Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

mercoledì 9 gennaio 2013

POTEVO ESIMERMI?


Una come me non poteva rimanere indifferente e soprattutto silente davanti al racconto dell'incubo di Mimmo. Intanto il dubbio se sia stato davvero un brutto sogno (mica per altro, non dorme mai), o un espediente per esternare il suo pensiero su chi si trapianta i capelli e chi se li tinge di color vinaccia o nero corvino (non entra così nel dettaglio, lo faccio io che con i capelli sono fissata), rimane. Comunque sia, sono stata contenta di leggere queste considerazioni apparentemente frivole, rispetto ad altre che appaiono subito di estrema serietà. In realtà non lo sono. Con il nostro aspetto, raccontiamo molte cose di noi, e se uno crede di sembrare più attraente e più affascinante, o peggio più giovane, avvalendosi di espedienti che lo rendono solo pietosamente ridicolo, be', non è un semplice fatto di esteriorità: c'è dell'altro. 
Bravo, fai davvero bene a tenerti la tua pelata. Se tu avessi scritto quelle bellissime canzoni che hai scritto, ma avessi ceduto alla tentazione del trapianto, o del colore, con relativo lucido da scarpe sul cuoio capelluto, per camuffare la calvizie, non avrei ricevuto la chiamata, e non avrei preso i voti di Oblata di Cantante. O forse se fossi stato così, di quella specie di cui sopra, intendo, quelle canzoni non le avresti proprio scritte. 
Saresti stato un altro, ai miei occhi per niente interessante, per quel che può contare, anzi sgradevole e respingente. Dentro e fuori, non sembri un giudizio superficiale, sono concetti e ambiti indissolubilmente legati.



Giusto per non essere troppo mielosa, se posso permettermi, senza suscitare ire funeste, (poi i gusti sono gusti) io non solo mi terrei la pelata e la chioma  residua argentea, ma anche tenterei un esperimento mai provato prima: senza bisogno di diventare una palla da biliardo... accorcerei un po', non tanto tanto, perché un po' di ciocchette che facciano capolino dal cappello hanno il loro fascino, ma qualche centimetro abbondante, si.
E ora che mi sono liberata di questo piccolo fardello, grazie all'intervento odierno di quel Gigante della canzone d'autore che è Mimmo (abbraccio idealmente chi ha usato questa espressione per definirlo: se la merita tutta) mi sento davvero più leggera e sollevata. 
Alla prossima.

lunedì 7 gennaio 2013

NERO SU NERO


La sequenza di immagini che pubblico, è tratta da una ripresa video effettuata, con modesti  mezzi, (una piccola macchina fotografica che permette di registrare un video di circa trenta minuti) quella sera, durante la rapida incursione di Mimmo nell'Isola, non allo scopo di documentare la  serata, ma semplicemente di ricostruirne la scaletta. Poche decine di secondi per ogni canzone. Insomma frammenti, ancora frammenti, questa volta di immagini in movimento, trasformate in immagini statiche. Credo che si possa tirar fuori qualcosa di simile anche per il concerto di Penne. Considerati i mezzi a disposizione, la qualità delle immagini non è eccelsa, ma neppure scadentissima. Costituiscono pur sempre una testimonianza. E adesso ditemi cosa sta cantando nelle immagini 1-5. La sesta è esclusa,  perché è troppo facile.



















venerdì 4 gennaio 2013

ALTRE IMMAGINI CONFUSE


La pubblico volentieri perchè tanto non si capisce molto; in ogni caso, quella al centro sono io, le  altre, due mie amiche, (irriconoscibili, così non corro rischi nel caso, improbabile, in cui decidessero di affacciarsi qui) che morivano dalla voglia di sentire Mimmo. Esaudite. Siamo nello spazio davanti al Teatro di Serrenti . 


Possiamo ammirare il soffitto ligneo del bel teatro, la chioma argentea e l'orecchino di perla dell'Agiografa.
Presto in uscita quello che si preannuncia come il successo editoriale della stagione: L'Agiografa dall'orecchino di perla.


E questi, finalmente, sono gli artisti: Mimmo, Matteo, Fabrizio. 

