, che mi fanno ancor di più apprezzare il piccolo live pre-concerto romano, nonché una sua battuta (ma quant’è spiritoso, quest’uomo) notevole, legata a una considerazione del conduttore sul suo ruolo di primario: I primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primari. Questa me la segno - mi son detta, ma non ce n’è stato bisogno. L’ho subito inserito nella rubrica mentale Aforismi di Mimmo.

Insomma ho confessato al mondo che quella mia colazione per una volta un po’ lunga (caso strano perché le mie colazioni sono in piedi e velocissime) aveva una sua serissima spiegazione. Certo non è cosa da ripetersi troppo spesso, anche perché non proverei più le stesse emozioni.

Arriva dunque il giorno della visita di Mimmo & Son al mattino televisivo. Non ci vado matto - dice lui - ma se ci va, ci saranno dei validi motivi. Li rispetto tutti. Che fare? Un giorno di ferie mi sembra da non prendere neppure in considerazione. Portare il mio computer al lavoro, e poi magari non riuscire a vedere la diretta, fatica sprecata. Idea! Lo dico a mamma. IO: Mà, mi fai un favore, domani mattina, sul primo, verso le 9,30 c’è un cantante che mi piace. Mi fai una cortesia? Lo guardi (si fa per dire) e lo ascolti (pure) tu, poi mi racconti? MAMMA: E chi è questo? IO: Mà, quello che ascolto sempre, dai, fammi la cortesia. MAMMA: Ma è così importante? IO: Si, dai, cosa ti costa? MAMMA: Ma sei diventata scema? (Voleva dire più scema del solito.) Ma a me cosa me ne importa? Questo siparietto dura cinque minuti, ma io alla fine la spunto. Esco di casa tranquilla, e mamma promette che guarderà, per amore della figlia scema, e racconterà.

Io, che nonostante i suoi limiti, mi fido ancora di mia mamma, tuttavia mi voglio cautelare e investo dello stesso importante incarico anche altre due persone, più giovani, con vista e udito ancora in buone condizioni, che essendo libere quella mattina, si sacrificano. (Una no, è contenta di sentirlo, all’altro faccio pena e suscitare pena a volte torna utile.)

Passa la mattina e in tempo reale sono aggiornata sulla strana partecipazione - sulla quale mi ero ampiamente documentata - dagli altri due emissari. Al mio rientro, interrogo mamma. Anzi, mi previene e mi racconta tutto lei. Ecco il suo racconto. Ma io questo M.L. me lo ricordo; è un cantante di tanto tempo fa. Ha cantato una canzone del 1985, si chiama Buona fortuna. Aveva partecipato a Sanremo. Adesso è un uomo anziano (detto da mia mamma) e fa anche il medico. Ha una bella voce, e con lui c’era il figlio che si chiama Matteo, un bel ragazzo, che ha cantato benissimo. Mamma, Matteo non ha cantato, ha suonato il contrabbasso. NO, ti dico che ha cantato: una voce bellissima, meglio di quella del babbo.

Conclusione: Matteo non ha effettivamente cantato. Mamma, poverina, ha fatto un po’ di confusione, ma le altre notizie fornite erano tutte corrette. Mimmo non era il solo ospite, c’era anche un altro cantante, che al pari di lui e di altri, non vive solo di musica, ma svolge anche un’altra professione. Il tema della rubrica musicale della trasmissione, condotta a due dal giornalista e dalla solita ragazza alta e bionda (Che ci fai, Mimmo - gli chiede - e lui spiritoso e rilassato risponde Che ci faccio qui, dici? Segno che si è posto il problema) è qualcosa come Cantanti dalla doppia vita, e non ce ne sono pochissimi, ma Mimmo è forse attualmente il più eclatante esempio di pertinacia, (qualcuno si è arreso prima, e ha mollato l’altra professione) avendo lasciato dopo quasi 36 anni l’incarico ospedaliero. La conduttrice dice che è pensionato. Lui sgrana gli occhi, ma non ribatte. In un’altra occasione televisiva il conduttore gli chiede se ha lasciato per sopraggiunti limiti di età. NONONONO!!! – ribatte lui - Potevo restare altri sette o otto anni….Ora lavoro nel privato.

A me viene da ridere, in questi casi… Si vede che lo conoscono poco, perché altrimenti di età avanzata e di pensione con lui non dovrebbero parlare.

