Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

venerdì 12 febbraio 2010

ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE AUTEM DIABOLICUM


AI MIEI GENTILI LETTORI

Comprendendo nella categoria i soliti quattro, e, tra loro, spero di poter annoverare il Lector princeps, Mimmo Locasciulli, che mi auguro continui a onorarmi delle sue visite, di quando in quando. Di questo pubblicamente lo ringrazio. (Anche se non legge, lo ringrazio: è stato il fattore scatenante di questa piccola, ma per me bella avventura, di cui evidentemente avevo bisogno.)

Nel blog, come è umano sia, e come già evidenziato, ci sono alcuni errori o imprecisioni, che sfuggono al mio "attento" controllo, alle mie "accurate" ricerche, e che sono figli talvolta della povertà o imprecisione delle fonti, che cerco sempre di confrontare, e verificare laddove sia possibile, talvolta della mia incompiutezza e dei miei limiti. Ho provveduto, con dei commenti ad alcuni post (Incontri, novembre 2009) a precisare o correggere, sperando di non aver peggiorato le cose. Mi giungesse l'illuminazione per porre rimedio a eventuali altri "scivoloni", provvederò. Saranno sempre graditi gli interventi di chi "ne sappia" più di me.


Essendo le poesie, o filastrocche, sempre più spesso ospitate nel mio blog, anche oggi, col pretesto degli errori, ne riporto una che mi piace, come tantissime di Gianni Rodari.



Viaggio in Lamponia


Si può viaggiare in treno, in automobile,

e in macchina da scrivere perchè no?


Io ci ho provato.

Semplicemente battendo

un tasto sbagliato

sono arrivato in Lamponia:

un paese dolcissimo

che sa di marmellata e di sciroppo

e somiglia un pochino ma non troppo

alla Lapponia propriamente detta

che se ne sta a rabbrividire

lassù alle soglie del polo.


Il popolo dei Lamponi

confina con altri popoli

buoni e tranquilli:

fragole e mirtilli,

lucciole e grilli.


Spesso giungono in visita

dagli Stati vicini

farfalle, api, bambini

con il cappellino bianco

che presto sarà nero di more...


Oh paese felice,

scoperto per errore,

Lamponia del mio cuore!


Gianni Rodari. Il libro degli errori; disegni di Bruno Munari.

Torino: Einaudi, 1964.

mercoledì 10 febbraio 2010

UN'OPINIONE NON MIA

DEL TUTTO OPINABILE

Ho scovato un libro, senza andare lontano, nella Biblioteca dove lavoro: si tratta del
Dizionario dei cantautori / Giangilberto Monti, Veronica Di Pietro. - Milano : Garzanti, 2003. - 597 p. ; 21 cm. Certo, come tutti i dizionari un lavoro poderoso e ponderoso, che presuppone pazienza, attitudine alla ricerca, tempo. Ho scoperto, sfogliandolo, che esiste un numero spropositato di cantautori, dei quali non avevo mai neppure sentito il nome, e mi riferisco a contemporanei, del passato prossimo, del passato remoto e remotissimo.
A noi qui interessa uno in particolare, il coltissimo Dottor Mimmo Locasciulli poeta pubblicando: ecco l'opinione degli autori sul suo conto, a conclusione di una scheda sulla vita e le opere.
"Con testi di buon livello, in linea con lo stile minimalista di una certa scuola romana, lo aiuta la composizione al pianoforte, che gli consente buone aperture melodiche, ma lo frena la vocalità mono-tonica e l'interpretazione non particolarmente originale."
Dottore, immagino non Le sia sfuggito questo, come altri lavori che parlano di lei; io, senza commentare, e anche questa volta mi costa, a mero titolo informativo e per completezza, riporto.
No, proprio non ce la faccio: meno male che qui hanno almeno differenziato, alludendo a questa benedetta scuola romana non come una struttura monolitica, ma quantomeno differenziata (una certa) Poi sull'interpretazione non proprio originale no, non ci sto (come diceva un nostro vecchio presidente). C'è tutto lui in quell'interpretazione, altro che non è originale, é sua peculiare e basta. A noi piace (prima il presidente, ora il plurale maiestatis: non lo usa più neppure il successore di Pietro; questo è un sintomo grave.) Ho scovato anche un altro bel lavoro La *canzone d'autore italiana 1958-1997 : avventure della parola cantata / Paolo Jachia ; prefazione di Caterina Caselli Sugar. - Milano : Feltrinelli, 1998. - 231 p. ; 20 cm.
Peccato, Mimmo non c'è, (o meglio è citato, e di lui come di tutti gli altri è proposta una scheda in cui si valuta il grado di contaminazione con alcuni generi, ad esempio folk, jazz...) ma bisogna dire che l'autore ha concentrato la sua attenzione su un numero molto ristretto di autori, cui ha dedicato accurate analisi monografiche. Uno dei fortunati è F.d.G. Ci sono alcune sue considerazioni riportate, che hanno il sapore di verdetti, sui quali mi verrebbe molto da intervenire e obiettare, ma devo ricordarmi che questo mio lavoro è consacrato al "mio" "nume tutelare" e non ad altri, perquanto amici.
Au revoir; oggi ho accontentato chi li vuole brevi, i "post". Avviso subito che non sarà sempre così.

