Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

martedì 21 febbraio 2012

CARO CANTANTE

Non mi par vero di avere l’occasione per poterti scrivere, una lettera vera, anche se non ti sarà spedita ai tuoi indirizzi personali, e non la leggerai solo tu. Lo spunto mi viene da te, dai pensieri che lanci nella tua piccola, eterea pagina di artista. Un po’ penso di aver imparato a conoscerti, in tutto questo lungo periodo di studio e indagine sull’artista e inevitabilmente sulla persona. Gli strumenti di conoscenza sono stati molteplici, dalle canzoni alle interviste, dalle conversazioni nelle partecipazioni radiofoniche e televisive, agli scritti, dal modo di offrirti al pubblico nei concerti a quello di porti nel contatto diretto, per ciò che ho potuto osservare e valutare nelle poche occasioni in cui ti ho incontrato, poche, ma che mi hanno raccontato molto di te.

Tutti gli elementi che ho appena elencato, sono niente tuttavia rispetto a una cosa che non ha alcun fondamento razionale, non è basata su fatti, ne’ supportata dall’esperienza, ma si muove tutta e si agita in un ambito che ha a che fare con la sfera dell’intuizione e delle percezioni e della comunicazione dei pensieri. Aspetti molto coinvolgenti e suggestivi per chi è portato a viverli e a dar loro peso, e aspetti invece oggetto di ironia, che potrebbe diventare sarcasmo, da parte di chi si muove prevalentemente in una sfera in cui tutto deve poter essere dimostrato razionalmente.

Ora tu, che forse ti spazientisci un po’ quando un tuo interlocutore, nel tentativo maldestro di spiegarsi in maniera dettagliata, tende a dilugarsi, mi stai dicendo “ Arriva al dunque”. Il dunque è questo: mi arrivano i tuoi pensieri, anzi mi piombano addosso, pensieri che a volte diventano frasi che mi passano nella mente come su uno schermo, a caratteri grandi e fluorescenti, mi arrivano i tuoi stati d’animo. Percepisco la tua gioia, la tua piena soddisfazione in alcuni momenti, l’allegria, l’eccitazione e l’entusiasmo e allo stesso modo stati d’animo opposti, una certa nota di malinconica riflessione che solo qualche volta diventa tristezza, ma quel che mi arriva di più ha una connotazione negativa. Irritazione, fastidio, intolleranza, disappunto, noia: so che cosa te li potrà scatenare, e qualche volta ne ho la conferma dalle tue stesse parole. A volte ti sento un po’ irritato anche da quello che scrivo qui dentro, e nel momento stesso in cui lo scrivo penso: “Mamma, questo non gli piace!” non solo in riferimento all’esternazione di un determinato concetto, ma anche a un mio modo di essere che è del tutto manifesto in ciò che scrivo, essendo queste pagine una trasposizione autentica di ciò che sono, nei miei aspetti positivi e negativi.

Oggi leggendoti, al di là del piccolo moto di noia che il tema abusato mi ha suscitato, ho pensato: “Ma come, che ci fa davanti alla televisione, con tutte le cose interessanti cui si potrebbe dedicare?” (Ti ho visto nella tua dimensione domestica, col telecomando in mano, accomodato sul divano e con i piedi sul tavolino: ti mancava la canottiera, la bottiglia di birra in mano ed eravamo proprio a posto) ma poi ti sono stata grata perché mi era venuto il timore un po’ peregrino che poteste essere amici, tu e il signore dei finti salotti, per usare una tua espressione, e quel timore si è dissolto come neve al sole. Qui si arriva a un tema a mio avviso importante: l’artista che amiamo, che ci fa provare quelle emozioni così particolari, deve avere un’etica che condividiamo? Essere allineato al nostro modo di sentire, di vedere la vita, collocarsi nella nostra stessa area politica? E se fosse uno che predica bene e razzola male? Quella sarebbe la cosa peggiore, l’ipocrisia, i vizi privati e le pubbliche virtù. Quesiti aperti. Io direi che un po’ devo riconoscermi, in qualcuno che seguo, certo, con una buona dose di elasticità e senza essere troppo severa, che tanto perfetto non c’è nessuno, senza cercare un’aderenza totale, che ciascuno si tenga la sua individualità, ma un po’ di sentire comune deve esserci. Relativamente da poco sono venuta a conoscenza della appartenza politica di un tale che ho seguito molto in passato, che si è pure candidato, con quelli… e mi è venuta voglia di chiedergli un risarcimento danni per avermi imbrogliato. Colpa di internet, che svela tutti i segreti e gli scheletri nell’armadio, veri o presunti, e questo era vero.

