Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

mercoledì 13 febbraio 2013

VOILÀ


Un piccolo concerto classico con qualche tocco innovativo. Si inizia, classicamente, con Un po' di tempo ancora, e si conclude, altrettanto classicamente, con Tango dietro l'angolo. In mezzo ci siamo a lungo immersi dentro Idra, che, in attesa di poter essere contagiati dallo spleen, continua a recitare il ruolo di ultimo album; siamo stati scrutati dagli infiniti, mutevoli sguardi degli Occhi, ci siamo ricordati di quando eravamo Intorno a trent'anni, (ciascuno a suo tempo) che è stata proposta in una versione molto divertente, non so se frutto dell'estro estemporaneo, o già sperimentata in altre occasioni. Soprattutto abbiamo sentito Mimmo osare e giocare parecchio con la voce, strumento duttile col quale si può fare molto, in modo divertente e anarchico, perfino riprodurre versi di uccelli, ruggiti di felini, ululati di lupi. Insieme con la voce e il pianoforte del padre, il contrabbasso del figlio, che giungeva direttamente da Paris, che sembra stare a lui, come New York sta al  padre: patrie d'elezione. Molto international, questi Locas, che sa tanto di ispanico: è lo pseudonimo scelto dal padre di Mimmo quando, negli anni cinquanta e sessanta, ebbe un interludio canoro: chissà se esiste qualche testimonianza di quelle lontane trasmissioni televisive, (le Teche Rai hanno una enorme quantità di materiale, ma non tutto è stato conservato) una foto, una minima traccia...sicuramente si, negli archivi di famiglia. Quanto all'importanza del fattore ereditario nel perpetuare la passione musicale, ha ragione Mimmo; lo dimostra il fatto che siamo alla quinta generazione: bisnonna cantante di operetta, nonno che faceva le serenate col mandolino, padre cantante, Mimmo e i suoi figli, e magari continuerà ancora. 
Musica dentro, e anche intorno.

Il concerto-intervista in oggetto, e altri simili - almeno quelli in cui chi conduce si prepara diligentemente - anche se non si discosta di molto dai soliti schemi, serve soprattutto a chi non conosce, o conosce poco Mimmo, ma percepisce il desiderio di approfondire la conoscenza. Anche a me è accaduto, quando ero neofita e studiavo per seguace appassionata, di ascoltare una bellissima trasmissione radiofonica di Radio Città aperta, in cui di Mimmo si ascoltava qualche brano, ma, soprattutto si raccontava: essendo per me quasi tutto da scoprire, era bellissimo bere  letteralmente le parole del capo carismatico.

Ora è molto difficile che senta qualcosa di inedito, (qualche particolare tuttavia spunta, di tanto in tanto) sulla carriera e sulla summa filosofica del Nostro, ma ascolto comunque volentieri, e rido perfino di certe battute pessime, che non tralascia mai di tirar fuori dal cilindro, non tanto perché suscitino il riso in sé, ma perché mi diverte da matti sentire come si diverte lui a dirle.

In ogni caso il personaggio è stato, seppur con i limiti dei 76 minuti, musica compresa, sviscerato, dalle origini ai giorni nostri, iniziando dagli studi di pianoforte, proseguendo con la folgorazione beatlesiana e il periodo dei complessini, continuando con il folksinger norvegese conosciuto a Perugia cui va il merito di avergli “presentato” Dylan, soffermandosi sul Folkstudio, con tutti gli aneddoti e i personaggi legati al luogo, e via via tutte le tappe della lunga carriera, fino all'oggi, senza trascurare nulla. Partendo da Penne, dove i ricordi più lontani ci portano a un mondo operoso, carico di dignità, facendo tappa a Perugia, dirigendosi verso Roma, siamo arrivati a New York, un po' provati dal primo lungo volo, ma carichi di entusiasmo, e abbiamo fatto una piccola tappa in Francia, per il ruolo che hanno avuto gli chansonniers nella formazione musicale di Mimmo, e anche per quello che, in senso più ampio, la letteratura e la cultura francese hanno avuto nella sua formazione personale.

