Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

giovedì 27 gennaio 2011

TRENTUNO CANZONI




Il rimando al post precedente è necessario. Prendo infatti spunto dal libro 31 Canzoni di Nick Hornby cui ho accennato proprio lì. Ormai sono passati diversi anni, ma dopo la pubblicazione del libro ci fu la moda di chiedere, a chiunque appena famoso, di fornire la sua personale lista di canzoni “della vita”. Se a qualcuno venisse voglia di perder tempo, si possono ancora trovare tracce di liste proposte da questo e da quello, nonché la madre di tutte le liste, quella delle trentuno di Nick.



Io circoscrivo l’ambito, va da sé, a quelle di Mimmo Locasciulli.


Voglio scrivere in maniera del tutto anarchica, pertanto mi affiderò a ciò che mi suggeriscono la memoria e l’istinto e il cuore, senza rispettare alcun ordine cronologico, neppure la sequenza lento svelto, o altri criteri. Ne elenco trentuno, non una di più, ne’ una di meno. Dopo il gioco prevede che mi fermi.




  1. Come viviamo quest’età

  2. Odor di maggio

  3. Una vita che scappa

  4. Un po’ di tempo ancora

  5. Dicembre

  6. Piccola luce

  7. La vita in tasca

  8. La faccia delle altre persone

  9. Aiuto!

  10. Tango dietro l’angolo

  11. Lettere dalla riserva

  12. Qualcosa farò

  13. L’inganno del tempo

  14. L’attesa

  15. Piano piano

  16. Povero me

  17. Che fine farò

  18. Non è stato facile

  19. Un giorno qualunque

  20. Buonanotte nella pioggia

  21. A Rocco

  22. Il treno della notte

  23. Via di qui

  24. Buoni propositi

  25. I musicisti son così

  26. Idra

  27. Oh vita i love you!

  28. Niente di più

  29. Gli occhi

  30. L’inverno

  31. Due ore

Ecco la lista senza quasi nessuna premeditazione. Rileggendola, mi rendo conto che mancano tantissime canzoni che amo molto, che mancano superclassici, come ad esempio Natalina, che a rappresentare il primo album che mi intenerisce molto, nel suo complesso, perché c’è dentro un Locasciulli "semi-vergine", ancora senza troppe sovrastrutture, con la voce in divenire e con un forte accento abruzzese, ho inserito A Rocco. A Rocco testimonia un’attenzione verso una tematica sociale; il protagonista è un emarginato, uno con una storia problematica che ha ucciso la sua donna e ha scontato la pena in un manicomio criminale, e sulla pelle, indelebili, sono rimaste le ferite di quell’esperienza.



A proposito di accento abruzzese, che Mimmo molto si attribuisce: adesso, e questo forse non gli piacerà, uno con l’orecchio non troppo esercitato, se lo sente parlare, lo prende per romano. (Al di là dell’accento, molti lo definiscono il cantautore romano M.L.) Certo c’è quella “O” strana, molto aperta, il suono “gl” non nettamente definito…



Ho tratto due classici da Quattro canzoni, Piccola luce e Il treno della notte. Le ha più volte riproposte e riarrangiate, Mimmo, e forse, soprattutto la seconda, le apprezzo di più nelle versioni successive, ma la mia conoscenza dell'artista affonda le sue radici proprio lì, in quel vecchio Q-disc: da allora porto incise sulla pelle le iniziali M.L. in una sorta di tatuaggio simbolico, e quindi gli voglio rendere onore. Il treno della notte poi ha quel doppio senso (che noia! Ancora?) che colpisce in uno come lui che non ne fa uso, e che anzi nelle sue canzoni usa il più delle volte immagini poetiche e delicate, in riferimento a situazioni amorose. Canzone irresistibile. Irresistibile è un aggettivo che compare poco nel mio lessico, ma molto quando parlo di lui.



Dall’album del 1982 vedo Buoni propositi, che mi dà sempre una gran carica, e che alla luce delle "confessioni" di M. su quella che lui ha definito la sua "costituzione", mi piace ancora di più, soprattutto per la sua esternazione sull’attitudine ai sogni. Vedendolo così spiccio e concreto, non si direbbe uno che si perda dietro ai sogni, ma le sue canzoni raccontano diversamente, e quel suo sguardo vago pure.


Quand’è che si abbandonerà ai sogni, il Cantante? Nelle sue strane notti? Di giorno tra un impegno e l’altro? Al semaforo in attesa che scatti il rosso? A uno dei suoi convegni quando il relatore prima di lui è terribilmente noioso? Nelle lunghe ore di volo per raggiungere la sua città preferita? E che sogni saranno i sogni di uno come lui?



Non c’è Intorno a trent’anni, la bandiera del suo disagio a passare la soglia dei trenta, emblematici, all’epoca - ora è tutta un’altra storia - dell’obbligo di entrare in un mondo di rampantismo ad ogni costo, non perché non la ami, ma perché per molti Locasciulli equivale a Intorno… e solo a quella e poche altre, e questa cosa mi ha un po’ stancato. C’è Gli occhi e qui potrei scrivere per due ore, e c’è Due ore, a proposito di non avere molto da dirsi… Il tema del disagio e dell’incomunicabilità a me è molto caro e qui è trattato in un bel modo lieve. Lo vedo che fuma, il personaggio della canzone, che tira calci ai sassi, che si domanda ma che ci sto a fare, qui. Meno male che c’è il solito treno, questa volta salvifico.



E poi… e poi ci sono canzoni un po’ da tutti gli album; a quelli degli anni ottanta sono molto affezionata perché allora ascoltavamo sempre le cassette in macchina e ce lo portavamo in giro e in vacanza, Mimmo. Mi ricordo una piccola, bella vacanza estiva a Santa Maria Navarrese, nel 1989, la prima di una serie, e tutto (Adesso glielo dico) lo collego indissolubilmente a quelle sensazioni, alla Torre saracena, all’olivastro secolare e alla chiesina bianca.



Di Una vita che scappa e de I musicisti son così ho già ampiamente parlato in altre occasioni. Oh vita i love you mi carica molto, e mi piace che il Cantante, che certo non ha mai dovuto tirare il collo alle necessità, ne’ preoccuparsi di camicie in tintoria, ne’ cibarsi di avanzi di pollo conservati nel domopack, si tuffi nella storia di uno così, che tuttavia Oh vita I love you lo esclama lo stesso, e da questo forse sono accomunati.



Due da Clandestina, quello che non volevo ascoltare perché mi dava morsi al cuore. Quello che c’è un confine dentro le canzoni, tra le parole vere e quelle che componi, quello che l’amore a volte fa male, è una trappola mortale…


Insomma a volte una canzone ti può prendere anche solo per un verso in cui ti riconosci, (Cosa rimane senza te, di me…) o perché ti fa venire voglia di ballare anche se non ne hai proprio l’attitudine, (Uè mi prendo una ragazza e via) o ti fa ballare il cuore, o ti prende per mano e ti conduce in una strada malinconica (E tutto passa in fretta, ma scorre lentamente…).


Due delle canzoni scelte, Che fine farò, e Non è stato facile, sono scritte da Mimmo con Stefano, il suo amico cantautore pugliese. Tra le canzoni composte con altri, e sono tutte molto belle, queste hanno qualcosa in più che me le fa amare particolarmente.



Mi pare ci sia davvero tutto, tra le mie trentun canzoni, l’allegria e la giocosità, la rabbia e il disincanto, la tenerezza e la malinconia, la nostalgia e un po’ di cinismo, il rimpianto e la speranza, i sogni e la lontananza, la presa di coscienza di quello che si vuole essere, i conti con il tempo che non fa sconti, tutta una vita in una canzone. Mi riferisco a Piano piano e penso che se fossi brava a disegnare, mi piacerebbe illustrarla, questa canzone, che si presta moltissimo. Le immagini sono già pronte, fornite dall'autore. Dieci tavole per una canzone.



Questa è la mia scelta: se rifaccessi il gioco, alcune sicuramente ci sarebbero sempre, altre forse no, sostituite da quelle scaturite sull’onda del momento contingente.



Fuori lista - mi concedo una licenza - vorrei dare un posto d’onore a Guardami bene, che non è di Mimmo, e non trova posto neppure in un suo album, ma in quell’omaggio a Milanés citato in passato. Interpretazione da brividi, quintessenza di emozioni.


Ora me l’ascolto, meglio di un bacio della buonanotte.

mercoledì 19 gennaio 2011

TUTTA UN'ALTRA MUSICA?


Non male come inizio di giornata



Ma il meglio arriva ora



C’è un autore inglese, che si chiama Nick Hornby; scrive romanzi intelligenti, ironici, facili da leggere, nel senso di molto scorrevoli e per nulla noiosi, non certo in quello di sciatti e superficiali. Da alcuni suoi romanzi sono stati tratti dei film. Ha un gran passione per la musica, Hornby; qualche anno fa ha scritto un libro intitolato 31 Canzoni***, in cui racconta le sue trentun canzoni preferite, costruendo sopra ciascuna dei veri e propri piccoli saggi. Ha scritto anche un altro libro tutto sulla musica, che si intitola Alta fedeltà. Da un po’ non leggevo niente di Hornby, finchè, parlando con una persona che conosco, incontrata, guarda i casi della vita, proprio in aereo durante la mia famosa trasferta, non è venuto fuori questo libro. Alla domanda Dove vai?- ho risposto -A sentire il concerto di un cantante - e le ho raccontato (senza autocensurarmi, ma casomai caricando un po’) questa vicenda che mi vede fan quando mai avrei pensato di diventarlo, perdipiù fan tecnologica, o incubo telematico, se preferite. AH! - dice lei - Mi stai raccontando il romanzo di Hornby, Tutta un’altra musica. Non approfondiamo il discorso sul libro, però la curiosità di saperne di più mi rimane, tanto che una sera vado in libreria e me la porto a casa, quella musica.