Ecco raccontata la mia avventura. Ora anche mamma sa, in parte, la mia passione per il Cantante. Non sa tutto. Veramente in famiglia, in quella d'origine intendo, io mantengo il più stretto riserbo. Mio fratello, un giovanotto dell’età di Mimmo, che è andato in pensione, reale, da poco, senza nessun rimpianto, non la smetterebbe più di prendermi in giro; mia sorella finalmente darebbe una risposta al perché sua figlia, ormai non pochi anni fa, avesse comprato un costoso e gigantesco peluche Trudy da spedire al cantante di un notissimo gruppo americano. Lì c’era la scusante della giovane età e di una certa ingenuità. Qui non ci sono scusanti. Il peluche, molto bello, giace in un armadio. Sono disposte a regalarmelo, pur di cancellare un passato un po’ ingombrante. In una mia passata fantasia, avevo immaginato nella casa del Cantante una stanza tutta di Trudy inviati dalle ammiratrici. Mimmo, se vuoi il peluche, fatti vivo tu, che iniziative così compromettenti senza autorizzazione, non ne prenderò mai.

Riguardo alle prossime eventuali partecipazioni televisive di Mimmo, l’ho già detto e lo ribadisco: dovunque vada, io cercherò di seguirlo, o incaricherò qualcuno del mio staff. Senza pregiudizi, e senza giudicare, che di questo passo, chissà dove me lo ritrovo. Magari davanti a un plastico, o ospite al reality, ma io sono temeraria e vado anche lì. Fino a non molto tempo fa ho sempre sostenuto che le telecamere non lo mettessero a suo agio, ma ultimamente mi sto ricredendo. Lo vedo sempre più rilassato e sorridente, con una bella faccia paciosa e l’espressione bonariamente ironica. Essendo un fatto noto che chiunque partecipi a un programma televisivo, spesso più per questioni di luci che di vanità, sia sottoposto a una seduta più o meno lunga di trucco, non posso non domandarmi, ma Mimmo, si sottoporrà di buon grado a tale tortura? E nel suo caso, sarà una questione di luci e di pelle che tende a diventare lucida a causa delle luci troppo forti, o di vanità? Vanitas vanitatum et omnia vanitas...

giovedì 26 maggio 2011

GLI ANGELI ESISTONO

IL TITOLO NON HA ALCUNA ATTINENZA CON L'IMMAGINE: LA SIGNORINA DI TANTI ANNI FA NON HA NIENTE DI ANGELICO.

Ormai ne ho la certezza anch’io, gli angeli esistono. E dire che ero alquanto scettica, e mi infastidiva non poco questo continuo parlare di angeli, custodi, e non. Ora, e le mie mani sono ancora tutte piene di polvere argentata, e di piccole piume - che le mie accurate ricerche presso i laboratori più accreditati indicano provenire da ali d’angelo - non posso più avere dubbi. Le mie mani hanno aperto una busta misteriosa trovata ieri dentro la cassetta della posta, al mio rientro da una giornata lunga, difficile e climaticamente fiaccante, perché qui si preannuncia un’estate umida e torrida. Nella busta, una normale busta di carta gialla, di quelle che all’interno hanno la plastica a bolli, era scritto il mio nome e il mio indirizzo. C’erano due francobolli, ma nessun timbro postale e nessun mittente. Ho aperto la busta, e vi ho trovato una custodia di CD, debitamente sigillata con lo scotch. L’ho aperta: conteneva un CD. Nessun biglietto nella busta e nessun foglietto dentro la custodia. Nessuna scritta col pennarello neppure sul CD. Fortemente incuriosita, lo inserisco nel lettore. Attendo qualche secondo ed ecco un pianoforte, ed ecco una voce familiare, nonostante nel corso degli anni sia maturata molto, quella voce. Capisco subito, perché ne ricordo le parole, che si tratta dell’unico album di Mimmo che non ho mai sentito, un album del 1977, ormai introvabile, Quello che ci resta, ripubblicato, credo, in Cd nel ’94 (?) insieme alle Quattro canzoni. Ne ho parlato diverse volte, qui dentro, e in una occasione, ormai molto tempo fa, ho dedicato all’album un post,

http://folgoratadaunapiccolaluce6.blogspot.com/2010/01/cosa-resta-di-quello-che-ci-resta.html uno di quelli in cui poi ho parlato anche d’altro, come spesso accade; uno di quelli che riletti a distanza di tempo non mi suscitano imbarazzo, e non mi fanno dire, come succede per altri scritti: “questo potevi anche evitare di scriverlo”.