Come sempre si è sentita l'esigenza di ben definire e non confondere canzone d'autore e cantautori, e si è ancora una volta chiarito il concetto di riserva, luogo dove entra chi apprezza e può comprendere la canzone d'autore, e dove non può aver accesso un pubblico onnivoro (guardato con sospetto). Mi appello al diritto di poter essere un'onnivora di buon gusto, e di essere comunque ammessa (col pass, e con riserva) nella RISERVA.

Non sono mancati i riferimenti alla nobile disciplina del padre Asclepio (questa vi piace?) (a proposito Mimmo, ti ho mai chiesto come hai fatto a conciliare?:))e alle collaborazioni, con una punta, mi pare, di rincrescimento da parte di Mimmo, che sottolinea come spesso si dica come abbia collaborato con il tale, o il tal altro artista, e non che il tale o tal altro artista abbiano collaborato con lui, lasciando, forse, intravedere una qualche forma di sudditanza, e non un rapporto paritario. Mi permetto di sottolineare come nella parola collaborazione (voce composta derivata dal latino cum e laborare, cioè lavorare insieme) sia implicito il concetto di parità, e non di subalternità. Non sempre ciò viene colto, e in molti ambiti sono definite come collaboratori, persone con cui si intrattiene invece un rapporto gerarchico.

Il pubblico presente ha avuto bisogno di ingranare un po' prima di partecipare il suo calore e il suo gradimento, ma la serata è andata bene, anche perché a fare da nume tutelare, essendo il luogo dove si è svolta, una "locanda asiatica" era Ganesh, una delle divinità più affascinanti e cariche di simboli del pantheon induista, che è un nume del buon auspicio. Ha testa di elefante, Ganesh, quattro braccia, grosso ventre e cavalca un topo. Mi è molto familiare perché tanto tempo fa arrivò a casa mia, attraverso un percorso quanto mai misterioso, una statuetta di terracotta che lo rappresentava. Ne ero attratta, ma anche un po' spaventata: ciò di cui non conosco l'esatta provenienza mi inquieta. Così come arrivò, Ganesh, altrettanto misteriosamente sparì. Ogni angolo della casa fu ispezionato accuratamente, ma non riapparve. Evidentemente aveva percepito l'ambivalenza dei miei sentimenti nei suoi confronti, preferendo trasferirsi altrove.

Ora lascio agli altri il piacere dell'ascolto.
Neofiti o seguaci appassionati, Mimmo non vi deluderà, perché ci piace e lo prendiamo così com'è, con i suoi momenti geniali, e i suoi momenti più normali, la sua simpatia e la sua educazione che lo accompagnano in ogni circostanza, con le sue battute così così, le sue certezze e i suoi dubbi, le sue contraddizioni, (ma non eri un uomo semplice???) ma soprattutto le sue SPLENDIDE canzoni e la sua MERAVIGLIOSA voce: quando si ama qualcuno è così, non è che non si colgano le imperfezioni o i limiti, semplicemente fanno parte di chi amiamo e ce lo rendono unico (finché l'amore dura...).

martedì 12 febbraio 2013

ASCOLTO ATTENTO

Da ieri è disponibile sul sito di LifeGate Radio, la puntata di Rockfiles live del 21 gennaio, dedicata a Mimmo. Così i suoi seguaci appassionati (in questo modo mi ha definita un gentile signore segnalando, bontà sua, il mio blog, e io sono scoppiata a ridere e mi è venuta immediatamente in mente una setta iniziatica, con Mimmo capo carismatico) che non hanno avuto la fortuna di essere presenti alla serata allo Shambala di Milano, o almeno di sintonizzarsi sulle frequenze della radio, possono lasciar fluire indisturbata tutta la loro passione.
 
Io l'ho fatto ieri sera e ora mi sento molto debilitata: la passione prosciuga le energie. Per questo rimando ad altro momento, la pubblicazioni delle mie appassionate riflessioni.
 