Ora quasi quasi mi verrebbe voglia di saltare di palo in frasca e di elencarti (io) le cose per cui ti senti orgoglioso (tu), oltre aver lanciato e prodotto il nostro amico Haber (di cui scrivo il nome, e non l’iniziale puntata, perché credo ciecamente a quanto ha dichiarato: non sa neppure accendere un computer e non sa neppure cosa sia un avviso, quindi qui dentro non ci arriva, pertanto se metto il nome non è un tentativo di adescamento alla lettura): me ne sono venute in mente alcune, delle quali vai sicuramente fiero, ma mi sembrano oltre che vere, altrettanto scontate.

Ecco, non farci rimanere troppo in attesa, diccelo, che cosa ti rende orgoglioso. Il mio appello accorato potrebbe sortire l’effetto contrario, nel senso che tu, altra mia convinzione, se uno si aspetta troppo una cosa da te, ti diverti a fare l’esatto contrario. Ti piace dirigere il gioco e anche avere l’ultima parola.

Va bene lo stesso, comunque ti muova va bene lo stesso, Cantante, tanto io vado per la mia strada e finchè ce n’è, come diceva quell’altro tuo amico, ce n’è. Oggi mi son trovata tra le mani, anche questa volta per puro caso, non ci pensavo nemmeno quando è venuta da me, una cosa che tu caldamente consigli. L’ho tenuta ben salda: mai opporsi al destino. Se riesce a ispirarmi, te la racconto a modo mio, che tu la conosci già benissimo.



Abbi cura di te, amico.

venerdì 17 febbraio 2012

STRADE TROPPO FREQUENTATE




Non amo la poesia comune e odio

la strada aperta a chiunque.

Odio un amante goduto da tutti

e non bevo a una pubblica fontana.

Odio ogni cosa divisa con altri.

Certo, Lisania è bello! Bello! E ancora

non l'ho detto che un eco già ripete:

"È anche d'un altro."


Ho voluto riportare un epigramma di un poeta ed erudito vissuto nel III secolo a.C. - Callimaco di Cirene - che fu bibliotecario della Biblioteca di Alessandria, una delle più note dell'antichità.


La versione italiana, dal testo greco originale, è magistralmente resa da Salvatore Quasimodo.


I versi raccontano l'atteggiamento, da parte del poeta, di aristocratico distacco da ciò che si potrebbe definire, con parole attuali, consumo di massa.


Vorrei far mio, entro i limiti, per non ingenerare equivoci di atteggiamento snobistico, il concetto.


In genere non amo le strade troppo frequentate, per semplice inclinazione naturale.


A volte anch'io mi trovo invischiata nel traffico, e non sempre mi dispiace, ma sono più a mio agio se, nelle vie che percorro, transitano pochi viandanti e poche carrozze.


Forse anche per questo mi sono scelta il Cantante, del quale qui dentro amo cantare le gesta, e non un concionatore capopopolo dogmatico, superficiale e qualunquista, che avrebbe potuto tentare di utilizzare, per migliorarsi culturalmente, parte dell'enorme patrimonio accumulato in tantissimi anni di consensi del suo pubblico numeroso, e non mi pare lo abbia fatto. Evidentemente non è solo questione di soldi.


Detto per inciso, mi sono risparmiata arringhe, comizi, concioni e anche canzoni. Per queste ci sarà tempo, tanto le manderanno continuamente anche alla radio. Immagino che per i cantanti, anche per quelli che non apprezzano troppo, sia quasi un dovere stare a guardare. Dovere professionale.


Per fortuna non sono cantante.


Ho fatto il pane e letto qualche libro, in questi giorni, e sono molto contenta. Di aver fatto il pane, per la prima volta nella mia vita, in particolare. Mi è sembrato di aver messo al mondo una creatura: mi sono sentita felice.


Come quando canta Mimmo.

martedì 7 febbraio 2012

NEL VIVO DELLA QUESTIONE

“Che mestiere fa?”
“Il musicista.”
“Si, ma a parte quello,”
“che lavoro fa, veramente?”

Boutade utilizzata molto in ambito musicale, anche dallo stesso Mimmo, che in diverse occasioni ha spiritosamente dichiarato di aver scelto di fare il medico, per sapere cosa rispondere alla domanda “che lavoro fa, veramente”.
In genere quasi tutti dicono “Sono un privilegiato, fare musica non è un lavoro, è passione. Mi pagano per dare libero sfogo a questa passione.”