lunedì 8 febbraio 2010

GLI ANNI LO HANNO APPESANTITO


Alcune persone che conosco, ricevuta da me la segnalazione della partecipazione radiofonica di Mimmo Locasciulli alla radio, venerdì sera, chi per curiosità, più verso il mio interesse per lui, (se gli presta tanta attenzione ci saranno ragioni forti) che per reale passione nei suoi confronti, o per ritrovare un artista seguito in passato di cui avevano un po' perso le tracce, si sono sintonizzate sulle frequenze di Radio 1. Una persona in particolare, mi ha comunicato stamattina le sue sensazioni. La signora in questione, senza nulla togliere alle altre, forse quella con maggiore bagaglio culturale, esperienze di vita, conoscenza dell'animo umano, anche per studi seri ed approfonditi svolti, che sa dell'esistenza, ma non legge il mio blog, (peggio per lei) mi ha onorato di un'attenta disamina sul perchè io abbia sentito l'esigenza di entrare in comunicazione con l'artista, diventando autrice di un blog a lui dedicato, per certi versi rispondente al vero. Da intellettuale qual è mi ha tirato in ballo Arthur Schnitzler, che Mimmo conosce di sicuro, da appassionato della cultura mitteleuropea; S. è stato anche medico, come Cechov, di cui Haber interpreta attualmente il Platonov. I medici scrittori sono di più dei medici musicisti; ne abbiamo anche uno sardo, oculista, che nel contempo scrive, bene, e ha un buon successo anche all'estero. La gentile signora intellettuale, che mi conosce bene, mi ha anche espresso le sue considerazioni sul come tutto ciò (desiderio di comunicazione, e blog) possa essere recepito da un personaggio "particolare" come Locasciulli, apparentemente "accessibile", ma in realtà con molti accessi vietati, con molte saracinesche abbassate, trovandomi abbastanza concorde con la sua interpretazione. D'altronde se fosse stato uno dei tanti, di facile e univoca lettura, non gli avrei dedicato neppure una riga. Sull'una cosa, ne' sull'altra desidero adesso soffermarmi, puntando l'attenzione invece sulle sensazioni provate, nel sentirlo parlare e cantare, da quella signora che lo conosce, ma da tanto tempo è lontana dalla sua musica e dal suo mondo, e non ha fatto negli ultimi tempi alcuna lettura che lo riguardi. Riporto queste sue impressioni senza aggiungere alcun commento, e un po' mi costa: "Ho trovato un uomo "appesantito" dagli anni, più lento nel modo di parlare e porsi, cauto, come se ogni parola fosse frutto di attenta riflessione: ho percepito una certa emozione, seppur controllata, una certa tensione. Lo testimonia anche un inciampare ogni tanto nelle parole, che è sempre conseguenza di emozione. Ho ascoltato con molta attenzione i testi, quelli nuovi che non conoscevo, la canzone sul tempo (Un po' di tempo ancora, non conosceva l'esatto titolo) e quelli dell'ultimo album. Mi pare che questo sia un uomo molto colto e profondo, che molto si nutra di poesia. I suoi testi ne sono completamente permeati, delle sue influenze poetiche. Mi ha fatto venire in mente Pessoa. Rispetto alla produzione del passato mi pare abbia intrapreso un cammino introspettivo profondo, che si sia guardato dentro più di quanto non abbia mai fatto. Una maturazione non esente da connotazioni accentuatamente malinconiche." Non ho evidentemente registrato le parole dell'attenta ascoltatrice, i concetti sono i suoi, ma io li ho resi secondo il mio modo di esprimermi; lei non legge il blog, quindi non potrà mai dirmi se l'ho travisata. Mi pare una testimonianza interessante, che forse potrebbe essere utile all'artista, curioso, magari, del modo in cui è "percepito". O forse no: io sono incauta e impavida e come al solito mi sono lanciata senza paracadute. Ho, per onestà, avvisato l'ascoltatrice del fatto che avrei riportato le sue considerazioni. "Fai quello che vuoi"- mi ha detto - "l'importante è che non mi chieda di leggere il blog."
Così come Mimmo promise lo scorso anno di non parlare più di Idra trascorsi circa dodici mesi dall'uscita dell'album, io prometto di non parlare più della serata di venerdì, anche se dovessero giungermi all'orecchio testimonianze di vitale interesse. Passerò ad altro. Anticipazioni? Nessuna: solo "prevedibili" sorprese, su queste pagine.