A molto molto presto. Dopo una cura ricostituente intensiva.

domenica 10 febbraio 2013

TRASFIGURATO DALLA MUSICA


Ho visto il video di un incontro di qualche giorno fa, al quale è intervenuto Mimmo, nel ruolo del Dottor D.L.. Non entrerò nel merito per ovvi motivi, pur avendolo seguito con attenzione. Ho visto un signore distinto, elegante, intento a parlare con semplicità e con chiarezza ai presenti in sala. Un uomo educato e corretto, attento a star dentro le sue competenze e la sua conoscenza. Un signore d'esperienza, un serio professionista che nel tempo libero potresti immaginare a giocare a bridge o in un campo da golf, o alle riunioni conviviali del Rotary, o, anche, nello studio della sua bella casa a sfogliare libri d'arte, o a fumare la pipa, con indosso una giacca da camera di cachemire. Ritratto borghese e osservazioni sterotipate? Forse, ma non sono riuscita a captare altro. Difficile, osservando il dottor D., ipotizzare una stretta relazione con il suo alter ego M., musicista e cantante, a parte una vaga somiglianza nei tratti somatici e nel tipo di voce. Forse entrambi hanno un senso profondo dell'amicizia, che li fa muovere in una certa direzione. A parte questo, tanto il Dottor D. appare (siamo nella sfera delle sensazioni) grigio e un po' monocorde, e sembra risentire un po' dei segni degli anni, quanto il suo alter ego è un arcobaleno, luminoso, con gli occhi che inviano stelline e scintille, sorriso irresistibile, aspetto e atteggiamenti da ragazzo. Una vera trasfigurazione operata dalla musica, il luogo d'elezione dove, lasciato a casa il rigoroso controllo, entrano in scena come primedonne le emozioni, la giocosità, l'allegria, il desiderio di lasciarsi andare e di condurre a sé il pubblico, in un continuo gioco di conquista reciproca. Una sorta di abbraccio simbolico collettivo, la sublimazione di un atto d'amore, che coinvolge l'artista e il suo pubblico; una magia, che a Mimmo riesce particolarmente bene.

GANGI.


Ho letto che una delle prossime date sarà di nuovo in Sicilia, a Gangi. Sarà un concerto particolare, una ulteriore conferma del desiderio di Mimmo di voler sperimentare cose nuove, con la partecipazione straordinaria di un musicista siciliano, Ruggiero Mascellino, e della Nica Banda, che con Mascellino spesso collabora. Non sapevo chi egli fosse, pertanto ho fatto una incursione nel suo sito http://www.ruggieromascellino.it/ per farmi almeno un'idea: conquistata. Si tratta di un musicista, (pianista e fisarmonicista, e non solo) di tutto rispetto, con studi molto seri alle spalle e un ottimo curriculum, che lascia entrare nei suoi lavori elementi di musica tradizionale mediterranea, con contaminazioni jazz,   per un risultato piacevolissimo e trascinante. La fisarmonica mi affascina molto, popolare e raffinata insieme, allegra e malinconica, (insomma un ossimoro, come piace a Mimmo) seducente ed evocativa.  In qualche occasione l'ha suonata anche Mimmo, sia dal vivo che nei dischi, e io non abbandono il piccolo desiderio di poterlo sentire, prima o poi, nella veste di fisarmonicista.

Non ho dovuto riflettere molto per mettere a fuoco che Gangi è il paese di quei ragazzi dalle facce pulite, che si sono presentati in comitiva al concerto di Sezze di qualche anno fa, indossando una maglietta che riportava un frammento di Sognadoro. Chissà quanto saranno felici di questa sorpresa. Sono proprio fortunati, perché il loro è un amore corrisposto, e anche questa volta riceveranno sorrisi e gratitudine dal Cantante.


Sono certa che sarà una serata davvero speciale, e che dopo si festeggerà fino al mattino.  

giovedì 7 febbraio 2013

LICEALE



Sapevo che prima o poi queste immagini mi sarebbero state utili. Rappresentano le facciate delle  sedi che ho individuato, a Penne, del Liceo scientifico "Luca da Penne", che evidentemente ha più sedi. Non so se Mimmo abbia studiato in queste o in altra sede, ma la sua cultura da liceale se l'è fatta qui, in questo glorioso liceo, intitolato a uno dei personaggi più eminenti del passato pennese, il giurista Luca, vissuto nel XIV secolo. Ho fatto la conoscenza diretta con questo signore nel palazzo comunale: un uomo di pietra raffigurato sopra una lapide sepolcrale. Nella vita fu un uomo colto, dedito agli studi giuridici, autore di testi importanti. 