Cantanti-scrittori: apriamo il dibattito; alcuni sono bravi, e fanno bene a pubblicare; altri sono pessimi, e farebbero bene non solo a non scrivere, ma anche a non cantare più, godendosi in tutta tranquillità i sudati risparmi della loro carriera, lontano dalla ribalta. Altri ancora sono mediocri, e non li hanno neppure scritti loro, i libri, ma i soliti giornalisti di turno più addomesticati all’uso della scrittura. In genere dentro questi libri sono riuniti aneddoti raccontati in mille circostanze, più qualcosa di inedito. In genere a questi libri, se il cantante è molto noto, e in qualche caso anche bravo, si fa una poderosa promozione e talvolta anche i più riottosi sono tanto incuriositi da finire per comprarli, perché sono davvero dovunque e non si deve certo andarli a cercare nella libreria di nicchia. Insomma ce n’è per tutti i gusti. Per esprimere la mia opinione: di tanti di questi libri si farebbe volentieri a meno, anche i meglio riusciti non lasciano grandi tracce di sé, ma è tutto relativo. Non siamo quasi mai nel campo dell’alta letteratura, e nemmeno di quella media. Alla fine è chi compra a decidere, e chiunque è, per fortuna, libero di leggere ciò che vuole: ciò che è scadente per me, o irrilevante, può avere un senso per un altro, e viceversa. Esemplifico subito: io sarei davvero felice di trovare domani in libreria un prodotto dell’ingegno del mio Cantante, per i motivi più svariati; mi spingerebbero a volerlo possedere e fagocitare d’un fiato molti fattori: l’affetto, la dedizione da oblata, la curiosità, il dovere professionale. Potrebbe trattarsi di qualsiasi genere: romanzo, raccolta di racconti, saggio divulgativo, saggio più rigoroso, autobiografia, poesia. Leggerei e comprerei tutto, proprio tutto, anche se Mimmo impazzisse completamente e decidesse di dedicare le sue notti alla scrittura di un…Harmony in camice bianco. Mai dire mai, ma qualcosa mi suggerisce che la mia attesa di un H.C.B a sua firma, potrebbe durare intere ere geologiche.

Confesso che non avrei letto il libro di Enrico se i due non si fossero conosciuti e frequentati. In genere non trascuro di occuparmi, anche se non sempre è possibile, o troppo entusiasmante, farlo in modo approfondito, di gente con cui è entrato in relazione, con cui ha condiviso esperienze, per il semplice fatto che anche questo è un modo per entrare nel suo mondo. Confesso anche che questo Che giorno sarà, uscito circa un anno fa per Kowalski, è stata una lettura piacevole. Enrico, artisticamente attratto da esperienze molteplici, ama mettersi in gioco, e non è nuovo a prove letterarie. Chi ne abbia voglia può entrare nel suo sito ed essere ampiamente informato su questo e altri aspetti, non ultima la presenza di un diario di bordo in cui intrattiene una comunicazione, anche su aspetti personali, con i suoi estimatori, certamente felici di ciò.

Che giorno sarà è la storia, raccontata in prima persona, di un cantante che sembrava promettere bene, e invece non riesce a ottenere il successo agognato. Dopo un esordio che gli permette di raggiungere una certa notorietà, una tournée con un gruppo variegato di tipi canori e umani che Enrico descrive molto bene, incontri con discografici, produttori opportunisti cialtroni e arruffoni, finisce col cantare stabilmente in un locale, senza troppe soddisfazioni. Canta canzoni di altri, il più delle volte, canzoni molto note perché il pubblico vuole quelle, e il più delle volte il proprietario del locale non gli concede lo spazio per più di due canzoni sue. Una di queste è proprio Che giorno sarà; da qui il titolo del libro. La gente gli fa delle richieste specifiche, vuole questa o quella canzone, in genere quelle più lontane dai suoi gusti. Detesta il momento della musica a gettone, non è certo felice di ciò che fa, ma è sempre meglio che alzarsi la mattina con la sveglia e muoversi dentro una mediocre routine da modesto posto fisso, che sembra disprezzare. Senza contare che si fanno molti incontri femminili, a fare il cantante o il musicista: insomma a leggere il libro, non solo per l’esperienza del protagonista, ma per diverse citazioni riportate dall’autore ascrivibili a notissimi e geniali artisti, la molla a salire su un palco sembrerebbe essere la possibilità, anzi la certezza di sedurre e conquistare con facilità estrema. Lo sanno tutti che così non c’è gusto: forse per questo si stancano prestissimo delle conquiste facili, in genere.

In fondo lui, Francesco Ronchi, il protagonista, è un artista (sull’uso e l’abuso di questo termine si potrebbe discutere a lungo), ha scritto delle belle canzoni per la maggior parte inedite, ha una cultura musicale notevole e gusti musicali raffinati, ma non basta: a volte vanno avanti certi personaggi senza grandi qualità, con scarsa o nulla cultura, musicale e non, semplicemente più fortunati o che hanno fatto gli incontri giusti o sono arrivati nel posto giusto al momento giusto. Questi tipi li analizza con ottimo senso critico, ne conosce le vanità e le debolezze, si sente superiore, li disprezza, ma per qualcuno prova invidia livorosa.