sabato 6 febbraio 2010

NOTTE ALTA E SONO SVEGLIA


Pensieri in libertà sulla serata radiofonica dedicata a Mimmolocasciulli. (Me l'ha detto Frankie di scriverlo così.)


Sono le 23,02; la serata speciale dal vivo dedicata a Mimmo Locasciulli su Radio1, si è appena conclusa lasciandomi ad un tempo felice e disperata. Felice, è facile da capire, perché è stato veramente bello: per rubare un’espressione a Mimmo, mi son davvero molto sentita vicina al Paradiso; è facile anche capire perché disperata: è già finita, come tutte le cose belle, che sono effimere. Non ho resistito e ho preferito non lasciare a domani, ma dedicarmi ora, sull’onda delle sensazioni che ho addosso alla pelle, a raccontare quest’ora e tre quarti di grande piacere. Ci sarebbe materiale per scrivere dieci post, ma per ora ne scriverò uno solo, non so quanto lungo, che son sicura leggeremo integralmente in tre, io e altri due. Le mie amiche mi hanno quasi mollato; entrano, vedono di che si tratta e poi Ciao, troppo serio, oppure uff troppo impegnativo, ci divertiamo di più con Mimmopolis e con il gallo, ti riconosciamo di più. Devo un po’ mediare, in questa mia piccola avventura.



Mimmo stasera era molto rilassato, ho ragione io che lontano dalle telecamere dà il meglio di se’, e poi a me piace molto concentrarmi sulla voce, sui toni, sulle sfumature. Allegro, anche, contento, a suo agio. Io mi sono sentita a casa, ho respirato “aria di famiglia”. Di questa casa piuttosto grande che è il mondo di Mimmo posso dire di conoscere molte stanze, e anche il contenuto di qualche armadio; non ho aperto tutti i cassetti, e spero davvero che ce ne siano ancora molti da aprire perché altrimenti tutto il divertimento finisce. Dovrò guardare anche sotto i letti e sotto i tappeti, e negli angoli. Si può dire che dal mese di luglio, io, assolti gli obblighi, le incombenze, e fatti salvi alcuni legami affettivi, viva ormai di pane e Mimmo, tutti i giorni senza saltarne quasi nemmeno uno, per cui molte delle cose che son state dette stasera le conoscevo e molte le ho trattate qui, ma quest’uomo riesce sempre a sorprendermi, e ne ho scoperto delle belle.