Circa trecento pagine, un tema, una storia. Molto diversa dalla mia, ma anche molto uguale. L’universo dei fans, dei fans in rete in particolare. Un cantante country americano di cui si sono da tempo perse le tracce. Da tempo vuol dire da più di vent’anni. Scomparso, non se ne sa più nulla, sparito dalla scena dopo aver inciso un album duro e romantico ispirato dalla fine della storia con una donna, Julie Beatty, naturalmente modella, naturalmente bellissima, sposata, che molla le certezze borghesi di un matrimonio un po’ noioso, per viversi la sua bella avventura con il cantante. Poi si stanca, molla il cantante e torna dal marito. Il cantante non la prende bene e spacca i vetri della casa coniugale, però grazie a quella storia scrive un album bellissimo. Viene visto per l’ultima volta in pubblico in un locale, per essere più precisi, le ultime tracce di lui si perdono nei bagni di questo locale, a Minneapolis. Poi, il silenzio.

Tucker Crowe - così si chiama il cantante - ha un fan irriducibile, Duncan, che vive in una città inglese sul mare - dove insegna nella piccola università locale - una grigia cittadina di provincia dove non succede mai nulla. Il fan, come spesso succede ai fans, ha una vera e propria passione, una passione ossessiva, per Tucker. Si può dire che sia il suo pensiero dominante. Ascolta continuamente la sua musica, e scrive di lui, in un sito dove si dà vita a un dibattito costante, all’interno di un gruppo, a dire il vero non tanto nutrito, di persone che da ogni angolo del mondo, dice la sua sulla musica e sulla vita del cantante. Da un lato ogni verso di ogni singola canzone è minuziosamente analizzato, dall’altro le ipotesi più svariate e più assurde sul perché, all’apice di un successo in fondo non così eclatante, Tucker si sia ritirato, si fanno strada tra gli estimatori. Duncan è tra questi il più informato, il più agguerrito e forse il più intellettuale. Almeno è convinto di esserlo. Uno che ama l’arte, i libri, la musica; ha una donna che vive con lui: un ménage tranquillo, un po’ noioso, non troppo soddisfacente, però nessuno dei due sembra averne piena coscienza.

Annie, la sua compagna, si rende conto che quella di Duncan per Crowe è un’ossessione, tuttavia non la ostacola troppo. Anzi, quando Duncan propone un viaggio in America, che altro non è che un pellegrinaggio nei luoghi del cantante, accetta volentieri perché è il buon pretesto per partire. Arrivano perfino a visitare i bagni del famoso locale di Minneapolis, quello dove forse, secondo alcuni fans, Crowe avrebbe avuto un’esperienza mistica, o qualcosa di portata immane, che l’avrebbe indotto a lasciare la ribalta. In quei bagni, Annie soggiace pure alle richiesta di scattare una foto a Duncan, in una posa scontata: nonostante il posto sia molto squallido, Crowe c’è passato e questo basta. Si rifiuta tuttavia di accompagnarlo in pellegrinaggio alla casa coniugale della modella fatale, in una zona residenziale, molto fuori mano, di San Francisco: c’è un limite a tutto.

Qui accade una cosa; Duncan fuori dalla porta trova un altro fan, a fare la posta, un ragazzo, dal quale subito prende le distanze. Ci sono fans e fans, e io non faccio parte di quella cerchia. Cosa ho da spartire con questo ragazzetto rozzo e ignorante? Sta di fatto che questa casa è in una zona residenziale dove ci sono solo case, ne’ un bar, ne’ niente di niente dove uno possa fermarsi e ristorarsi un po’, dopo aver vissuto mille avventure e percorso con molti mezzi una lunga strada. Muore di sete, il nostro Duncan e in più gli scappa disperatamente la pipì. Provvidenziale a tale scopo, sarà il bagno di Julie, e a introdurvelo sarà l’altro fan irriducibile, a conoscenza dell’assenza dei padroni di casa per un viaggio, ma non solo: sa dove tengono la chiave di casa, e non ha resistito alla tentazione di entrare, in alcune occasioni. Per Duncan dunque, violazione di domicilio, adrenalina a mille, utilizzo del bagno della ex modella ormai attempata, e scoperta, in un’altra stanza, di un quadro, raffigurante la donna, dipinto dallo stesso cantante, come testimonia la firma, durante la loro travagliata relazione. Roba da mandare in tilt qualsiasi fan, figuriamoci uno che ha messo l’artista al centro della sua vita. Oltretutto c’è la presa di coscienza di non aver mai visto la scrittura del cantante. (Io ho sbirciato mentre il mio vergava il suo alato nome su qualsiasi pezzo di carta volante o libro o copertina di Cd gli venisse messa sotto il naso: non poteva, almeno in quel momento, perché la scrittura varia un po’ a seconda delle circostanze, che avere una scrittura così, uno così.)

Quanto ho raccontato trova spazio solo nella prima parte del romanzo. Non continuo nella narrazione della trama, (meno male che l’hai capito!) che si dipana poi in maniera inaspettata, spostando l’obiettivo da Duncan a Annie. Al di là di ciò che effettivamente accade, di come evolve cioè la storia, degli sviluppi imprevedibili e di un finale aperto, il romanzo è davvero emblematico di tutto un mondo, fatto di scrittura, tecnologia, ascolto estenuante della musica di qualcuno per coglierne le più minute sfumature, passione per qualcuno che non si conosce che può diventare ossessione, e che magari altro non è che un modo, discutibile quanto si vuole, borderline quanto si vuole, per sentirsi vivi. Se l’esistenza che si conduce manca di una scintilla, è grigia e problematica, o difficile da modificare, a volte l’unica scappatoia è sognarsi un’altra vita, o più comodo viverne una virtuale.
Hornby conosce bene quel mondo, quello dei veri esperti di musica e quello dei “maniaci musicali” quello della rete e di chi della rete si avvale per comunicare e per fare “danni” e soprattutto conosce molto bene il mondo dei sentimenti, delle passioni, dei pensieri e dei comportamenti delle persone, e li racconta in quel modo apparentemente facile e lieve, che tale non è. Per ottenere certi risultati occorre essere molto bravi nell’arte dello scrivere e specialisti di un particolare tipo di scavo, che è quello psicologico.

In molti ci possiamo riconoscere, fans o non fans, in certi tratti dei protagonisti del libro.

La vita di Mimmo Locasciulli è quanto di più lontano possibile da quella del cantante americano del libro, la sua è proprio tutta un’altra musica, (con influenze comuni, però…) ma molti dei pensieri di Crowe potrebbero essere pensieri di Mimmo, per non parlare di certe esperienze che appartengono un po’ a tutti i musicisti.

Folgorata ha certamente molto in comune con Duncan: il fatto che lanci in rete i suoi scritti, che sia monotematica e monomaniaca, lei con piena coscienza di esserlo, che ogni tanto sia un po’ supponente perché lei con certi altri ha poco da spartire, che come D. ambisca ad essere la massima esperta mondiale del suo nume, ma Duncan è veramente un esperto di musica, con un notevole bagaglio tecnico, di quelli puntigliosi cui non sfugge nulla, e purtroppo per lui, non ha neanche un briciolo di ironia. Prende tutto terribilmente sul serio, e non è in grado di uscire da sé stesso per vedersi con la giusta distanza.

Ancor di più ha in comune con Annie, Folgorata: certo perché condividono una tipica sensibilità femminile, ma non solo. Di una cosa, per ritornare a parlare in prima persona perché continuando a usare la terza singolare rischio il ricovero coatto, io sono certa: non ho, per scelta e perché così volle la sorte matrigna, nessun souvenir del o dal cantante, mentre ad Annie forse un souvenir rimarrà. Sarà, se ci sarà, quel souvenir a dare un nuovo senso alla sua vita, quello di cui ha bisogno in quel particolare momento.

Consiglio caldamente la lettura di questo libro, ai fans appassionati in particolare.

Lo consiglierei anche al mio cantante, che raramente accetta consigli di lettura, anche se come sappiamo, non si sente attratto dalla narrativa contemporanea. Non è il Notturno, non è Vanina, non è neppure La pasqua bassa, e neanche un racconto di Carver, (il mio preferito tra tutti quelli citati) però potrebbe leggerselo, di notte, fingendo di essere al mare, magari nell’edizione originale (Juliet, Naked) così anche se non ne ha bisogno, affina il suo bad english, che invece è già ottimo. Un compromesso potrebbe essere di leggerlo come io immagino legga il mio blog, in fretta, alla ricerca delle parti che lo riguardano più da vicino, tralasciando il resto, ma sarebbe un peccato.