Dal punto di vista umano è un pessimo soggetto: beve come una spugna, qualsiasi cosa e in qualsiasi momento, arrivando a rischiare davvero grosso a causa di quello che potrebbe essere un piacere, ma diventa una compulsione smodata, si abbina a qualsiasi gonna disponibile si trovi intorno a lui, prende a calci in faccia chi lo ama, sfrutta la buona fede e le risorse economiche della madre. Sembra tenere molto all’amicizia, ma la calpesta senza ritegno. Sembra innamorarsi anche lui, forse, ma prevale la gratificazione narcisistica e il senso del possesso, il pretendere senza dare niente in cambio. A un certo punto entra nelle grazie di una cantante nota e capricciosa, tale Linda Love, che non ne ricorda una in particolare, di quelle realmente esistenti, ma è una specie di concentrato non so fino a che punto caricaturale, di divismo canoro femminile assai ben rappresentato.

Non so perché, ma io l’ho vista, questa Linda Love, mi è apparsa da subito con le sembianze di una cantante italiana che esiste veramente. Poveretta, magari oltre ciò che potrebbero suggerire le apparenze, ama stare a casa a lavorare ai ferri, o trascorre il tempo a preparare tortellini.

Il romanzo è diviso in capitoli ciascuno con un proprio titolo, introdotti da un aforisma di un personaggio noto, musicista, o scrittore, o filosofo, accuratamente scelti da Enrico.

Enrico, che ha in comune con il suo personaggio l’età e certi gusti musicali, parla di un mondo che conosce bene, che ha potuto vedere e analizzare con senso critico e disincanto. Gente come quella raccontata nel libro, ne hanno visto tanta, lui e Mimmo. Ricordo che in più occasioni Mimmo ha raccontato come, a unirli, quando si incontravano nelle famose trasmissioni televisive in cui li facevano cantare in playback, negli anni ottanta, sia stato un comune sentire, totalmente diverso rispetto a quello di molti loro colleghi, nel panico più totale in attesa, ad esempio, del posizionamento raggiunto nella classifica del festival. Di altre cose riguardanti la frequentazione e le collaborazioni fra i due non parlo di nuovo, perché non ho molto di nuovo da aggiungere alle notizie già riportate qua e là qui dentro, e anche perché non voglio scrivere un romanzo (che non ho nessuna intenzione di pubblicare). Basti ricordare che tra loro era e spero sia ancora, questione di affinità elettive.

Il romanzo non ve lo racconto tutto; non è tempo perso leggerlo, intanto perché è ben scritto, ben strutturato e anche dal punto di vista del pathos narrativo… (niente da fare, ho già detto troppo), e poi perché si legge in fretta, in autobus, in sala d’attesa, dove volete. Enrico è uomo di buone letture, e si vede. Di ottima cultura musicale, e si sa. Roba che su di me fa in genere colpo: ne sa un sacco anche di calcio, come è noto, e questo in genere su di me non sortisce alcun effetto.

Mi pare di ricordare che soffre un po’ se in giro non lo riconoscono. Chissà se anche lui, o anche Mimmo, (ma l'avrà letto, il libro, lui che non ama troppo la narrativa contemporanea, ma per gli amici si sacrifica volentieri?) talvolta mettono in atto un trucchetto, usato anche in altri settori, descritto nel libro. Succede così: il cantante dopo lo spettacolo si mischia al pubblico, chiacchiera di qua e di là, si mostra sorridente e cortese e poco dopo arriva un tale che lo guarda costernato ed esclama : “Dobbiamo andare, è davvero tardi.” Così il divo ha fatto la figura di quello disponibile e alla mano e invece non gliene frega niente, ma gli fa gioco che lo credano così. Ora che ci penso, quando Mimmo è venuto qui, si è avvicinato un tipo che lo ha guardato costernato e ha esclamato proprio così: “Dobbiamo andare, è davvero tardi!!!”

Enrico caro, non è mia abitudine, l’ho fatto solo con il tuo amico, (sarei morta se non l’avessi fatto, tornassi indietro non so se lo rifarei) ma se capiterà, in contesto opportuno - perché per strada scordatelo - mi avvicinerò, ti dirò che ho letto Che giorno sarà, che non c’è giorno che non ti rivolga un pensiero grato per Una vita che scappa, ma subito dopo, con una certa nonchalance ti chiederò: What about Mimmo? Sappi che lo farò, per cui, se vedi una anziana signora in costume sardo, piccola e vivace, con gli occhiali e i capelli argentati che ti punta, e non vuoi correre quel rischio, chiedi a uno dell’organizzazione di reclamarti, perché si è davvero fatto molto, ma molto tardi.

lunedì 6 febbraio 2012

CANTANTI-SCRITTORI



Non essere geloso se con gli altri ballo il twist,

non essere furioso se con gli altri ballo il rock:

con te, con te, con te che sei la mia passione

io ballo il ballo del mattone


Che giorno sarà, si intitola il libro di questo bravo cantante-scrittore, esponente non banale di una categoria sempre più diffusa.