Tra poco le racconterò, le cose che ho scoperto stasera, ma prima voglio dedicare un pensiero affettuoso ad Haber, che già tante volte ho tirato in ballo. Haber, come mi sei piaciuto, quasi quasi vi compro due al prezzo di uno, te e il tuo amico. Intanto ti invito idealmente a cena e ti permetto di pescare a piacimento nel mio piatto, (molto grande, così non invadiamo gli spazi) perché so che ti piace molto, a patto che mi ricanti La valigia dell’attore come l’hai cantata stasera, che anche se è da un sacco che non cantavi, per me era perfetta: la canti col cuore e riesci a comunicare tante emozioni. Io che Mimmo è per te una figura rassicurante, e non solo da un punto di vista della salute, già lo sapevo, e me ne hai dato conferma. Era davvero tangibile l’affetto che nutri per lui, anche quello che nutre lui per te, ma tu hai questo modo immediato e indifeso di manifestarlo. Vi siete conosciuti in un campo da tennis? Questa notizia non l’avevo trovata da nessuna parte, e dire che ho divorato pagine e pagine, ma nessuno ci aveva pensato di informarmi. Così come il tuo modo di manifestare affetto e stati d’animo è immediato, anche il tuo modo di esprimerti lo è. “Sai cos’è, Mimmo non è puttana, non si vende.” Esclami. E lui di rimando “Chi te l’ha detto?” Insomma a chi devo credere? Il tema è oltremodo interessante, ho bisogno di certezze.



Musica e parole, parole e musica. Io stasera ero interessata all’una, perché un’esibizione dal vivo, con le sue imperfezioni, e le sue piccole sorprese e variazioni è sempre una bella esperienza. Ho prestato un’attenzione particolare all’ascolto dei singoli strumenti, il piano di Mimmo, il contrabbasso di Matteo, il sax di Fabrizio Mandolini, le percussioni di Filippo Schininà, i plettri dell’Ensemble Mereuer, l’organetto di Ambrogio Sparagna, o almeno ci ho provato. Al buio completo, che l’operazione riesce meglio; sobria, e senza i tacchi alti. Ho detto un po’ di bugie, non avevo nemmeno l’abito da sera, ma una vestaglia, di quelle da nonna, e ora che scrivo alla vestaglia ho aggiunto anche un plaid, avvolto come un peplo. Un vero spettacolo; ho detto qualche piccola bugia e so che anche Mimmo di tanto in tanto ne dice qualcuna, di quelle piccole bugie benevole; tira fuori un aspetto un po’ burlone, talvolta. Certo se avessi avuto un bicchiere di La seconda luna l’avrei bevuto. Cos’è La seconda luna? Un lambrusco buonissimo - dice Mimmo. Io appena l’ho sentito parlare di vino, essendo già ai piani bassi del paradiso, sono giunta immediatamente in vetta. La citazione per me che, se non si è capito considero il vino una delle delizie del creato, è stata determinante. Ne ha parlato con Ligabue, in collegamento telefonico. Io che i due si conoscessero nemmeno lo sapevo, davvero non ne avevo trovato menzione da nessuna parte, se non forse, in un’intervista, due parole, alla domanda “Chi ti piace dei tuoi colleghi?” Si forse una volta, tra gli altri, ha citato anche Ligabue. Pare che tanti e tanti anni fa, nella notte dei tempi, quando Mimmo era già noto e Ligabue uno sconosciuto che aveva affidato a quello che sarebbe diventato il suo manager, il compito di far sentire a qualcuno che contasse la sua musica, proprio quel futuro manager andò da Mimmo con una cassetta di Luciano. Mimmo la ascoltò e si espresse in termini davvero lusinghieri. Avrebbero voluto collaborare, ma poi si sa, i casi della musica, per ogni cosa ci vuole il suo tempo, e magari giornò verrà, che vi vedrà insieme. Devo indagare su questa Seconda luna. Ma sarà un vino che produce Ligabue? C'è tanta gente dello spettacolo che si è data alla viticoltura.