Quanto a me, che medito un pellegrinaggio primaverile nei luoghi locasciulliani, prometto quanto segue: discrezione, cioè osservare senza intervistare nessuno; godermi la vacanza; mi impegno inoltre a partire munita di pannolone nel caso si verificasse un’impellenza come quella di Duncan, cosa non improbabile. Voglio dire che non violerei mai un domicilio come ha fatto il fan iglese. Nel caso non si sia capito ho terrore delle grane legali, e non vorrei finire in gattabuia per troppa curiosità e per quel problemino che tanto caratterizza le donne, quelle di mezza età come me in particolare: ci scappa sempre, e la cosa ci rende insopportabili, ma preferiamo farcela addosso, in certi casi. Come diceva un altro grande cantautore, l’(ex) avvocato (da un po' ne ho scoperto un altro che fa il farmacista: voce interessante e anche l’aspetto non sembra male, c’avrò un debole per quelli che si guadagnano parte del pane col frutto dei loro sudati studi, con indosso un camice)
Le donne a volte si sono scontrose o forse han voglia di fare la pipì…

***
Sollecitata dalle 31 Canzoni di Nick, proporrò la mia lista personale delle 31 canzoni di Mimmo Locasciulli che più mi hanno colpito. E le restanti cento e passa? A volte nella vita si è chiamati a operare delle scelte, e non ci si può tirare indietro. Come direbbe Mimmo, una chiamata alle armi: bisogna rispondere.

venerdì 7 gennaio 2011

LA VIE EN ROSE



Capita che a un certo punto uno si guardi indietro, dice sempre Mimmo Locasciulli quando parla del suo conflittuale rapporto col tempo. Capita che uno a un certo punto della sua vita si volti e veda una strada lunghissima, una vera e propria autostrada alle sue spalle, mentre davanti si srotola una strada molto meno lunga. L'esatto contrario di quanto avviene quando si è molto giovani, e si ha, con un'espressione che suona tanto come convenzionale, trita e ritrita, tutta la vita davanti. Il nostro amico genius loci guarda tuttavia al futuro con molta positività, perchè certo la strada da percorrere, pur non essendo un'autostrada, è ancora molto lunga e piena di tappe e soste interessanti. Meglio una strada più breve, ma scorrevole e ben attrezzata, da percorrere senza traffico a bordo di una macchina comoda e con della buona musica in sottofondo, o una lunga autostrada piena di lavori in corso, mai ultimati, con una fila interminabile, da percorrere con quaranta gradi all'ombra, dentro un catorcio senza aria condizionata? Questione di punti di vista. Questione di qualità che certo è meglio della quantità; se ci sono entrambe è meglio ancora, e così andiamo avanti con i luoghi comuni. Per rimanere entro i confini dei miei standard di comportamento nella mia veste di autrice di blog monotematico, a questo punto dovrei inserire qualche stralcio tratto da qualcuno di quei filosofi noti al nostro amico, che del concetto di tempo tanto si sono occupati (cosa faranno i filosofi nel tempo libero dalla filosofia? Impregnerà essa ogni palpito della loro vita? Avete notato che oggi c'è la tendenza a definire filosofo qualsiasi docente di filosofia appena appena noto e appena appena inserito in qualche salotto? Mimmo spiegaglielo tu che differenza c'è tra un filosofo e un docente di filosofia...) invece no, oggi niente citazioni.

Quanto a me, certo che mi guardo alle spalle (in tutti i sensi, anche per evitare di essere pugnalata, per quel che può servire) però non vi dico su cosa mi soffermo. Mi guardo anche davanti, senza andare troppo oltre, perchè guardare troppo oltre mi fa un po' paura. Piccoli passi, piccoli traguardi, piccoli pezzetti di strada, a volte sentieri da pellegrino da percorrere con le scarpe giuste, altrimenti vengono le vesciche ai piedi. A volte vengono anche con le scarpe giuste.

Voglio tuttavia vestirmi di rosa, (come testimonia la foto n.2) per percorrere questa strada, voglio cercare di avere una stato d'animo ottimista. E ora che faccio? Posso rinunciare al filosofo del tempo, ma Un po' di tempo ancora la posso pubblicare? Su questa canzone ho scritto delle cose bellissime nel post Dicembre; quindi non ripeto; chi non l'avesse fatto è invitato caldamente ad andarselo a leggere, che poi vi interrogo. Ci faccio anche l'esegesi, sulla canzone? Ognuno se la faccia per sè. Secondo me i cantanti che sono anche autori delle loro canzoni si fanno grandi risate, talvolta, davanti alle elaborate interpretazioni delle loro canzoni da parte di critici e di fans. Può anche essere che in altri casi dicano Però, mica male, non è quello che volevo dire io, però, intelligente...

UN PO’ DI TEMPO ANCORA

Testo e Musica di M. LOCASCIULLI

© 2004 Edizioni Musicali Piccola Luce

Ancora ci sei e ancora ci sarai

Tra le maglie del tempo

E gli echi delle distanze

E guardo allo specchio

Un uomo perso e confuso

Un guerriero stanco e deluso

Non so più..

Tu come stai sei felice o no

Tieni il conto degli anni

O non ci pensi mai

E c’è qualcuno con te

Che ti da un po’ di calore

Quando la notte gela il silenzio

E oltre il silenzio non c’è

Niente niente

C’è tempo c’è tempo

C’è un po’ di tempo ancora

C’è tempo c’è ancora tempo

Per ritrovarci qui

A volte il vento dei pentimenti

È una bufera che ti straccia via

Ti puoi nascondere nella tua vita

E far finta che sia finita

O puoi fuggire ancora più lontano

E dire così sia

E c’è qualcuno con te

Che ti da un po’ di calore

Quando la notte gela il silenzio

E oltre il silenzio non c’è

Niente niente

C’è tempo c’è tempo

C’è un po’ di tempo ancora

C’è tempo c’è ancora tempo

Per ritrovarci qui


Era davvero in stato di grazia, quando ha scritto questa canzone, Mimmo Locasciulli. Come fa una a non essere FOLGORATISSIMA? (Come ben testimonia la foto n.1)

Altro davvero non mi sento di aggiungere: davanti a tanta bellezza mi sta già cogliendo un attacco di quella peculiare forma di sindrome di Stendhal già descritta in altre circostanze.

lunedì 3 gennaio 2011

GLI ESAMI NON FINISCONO MAI

Ho fatto riferimento, nel post precedente intitolato Dicembre, a un corso per diventare fans perfetti di Mimmo Locasciulli. Ancora il più stretto riserbo sulla data di inizio del corso, sulla sede e sul corpo docente. Unica notizia certa: sarà un corso molto molto selettivo, impegnativo, difficile. Si potrà accedere dopo aver superato una rigorosa selezione per esami e titoli. Dopo di che, chi avrà superato la selezione inizierà a frequentare le lezioni. La frequenza è obbligatoria. Niente corsi on line, ma in aula, con il docente in cattedra. Per ora altro non è dato sapere. In attesa di informazioni più precise, ma nell’assoluta certezza che la preparazione per la preselezione è fondamentale, sento il dovere morale di venire in soccorso di quanti vorranno apprestarsi all’arduo cimento.

Prima di tutto, alcuni consigli di carattere generale. Si tratta di concetti più volte enunciati su queste pagine, ma mai come in questo caso è utile ripetere, a costo di essere considerati noiosi. L’artista è riservato, per cui anche il fan deve esserlo. Non è insensibile al tributo, ma nei luoghi e nei limiti del consentito. Assolutamente sconsigliabile se lo si incontra in aeroporto, alla stazione, al semaforo, al supermercato, al ristorante, dovunque non sia il luogo in cui si svolge un suo concerto, avvicinarsi e lasciarsi andare a manifestazioni chiassose e non. Se proprio non resistete, fategli un sorriso e un rapido cenno del capo e fermatevi lì.

Non mischiate le sue due professioni. Lui ha messo delle saracinesche, degli steccati, dei muri alti con cocci di bottiglie. Rispettate il suo volere. Un conto è il cantante nerovestito, un altro il professionista biancovestito. Altra cosa ancora l’uomo con la sua vita privata: vietato l’accesso.

Non invadete la rete di scritti più o meno opportuni su di lui. Lo viene a sapere e non sempre è contento. Non ama i social network. Se vi limitate a scrivere della sua musica, gradisce, e può essere che vi arrivi un cortese ringraziamento.

Scrivetegli, ma senza esagerare, e sempre tenendo a mente gli assiomi di cui sopra.

Se andate ai suoi concerti, applaudite caldamente, manifestategli affetto e interesse, ma evitate di eccedere in fischi (di consenso, s’intende) e di urlacchiare frasi di gradimento. Un garbato e sentito Bravo, o anche più d’uno, è consentito.

Va da sé che è opportuno ascoltare in silenzio: non sempre però lo spettatore è disciplinato e silenzioso. Si consiglia la lettura del trattatello
La disciplina dello spettatore.

Al termine del concerto, potrete salutarlo brevemente e informalmente. Se non lo conoscete, limitatevi a tendergli la mano, evitate baci, abbracci e smancerie. Lo mettono a disagio. Brevi richieste di informazioni sulla sua attività musicale, sul modo di interpretare una canzone, sui progetti futuri sono ben accette.

Queste sono le premesse; quanto poi alla parte relativa alla preparazione per accedere alla preselezione al corso, mi è giunta notizia che il candidato dovrà rispondere a una cinquantina di domande a risposta multipla. Passa la selezione chi risponderà correttamente almeno a 45 test su cinquanta.

Per orientare gli eventuali candidati, di seguito, propongo una serie di domande che verteranno principalmente sull’attività artistica, ma anche su altri aspetti, imprescindibili, (non strettamente privati) della vita dell’artista. In alcuni casi si tratta dell’Abc, in altri ci troviamo di fronte a nozioni più complesse.