Che giorno sarà stato oggi per Mimmo? Lo so: un giorno felice; è tornato tutto contento dalla Sicilia dove l'hanno stretto in un abbraccio collettivo così caldo e avvolgente, che quando è sceso dall'aereo e si è trovato in una città tutta bianca, non ha neppure indossato il cappotto. Una volta a casa ha spento il riscaldamento e acceso subito il computer, per ringraziare ed esprimere la sua felicità. Qualcosa è cambiato in questo signore, da un po' di tempo a questa parte, lo sento. Non perchè ringrazia, quello credo che in molti casi lo abbia fatto anche in passato; no, è che mi sembra un ragazzino con molta voglia di giocare, e che si lasci andare di più a esprimere ciò che sente. Se così è, a me sembra molto positivo.


Conquistato da un pubblico a sua volta conquistato da lui e dalla sua amata piccola band, come usa definire il suo piccolino che in genere lo accompagna al contrabbasso, ma suona tanti strumenti da poter essere da solo, quasi un'orchestra da camera, non una band.


Devo dire che mi ha fatto un immenso piacere percepire questo reciproco entusiasmo. C'è stato un signore che ha pubblicato delle bellissime foto di Mimmo e Matteo; alcune sono in bianco e nero e gli saranno piaciute molto, credo. Ce n'è una buffa e ho provato a indovinare cosa facesse: 1) Fischiettava Buoni propositi; 2) Mandava bacetti al pubblico, oppure istigava il pubblico a mandare bacetti, forse mentre cantava Pixi Dixie Fixi; 3) Gli andava di fare un po' di smorfie.


Concludendo questo piccolo scritto che mi è davvero sgorgato dal cuore, perchè se è contento il mio Cantante non posso che esserlo anch'io, rinvio altri pensieri ad un eventuale nuovo temino, in cui potrei parlare del libro dell'immagine, che ho letto, e di cui ho utilizzato il titolo per introdurre il pezzo. Troverò il modo per farci entrare Mimmo, dentro quel libro, anche se non c'è.


Infine lo rassicuro: i nostri balli del mattone saranno solo virtuali; gli voglio troppo bene per costringerlo realemente a un ballo pericolosissimo per l'incolumità dei suoi alati piedini.

domenica 29 gennaio 2012

REAZIONE PREVEDIBILE GIOIA INCONTENIBILE

Qui dentro non si dovrebbe parlare dell'autrice del blog, che già dice molto di sè anche quando non dice; figuriamoci continuare a fornire noiosi dettagli sul modo di essere di questa grafomane prevedibile, tutta contenta perchè ha ricevuto un regalo (che non è riservato solo a lei, ma se n'è appropriata come se così fosse) e che subito si affretta a comunicarlo al mondo (in potenza). Procediamo con ordine: ieri mattina all'alba, con in mano una tazza di caffè e dieci pan di stelle da inzuppare, Folgorata va a visitare Mimmo. "Tanto non c'è niente" - pensa - e anche questo lo sappiamo, ma ci va lo stesso: è oltre che folgorata, calamitata. Infatti non c'è niente. "Be', ciao, ora ti mollo, anzi mi metto a dormire che manco le Carmelitane, a quest'ora". Trascorre una giornata sui dettagli della quale, al mondo sarà taciuto e infine arriva la sera. La parte (più o meno) sana di questa carmelitana mancata: "Non vorrai entrare ancora, tanto non cè niente!". La parte malata grave: "Uff, lasciami in pace e fatti gli affari tuoi, che io non entro nelle tue cose." Inatteso, ecco che balza agli occhi un nuovo post: aspetta aspetta, come? Mimmo annuncia la sua partecipazione a Decanter lunedì sera. Parlerà di cose di cui parla un po' dovunque, ma essendo ospite di Decanter si soffermerà sulla sua produzione di Montepulciano d'Abruzzo (per questo dichiara "Viva la sfrontatezza!"). Poi, più sfrontato ancora, inserisce un misterioso link sul quale clicco all'istante e mi si apre un mondo. Il mondo è in parte conosciuto perchè il sito sul quale sono entrata è quello della sua cantina, che di sguincio avevo già visto. Lo avevo visto accarezzare una botte: si possono capire un sacco di cose di un uomo dai gesti più impensati e io da quella carezza ho capito, o creduto di capire, più cose che da dieci interviste.



Nel sito della cantina, nel quale ho ravvisato la stessa mano e lo stesso stile del sito dell'artista, ho trovato ciò che desideravo trovare, e ho visto un Mimmo appassionato e concentrato nella preparazione del suo vino, in maniera concreta e fattiva, al torchio, con tanto di grembiule bianco (si può candeggiare) e guanti. Ho pensato che quella fosse la sua prima autentica vocazione, quella più connaturata e imprescindibile. Un uomo in totale armonia con la terra, secondo la mia personale lettura, nei suoi geni ben prima della musica e della medicina che hanno si un ruolo importante, ma assai meno del legame stretto con la terra e in particolare con il vino, creatura viva da accudire con amore.