La storia che la musica di Aria di famiglia fu scritta da Mimmo per un’opera teatrale di Michele Placido dal titolo omonimo, che poi l’autore volle mettere in scena senza commento musicale, l’avevo letta, ma tra le tante cose che mi son rimaste in mente, l’avevo dimenticata, e quindi l’ho re-imparata stasera e ora mi rimarrà per sempre stampata nella mente. Prometto.
In collegamento telefonico c’era pure, e non poteva non esserci, Enrico Ruggeri. Ah quanti complimenti si sono scambiati gli amici, stasera. Enrico è uno swinger - dice Mimmo - è una delle più belle penne della musica italiana, e se lo dice Mimmo che di “penne” in tutte le varie accezioni del termine se ne intende davvero, non possiamo che unirci alla sua convinzione. Il testo di Aria di famiglia l’ha scritto Ruggeri perché Mimmo era troppo coinvolto; io pensavo dal tema della canzone, e che questo gli permettesse poca lucidità, invece scopro che aveva ancora addosso il coinvolgimento dell’opera teatrale da cui la musica era stata tolta.



Un’altra cosa che ho scoperto stasera, ma questa non mi ha sorpreso, è che Mimmo si è prodotto insieme con Sparagna in una pizzica. Ce lo vedo, perfetto. A me la pizzica piace da matti, ho un desiderio sfrenato di assistere a uno spettacolo dal vivo di musica e danza. Mi dà una gioia dionisiaca.



Ore 0.01. Il primo minuto del nuovo giorno; è già un’ora che scrivo. Temo che mi rileggerò solo io; è troppo per chiunque. Allora ricapitolando, Haber, (mon amour) Frankie HI NRG, in collegamento telefonico, per cui nutro un’invidia profonda perché Mimmo non fa altro che dire che è troppo intelligente, Ruggeri; l’inedito, per me, Ligabue, l’Ensemble Mereu(cognome sardo)er; mi sono dimenticata di qualcuno? No, non me lo sono dimenticata: alla fine ecco sempre al telefono Bassignano, che a Radio 1 conduce un noto e seguito programma, Ho perso il trend. Con Mimmo, e questo l’abbiamo già detto, si conoscono dal 1972. B. dice che potrebbe raccontare per più di due ore aneddoti che riguardano Mimmo. Non vedo l’ora di sentire queste rivelazioni. Organizza un’altra serata, invitalo alla tua trasmissione, firmiamo subito una petizione perché ciò accada presto, ma non prestissimo, perché certi piaceri è meglio centellinarli. Ah, la prima firmataria è ça va sans dire, Folgorata.


"Insomma è due ore che cianci, ma quest’uomo avrà pure cantato, raccontaci cosa." Tempo al tempo. Prima di mandare in stampa il pezzo, sperando di arrivarci prima che il giornale chiuda, devo fare altre sconvolgenti rivelazioni. A diciotto anni volevo fare l’attore - confessa Mimmo - interpretare uno di quei ruoli, di ubriaco, di pazzo, non che io lo sia… Senti sei sempre in tempo, io ti ho anche detto, e guarda che è un complimento esagerato, che un po’ ricordi (o almeno ricordavi) Richard Harris. Haber? Quest’uomo ti ha scoperto, ti ha lanciato nel mondo della musica, mettici una buona parola, facciamogli fare una parte, anche piccola, un cammeo. Facciamogli interpretare un pazzo ubriaco delirante, che non è mai troppo tardi per fare nuove esperienze. Io poi attenderei con ansia anche un libro di poesie del nostro, che so che ne ha scritto tante, fin dai primi schiaffi dentro il suo giovane cuore (segretamente trasferibili in poesia) Pubblichiamolo, con una bella autointroduzione e con il commento critico. In verità un libretto esiste; e questa è una notizia che non sanno in molti. Si intitola Il giardino In-Cantato, Raccolte di Poesie e canzoni.
Locasciulli, Mimmo
Il giardino in-cantato / Mimmo Locasciulli ; a cura di Rosario Galli
Pescara : Edizioni scientifiche abruzzesi, 2005
C’è pure un’auto-introduzione di Mimmo. Io questo libretto lo desidero ardentemente, l’ho cercato, ma pare sia esaurito. Ristampiamolo, altrimenti sarò costretta, e non è la soluzione ottimale, perché poi dovrò renderlo, a ricorrere al prestito interbibliotecario.