Avevo ormai rinunciato anche all’idea di riuscire ad ascoltare quest’album, ed ecco la busta piena di impronte angeliche. Angelo, (dal greco Άγγελος,ου) etimologicamente, è colui che porta un messaggio, ma anche l’annunzio stesso; il mio sconosciuto angelo mi ha portato un bel messaggio musicale, il cui ascolto ha alleviato le pene di quella mia giornata stancante e un po’ strana di ieri. Piena di curiosità, ieri notte ho ascoltato come si dovrebbe, con la giusta disposizione d’animo e senza interferenze esterne. Oggi ho riascoltato come non si dovrebbe, col disco come sottofondo alle mille incombenze domestiche di una giornata libera dal lavoro. Devo ascoltare ancora, non posso esprimere giudizi affrettati. C’è un cantante ancora in fasce, ma già ci sono le premesse per ciò che sarà. C’è una voce ancora acerba, ma meno che nel primissimo album. Ci sono echi di influenze di cose ascoltate ancora non del tutto metabolizzate, ma l’impronta personale è già lì.

Nella bella canzone che dà il titolo all’album è puro Locasciulli, quello col marchio di autenticità; bella, secondo me tra quelle dell’album - Alone a parte, per cui il discorso non vale perché l’ho sentita cento volte - la più bella. Mi sembra tra le altre quella che avrebbe potuto superare indenne il passare del tempo, e diventare un classico di Mimmo. Inizia già a girarmi in testa. Mi è piaciuta Canzone per Nadia, ho ascoltato con attenzione Canzone a mio nonno, così come Al fiume (avevo ancora presenti alcuni versi dei testi studiati per il vecchio post). Devo ancora ascoltare e riascoltare. Ho il buio totale, ora che scrivo, per quanto riguarda le altre. Appuntamento a stanotte, ancora senza interferenze. Non proverò a scrivere ancora atteggiandomi a recensore, a esperto musicale, ruolo che non mi compete; nel sito del cantante ci sono forse una o due recensioni dell’album, che forse indico meglio nel vecchio post. Nello stesso post un lettore, che sembra un profondo conoscitore del cantante, mi regala precise informazioni e personali impressioni sull’album. Io mi fermo qui: non tornerò su questo tema neppure per sviscerare le emozioni che potrò provare ancora grazie a queste vecchie canzoni. Per me sostanzialmente la musica, la lettura, il cinema sono fatti emozionali. Devo ritrovarmi dentro una canzone, un libro, un film, me li devo sentire cuciti addosso, e la condizione perché questo accada, non è necessariamente che siano capolavori.

Mimmo è nelle mie corde, già dai suoi primi lavori, e lo seguo in tutte le strade che ha percorso e che percorrerà, fiduciosa, perché mi si adatta, sempre, e io mi adatto con grande piacere e curiosità alle sue infinite varianti che hanno però organicità e unitarietà, con quel marchio di autenticità che lo rende unico.

Inevitabile per una come me, che a una canzone, a un libro, a un film immediatamente collega un periodo della sua vita, essere scagliata prepotentemente in quel lontanissimo 1977. Di Mimmo allora non sapevo neppure l’esistenza, ne’ saprei dire se l’ascolto di quei due primi dischi che sicuramente avevano avuto poca diffusione, mi sarebbe stato a quel tempo gradito. Inutile fare supposizioni sul passato, meglio proiettarsi nell’attesa di un nuovo lavoro dell’artista. Chissà quali sorprese ci riserverà.

Mi sarebbe piaciuto mettere a corredo del post, scritto unicamente per ringraziare, se è tra i lettori, il misterioso angelo, una foto del cantante nell’anno di pubblicazione di Quello che ci resta, ma non ne ho trovate di così datate, (o forse si, quella con la barba) e poi ho sempre timore di mettere foto sue, anche se talvolta l’ho fatto. Ne metto una mia, proprio di quell’anno, così non corro alcun rischio. Una foto in bianco e nero, che ci piacciono, le foto in bianco e nero, a noi ragazze che chissà come viviamo quest’età...