Uomo colto è anche il suo compaesano nato nel ventesimo secolo, Mimmo da Penne, anche se lui minimizza   in questo modo: "Ho la piena consapevolezza che la mia è poco più di una modesta cultura liceale ma certe volte, giuro, mi sento un genio. Ma perché c'è tanta ignoranza in giro?"

In quello che lui definisce con l'understatement che spesso lo caratterizza, "poco più di..." c'è una competenza medica di lunga data, una cultura musicale di ottimo livello, una competenza cinematografica di altrettanto ottimo livello, un sapere enologico che non si limita alla sua amata produzione, ma va ben oltre, una conoscenza profonda della poesia contemporanea, e molta curiosità per l'arte, la fotografia, la politica, i luoghi, i fatti, i comportamenti e i sentimenti umani. Certo, non tutto è approfondito, non sarebbe nemmeno possibile, ma mi pare siamo su un percorso di continua conoscenza e di continua ricerca. Dico questo con la massima obiettività, nessun tentativo di irretire o blandire nessuno.

Si, in giro c'è davvero tanta ignoranza che spesso, nelle persone che ne sono portatrici, è unita ad arroganza e presunzione. Non mi riferisco a persone semplici che spesso non hanno istruzione, ma possiedono un sapere di tipo diverso, degnissimo di considerazione, ma a gente che ha studiato, senza entusiasmo, senza interesse, magari solo per sbarcare gli esami universitari e poi ha dimenticato tutto o ha trattenuto ciò che poteva essere utile per svolgere una professione, spesso redditizia, senza nessuna altra vocazione se non quella del guadagno. Ci sono molti professionisti senz'altro competenti nella loro materia, ma totalmente all'oscuro di tutto quanto sia al di fuori del loro ambito. Il lavoro li assorbe moltissimo e al di fuori di quello si dedicano a diversivi molto rilassanti, ma molto poco culturali. La estrema specializzazione in settori molto particolari, talvolta, ci mette di fronte a geni in un determinato campo e a quasi analfabeti di ritorno al di là di quel campo. 

Nel mondo del lavoro, in strutture (penso a certo pubblico impiego che conosco) organizzate per settori, si perde il senso globale del lavoro, per finire con l'occuparsi solamente del proprio. Non c'è comunicazione, non collaborazione, non condivisione di saperi e professionalità al fine di operare nell'interesse comune. Ci si fa quasi un vanto di non sapere minimamente di cosa si occupi il collega dell'ufficio a fianco, anzi, spesso, l'esigenza di conoscere, da parte di qualcuno, viene  interpretata come tentativo di scavalcamento o intromissione. A m sembra una cosa ben strana, come vivere in casa propria e non sapere dove siano conservate le stoviglie, o la biancheria.

Cultura e conoscenza non va di pari passo con denaro. Mi ritrovo talvolta a pensare quanto poco il denaro sia servito, ad esempio, a certi personaggi pubblici, del mondo dello spettacolo, dello sport, della politica, dell'imprenditoria e non solo, che ne hanno fatto tutti gli usi possibili,  ma non hanno sfruttato questa opportunità per crescere e migliorarsi. 