Giunto è finalmente il tempo di parlare di canzoni. Cos’ha cantato Mimmo? Ha esordito con Un po’ di tempo ancora, (Haber gli dice Mimmo ma questa insieme non l’abbiamo mai fatta, vorrei cantarla anch’io) che pare costituisca attualmente l’esordio dei suoi concerti, ha proseguito con la canzone che mi ha dato imprinting e spunto per il titolo di questo stupendo blog, cioè Piccola luce, ha proseguito con Gli occhi; ancora Sglobal, Correre baby, Aria di famiglia, poi si è dedicato ai nuovi (ormai non più tanto) brani di Idra, partendo dalla title track, appunto, poi Senza un addio, Passato presente, Benvenuta, Lucy, questa con l’Ensemble Mereuer. Me n’è sicuramente sfuggita qualcuna, ma ero troppo presa e troppo al buio per pensare di prendere appunti. Ah ecco, Confusi in un playback. Mimmo ti devo tirare le orecchie, (veramente io tirerei i capelli, ma temo reazioni ancor più inconsulte) perché non hai cantato Una vita che scappa. Non si può avere tutto, in fondo quello di stasera è stato un gran regalo, e credo che non siamo stati così in pochi a scartarlo tutti contenti. Io il fiocco e la carta li conservo. Di Mimmo non si butta via niente.


Ormai è l'una e quaranta cinque. Per Mimmo la notte è appena cominciata. Per me che spesso vado a letto con le galline, ma mi sveglio col gallo, è notte alta. Quasi quasi esco, così, con la vestaglia e col plaid-peplo avvolto: fermo i rari passanti e faccio il resoconto dello spettacolo di stasera. A questo punto sono certa che la notte non potrà non riservarmi qualche sorpresa.

lunedì 1 febbraio 2010

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Post brevissimo, anzi telegrafico. Se ci riesco, perchè quando inizio a scrivere si stabilisce fra le mie dita e i tasti una corrispondenza d'amorosi sensi e mi dispiace separare questi soggetti innamorati. Ora mi produco in un meraviglioso copia-incolla:
Invito personale speciale live Mimmo Locasciulli
In diretta su Radio1 il dottore-cantautore con i suoi classici più famosi e i nuovi brani, prodotti a New York assieme a Greg Cohen e con la partecipazione di alcuni tra i più noti musicisti italiani e grandi nomi del jazz americano. Una speciale serata di musica dal vivo e racconti di amici ed ospiti a sorpresa, con la conduzione di Gianmaurizio Foderaro. Regia di Danilo Gionta. Venerdì 5 febbraio alle ore 21.00.
Come al solito sono stata aiutata, nel senso che mi è arrivata la dritta da una persona che non mi stancherò mai di ringraziare per tutto e soprattutto per la pazienza. Io sarò in prima fila in abito da sera, fresca di parrucchiere e con i tacchi alti e una bottiglia di spumante brut da stappare appena Mimmo Locasciulli inizierà a cantare.
Mimmo perchè non ci informi di queste tue partecipazioni sul tuo sito? Io in genere vengo a saperlo dopo, e mi perdo tutta l'emozione della diretta, anche se è registrata non importa, e devo andarti a cercare sul web e sul più bello succede qualche intoppo e non ti vedo più. (Come è accaduto in parte per la partecipazione a Linea notte, dove come al solito ti hanno presentato dicendo che sei uno degli storici cantautori della scuola romana, nonchè uno di quelli che di fatto è nato col Folkstudio. Proprio non ci riusciamo con tutta la buona volontà a fargli capire che la scuola romana altro non è stata che una trovata della casa discografica, che in questa espressione onni-comprensiva c'erano persone con caratteristiche le più disparate, che tu proprio non ti ci riconoscevi, ne' ti riconosci, e che quando nasceva il Folkstudio, tu eri alle medie, e giocavi, se ci giocavi ancora, col meccano.)
Ho concluso, vado a prepararmi... per la serata di gala: ho una certa età, non è come a vent'anni che bastavano dieci minuti: qui dovrò chiamare un'impresa specializzata in restauro e conservazione, ma per venerdì dovrei farcela.