1. Quale autore abruzzese, o di origine abruzzese, è tra i preferiti di Mimmo Locasciulli. A) Gabriele D’Annunzio. B) Ignazio Silone. C) John Fante.
2. Quale sport il Nostro non ha mai praticato. A) Tennis. B) Golf. C) Sumo.
3. Che istituto superiore ha frequentato. A) Liceo classico. B) Liceo scientifico. C) Istituto tecnico agrario a indirizzo enologico.
4. In quale città dell’Italia centrale ha frequentato i primi tre anni di medicina. A) L’Aquila. B) Perugia. C) Macerata.
5. Quale è il primo libro che il piccolo Mimmo, a letto con la scarlattina, ha letto per scacciare la noia e la malinconia. A) Pinocchio. B) Le fiabe di Charles Perrault. C) Il libro Cuore.
6. Come si chiamava il primo complessino beat, di cui Mimmo fu fondatore e giovanissimo leader. A) I semplici. B) I puri. C) Bastardi dentro.
7. Quale album di M.L. è totalmente ispirato all’eroina stendhaliana Vanina Vanini. A) Clandestina. B) (Adesso glielo dico). C) Piano piano.
8. Quale era il gioco preferito del piccolo Mimmo. A) Il trenino elettrico. B) L’allegro chirurgo. C) Il meccano.
9. Come si intitola il primo album di M. L. A) Non rimanere là. B) Vattene subito via. C) Se resti mi fai un favore.
10. Per quale etichetta uscì il primo album. A) RCA. B) Folkstudio. C) Polygram.
11. Come si intitolava, nella prima versione, Canzone per Nadia. A) In un’altra città. B) Il rumore che fa la gente. C) Storia di provincia
12. M. L. ha scritto l’intera colonna sonora di un film, La vera vita di Antonio H. Chi ne era protagonista. A) Haber. B) Bentivoglio. C) Dionisi.
13. Al seguito di quale nota cantante italiana M.L. fece una lunga tournée in Giappone, nel 1993. A) Orietta Berti. B) Gigliola Cinquetti. C) Donatella Rettore.
14. Come si chiama il gruppo laziale con cui M.L. ha collaborato nell’album A passo lento. A) Ratti della Sabina. B)Nutrie della Valle dell’Aniene. C) Volpi della Tuscia.
15. Quanti album ha al suo attivo M.L. A) 12 B) 24 C) 17
16. Come si intitola l’ultimo album. A) Terra. B) Ignis. C) Idra
17. In quale album è contenuta la canzone Oh vita I love you! A) Tango dietro l’angolo. B) (Adesso glielo dico). C) Sognadoro.
18. Come è chiamata Penne, la cittadina della provincia di Pescara, che ha dato il natali a Mimmo. A) La città del tufo. B) La città del granito. C) La città del mattone.
19. Quale è il santo patrono della suddetta cittadina. A) San Massimo. B) San Francesco. C) San Lorenzo.
20. In quale attività M. L. non si è mai cimentato. A) Produttore. B) Regista cinematografico. B) Medico dietologo.
21. Quante sigarette fumava il nostro artista, quando era un accanito fumatore. A) 80. B) 40. C) 60
22. Come si chiama la cantante italiana che M. apprezza oltre ogni dire. A) Elisa. B) Giorgia. C) Carmen Consoli.
23. Quale è la materia scolastica che maggiormente ha influenzato la formazione di Mimmo. A) Filosofia. B) Storia dell’arte. C) Matematica.
24. Il titolo del secondo album di Mimmo, quello del ’77 che Folgorata ormai dispera di poter ascoltare, anche se c’è sempre la D.d.s. come extrema ratio. A) Non ci resta che piangere. B) Quello che ci resta. C) Sono rimasto senza parole.
25. Come si intitola l’opera teatrale, presentata a Spoleto nel 1992, per la quale M. scrisse il commento musicale A) Jack lo sventratore. B) Luke l’aguzzino. C) Mark lo squilibrato.
26. In quale canzone M. si avvale della collaborazione di un rapper, Frankie, di cui decanta sempre l’intelligenza. A) Sglobal. B) Una vita elementare. C) Aria di famiglia.
27. In quale album per la prima volta collabora col genialecontrabbastistaamericano Greg Cohen. A) Sognadoro. B) (Adesso Glielo dico). C) Clandestina.
28. Per registrare quale album varca per la prima volta l’oceano con destinazione New York (e non solo). A) Uomini. B) Tango dietro l’angolo. C) Il futuro.
29. Quale album di L. è quasi interamente un album di cover. A) Piano piano. B) Aria di famiglia. C) Il futuro.
30. Quale tra questi artisti non è mai stato prodotto da M.L. A) Haber. B) Lolli C) Castelnuovo.
31. Quale tra questi strumenti non è mai stato suonato in un suo brano da M. A) Fisarmonica; B) Glockenspiel. C) Launeddas.
32. Come si intitola l’album nel quale è contenuta la canzone La vita in tasca. A) Quattro canzoni di Mimmo Locasciulli. B) Sognadoro. C) Non rimanere là.
33. In quale tra questa tre canzoni del suo amico Francesco, Mimmo suona il piano. A) Rimmel. B) La valigia dell’attore. C) La donna cannone.
34. Che cosa vorrebbe produrre in futuro M. A) Un album di raffinata musica contemporanea del suo amico Greg. B) Un nuovo album di Haber. C) Una raccolta di musica folk abruzzese.
35. Mimmo ama molto i cani. Il suo cane è A) Un mastino napoletano. B) Un dalmata. C) Un pastore tedesco.
36. Quale è la sua vecchia canzone ispirata a una leggenda norvegese A) Il rosso del mattino. B) Con un fiore tra i capelli. C) Valgren e Sam
37. In quale capitale europea molto fredda Mimmo si recò in tournée con altri artisti italiani nel 2000 o 2001 (fonti incerte sulla data) A) Mosca. B) Stoccolma. C) Tallin.
38. Chi è l’autore del testo di Aria di famiglia. A) Enrico R. B) Francesco D.G. C) Suo figlio Guido.
39. Quale è la lingua straniera che M. padroneggia meglio. A) Tedesco. B) Portoghese. C) Francese
.40. Come si intitola la canzone, contenuta in Sglobal, che vuole essere un monito contro le recrudescenze naziste. A) 1904. B) 1933. C) 1938.
41. Quale canzone, oltre la su-citata 1904, è la versione italiana di una canzone di una nota band bernese, Patent Ochsner. A) Hotelsong. B) Hemingway. C) Anna di Francia.
42. Che strumento suona il figlio Matteo quando accompagna Mimmo nei concerti. A) Il sax. B) Il clarinetto. C) Il contrabbasso.
43. Come si intitola la canzone di Bob Dylan che M. usa da sempre nel suo soundcheck. A) Sign on the window.) Only a Hobo C) Hurricane.
44. Qual’è il borgo abruzzese sede di un famoso premio, dove Mimmo è stato spesso ospite. A) Scanno. B) Torricella peligna. C) Pescina.
45. Come si intitola l’album della Cinquetti composto in massima parte da Mimmo. A) Dovunque nel mondo. B) Tuttintorno. B) Lontano da dove.
46. Quale canzone non è contenuta nell’album Mimmo Locasciulli del 1985. A)Le cose normali. B) Cara Lucia. C) Niente di più.
47. Come si chiama il cantautore (e scrittore…) tarantino che canta con Mimmo Una vita elementare, e che Mimmo ha prodotto. A) Stefano Delacroix. B) Stefano Saint-Louis. C) Stefano Beaujolais.
48. Mimmo ama particolarmente giocare a A) Scacchi. B) Bridge. C) Majong
49. Quale vino produce il Nostro in limitata quantità e in pregiata qualità. A) Montepulciano d’Abruzzo. B)Trebbiano. C) Pecorino.
50. Quelli dell’anagrafe (se li trovo li gonfio) hanno sbagliato. Mimmo non è nato nel 1949, come erroneamente registrato, ma: A) Nel 1994. B) Nel 1960, ed è quindi un mio giovane coetaneo. C) Non è ancora nato, ma lui c’è, ha questa facoltà, è in ogni tempo e in ogni luogo, e sempre porta con sé penna e taccuino (o stilo e tavoletta cerata…)
51. Come si chiama il noto organettista con cui Mimmo ha partecipato a una interessante manifestazione musicale attorno a una tavola contadina, nonché a una Notte della taranta. A) Ambrogio Sparagna. B) Luigi Ventriglia. C) Giovanni Quaranta.
52. Qual è la “coperta di Linus” di Mimmo. A) Il cappello B) la sciarpa rossa. C) Un fiore nell’asola della giacca.

Oh, mamma! Mi è scappata la cinquantaduesima domanda. Per me è un giochino divertente, potrei arrivare a proporne molte molte di più, ma poi mi si viene a dire che sono una nozionista. Ebbene, si! Scrivetemi e ricordatemelo, sono una nozionista, per scelta, e per destino e perché così è andata la mia vita. Nozionista di lusso, però. (Scusatemi ,mi sono immedesimata troppo: accusatemi di plagio.)