Mi appare un po' come un pater familias dei nostri tempi, il Cantante, che è riuscito a trasmettere ai suoi germogli questa passione. Ci tiene molto Mimmo alla tradizione, nel senso di tramandare ciò che a sua volta gli è stato tramandato, di modo che questo patrimonio non si disperda. Un uomo antico, per molti aspetti e molto moderno per altri. Il suo aspetto più nobile sta nella prima qualità.



Mi è sembrato davvero un bel regalo, da parte di Mimmo, metterci a parte di un mondo cui tiene tanto, in modo così affettuoso e intimo, lui così protettivo nei confronti dei suoi affetti.




Certo, probabilmente ci sarà un inizio di progetto di business, e se uno vuol vendere deve promuoversi, ma anche questa volta credo che non sia il denaro il motore di tutto ciò. Non è uno cui non interessi anche una concretezza patrimoniale in senso stretto, il nostro, e credo sia un ottimo amministratore di sè stesso, ma non mi pare si muova mai nell'ottica del mero profitto.



Avendo anche oggi esternato forse più del dovuto, felice del regalo ricevuto, lucido il mio posto in prima fila domani dalle 19,50. Berrò le alate parole di Mimmo come se bevessi un bicchiere del suo Planojanni (non a caso cito questa etichetta), sperando che mantenga fede al suo proposito di sfrontatezza e dia dettagli anche sugli aspetti più prosaici legati al suo vino. Tanto con quella voce può dire ciò che vuole...

mercoledì 25 gennaio 2012

RADIO FOLGORATA

In principio fu il blog monotematico, che tanto monotematico non fu; infine, dopo tanto riflettere e tribolare, nacque la radio. Una radio piccina piccina, situata in un imprecisato punto della Sardegna meridionale, molto artigianale: Radio Folgorata, nata dalla pervicacia di una donna di mezza età, amata come una figlia tardiva arrivata quando ormai si erano perse le speranze, non dotata di strumentazioni tecnologiche adeguate ai tempi. Sembra di fare un balzo nel tempo, quando si entra nel minuscolo locale che ospita la radio, perché in tutto e per tutto assomiglia a una di quelle minuscole radio libere di provincia della metà degli anni settanta. La finalità della radio è quella di far conoscere e diffondere la musica, la vita e le opere dell’illustre pennese nato Domenico ( giunta è voce che si chiami anche Massimo, come il patrono del borgo natio – proclamato di recente uno dei più bei borghi d’Italia - ma non se ne ha la certezza: bello sarebbe averla, perché Domenico Massimo suona quasi come Alessandro Magno, o come Pietro il Grande, e con ciò si è detto tutto) e noto a tutti come Mimmo, nome più familiare e più commestibile. Tutte queste emme fanno venire in mente una mamma nutrice, o il mou, e Mimmo sarebbe un nome dolce e gustoso da masticare, se non si appiccicasse al palato.

Motore e anima della radio è Folgorata che non si avvale della collaborazione di alcuno, perché è fortemente accentratrice e decisionista: fa tutto da sola, e a volte è tanto stanca che si addormenta in diretta. Manda ininterrottamente le canzoni di Mimmo, partendo da Non rimanere là fino a Idra, per tutto il giorno, interrompendo solo quando il palinstesto lo richiede. Inizia a blaterare alle ore 1,30 con Facciamogli compagnia con una storia: Mimmo è sveglio e Folgorata gli racconta una storia per farlo addormentare, così il giorno dopo, se deve lavorare è più riposato e non ha le occhiaie.

Intorno alle 3, 15 va in onda Accadde quel giorno, rubrica di approfondimento biografico su un particolare episodio della vita di Mimmo, dalla vita fetale ai giorni nostri. La prima, che ha riscosso molto successo è stata Campione di tuffi nel liquido amniotico. Grande seguito hanno avuto anche Quel giorno che ancora minorenne firmai le cambiali per comprare l’organo, La mia prima volta da solo allo spettacolo serale al Folkstudio con un solo spettatore e Ora vi racconto quanto è intelligente Frankie: quattro veri super-classici, ma gli aneddoti sono circa 250 e c’è da rimanere sbalorditi. In esclusiva per i lettori eccone uno che solo in pochi conoscono, perchè Mimmo, che come è noto non ama vantarsi, lo ha raccontato solo a pochi intimi, una sera a cena, e non ha permesso che la stampa specializzata lo diffondesse.