Nota: Mimmo, come è noto, ha una attitudine particolare per utilizzare per le sue canzoni, titoli già utilizzati da altri, siano essi cantanti, cantautori, o romanzieri austriaci. A volte ciò avviene o è avvenuto in maniera del tutto inconsapevole. Una particella pronominale differenzia la sua Quello che ci resta da Quello che mi resta, canzone contenuta nel primo album di Claudio Lolli, Aspettando Godot, del 1972. Sempre a Lolli, lui dice in maniera inconsapevole - pertanto ci credo, anche se mi sembra strano che non conoscesse una canzone tanto nota - lo accomuna un altro titolo, Anna di Francia.

Quello che mi resta dei tuoi giorni è la smania di uscire anche se so che non c'è nessuno fuori che m'aspetta.
Quello che mi resta dei tuoi giorni è la fretta di riuscire a dormire ogni notte senza ripensare a te. (C.L.)

Quello che ti lascio/
È il tempo speso bene insieme/E un sogno consumato forse/Troppo in fretta ( M.L.)


domenica 22 maggio 2011

RICERCA SUI QUOTIDIANI: PAGINE INGIALLITE E ARCHIVI ONLINE.

Nel corso della mia “Indagine su Mimmo” attraverso “IL” motore di ricerca, spesso mi è capitato di essere indirizzata agli archivi online di diversi quotidiani italiani, e quindi di leggere molti articoli sull’oggetto dell’indagine. Qualche volta, avendone la possibiltà immediata, visto che, molto per obbligo, un poco anche per e con piacere, frequento quotidianamente una Biblioteca che li possiede, ho avuto il desiderio di entrare in contatto diretto con il giornale, in genere un grande volume rilegato, pesante e un po’ polveroso. Per me, che non disdegno i canali informatici di ricerca, e le nuove tecnologie in genere, entro i limiti delle mie possibiltà, capacità e dell’interesse che mi suscitano, “l’oggetto libro”, nel tradizionale supporto cartaceo, e quindi anche il giornale, continua ad avere una grande importanza, e ad esercitare un potente fascino. La carta dei quotidiani, fatti per essere letti e in genere non conservati, se non, appunto, nelle biblioteche di conservazione, non è di ottima qualità, tende facilmente ad ingiallire, per cui quando mi capita di consultare un giornale di qualche decennio fa, o anche solo di qualche anno fa, ho la sensazione di andare molto più indietro nel tempo.

Nel caso specifico della ricerca sul nostro “Cantante di riferimento”, mi ha certamente procurato più emozione entrare in contatto con una pagina cartacea un po’ ingiallita, magari corredata di fotografia, che non leggere un articolo degli archivi online. Non si può tuttavia negare l’enorme importanza della possibilità di usufruire di tale mezzo, che permette di accedere a un’immensa banca dati, attraverso una ricerca semplice, veloce (connessione permettendo), cronologica e per parola chiave. Desiderosa più che altro di ripercorrere il lavoro svolto, che non fiduciosa di trovare qualche nuova notizia, (anche se qualcuna l’ho trovata, e qualche altra ritrovata dopo averne smarrito la chiave d’accesso) mi sono messa di recente a consultare in maniera più sistematica gli archivi online, sui quali in passato mi ero soffermata spesso in maniera più libera e peregrina, talvolta casuale. Ho privilegiato La Stampa (archivio storico online gratuito dal 1867 al 2005) e La Repubblica, (dal 1984) e in parte anche il Corriere della sera (dal 1992) e l’Unità (dal 1924). Ho ripercorso, semplicemente digitando il nome del cantante e ponendo dei parametri temporali, la sua carriera, e ne ho trovato numerose tracce a partire dal suo primo successo di pubblico, quelle famose Quattro canzoni, due ancora vivissime e guizzanti, due un po’ dimenticate. Particolarmente interessante e fruttuosa, è stata la ricerca sul quotidiano torinese, che ha dedicato ampio spazio a Mimmo, alla sua musica e ai suoi numerosi concerti in Piemonte e non solo, con una stima e un affetto tangibili, a testimonianza del legame profondo tra l’artista e questa regione. Ecco Mimmo agli esordi, eccolo davanti a un grande pubblico di migliaia di persone, nella metà anni ottanta, ma anche davanti a un pubblico molto ristretto, ad esempio in uno dei primi avventurosi e innovativi concerti con Greg, alla fine del decennio. Si evidenzia, da parte di chi firma gli articoli, la stessa cura e attenzione da parte dell’artista verso il pubblico presente ai concerti, al di là del numero più o meno consistente, ma si intuisce che fin da allora trovasse la sua dimensione più autentica davanti a un gruppo magari ristretto, di veri appassionati, che non davanti a una grande folla, che tuttavia gli doveva essere familiare e gradita. Eccolo alle feste dell’Unità, da solo, o come ospite non annunciato all’interno di un concerto dell’amico Francesco, (che ricambia la cortesia) lì si davanti a una folla immensa, eccoli insieme al concerto di inaugurazione dell’Ospedale dopo i lavori di ristrutturazione e adeguamento, alla presenza di un pubblico interno; eccolo alle tante manifestazioni di connubio tra vino e musica, lui che, come ho letto anche di recente, nel mondo del vino è noto come “fine intenditore”. Eccolo nei teatri e nei piccoli esclusivi club di grandi e piccole città, come alle feste e alle manifestazioni musicali, alle tante rassegne di piccole ma interessanti e vive realtà di provincia. Mi sono soffermata sugli articoli dedicati alle sue collaborazioni, e ho ripercorso le varie tappe dei suoi recital con Enrico, prima, (ad unirli fu il garbo, qualità in comune) poi con Greg, con Alessandro e poi ancora con Greg. Ho letto di quella volta in cui erano tutti dispiaciuti perché il suo concerto fu rinviato a causa della pioggia scrosciante, a Genova. Cose che capitano un po’ a tutti gli artisti - davanti alle intemperie nessuno può nulla - ma Mimmo pare avere doti particolari per richiamare la pioggia, come ho già ricordato in altri scritti del passato.