Se Mimmo ha poco più che una modesta cultura liceale, io sono ancora alle scuole elementari. Eppure sono considerata una che conosce tante cose; mi interpellano spesso a proposito degli argomenti più disparati (l'etimologia o il significato di una determinata parola, il titolo di un libro, il nome di un autore, una data...), e si aspettano da me una risposta, che spesso fornisco. Per amore di verità devo dire che non mi sento io così brava, perché spesso sono nozioni scontate, banali, acquisite davvero nella più tenera infanzia o nell'adolescenza, cose che tutti, a mio avviso, dovrebbero sapere. A volte scherzando (ma nemmeno tanto) mi definisco una sorta di idiot savant che snocciola nozioni per un pubblico non pagante. Dovrò imparare a farmi pagare per le consulenze. A me di fare la figura della più brava importa pochissimo nei casi molto frequenti in cui, chi mi sta intorno, è molto scarso. Troppo facile. Per questo sono molto più felice di ammettere e dimostrare il mio non sapere, apprendendo (anche a distanza, non necessariamente con la frequentazione diretta, attraverso i libri, le storie o altre forme) da chi è molto migliore di me. C'è da dire che spesso grande cultura non va sempre di pari passo con semplicità nel porsi e con umanità. Gli  intellettuali non sono sempre piacevolissimi da frequentare, non amano perder tempo con chi appartiene a un mondo diverso, e chi appartiene a un mondo diverso si sente a disagio: peccato, i settarismi non aiutano la crescita e lo scambio.

Senza contare che a qualcuno fa molto comodo avere masse ignoranti: senza cultura e senso critico si è più facilmente abbagliati da figuri che di questo fanno uno strumento a proprio vantaggio. E qui il discorso condurrebbe lontano, ma anche molto vicino ai tempi che viviamo.

Con queste sagge parole l'idiot savant, chiude. Folgorata è fagocitante, e bisogna farle capire che c'è dell'altro, oltre lei. 

Al prossimo spunto.










martedì 5 febbraio 2013

MAESTRINA

Il ruolo della maestrina è antipatico sempre, figurarsi con uno che ne sa un sacco più di me, in tutto. Una piccola imprecisione dovuta a una commistione tra i titoli di due programmi, Quelli della notte e L'altra domenica, entrambi di conio arboriano, che forse aveva, entrambi, in mente. Il pretesto, per me, per scrivere anche oggi e per diventare, ancora una volta, nostalgica, (e un po'pedante).
Ferrini era uno dei personaggi di Quelli della notte (1985), mentre Quelli della domenica è un vecchio programma in bianco e nero del 1968. Me lo ricordo anche se ero piccola, Il perfido professor Kranz mi metteva agitazione. Ormai non ci sono più programmi televisivi di quella caratura, per usare un termine caro a Mimmo. Ormai non ci sono più leader politici, o aspiranti tali, di caratura. Dobbiamo tornare molto indietro nel tempo, molto, a mio avviso, ma anche quel leader aveva un forte accento regionale, a me familiare. Ora ci tocca quello che un po' nell'aspetto, un po' nell'inflessione richiama Ferrini. A meno che non ci rivolgiamo altrove, e a me non pare il caso. Tutti, in questa estenuante campagna elettorale, tutti nessuno escluso, anche se in misura diversa, si distinguono per l'incoerenza, l'opportunismo, l'atteggiamento di becero conflitto, quando non di insulto nei confronti dell'avversario. Nessun fair play.
Tremo al pensiero dei possibili nuovi Presidenti della Repubblica, per il  semplice fatto che non ne vedo all'orizzonte nemmeno uno con un forte senso dello stato, e che dia sufficienti garanzie, e al contempo abbia personalità, cultura, modi, autorevolezza, charme, carisma. 
Lo so, sarebbe stato più consono se avessi parlato della partecipazione di Mimmo a Rock Files. Lo farò quando la puntata sarà disponibile in maniera permanente all'ascolto. Prima o poi lo sarà. Così parlerò anche di Ganesh, un mio amico, presente alla serata.



lunedì 4 febbraio 2013

RACCOMANDAZIONI: (LE DONNE SONO TUTTE UN PO' MAMME)

 

Certo è bella, questa città, innegabilmente bella. Per me provinciale e isolana, tuttavia, nasconde molte insidie. Sarà che sono anche poco temeraria, (per alcuni versi soltanto, però)  ma io in giro per Roma in bicicletta non ci andrei. Nel traffico, intendo. Cantante, sentimi bene: io vorrei vederti invecchiare, diventare proprio un bel vecchio sano nel corpo e nello spirito, con un bel cervello pieno di idee e con una voce sempre più da brividi, un vecchio affascinante viveur (la scrivono spesso, questa cosa, che hai l'aria da viveur, da bon vivant) con tante cose da raccontare, che magari si dedicherà al teatro, dove reciterà i suoi monologhi filosofici, o terrà conferenze sugli effetti benefici sull'umore, degli anacardi intinti nel Montepulciano d'Abruzzo, che ne so... però ti voglio vivo. Sfrecciano come matti, ognuno fa quel che gli pare, non è città per ciclisti. Vacci nei parchi, con quella bicicletta, vacci in giro per il tuo bosco e i tuoi boschi, (anche se mi sembra una elegante bici da città), vacci a Parma, a Ferrara o a Mantova, ma non infilarti nel traffico romano. Intesi? 
 