Si trovava nella Svizzera tedesca per una serie di concerti; uno di questi decise di farlo in montagna, all’alpeggio, perché musica e natura possono davvero ben convivere. Faceva molto freddo, ma nessuno dei valligiani e dei musicisti pareva risentirne. Mimmo cantava e suonava in maniera sublime, incantato dal paesaggio e dal calore dei convenuti. D’un tratto vide procedere verso il palco una piccola mandria di mucche, che si fermarono e assistettero silenziose, senza un muggito. Dietro di loro un uomo disperato. Mimmo stava eseguendo Un po’ di tempo ancora; l’uomo aspettò che finisse, applaudì e timidamente chiese la parola. “Maestro" - disse- "Le mie mucche qui convenute si rifiutano di produrre latte. Si sono costituite in collettivo femminista e non vogliono più saperne. Dicono di essere state sfruttate troppo a lungo e di volersi occupare d’altro, andare a teatro e assistere ai concerti. Le ho accontentate, perché sono tutta la mia vita, ma senza latte non si fa il formaggio e senza formaggio da vendere io non campo. Mimmo prese a cuore il caso dell’uomo. Si rivolse a Lizzie la Pasionaria, la promotrice della rivolta e spiegò a lei e alle altre del collettivo, che entrambe le cose sarebbero state possibili, sia assistere ai concerti sia di nuovo produrre il buon latte di montagna. Spiegò loro con parole semplici il valore della disciplina e delle regole. Dedicò loro una canzone bucolica e non fece in tempo a terminare, che il latte iniziò nuovamente a scorrere copioso: latte puro, latte e miele, latte e cacao. Le valligiane offrirono delle ottime torte e tutti poterono ristorarsi.
Un fatto che ha del prodigioso.

Ogni giorno Folgorata legge in diretta un’intervista rilasciata dal Cantante ai principali quotidiani e alle principali riviste musicali, dal 1977 in poi. Spesso, ma non tutti i giorni, fa sentire registrazioni di sue partecipazioni alle più prestigiose trasmissioni radiofoniche nazionali. Quella ad Attenti a Pupo, con lo spettatore raggiunto al telefono mentre masticava sonoramente, ha avuto un successo strepitoso. Ugualmente il collegamento telefonico a Check-in, andato in onda alle quattro del mattino, dove Mimmo precisava “Si scrive Timisoara, ma si pronuncia Timiscioara” “Di nuovo, Folgorata – Faccelo sentire ancora una volta" – Chiedono gli ascoltatori entusiasti…” Ed ella – apparentemente crudele e insensibile, ma è solo nel loro interesse – “Tempo al tempo, non siate ingordi”.

In progetto, non ancora realizzato perché è in corso una delicata trattativa, What about Mimmo, con il coinvolgimento benevolo di chi lo ha conosciuto, star internazionali comprese.
Già in onda Al cinema con Mimmo, e Cosa c’è tra le pagine dei suoi libri? Qualcuno parla di pesciolini d’argento, qualcuno di petali di rosa, altri di segnalibri a punto croce.
Mica è finita qui: altre rubriche di rilievo nell’economia del ricco palinstesto sono Aforismi e proverbi di Mimmo e Lezioni di economia domestica: Come preparare una confettura in tutta sicurezza e Consigli per un cambio di stagione veloce e razionale hanno ottenuto il picco di ascolti. In seguito sarà proposto un tema molto spinoso: si sa che a stirare il nero si rischia di lucidarlo, quindi ci avvarremo dell’esperienza di Mimmo, anche in questo delicato campo.

La Direttrice dell’emittente invita tutti a seguire in streaming Radio Folgorata, dato che in FM può essere seguita solo nel territorio regionale, dove ahimè, altre emittenti più potenti, invidiose del successo dell’ultima nata, la osteggiano in tutti i modi e le si sovrappongono: brutta cosa l’invidia.

Certo la ciliegina sulla torta sarebbe stata la presenza, se non di persona almeno in collegamento telefonico, dello stesso Mimmo. Ci ha provato in tutti i modi, Folgorata, ma Egli non ha voluto sentire ragioni, anzi non l’ha voluta sentire proprio.