Ho ripercorso in lungo e in largo tutta la sua produzione musicale, attraverso le recensioni dei suoi lavori, da quelle che venivano definite le canzoni pulite di M.L. cioè tutti gli album fino a Mimmo Locasciulli, al romanticismo (a proposito di romanticismo, nel senso di movimento culturale, lo sapete che Mimmo in una intervista, immagino con un sorriso sulle labbra, si è definito una sorta di Lord Byron della canzone?) fuso nella musica elettronica di Clandestina, al desiderio di svoltare pagina, da Adesso glielo dico a Tango dietro l’angolo, con dovizia di particolari sulle prime esperienze americane. L’excursus è proseguito con l’accento posto sul ritorno alle atmosfere folk dei primi album, in Uomini, continuando con i tanti articoli dedicati a Il Futuro, alla summa di Aria di famiglia, fino ai più recenti Piano piano, e anche qui molte parole sui recital che ne seguirono e le collaborazioni, Sglobal ed infine la grande quantità di caratteri dedicati a Idra. In ultimo le non poche pagine sulla recente festa romana in quattro serate, che lo ha reso, e ci ha reso, noi irriducibili, molto felici.

Non solo di musica e di progetti musicali, ho letto, nel mio immergermi, o ri-immergermi nella lettura dei quotidiani, ma ho trovato anche tracce di sue trascorse partecipazioni televisive. Un curioso, minuscolo trafiletto, di circa un decennio fa, recita: “A Sotto questo sole (vecchia trasmissione di TMC) un dietologo, M.L.(e non, come scrivono sempre, ma proprio sempre, perché l’accenno alla sua “doppia identità” è una costante, il cantante e medico M.L.) parlerà di alimentazione estiva.” Allo stesso modo ho trovato articoli in cui si faceva riferimento a tutta una serie di altri aspetti, non strettamente musicali o artistici, che lo hanno visto protagonista, in questi anni. Non vi racconto tutto, intanto per non scrivere uno di quei post spropositatamente lunghi, (credo di averlo già fatto, ahimé) che, come mi dice lo “zoccolo duro” (orrore!!!) del mio attento pubblico, mettono a dura prova pazienza e attenzione, ma anche per non togliere a chi lo desideri, il gusto di andare a farci delle lunghe nuotate, nel mare magnum degli archivi dei quotidiani. Andateci davvero, al di là del nostro fatto contingente, perché è un’opportunità alla portata di tutti, della quale tanti, anche assidui frequentatori della rete, non sono a conoscenza.