Purtroppo, in questo momento, non ho immagini più chiare. Accontentatevi di ciò che passa il convento. Se non siete soddisfatti, è istituito un ufficio reclami presso la Badessa. 

mercoledì 2 gennaio 2013

IMMAGINI (CONFUSE) DI UN PRE-CONCERTO


Ho ripescato queste foto (scattate a Torino, al FolkClub, il 4 dicembre 2010) solo da pochissimo. Sono un po' confuse, e forse sono l'esatta rappresentazione del mio stato d'animo, quella sera. Ho giurato a me stessa che "mai più sola, mai più". Musica a parte, (forse dovrebbe bastare) non ne ho un bel ricordo. Certe esperienze sono da condividere all'istante con qualcuno incline alla comprensione e alla consolazione, e anche con la tempra giusta per frenare certi istinti un po' pazzi. 
Ho avuto la tentazione di avvicinarmi al pianoforte e "rapire" il cappello, e magari poi chiedere il riscatto. Poi non l'ho fatto. Anche se l'avessi fatto, di avvicinarmi, intendo, magari avrei solo guardato l'etichetta, e mi sarei fermata lì. Non ho fatto neppure quello, hanno prevalso il buon senso e la buona educazione. La pazzia si ferma a uno stadio di ideazione e non si realizza nei fatti. Non sempre è la cosa migliore. 
Il cappello non si vede, ma c'era. Giuro.



Io, pur essendo stata, credo, tra i primi a prenotare, ero seduta in quarta fila, posizione centrale, e davanti a me c'era il solito tipo alto, a cui avrei volentieri staccato la testa. Anche qui mi sono dovuta frenare e mi sono accontentata di torcermi il collo per cogliere ogni minimo dettaglio.
Avendole ripescate, ho pensato di consegnare le immagini alla sede più adatta ad ospitarle. 
Il Cantante non l'ho fotografato, ne' durante il concerto (senza flash avrei potuto) ne' dopo (forse avrei potuto, ma non ho voluto). Mi sono sufficienti tutte le fotografie custodite nella memoria, che si diverte però a giocare brutti scherzi e talvolta racconta le cose come vuole lei, e non come sono state realmente.
Quel posto, comunque, mi è piaciuto, si respira un'aria speciale. 
Ci ritornerò? Da sola, sicuramente, no.

martedì 1 gennaio 2013

IL CAPODANNO DEL CANTANTE PAQUITO

Di tanto in tanto sento l'esigenza di farmi aiutare da qualcuno molto bravo, per colorare e concimare questo piccolo orto, dove vorrei corresse sempre preziosa acqua. ("Corre l'acqua per l'orto" è un proverbio che piace al Cantante: doverosa citazione.)
Oggi è di nuovo, dopo tanto tempo, la volta di Gianni Rodari, che mi ha regalato due filastrocche.
La prima mi pare in tema, dato che oggi è il primo giorno di gennaio, ma sembra, qui dove vivo io, un incantevole giorno d'aprile. 

Si intitola

CAPODANNO


Filastrocca di capodanno:
fammi gli auguri per tutto l’anno:
voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile;
voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera;
voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;
che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente. 


La seconda mi pare ugualmente in tema, visto che parla di un cantante. 
Si intitola

IL CANTANTE PAQUITO

C'era un cantante di nome Paquito
che a metà di ogni canzone
lanciava un nitrito.

Un cavallo che passava di lì,
preso dall'emozione,
decise così:

- Se i cantanti nitriscono, mi pare
giusto che noi cavalli
ci mettiamo a cantare -.

Dopo aver preso questa decisione
aprì la bocca e intonò una canzone.

Era una canzone molto commovente
che faceva piangere tutta la gente...
Parlava di un cantante di nome Paquito
che a metà di ogni canzone
lanciava un nitrito.

Un cavallo che passava di lì...
(Eccetera, sempre così).

Ora, io non ne ho esperienza diretta, ma mi hanno detto che i cantanti, qualche volta, sono permalosi.
Mi sento in dovere di sottolineare che il Nostro non nitrisce, e nemmeno abbaia, quando canta. A volte quando canta BUONI PROPOSITI, soprattutto in concerto, sul finale caccia un urletto che sembra, ma non  ne sono sicura, il verso di qualche strano tipo di galletto. Galletto pennese?

Non  mi resta che augurare un buon anno a chi legge e leggerà.