venerdì 29 gennaio 2010

IL SUO MONDO IN UN DISEGNO



Il raro visitatore estraneo al piccolo giro di lettori che mi conoscono, che dovesse giungere a questo blog non sospinto dal vento capriccioso di un motore di ricerca, mi riferisco pertanto a qualcuno che conosca bene l’oggetto dell’indagine, alla mia domanda: Hai presente la copertina di Sglobal? - Certo - mi risponderebbe - e ne conosco perfettamente la storia. Se qualcuno invece non la conoscesse, intanto lo inviterei a visitare il bel sito di Mimmo Locasciulli, essenziale, scuro, sobrio ed elegante nel layout, ma quanto mai ricco di notizie nel contenuto: entri in Home page, clicchi sulla foto di M.L., si troverà in “indice”; da qui entri in “discografia” e una volta giunto a Sglobal, salvi l’immagine della copertina; la ingrandisca e la osservi con attenzione. Appare subito evidente che è il disegno di una bambina, e che in quel disegno c’è tutta lei con il suo mondo. Di questa bimba che ormai dovrebbe avere circa nove anni, so alcune cose che ho letto seguendo come al solito le tracce di Mimmo, e ciò che ha attinenza o connessione con lui. Di ciò che ho letto, in questo post non desidero parlare, anche se la protagonista è lei, la piccola O., anche se sono tutte notizie pubbliche, trovate in rete o sui giornali. C’è un’amicizia privata, ci sono sentimenti, e non ci sono, anche se avrebbero forse potuto esserci, collaborazioni di lavoro, per cui in punta di piedi esco.

Lascio la parola a Mimmo, trascrivendo la sua risposta ad una domanda nel corso di un’intervista, in cui gli si chiedeva di commentare la copertina dell’album Sglobal.
Una sera avevo a cena una coppia di amici con la loro bambina di cinque anni, O. Noi parlavamo delle nostre cose e lei passava il tempo a disegnare su tovagliolini di carta. Alla fine della serata, sparecchiando, ho visto quel capolavoro di innocenza, semplicità e capacità di sintesi.
In quel disegno c’è tutto: il bisogno di una espressione genuina, sincera e consapevole in ordine all’analisi e all’osservazione del mondo che viviamo, e implicitamente, la scelta delle soluzioni più idonee in ordine alla conservazione delle proprie identità
.”

Intanto una bambina di cinque anni che durante una cena con degli adulti, non essendo in compagnia di altri bambini, non piagnucoli, e non si metta a fare i capricci per ottenere l’attenzione dei grandi, non è un fatto frequentissimo. Le sono bastati dei tovagliolini di carta e delle matite per dare contorni e volti al suo mondo e al mondo più vasto, per narrarlo come una storia. Una bambina tranquilla, ma sveglia, intelligente e sicuramente già amante dei libri e forse con una maturità superiore a quella della sua età. Forse ama anche scrivere, e certo le piacerà giocare con i suoi amichetti, e fare sport, o suonare uno strumento, chissà. Non la conosco, ma mi piace. E me la immagino anche, non so bene perché, col visetto un po’ tondo, con i capelli un po’ lunghi e mossi, con la coda, castano chiaro. La vedo così mentre disegna, a casa di Mimmo, che dopo sparecchia. Questo aspetto mi è molto piaciuto: non che ci sia nulla di strano, o di straordinario, nello sparecchiare, però questa scena familiare di minuta quotidianità mi è piaciuta, l'ho visualizzata. Molti uomini, e non certo con lo "status" di Mimmo, non se lo sognano neppure, di sparecchiare.
Ho apprezzato, anche, molto, che Mimmo abbia deciso di far diventare il disegno della bambina la copertina di Sglobal: un gesto carico di tenerezza, ma anche di considerazione, di stima, di riconoscimento delle qualità della piccola. Trattata da persona. Questo mi ha colpito molto.

lunedì 25 gennaio 2010

COLMIAMO LA LACUNA


Ho sotto gli occhi e tra le mani un libretto di Ardengo Soffici, Marsia e Apollo, Poesie, Vallecchi, 1938. Ho fatto un'operazione azzardata: ho aperto a caso, e il caso mi ha favorito, facendomi trovare una poesia che s'intitola I miei amori: coincidenze, l'amore è proprio il tema cardine dell'approfondita ricerca interiore che ha condotto Mimmo Locasciulli a Idra, l'amore, come giustamente sottolinea l'autore, nel senso ampio del termine e non solo in quello restrittivo tra un essere maschile e un essere femminile. Mi pare ben si adatti a tutto ciò la poesia giovanile di Soffici, e che quanto i suoi versi raccontano sia ampiamente condivisibile, a parte qualche dubbio sulla chiusa.