Un piccolo discorso a parte merita la mia incursione sui quotidiani sardi, Unione e Nuova. Ci sono andata, sul cartaceo dell’Unione, dopo averci pensato tantissime volte nel corso degli anni senza aver mai concretizzato la cosa, circa un mese fa, col desiderio di trovare notizie sul famoso concerto di Francesco al Poetto, sede di una delle tantissime tappe del tour del 1982. Allora la spiaggia del Poetto era ancora più o meno quella della mia infanzia, con i casotti colorati, la sabbia bianca e fine e l’acqua limpida e azzurra. Un incauto e infelice ripascimento ne ha reso un lungo tratto quasi irriconoscibile, almeno per noi del luogo. Al tour, e questa è cosa arcinota, in veste di pianista e artista ospite, partecipò un giovane Mimmo che cominciava a essere familiare al grande pubblico, dopo le sue Quattro canzoni e grazie al fresco successo di Intorno a trentanni. Ho preso tra le mani, quasi a colpo sicuro, il volume dell’Unione sarda che racchiude il mese di settembre del 1982, e vi ho trovato diversi articoli, tra cui una lunga intervista a F., ma nemmeno una parola dedicata a Mimmo. Mi è venuta in soccorso la mia solita fantasia e, complice un riferimento del giornalista al fatto che Francesco, dopo il concerto, fosse andato in albergo a rilassarsi giocando a scacchi, me lo sono immaginato intento in una partita con Mimmo, cosa che, se non è vera, è verosimile. Questi benedetti scacchi! Io nutro somma venerazione verso gli scacchisti, ma ne conosco alcuni davvero fanatici e noiosi.

Ho consultato anche la Nuova Sardegna (Il tour faceva tappa anche a Sassari) dello stesso periodo, e lì, il giornalista, più generoso e attento, dà spazio all’esibizione pianistica di Mimmo, che definisce superlativa, in grado di impreziosire le canzoni di Francesco, e poi racconta, bontà sua, il suo mini-concerto all’interno del grande concerto dell’amico: proprio le canzoni (Piccola luce, Intorno a trentanni, Buoni propositi…) che, confuse e nascoste sotto strati di altri ricordi, mi pareva di ricordare in quella lontana serata al Poetto, a conclusione di un’estate cagliaritana piena di eventi e concerti interessanti. Mi sono domandata a lungo se sia stato veramente così, o se come tutti quelli che invecchiano abbia avuto la tendenza a idealizzare il passato, ma la ricerca sulle fonti mi ha messo di fronte a una serie di manifestazioni culturali e concerti di tutto rispetto, in quella estate del 1982 che ricordo, questo si con esattezza, come una delle più torride tra le nostre non certo fresche estati. Ci fu tra l’altro un acclamato concerto di De André, dopo diversi anni di assenza da Cagliari. Quanto al concerto del Poetto, si parla addirittura di settantamila persone presenti, ma, cosa strana, io non ricordo calca, disordine o di aver provato sensazioni claustrofobiche. Io allora non avevo ancora ventidue anni, credevo di aver capito un sacco di cose e non capivo niente, avevo una gran voglia di addentare la vita, ma ero frenata da un certo timore. Da allora è cambiato poco, ho solo la consapevolezza di non aver capito un sacco di cose e la certezza di non capirne molte altre, e mi sta tornando una gran voglia di azzannarla, la vita, con qualche timore in meno.

Potevo a questo punto non andare anche nell’archivio online dell’Unione? L’ho fatto. Quest’archivio è disponibile dal 1994. Ho trovato una notizia significativa, che riguarda l’ultimo concerto di Mimmo in Sardegna - prima di quello recente di Serrenti - che risale al 2000. Mimmo si esibì con Alessandro a Lanusei, bel paese dell’Ogliastra, al Teatro Primavera, divenuto poi Teatro Tonio Dei. Io non ne conservo memoria alcuna: non c’ero, o se c’ero dormivo. D’altra parte, nonostante lo seguissi e lo apprezzassi e mi facessi spesso fare compagnia da lui, durante molte mie allegre mattinate domenicali dedicate alle pulizie di fino, (povero artista, ridotto a sottofondo musicale di una modesta casalinga-lavoratrice, lui che ritiene che la musica debba arrivare a un ascoltatore ispirato e assorto, e possibilmente non dedito ad altro) non conservo tracce di sue presenze qui, neppure negli anni ottanta e novanta. Fatto curioso: è possibile che io, che all’epoca non perdevo quasi un concerto dei tanti cantautori in tour che facevano tappa a Cagliari, non abbia assistito proprio a quelli, se ci sono stati, di Mimmo? Non ero abbastanza informata? Le sue tappe erano in altre parti dell’isola e non mi era possibile spostarmi? Avevo impegni improrogabili proprio quando c’era l’attuale prediletto, allora forse primus inter pares? Non so proprio darmi una risposta: una fitta, impenetrabile coltre di nebbia avvolge i miei ricordi.

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