Questo pezzo lunghissimo, come spesso i miei, vuole essere un piccolo compendio riassuntivo di una minima parte del lavoro svolto in precedenza, e vuole essere augurale, per me e per chi mi ha la ventura di leggermi, per i motivi più svariati, in buona sostanza tre: moderata curiosità e narcisismo estremo; sommo interesse per il Cantante; Da quando ho iniziato a leggere Folgorata non riesco a saltare un post: è proprio brava nel suo delirio…(questo è il motivo che preferisco, delirio compreso.)
Non ci sarebbe bisogno di sottolinearlo, ma è evidente che non si terrà mai un corso per diventare fans perfetti di Mimmo. Oddio, non si sa mai... Io lavoro molto di fantasia, e quindi mi sono inventata questa cosa, per avere il solito pretesto per scrivere. Quanto ai consigli di carattere generale, lì davvero a me sembra di aver detto cose giuste, anche se mi auguro che il Cantante non sia così inflessibile, (mera speranza, lo è anche di più, ferreo e implacabile) e comprenda che a volte, si può uscire dal seminato non per mancanza di discrezione o per mancare di rispetto, ne’ per nuocere, ma magari per non sufficiente conoscenza, ingenuità, o troppo entusiasmo. Il troppo entusiasmo a volte frega, fa scaldare troppo e fa andare sopra le righe. Meglio quello che la calma piatta, dico io. Buon anno a tutti. Cantante compreso. (Chissà con cosa avrà brindato l'ultimo dell'anno? E poi, avrà indossato qualcosa di vecchio e qualcosa di rosso? E ancora...)

giovedì 23 dicembre 2010

DICEMBRE


Settimana precedente il Natale: nel mio distratto e non indispensabile aggiornamento settimanale sul piccolo schermo, quello del sabato pomeriggio, salto di canale in canale, ma non c’è verso di essere risparmiata: dovunque si susseguono servizi realizzati nelle dimore di personaggi più o meno famosi, in particolare leggiadre fanciulle che hanno voluto moltiplicarsi, e ci mostrano come le hanno addobbate, queste dimore, spesso con l’aiuto dei loro pargoli in fasce, quali decorazioni hanno utilizzato per l’albero e dove e con chi trascorreranno quella che, nata come festa religiosa, è diventata, quasi per tutti, festa della famiglia, e ancor più spesso, festa dell’eccesso, consumistico e alimentare. Quasi tutti e tutte tessono l’elogio della famiglia, porto sicuro dopo tanto navigare e raccontano di come stendano bene la sfoglia a mano e allestiscano personalmente la tavola di Natale. Se siamo fortunati riusciamo pure ad avere la ricetta natalizia di famiglia. Al di là di ogni frivolezza televisiva, le ricette di famiglia sono davvero un patrimonio da salvaguardare: spesso tramandate di generazione in generazione costituiscono il collante affettivo, perché il cibo è affetto e tempo e cura e attenzione, e talvolta, l’unico retaggio di famiglie ormai disgregate, o l’unico legame con regioni di provenienza, dove da tempo non si vive più.

Il nostro artista avrà, anche lui, almeno in qualche occasione, ricevuto la sua buona razione di telefonate da parte del, anzi della (certe questioni sono appannaggio femminile) giornalista di turno, e sarà stato invitato a raccontare come trascorre le feste di fine anno. Mi auguro che a nessuna sia mai venuto in mente di chiedergli se si sia mai vestito da Babbo Natale. Nel qual caso, peggio per lei.

Ho un ricordo di una sua testimonianza sulla cucina della tradizione nel suo paese, Penne, proprio nel periodo delle festività natalizie, e avrei voluto riportarla integralmente, ma come già in altri casi mi è accaduto, pur ri-digitando tutte le possibili chiavi di ricerca, non sono più riuscita a recuperare la preziosa notizia. Parlava delle signore di Penne, abili cuoche, intente, nell’intimità e nel calore delle loro cucine, ma anche nelle cucine delle trattorie, a preparare gustosi manicaretti; per le strade del paese innevato, l’odor del freddo si mischiava a quello dei cibi in cottura. Sulla base delle notizie raccolte, e della conoscenza del personaggio raccontato da sé medesimo e dagli altri secondo i canoni consueti, il suo Natale me lo potrei immaginare, però preferisco non dire una sola parola, primo perché talvolta ciò che è verosimile può scontrarsi con una realtà del tutto diversa, secondo perché potrei lasciarmi prendere la mano, tirar fuori tovaglie dai cassetti, piatti dal mobile d’emporio, vini dalla cantina, cibi dalla dispensa, calarmi insomma nel ruolo di fantesca di casa L., ruolo che, è bene tenerlo sempre a mente, non potrà mai appartenermi. (Nota seria dopo una boutade: molte ragazze e donne sarde di umile condizione, in un passato non molto lontano raggiungevano la capitale e si mettevano a servizio presso le famiglie borghesi, e spesso ci rimanevano una vita intera, laboriose e discrete, fino alla pensione e qualche volta anche oltre, senza mai aver avuto una vita tutta loro.)

Tra i ricordi d’infanzia del nostro artista legati al Natale, forse un posto importante occuperanno i canti alla messa di mezzanotte, le “mitiche” figure familiari, i sapori costantemente riproposti e gustati, le famose notti innevate…

In un buon numero di sue canzoni sono molto ben rappresentate, tanto che a chi ascolta pare di esserci dentro, atmosfere invernali, neve piogge brume freddo gelo e per converso fiamme e luci, camini accesi e abbracci che riscaldano le membra, braccia gelate in particolare, e il cuore. Il Natale è espressamente citato, mi pare, solo in tre canzoni, che in ordine meramente cronologico sono
Dicembre

Qualcuno dice che sei già scappata via
Qualcuno dice che fai vita giù in città
E se ti può star bene fatti viva per Natale
Ma non ti voltare indietro
Se capisci che ti va male.

che potrei dire, tra le tre, la mia preferita, ma mi sembrerebbe quasi ingiusto, prima di tutto perché mi sentirei come una mamma che dichiari di preferire un figlio ad un altro, secondo perché le altre due,
Il suono delle campane

Uomini senza lingua uomini senza pietà
Uomini senza un dolore uomini senza umanità
Uomini in fila indiana nella notte di Natale
Aspettavano fumando il suono delle campane

e
Lucy

Prega di giorno prega di notte
Prega che il suo cuore non pianga mai le botte
Botte che arrivano come le caramelle
Che i bambini si sognano a Natale

sono altrettanto belle, ma sono anche un’altra cosa.

Molte canzoni di Locasciulli presentano caratteri comuni, nelle situazioni evocate, nelle atmosfere, nei temi proposti. Mi piacerebbe tentarne un’analisi comparata, prima o poi, e ad esempio, partendo da Dicembre, mi vengono in mente Piove e non piove e Un po’ di tempo ancora. Quest’ultima, anche a una semplice lettura, senza ascolto, si rivela un classico di perfezione locasciulliana. Non c’è una parola fuori posto, una sbavatura, una piccola nota stridente. Potrebbe benissimo reggersi senza musica, ma siccome è una canzone, la musica c’è, ed è un vestito confezionato su misura da un sarto provetto, o sono state le parole a entrare perfettamente dentro quella musica, non lo so.

Prima di entrare in possesso di notizie sul metodo, anzi sui metodi compositivi di Mimmo Locasciulli, e mi riferisco al mio passato di attenta ascoltatrice delle sue canzoni, che mi portavano a provare sensazioni ed emozioni, e anche a formulare riflessioni, senza mai però, come usa dirmi la mia amica M., sentire l’esigenza di procedere all’esame autoptico, o per essere meno macabri, alla TAC dell’artista - nel senso di andare un po’ più in profondità nel tentativo di scoprirne il nocciolo, come ho fatto in questa mia fase più recente - ero fermamente convinta che la maggior parte delle sue canzoni nascessero da un più o meno “tormentato” calarsi nel profondo di sé stesso, da un processo di autoanalisi, cosa che invece, almeno l’artista così ci racconta, in questa forma così “dolorosamente” introspettiva è avvenuta solo con l’ultimo lavoro, Idra. Non importa: a me, e non solo a me, era sembrato che così fosse stato spesso anche in passato, che ci fosse anche un guardarsi dentro, oltre che un guardarsi intorno, al fine di immagazzinare e custodire input ispirativi dentro “salvadanai” che a un certo punto si rompono, quando giunge inaspettato il momento di comporre.
Non sono neppure del tutto d’accordo con lui quando dice che attualmente è convinto di scrivere canzoni più belle di, cito testualmente, dieci o quindici anni fa. Vero è che è meglio non “estrapolare” da un “contesto” (metto tra virgolette perché mi ritrovo ad usare parole che non amo, e io cerco di fare attenzione all’uso delle parole) e non prendere per verità assolute, inconfutabili, dichiarazioni che hanno si un fondo di verità, ma sono anche legate al momento contingente.

In ogni caso, qualsiasi sia la molla o il metodo che ha portato alla loro composizione, quelle di Mimmo Locasciulli sono canzoni slegate dalle mode, che resistono al tempo, in una parola dei classici. Canzoni che più le ascolti più ti viene voglia di ascoltarle, e certo non sono solo canzonette, e dentro, attento osservatore e cronista del suo tempo, o impegnato in un’ardua discesa negli scantinati di sé stesso, si scorge sempre l’anima di un uomo. Un uomo, e, già questo, come diceva quel suo amico che tra tutti ha saputo, con poche pennellate, meglio delinearlo, non è poco.


Poiché ho preso come spunto il Natale, e in queste circostanze di festa la tavola ha un ruolo fondamentale, avrei voluto fare la spiritosa e proporre un menu di un signore francese molto noto, François Rabelais, collega cinquecentesco di Mimmo Locasciulli, (no, Mimmo non è mai stato frate, ma, Rabelais, lasciato il saio, divenne medico… il mondo era ed è pieno di medici con inclinazioni artistiche) e servire in questa antivigilia una delle colazioni di Pantagruel. Ho cambiato idea perché il francese del cinquecento è un po’ ostico, e poi perché Pantagruel, non si limita solo a mangiare, ma fa anche delle cose che qui dentro non mi sento di proporre, per quanto io non ambisca a diventare la nouvelle Donna Letizia. Nessun menu, dunque, ma alcuni aforismi di un un compito signore francese vissuto tra il 1755 e il 1826, che si chiamava Jean Anthelme Brillat–Savarin e di mestiere faceva il magistrato, ma si era dedicato con passione, prendendosela comoda perché voleva che il piacere di scrivere di un argomento che lo appassionava tanto durasse il più possibile, (come Folgorata, che s’inventa qualsiasi cosa pur di continuare a scrivere) alla stesura di un’opera assai nota intitolata Physiologie du gout ou Méditations de gastronomie trascendante Un classico, un piccolo gioiello, che regala al lettore pagine piacevoli, un’opera seria, ma lieve, connotata da una gradevole e arguta ironia. Ecco dunque alcuni dei suoi aforismi, (in tutto sono venti, vi grazio e ve ne propongo solo quattro) che precedono l’opera vera e propria.