Prima della poesia alcuni pensieri del poeta futurista, che ci aiutano nella comprensione del titolo dell'opera.

"Marsia non era un insolente rivale di Apollo: era una parte del nume stesso. Marsia era la giovinezza d'Apollo. Arrivato Apollo alla virilità dello spirito, i canti giovanili, sfrenati di Marsia gli sturbavano dentro la nuova serena musica sorgente dalla maturità del suo cuore poetico.

Volle liberarsi da quella disarmonia; e scuoiò Marsia. Ma della sua pelle divina si fece un florido manto, e se ne ornò poi per sempre."

"A vent'anni scrivevo dieci canzoni al giorno e ne buttavo undici, oggi non è più così" dice Mimmo, che non dobbiamo scordarcelo, continua ad essere, pur in buona compagnia, il nostro protagonista, ancor più apprezzato se ci offre spunti per allargare il discorso. Quel giovane entusiasta e prolifico non è un suo "insolente rivale", ma una parte del nume (mi riferisco alla mia definizione di "nume tutelare" del blog) stesso. C'è poco da fare, è tutto un giro di associazioni e coincidenze, molto affascinante. (Per qualcuno un po' forzato?)

Il compito è arduo, ma alla luce di queste nuove conoscenze sui gusti poetici del nostro autore, si potrebbe tentare una lettura delle sue canzoni in chiave montaliana, e non solo. Io qualche influenza l'ho trovata, una in particolare, ma per ora la tengo per me.


I miei amori


Amo tutto: il fratello sole, la luna e le stelle

Che a me versan calore, luce soave e sogni.


Amo la buona terra che mi sopporta e mi nutre

E che mi serba un letto tra le sue brune zolle.


Amo il celeste mare, che largì primo la vita,

Amo il mar tenebroso che la ritoglie cantando.


Amo le bianche alpi vergini e mute in eterno,

i foschi monti querciuti e gli scroscianti fiumi.


Amo l'uomo, pensoso, diritto coll'occhio negli astri.

Che domanda per tutti il suo segreto a Dio.


Amo l'uomo curvato sul solco sterile; l'uomo

Armeggiante sotterra tra miasmi, pallido; l'uomo


Navigante, randagio, famelico nella notte,

O, rabbioso, vermiglio, vociferante in piazza.


Amo la giovine madre che culla il bambino con canti,

La mesta madre che al figlio spreme l'ultimo latte.


Amo la bella amante che imparadisa l'amato,

Che ride e piange e gli dona tutta la gioia del mondo.


Amo la schiava che senza amore nel letto si stende,

Perfida druda o sposa, e mente tra sozze carezze.


Amo anche quella che spegne la fregola immonda all'ignoto

Ebro, che arriva ed entra, ne' sarà visto più mai.


Amo tutto: le bestie laboriose o fameliche, il bianco

Bue, l'asino bigio, la stupida pecora e il lupo.


Amo gli alberi, i sassi, le nuvole, i fiori, le foglie,

Le biade tremule, l'erbe; ed anche i tristi logli.


Amo gli uccelli allegri, i pesci, gl'insetti ronzanti,

Gli umili insetti nocivi amo pure, e i vermi, e le serpi.


Amo ogni cosa che vive, che opra, che soffre. Ma più

Amo il silenzio e la pace tua perpetua, o Morte!

(Da Poesie giovanili, 1901-1908)


Io amo questa poesia. Grazie a Mimmo per l'inconsapevole segnalazione.

L'intervista da cui l'ho tratta è forse la più completa che ho letto finora, e in cui ho colto da parte di Locasciulli un desiderio di raccontarsi mai colto prima, almeno non così urgente.

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