sabato 2 febbraio 2013

ADESSO TE LO DICO

Ormai conosco le abitudini, del nostro Cantante, che sembra essere abitudinario. In questo suo ultimo recente costante quotidiano scrivere sulla sua pagina, predilige la mattina. Quando torno a casa, (sulla via del ritorno pregusto il momento) gli faccio sempre un saluto che a volte può durare anche solo qualche secondo, a volte di più, ma sono fedele a questo piccolo rito. Insomma, confesso che ormai "ci ho fatto la bocca" e confesso anche che, se d'improvviso tutto dovesse tornare come prima, al minimo sindacale, proverei un po' di sconfortata delusione. Forse entrerei in una condizione di SPLEEN, chissà...

Ogni volta che leggo le parole del Cantante, penso che ne venga fuori un ritratto troppo immacolato, troppo perbene, troppo perfetto: valori, rigore, senso etico, senso  profondo della giustizia,  attenzione agli altri,  specie se deboli e svantaggiati, senso critico, coscienza politica e sociale alta... Non che pensi che lui non lo sia, perbene, ne' che indossi una veste immacolata al fine di sedurci (davvero non lo ritengo capace di simili giochetti). Credo che tutti i valori elencati prima, e anche altri ancora, gli appartengano profondamente. Tuttavia... mi piacerebbe osasse di più,  che svelasse un po' di più la sua natura umana: un comportamento di cui non è andato fiero, una volta in cui ha perso la pazienza e si è infuriato, quell'altra in cui ha trattato ingiustamente qualcuno, un rimpianto, un rimorso, un malinteso, un'idea tradita... 

Tornando al discorso iniziale, al risveglio mi aggiorno e trovo un interessante post, scritto di sera, pieno di rivelazioni. Adesso te lo dico anch'io, cosa penso della tua idea dello special album in edizione limitata, che ha il sapore di un omaggio agli estimatori fedeli, da richiedere esclusivamente via internet (cioè non sarà distribuito nei negozi di dischi: perché gli altri? Forse a Roma, in qualche altra città... ma altrove? tanto ormai tutti acquistiamo online). Mi pare un'ottima idea e vorrei che avesse un seguito, cioè che non rimanesse tale. 
La scelta è dell'autore. Benissimo privilegiare versioni alternative, diverse dalle originali, e ancor meglio dare spazio a canzoni che non siano state già inserite in precedenti album antologici o raccolte (ma ci saranno delle eccezioni, come prescindere da Una vita che scappa voce e contrabbasso, o voce contrabbasso e sassofono?). Io inserirei una canzone del passato remoto, (anni '70) e una da Clandestina, quelle che sente di più e che gli sembra possibile riproporre oggi, con abiti e accessori adatti ai tempi e alle mutazioni  personali. Credo che Mimmo vorrà dare, giustamente, un po' di spazio a qualche pezzo degli anni 2000. Quanto alle cover, c'è una canzone che si intitola Hurt, che io amo moltissimo nella versione struggente di Johnny Cash, molto più che nell'originale dei Nine Inch Nails. Chissà come la canterebbe Mimmo... Questa, evidentemente è solo una fantasia. A parte che un artista, per interpretare una canzone non sua, deve sentirla, deve essere adatta al suo  registro vocale, al suo mondo, senza contare i mille cavilli legati ad autorizzazioni e diritti (Il futuro docet)...

Insomma, fai tu, e mi raccomando, sorprendimi, che mi piace quando mi aspetto una cosa e invece ce n'è un'altra. 


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