-Les animaux se repaissent; l’homme mange; l’homme d’esprit seul sait manger.

-La destinée des nations dépend de la manière dont elles se nourissent. (Evidentemente ci siamo nutriti molto male, in questi ultimi tre lustri.)
-Le plaisir de la table est de tous les âges, de toutes les conditions, de tous les pays e de tous les jours ; il peut s’associer à tous les autres plaisirs, et reste le dernier pour nous consoler de leur perte.

-La decouverte d’un mets nouveau fait plus pour le bonheur du genre humain que la decouverte d’un étoile.

Ne consiglio a tutti la lettura. Un capitoletto, anzi una méditation di tanto in tanto. Potrebbe diventare un libretto da tavolino da notte. A Mimmo, gourmand sans retour, che questo libro certamente conosce meglio e prima di me, ma non so effettivamente da quanto non lo apra, mi permetto di suggerire la lettura del paragrafetto 64 della Méditation XII.

Niente traduzione per gli aforismi: uno che ama Mimmo Locasciulli, ça va sans dire, il francese, almeno quel tantino per leggere e comprendere un testo, deve conoscerlo. (A breve saranno aperte le iscrizioni al corso “Come diventare un perfetto fan di Mimmo Locasciulli”, a numero chiuso; si accede dopo aver superato una severa selezione. Costituisce credito la conoscenza della biografia autorizzata, ma anche, in misura minore, della “agiografia” romanzata di Folgorata.)

Buon pranzo di Natale a tutti, e mi raccomando: gourmandise, non gloutonnerie o voracité.

martedì 14 dicembre 2010

DOPO

IL POST-CONCERTO DI MIMMO LOCASCIULLI A TORINO, ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UNA CHE NON AVEVA MAI AVUTO, IN PASSATO, MOTIVI SUFFICIENTI PER TRATTENERSI DOPO LA FINE DI UNA ESIBIZIONE.
Il cantante ha appena terminato il suo acclamatissimo bis. Si accomiata con un inchino. Si allontana dalla sala ancora buia e si infila nell’andito. È carico, ma è anche stanco; ha bisogno di ricomporsi un po’ e sicuramente di bere. Anche il pubblico inizia ad alzarsi; qualcuno va a riappropriarsi del cappotto, qualcun altro si ferma davanti al “banchetto” dove sono disposti in bell’ordine i lavori più recenti dell'artista.

Il cantante riesce a ricomporsi soltanto parzialmente, non gli danno il tempo. Piccolo prezzo da pagare: il pubblico inteso come entità indistinta, non dico abbia in sé qualcosa del piccolo mostro fagocitante, ma certo ha le sue esigenze: vuole vedere, parlare, stringere mani, in qualche caso baciare; richiedere un autografo, posare con lui per una foto, complimentarsi, rendere omaggio; dare e prendere, per quanto consentito nello spazio di un saluto, di un rapido scambio di battute, portarsi a casa sensazioni ed emozioni da ritrovare dentro un foglio di carta o una fotografia.
Ha preso una birra, l’assetato cantante: la beve così, direttamente dalla bottiglia, appoggiato al muro accanto al camerino: evidentemente è sua regola non bere alcolici prima del concerto, se si lascia andare a dire che è dalle sei e mezza che aveva una voglia di birra… Sembra un ragazzo, in quella posizione, con quella birra in mano.

La gente inizia ad avvicinarsi, ordinatamente. C’è pure un sacerdote, molto prete di frontiera, sembra. (Oddio, ora mi coglie il dubbio di aver visto male! NO, portava il clergyman.) A lui, prima, il cantante ha porto il “bussolotto” con i bigliettini, e nel chiedergli di “pescare” gli ha detto: “Ha la mano miracolosa?”(Molto spiritoso, davvero simpatico; il pubblico gradisce molto le sue battute.) Ma ecco un altro signore, anch’egli invitato in sala a "pescare". Il caso volle che fosse francese e, un sospetto lo avevamo già avuto, il francese è la lingua d’elezione di Mimmo Locasciulli, quella che conosce meglio. Tra i due pare esserci un piccolo feeling istantaneo; il signore legge il numero in francese, onze, e la sua pronuncia manda in visibilio il cantante, che coglie la palla al balzo per farci un piacevole siparietto. “Che pronuncia, parla meglio di F.” e cita un bravissimo e notissimo personaggio televisivo e radiofonico, che evidentemente apprezza perché dal tono si sente la simpatia per lui (Locasciulli è uno che, citando una persona, fa immediatamente capire, dall’intonazione che usa se è "nelle sue grazie" o meno). Siccome è molto ispirato parla un po’ in francese pure lui, e ci dà un piccolo saggio della sua conoscenza della lingua. Col signore francese è ancora feeling al momento dei saluti. Per una di quelle curiose coincidenze, il suo paese d’origine è uno di quelli che il Nostro ha visitato quest’estate. C’è di più: ha regalato un centimetro dei suoi capelli a “un bravissimo” barbiere che ha il suo salone nel corso di questo paese, situato in una zona della Francia, notissima per la sua produzione di vini di altissima qualità.

Arriva il turno di una ragazza, giovane e carina, potrebbe essere mia figlia e potrei averle trasmesso io la passione per il cantante. Era seduta accanto a me e ha seguito il concerto con emozione pari alla mia. “Mio padre mi ha trasmesso la passione per la sua musica” confessa felice ed emozionata, e garbatamente chiede a Mimmo una foto. Lui è gentile, come si può non esserlo con una personcina così a modo (questa ragazza mi intenerisce) e accoglie la richiesta con un sorriso. Si ricorda perfino che lei gli ha scritto. Ottima memoria, forse gli sfugge qualche nome, ma ricorda perfettamente le circostanze, anche quelle recenti, nonostante abbia confessato durante il concerto di ricordare bene le cose del passato e poco o niente quelle recenti.
Ecco una bella signora: "Buonasera, sono nata anch'io il 7 luglio, si ricorda, ci siamo fatti gli auguri a vicenda..." "Ah, non fossi nato quel 7 di luglio... Se trovo quelli dell'anagrafe li gonfio..." Battuta già utilizzata durante il concerto e chissà quante altre volte. Io ora do in anteprima una notizia eclatante: in effetti c'è stato un errore, Mimmo non è nato nel 1949, ma nel 1994. Quelli dell'anagrafe hanno davvero sbagliato. Ci troviamo pertanto di fronte al caso di un adolescente molto vissuto, un vero prodigio.

Diventa addirittura caldamente affettuoso quando si avvicinano due “ragazzi” abruzzesi: qui non si può scherzare, c’è un incontro di anime; li bacia, li invita ad accomodarsi nel camerino; regala (come nel libro delle “emozioni”, ogni tanto lo fa, pare) il Cd singolo che contiene Natalina cantata dal suo amico bernese e Hotelsong cantata da lui, quello, che io non ho, con la sagoma del volto di entrambi gli artisti.

I suoi conterranei hanno perso il conto dei concerti di Mimmo Lcasciulli cui hanno partecipato: quaranta, forse cinquanta? Un affetto e una stima davvero profondi, corrisposti, tangibili.

C’è una signora che si muove intorno al cantante, impegnato a salutare gli altri “fans”. Lo osserva, anzi lo studia, lo ascolta con attenzione, sembra non voler perdere una sillaba di ciò che dice. Di tanto in tanto interviene, di tanto in tanto anche lui le si rivolge brevemente. Ha il cappotto addosso, questa piccola signora con gli occhiali neri e i capelli argentati, questa ragazza vecchia, che fa cose che già a quindici anni sarebbe meglio evitare, ubriaca anche se ha bevuto solo un succo di frutta. Ha il cappotto addosso ma non sente caldo, e pensa che essere già pronta le tornerà utile se a un certo punto qualcosa la dovesse indurre a fuggire. Non fuggirà, anche se forse sarebbe stato meglio farlo: rimarrà lì, fino all’ultimo, sempre più ubriaca e sempre più infreddolita e si darà qualche pizzicotto per capire se quello che sta vivendo è un sogno, o un incubo, o semplicemente una realtà per lei inconsueta.

C’è un signore magro e alto, che si aggira intorno. A un certo punto si siede e armeggia con un telefonino, di quelli molto diffusi oggi, che quasi quasi fa anche il caffè e la pizza. Pare sia del cantante: uno cui è concesso trafficare con il portatile personale di Mimmo, non può certo essere un estraneo, e infatti è uno dei suoi amici più cari. Tra loro la complicità è tangibile anche senza parole: semplicemente non ne hanno bisogno, sembrano comunicare benissimo senza. Le misteriose alchimie tra le persone. Durante il concerto Mimmo ha fatto alcuni riferimenti a fatti vissuti con il suo amico, e lui c’era, discreto, silenzioso. La signora ubriaca è affascinata dalla corrente emotiva tra i due, tangibile.