Gianni Rodari, Filastrocche in cielo e in terra, Torino, Einaudi, 1960. 
Di tanto in tanto lo riprendo in mano, questo libretto, c'è anche Como sul comò, che ho imparato a memoria a scuola, insieme con L'ago di Garda. 
Mi sono state utili per imparare sorridendo.

domenica 23 dicembre 2012

PICCOLA STORIA DI NATALE



La foto ritrae una bambina degli anni sessanta mentre posa accanto a Babbo Natale. Non so se accada ancora, ma ai miei tempi, a scuola, una scuola ancora molto simile a quella descritta nel libro Cuore, e ancora permeata, per alcuni aspetti, di retorica del ventennio, capitava che arrivasse Babbo Natale. Molte bambine ci credevano, e la cosa creava un certo scompiglio e una certa agitazione, e anche un po’ di confusione. Ma come, Babbo Natale in giro, accompagnato da un fotografo, che posa con i bambini? Non era inteso che dovesse arrivare la notte tra il 24 e il 25 e nessuno, ma proprio nessuno, lo dovesse vedere? Non tutte le domande hanno risposte, e la maestra metteva a tacere le bambine dubbiose. “Su, veloci, che dobbiamo riprendere a far lezione”. Iniziava la processione che partiva dal banco, di quelli di legno, scomodissimi, alla lavagna. Processione silente. Erano altri tempi, in cui durante l'ora di ricreazione si consumava la merenda in classe, e si chiedeva il permesso per alzarsi in piedi e conversare, a bassa voce s’intende, con le compagne preferite. Erano anche tempi in cui a scuola ci facevano vedere Incompreso, che mi turba ancor oggi, figuriamoci allora.


La bambina della foto, una bambina timida e molto diligente e disciplinata, almeno a scuola, che a casa perdeva timidezza e freni inibitori, alla storia di Babbo Natale (o di Gesù Bambino) non avrebbe creduto più proprio da quel Natale del 1967, perché la mamma aveva dovuto raccontarle come stavano veramente le cose. “Mamma, spiegami perché a Donatella, o Micaela, o Patrizia, Gesù Bambino ha portato dei giocattoli bellissimi, e a me dei quaderni nuovi e un maglioncino, e un bambolotto calvo, che non piange nemmeno. Le loro bambole hanno dei capelli bellissimi, parlano, piangono e camminano. Hanno anche ricevuto delle nuove borse di cavallino e il microscopio. Perché?” La mamma non sapeva come uscirne e le parve giusto raccontare che in verità, Babbo Natale e Gesù Bambino, altro non erano che i genitori o altri parenti dei bimbi. Le nostre possibilità di spesa erano molto inferiori a quelle di certe compagne (bionde e con gli occhi azzurri) e quindi dovevo accontentarmi di regali non proprio totalmente voluttuari. Fine dell'età dell’innocenza.
Le compagnette ricche esibivano un gran numero di cappottini, di cappellini, di abiti da Carnevale, e, come da copione erano francamente un po’ str…e. Non tutte, quasi.

La bambina dal sorriso in evidente fase di assestamento, dalla posa un po’ rigida, che di lì a qualche settimana non avrebbe più creduto a Babbo Natale, merita un risarcimento. Ora che tanto tempo è passato, vuole crederci di nuovo, e gli ha dato un volto, diverso da quello del signore buffo che la prende per mano, nella vecchia foto di tanti anni fa. Eccolo qui, quello che lei immagina possa essere il vero volto di un Babbo Natale particolare, che non si infila nei camini, e non aspetta questo periodo per fare piccoli doni. 


Non sono doni personali, sono per chiunque decida di entrare nella sua casa virtuale sempre aperta, ma ciascuno li può adattare al caso suo. Sono versi di canzoni, di poesie, riflessioni, spunti per pensare o per permettere a chi li legge di esprimersi, foto, disegni, ricordi e piccoli racconti, che testimoniano un desiderio di condivisione, e un’indole che si sofferma sulle cose, che riflette, soppesa, pesca dalla memoria, archivia e non butta via. Ogni volta è come scartare un pacchetto regalo, come aprire una busta sorpresa, come trovare nella posta un messaggio gradito o ricevere una telefonata in cui non speravamo. Una cosa bella., una piccola gioia quotidiana, ed io mi nutro molto di piccole cose e spesso le trasformo in piccole gioie.

Buon Natale. A Chiunque entri qui, non solo per caso.

venerdì 21 dicembre 2012

ANDARE OLTRE CUORE/AMORE




Non solo i poeti, anche gli autori di canzoni d'autore si trovano a dover fare i conti con queste "pinzochere" inopportune, ma a volte indispensabili.

Le rime sono più noiose delle
dame di San Vincenzo: battono alla porta
e insistono. Respingerle è impossibile
e purché stiano fuori si sopportano.
Il poeta decente le allontana
(le rime), le nasconde, bara, tenta
il contrabbando. Ma le pinzochere ardono
di zelo e prima o poi (rime e vecchiarde)
bussano ancora e sono sempre quelle.

Eugenio Montale,  Le rime (1970), Satura I.

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