Forse non c’è nessuno, venuto lì quella sera per il concerto, che vada via senza salutare l’artista. Nessuno è lì per caso, o perché quella sera non aveva di meglio da fare. Molti lo conoscono già, con qualcuno c’è qualcosa di più di una semplice conoscenza. Intonazione della voce ed espressione del volto del cantante variano e, a seconda dell’interlocutore, vengono fuori, in misura più evidente, le caratteristiche del ragazzo d’Abruzzo, del giovane uomo pieno di entusiasmo, aspettative ed energie, dell’uomo maturo e riflessivo e del primario, l’uomo, cioè, abituato ormai da tempo ad un ruolo di responsabilità, a prendere decisioni importanti, a dare disposizioni, a non perdere tempo. In ogni caso appare spiccio di modi, informale, senza smancerie. Nessuna traccia di “È un piacere e un onore"; e neppure "è un dovere” nessuna cerimonia.
Sotto la scorza dell’uomo vincente ormai abituato a muoversi con disinvoltura tra i continenti e a prendersi il meglio dalla vita, ogni tanto fa capolino il ragazzo di provincia, che un po’ intenerisce con le sue insicurezze. Domanda a qualcuno come sia andato il concerto, sembra interessato a ciò che la gente gli dice. Tutti gli fanno complimenti sinceri e lo rassicurano, ma Lui non digerisce le piccole defaillances, non le digerisce perché Lui è preparato, le sa tutte le sue canzoni, le potrebbe anche recitare tutte e trecento cinquanta davanti a un bicchiere di birra (forse un boccale da un ettolitro, ci vorrebbe…), e invece, quella maledetta emozione, dopo una carriera lunghissima. Benedetta quell’emozione, dico io, perché ti salva, prega che ci sia sempre, finchè avrai voglia e voce per cantare…

Quasi per ultimo, quando quasi tutti hanno salutato si avvicina un signore dall’aspetto serio e un po’ triste (pura sensazione, magari è la persona più allegra di questo mondo). Si aggira intorno da un po’, ma si vede che cerca un breve momento tutto suo col cantante, che evidentemente ama molto, e dal quale forse si sente rappresentato. La compenetrazione, l’immedesimazione sono un ingrediente fondamentale del rapporto tra fans e artista. Ti apprezzo perché condivido; i tuoi stati d’animo sono i miei, i tuoi convincimenti sono i miei. Quanto di vero e quanto di ingannevole? C’è un confine dentro le canzoni, tra le parole vere e quelle che componi, per fare centro per colpire più la fantasia (cito a memoria, ora non ho voglia di entrare nel sito a controllare il testo, ne’ di ascoltarmi la canzone perché sono in fase di astinenza) Questione aperta… Il signore triste gli tende un libretto, (la mia prima fonte, non in senso di importanza, cronologicamente parlando) perché vuole che l’artista ci scriva qualcosa sopra. “Ancora con questo, giri” scherza Mimmo Locasciulli. (In effetti è un po’ da aggiornare) ma poi lo sventola sotto alcuni occhi presenti e aggiunge “Questa è la mia biografia autorizzata.” Essenziale, ma c’è tutto quello che deve bastare a un "fan istituzionale".

Intanto la maggior parte della gente è uscita dal locale. Si è fatto tardi, anche se non tardissimo. I musicisti sono abituati a tirar tardi e a cenare tardissimo. Mimmo ha raccontato durante il concerto, di una cena a Tokio, (Tokyo?) alle tre del mattino, con Greg, che volle ad ogni costo mangiare spaghetti, nonostante i tentativi dissuasivi dell’amico. Arrivano gli spaghetti, Greg mangia, riflette, si esprime: spaghetti 30% buono, 70% m…a. La stessa percentuale che molti anni dopo Mimmo ha utilizzato nella sua L'interpretazione dei sogni: (Il 30 per cento dei suoi pensieri è fatto soltanto di bianchi e di neri, l'altro 70 è un arcobaleno... cito sempre a memoria e l'errore è in agguato) 100% ottima.

Già, è tardi; alla signora col cappotto, che non si è persa un respiro del cantante e di tutto ciò che si è mosso intorno a lui, sembra di sentire i rimbrotti di un affamatissimo stomaco d’artista (farà una proposta perché tali rimbrotti siano inseriti tra i beni patrimonio immateriale dell’umanità). Non ha smesso neppure per un momento di osservare gli occhi dell’artista, occhi chiari che nelle foto non sembrano tali (ingannevoli le foto più di ogni cosa, come il cuore: citazione biblica, Geremia, che mi ha insegnato uno scrittore israeliano, e che appena posso utilizzo perché mi piace troppo) occhi sommamente espressivi ed eloquenti. Potrebbe non aprir bocca, il cantante, perché è in grado di trasmettere tutto ciò che sente con gli occhi. La nostra amica li ha visti soffermarsi su qualcuno a tratti con affetto, con complicità, con un guizzo di sorpresa, con indifferenza, con un po’, ma solo poca, insofferenza, con un guizzo di allegria, con stanchezza, con gravità e infine, li ha visti un po’ adombrarsi e diventare gelidi.

Questione di secondi, ma si è sentita addosso tutto il freddo del mondo. Me l'ha detto una che la conosce bene.
Mai e poi mai avrei voluto essere nei suoi panni.

martedì 7 dicembre 2010

UN ARTISTA GENEROSO, UN DILETTANTE DI LUSSO

Appena rientrata a casa, dopo un breve periodo di vacanza seguito al concerto di sabato, decido di scrivere. Sono passati alcuni giorni, e il proposito di mettere ordine nei miei pensieri non ha avuto un risultato felice. Mi sembra di avere in testa una gran confusione, e i ricordi di un avvenimento recentissimo mi appaiono lontani nel tempo, frammentati e non coordinati. Non mi aiuta la febbre, non il malessere fisico che mi sono portata dietro da luoghi totalmente diversi da quelli in cui abitualmente mi muovo. Dalla neve e da una temperatura molto bassa sono passata ai 23° della mia bianca, bella città nord-africana.

La mia piccola avventura, è iniziata sabato mattina alle 4,30. La mia sveglia suona sempre molto presto, ma in questo caso non posso permettermi di far tardi e mi dà molta sicurezza avere tempo.

Saltando tutto il resto, il racconto inizia con i miei preparativi in albergo e la telefonata al taxi che mi condurrà al Folkclub. Non è stato casuale che io abbia scelto di venirlo a vedere proprio qui: ho parlato tante volte dello stretto legame tra l’artista e il locale: è un luogo che ama e nel quale si sente profondamente a suo agio, per cui penso dia il meglio di sè.

Arrivo molto presto, il locale è aperto da poco e ci sono ancora poche persone. È una cantina, un locale seminterrato, chiamatelo come vi pare. Una sala rettangolare, un palco col pianoforte, delle file di sedie sistemate di fronte al palco, e nei due lati. Io ho prenotato appena sono venuta a conoscenza della data. Spero per questo di avere una posto che mi permetta di vedere bene. Sono proprio di fronte al pianoforte, ma in quarta fila. Se davanti ci sarà qualcuno alto – penso – non riuscirò a vedere nulla. Sempre meglio di quelli sistemati nella fila di sedie al lato sinistro del palco, che del cantante sentiranno solo la voce, e non ne vedranno il volto e l’espressione, ma solo le spalle.

Continuo a guardarmi intorno, a osservare le persone che piano piano arrivano, quelle che si fermano al bar a bere e chiacchierare. Alcuni hanno l’aria di essere di casa. Sono, credo l’unica donna sola, e sono, credo, quella che ha fatto il viaggio più lungo e anche più costoso: tre voli acquistati; non potendo raggiungere Cuneo al ritorno, ho dovuto acquistare un altro volo da Malpensa, più vicina al luogo dove mi trovavo, per poter tornare a destinazione in tutta tranquillità.

Osservo il pianoforte: sopra c’è un cappello, un bel cappello nuovo, e questo mi racconta che il cantante, o cantautore, o artista, chiamatelo come vi pare, Lui, Mimmo Locasciulli, insomma, è lì. Dove non si sa, ma c’è. In tutto questo tempo non mi pareva di essere minimamente emozionata, nonostante tutto sia per me una novità. La mia prima volta assoluta in trasferta apposta per un concerto, la mia prima volta assoluta a un concerto tutto di Mimmo.

Guardo l’orologio, le 21,30 sono passate da poco. Dopo poco tempo, uno dei responsabili del locale, annuncia che di lì a poco si inizia. Forse sento qualcosa che si muove, dentro di me, forse sono i primi segni dell’emozione. Eccolo, arriva, saluta, si siede, si guarda intorno; si rivolge in particolare a chi, tra i presenti, potrà vederlo solo di spalle.

Racconta dei dubbi che ha avuto sulla opportunità di cantare da solo (il concerto era previsto inizialmente in quintetto) e del fatto di avere poi deciso di farlo solo perché si svolgeva lì, in un luogo amato e in cui si sente davvero a suo agio, rassicurato. Ha espresso al pubblico la paura che lo coglie prima di ogni concerto, nonostante i quarant’anni di esperienza. Il cappello è la mia coperta di Linus - dice anche oggi (frase topica locasciulliana) serve a nascondere le mie insicurezze, (altra frase topica) non la violenza della natura (ridiamo tutti) - aggiunge togliendo per un attimo il cappello e lasciandoci intravedere questa presunta "devastante" violenza.
Mi piace questo aspetto: è sempre positivo non avere resistenze a esternare le proprie insicurezze, e poi, lungi dal pensare che sia una tattica da artista consumato, fa presa sul pubblico. Funziona sempre.

Essendo questo un concerto particolare, Mimmo ha deciso di impostarlo in modo un po’ diverso dal solito. Ha preparato due scatole di cartone con dentro tanti bigliettini sui quali è scritto un numero al quale corrisponde una canzone. C’è la scatola delle canzoni lente, e di quelle un po’ più movimentate. C’è una terza scatola che contiene pezzi "imprevedibili", nel caso in cui gli venisse in mente di farne qualcuna. Mimmo invita qualcuno del pubblico a estrarre il primo bigliettino, e la prima canzone è il suo inno alla libertà, la sua canzone in abruzzese, Vola vola vola. (Si dichiara molto contento dell'inizio voluto dalla sorte.)

Alterna canzoni e parole, Mimmo, e io non so se mi piaccia di più sentirlo parlare o cantare. Mi sento sempre più emozionata, e davvero un’espressione beata non mi abbandona per tutto il concerto. Gli applausi sono copiosi e spontanei. Si "allunga" per raggiungere file di sedie più distanti, pencola appoggiato a una colonna. Coinvolge tutti i settori, a parte le ultime file, perchè fin lì non riesce ad arrivare.

Davvero Mimmo Locasciulli, ora, dopo averlo letto tante volte scritto da altri, posso testimoniarlo anch’io, non si risparmia durante le sue performances. Canta moltissime canzoni, le interpreta con una passione sconfinata, si vede che le sente, e questo ha una inevitabile conseguenza fisica. Suda le classiche sette camicie, diventa porpora; è molto carico, ma questi concerti, in cui certo non ci sono salti o acrobazie, richiedono una buona resistenza fisica che dimostra di avere.
Ho modo di capire le ragione di quell’altra frase che lo riguarda. "Chino sul suo pianoforte", "piegato sul suo pianoforte". Vero, a volte completamente adagiato. C’è una totale compenetrazione tra il piano e il pianista, che ci sorprende, anzi, no, ce l' aspettiamo, però ci piace molto, con le sue variazioni e i suoi virtuosismi.

Fa di più: lo bacia, quel piano del Folkclub, si sente proprio lo schiocco, gli fa una dichiarazione d’amore: lo amo questo pianoforte.

Mimmo Locasciulli è un artista affascinante: lo aiutano la sua bellissima voce, dice cose interessanti, e a me personalmente piace di più quando aggiunge qualcosa di nuovo al repertorio di frasi consuete, a quelle che fanno parte del corredo personale dell’artista. Oggi riesce a ottenere molto dalla sua voce, canta davvero bene, nonostante piccole defaillances, (dimentica qualche parole, incespica di tanto in tanto sulle note, in qualche occasione ricomincia da capo: gli dispiace, perchè "davvero le mie canzoni le conosco tutte") che me lo rendono molto più caro che se fosse perfetto. Devo aggiungere anche che quella che io ho sempre definito una bella faccia, seppur non convenzionale, osservata da vicino è molto più bella. Intanto sembra molto più giovane, il nostro artista, e ha occhi chiari e sorriso smagliante. Le telecamere e le foto non gli rendono giustizia.

Ogni canzone una emozione, ogni canzone un ricordo, ogni canzone un pezzetto di cuore che muore e un altro che rinasce a nuova vita.

La terza, se non ricordo male, canzone cantata, è Tango dietro l’angolo, "una di quelle" - dice lui, "che in genere canto alla fine, perché mi scalda molto e poi vado sopra le righe". Che bella!
Ogni canzone una storia e il racconto di aneddoti legati ad essa. Uno, quello legato a Natalina, che racconta sempre, lo racconta anche oggi, perché qualcuno tra il pubblico non lo conosce. Io l’avrò letto e sentito venti volte, ma lo ascolto ancora con piacere.

Fa un po’ il professore, Mimmo, e a un certo punto, sbalordendomi, interroga il suo pubblico, su certe citazioni (Tutto è stato già scritto, tutto è stato compiuto... riferimento alle ultime parole di Cristo sulla croce prima di spirare, Ed un piccolo chiarore, si trasforma in una luce, e qui siamo alla caverna di Platone) contenute all’interno de La disciplina dell’amore (Il titolo è un chiaro riferimento a Pascal, del quale cito un passo: L’uomo è nato per pensare; e davvero non c’è un momento in cui non lo faccia: ma i pensieri puri, che lo renderebbero felice se fosse in grado di farli durare, lo affaticano e lo abbattono. Rendono la vita monotona, e l’uomo non riesce ad adattarvisi; ha bisogno di movimento e d’azione, ogni tanto deve essere agitato da passioni di cui sente nel suo cuore sorgenti molto vive e profonde.
Le passioni che gli sono più vicine, e ne richiamano parecchie altre, sono l’amore e l’ambizione: non hanno alcun legame tra loro, anche se le si accosta molto spesso: e infatti l’una indebolisce l’altra, reciprocamente, per non dire che si distruggono a vicenda.)
Si verifica in sala un clima da pre-interrogazione scolastica, quando il professore legge i nomi sul registro, e tutti guardano il banco, o la punta delle dita. Nessuno risponde. Vi boccio - scherza il nostro filosofo mancato per un soffio.

Io, che un po’ la sindrome della prima della classe ce l’ho, soffro a non alzare la mano e mostrare quanto sia stata diligente, ma il pudore e il senso del ridicolo hanno il sopravvento, e rinuncio così a fare la mia bella figura. NO, non è la verita, ho avuto paura che mi chiedesse di approfondire, e di non essere all'altezza...
In L'interpretazione dei sogni, c'è invece il richiamo alla notissima opera di Freud, di cui in molti sanno l'esistenza, mentre l'opera di Pascal è decisamente meno nota ai più.
Altri aneddoti raccontati, e qui sono personali, sono quelli legati alla canzone Buoni propositi, che mi ricorda un passato remoto, i miei vent’anni, e mi mette una grande allegria quando la ascolto. Buoni propositi a distanza di tanto tempo messi in atto, almeno in parte, dal nostro.

Ancora la ruvida Il giorno più difficile, concepita in una notte di guardia in ospedale, in una delle tante giornate difficili, e immediatamente comunicata telefonicamente dall'autore al suo produttore di allora. Come la capisco questa smania.
Un’altra canzone che, dice Mimmo, "gli da gusto": Piano piano, che da molto gusto anche a me.
Davvero tutte non le ricordo; ha concluso con Cara Lucia, dopo essere rientrato a concerto concluso per il bis, acclamatissimo. Insomma si sono alternate canzoni vecchie (Natalina, Piccola luce, Buoni propositi, Gli occhi, Pixi dixie fixi...) con canzoni dell’ultimo album (Idra, La disciplina dell’amore, Senza un addio, una che ci teneva proprio a cantare, Benvenuta) da Aria di famiglia (il pezzo omonimo) da Tango dietro l’angolo (title track e II giorno più difficile) da Sglobal, (Correre baby, L’autunno dopo tutto) da Piano piano (la canzone omonima, L’interpretazione dei sogni).
Canta anche Blu, che forse non è una di quelle che fa più spesso. (?)
Blu per non dimenticarcelo è in Adesso glielo dico.

Tutte ora non sono in grado di elencarle, ma davvero Mimmo non si è risparmiato, davvero è un artista molto generoso. Piccole defaillances a parte (che ribadisco aggiungono, e non sminuiscono) è un perfetto dominatore del palco e del rapporto col pubblico, dosa bene giuste intonazioni e pause, imita il suo amico cantante americano dalla voce roca, quando, a proposito di qualche “errorino” dice è il piano, non sono io, e la voce è davvero imitata benissimo. Insomma, promosso a pieni voti, anzi gli conferisco pure lode e bacio accademico, a questo signore che dopo questa splendida esperienza mi ha lasciato il desiderio di riviverla ancora, molte e molte volte, in duo, in terzetto, in quartetto in quintetto, con la band, con l’orchestra, in qualsiasi modo va sempre bene.

Basta che ci sia Mimmo Locasciulli, artista generoso e dilettante di lusso, (nel senso che la musica per lui è pure diletto, pura passione) come gli piace definirsi. Scrivetemi e ditemi pure che sono un dilettante, ma di lusso - ci comunica.
Detto fatto: Un forziere di gemme, sei, un hotel a sette stelle, un mare di Barolo, un quintale di tartufi bianchi, una tonnellata di bottarga di Cabras (Tutta roba che mi interessa di più).
Altro che lusso, lusso sfrenato.

… Non riesco a ricordare niente altro, del concerto. Ricorderò tutto a pubblicazione avvenuta, ne sono certa. La notte dopo il concerto avrò dormito, male, due ore; le altre notti ugualmente pochissimo. Mi svegliavo e pensavo: Mi pare di aver sognato di essere stata a Torino, a un concerto di Mimmo…
In conclusione, voglio ancora una volta ringraziare i due ragazzi pescaresi, presenti al concerto, che ho (non avevo scelta, avevo un po' di timore a stare da sola per strada, di notte) "abbordato" perchè mi "custodissero" in attesa del taxi che mi avrebbe riportato in albergo. Grazie, ragazzi, vi sono grata.
Grazie anche, anche se questi non avranno occasione di affacciarsi qui lo faccio lo stesso, ai tassisti torinesi, gentili, e attenti, che hanno atteso che scomparissi dentro il locale e dentro l'hotel. Per fortuna, tra tante persone poco attente e poco cortesi, ce ne sono altre fatte di altra pasta.

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