Ecco cosa l’artista ha dichiarato in proposito, a fonti accreditate a lui vicine.
“Ho sempre dichiarato di amare la radio, ma c’è un limite a tutto. Questa signora è un’avventizia, una senza nessuna esperienza, e non può improvvisare soprattutto se l’oggetto di tale improvvisazione sono io. Le ho permesso di baloccarsi un po’ con la scrittura, ma la radio proprio no. A parte che non ho mai rilasciato dichiarazioni su come stirare i capi neri senza lucidarli, (forse fa confusione con le mie indicazioni su come smacchiare le cravatte schizzate di sugo di castrato…) ne’ su miei presunti ottimi posizionamenti nella categoria tuffatori nel liquido amniotico, penso che non potrò mai dare il mio placet a un’operazione di questo tipo, seppur condotta senza fini di lucro e pur apprezzandone l’intento benevolo, proprio per l’assoluta mancanza di professionalità. Inoltre c’è un contenzioso aperto riguardo all’uscita di un libercolo della signora in oggetto, che ha scritto, pubblicandola a spese sue, una guida per la regolamentazione del comportamento delle groupies over cinquanta ai miei concerti. Il titolo è, Groupies gold age, si fa così! Esplicito è il riferimento al lancio di pancere, collant termici 150 denari, sgraziati guanti di pile imbottiti di pelliccia sintetica. Fin lì avrei tollerato, ma sul palco mi sono ritrovato delle protesi dentarie, spesso con il chewing gum attaccato, che le signore sostengono di lanciare in segno di apprezzamento. In realtà il vero motivo è avere un bieco pretesto per venire a riprendersele alla fine del concerto, ed estorcermi così un autografo o una foto o chissà che altro. Folgorata nel suo libro non ha preso una posizione netta in proposito, lasciando alle fan sue coetanee ampia libertà di scelta. Una che si proponga come guida, deve saper fornire indicazioni precise e rigorose. Colgo l’occasione per dire che gli oggetti lanciati sul palco non saranno restituiti, ma gettati nel secco indifferenziato da un mio incaricato.

Infine, ma questo avrei dovuto evidenziarlo fin dal principio: pensa Folgorata che io attendessi l’istituzione di una minuscola radio di provincia a me dedicata? Non sa, lei che dice di saper tutto su di me, che già a New York esiste una Radio Scuro, che manda ininterrottamente le due versioni del mio successo, per tutto il giorno, da maggio del 2009 a oggi, e che un’emittente con intenti simili esiste anche nel bernese, la celebre Radio Hotelsong? Quelli sono veri professionisti. Da loro sono stato più volte ospite e spero di esserlo tante altre volte ancora.
Non mi sento di rilasciare altre dichiarazioni. Grazie.

Questo è quanto: Folgorata comprende le ragioni dell’artista, ma dopo tanto lavoro non può rinunciare alla sua nuova creatura. Radio Folgorata vivrà, contro tutto e tutti. Per un ideale si deve lottare. Si sente solo di lanciare un appello: “Colleghe groupies gold age, piantatela di lanciare dentiere, soprattutto nel vostro interesse: tanto non ve le rende - l’ha capito che è tutta una scusa per poterlo avvicinare - e poi dovete rifarvele nuove.”.

giovedì 19 gennaio 2012

TALVOLTA MI DOMANDO

Talvolta mi domando se a Mimmo interessi davvero che la gente lo segua... Si certo, canta per sè - sostanzialmente - dice, ma a quel punto uno se ne sta bello comodo a suonare e cantare nel suo salotto, e non cerca un pubblico, con cui possibilmente intessere una relazione emotivamente coinvolgente, almeno per lo spazio di un concerto. Che lui non ami suonare e cantare in circostanze private ce lo ha ricordato molte volte, che si accosti al pianoforte solo quando è gravido di nuova musica, pure. Forse non gli interessa che la gente lo segua passo passo, ma quando si fa questo mestiere, magari qualche segugio, se lo deve aspettare. Aiuto, ora si volta preoccupato: Chi c'è? Nessuno, sono dietro lo schermo a scrivere, dopo averlo ascoltato durante la sua partecipazione pomeridiana a una trasmissione radiofonica di Radio Città Futura, dove ti tanto in tanto va. Vuol dire che si trova bene, in genere dove gli sembra di sentire gli spilli sulla sedia, non va, o se va si vede e si sente subito. Non sa simulare, Mimmo, il disagio gli si dipinge nei gesti, nel volto, nella voce, che diventa meno piena e bella di quando è in sintonia con il luogo che lo ospita. Poco fa la voce era molto bella e questo a me basta. Mi piace sentirlo alla radio, e io da quando ho spento la tv e vivo per forza di cose una vita domestica più intensa, di radio mi nutro. Veramente l'ho sentito in streaming, ma non cambia la sostanza.



Quanti avranno saputo di questa partecipazione? Sui suoi mezzi di comunicazione, pagina social compresa, nessuna traccia. Roba per segugi, scovare Mimmo. Io ho questa bella abitudine di entrare quotidie dalle sue parti, qua e là, in una sorta di pellegrinaggio che a volte diventa viatico; anche se so che non troverò nulla di nuovo ci vado lo stesso; spesso mi trattengo solo qualche secondo, ed è un po' come la visita ai nonni da piccola, rassicurante, anche se talvolta un po' noiosa, a meno che la nonna (Mimmo) non prepari una torta buonissima (un breve scritto per me coinvolgente). Dopo aver attraversato le varie stanze delle sue numerose case virtuali guardo la posta dedicata: una casella solo per gli avvisi che lo riguardano, che non sia contaminata da altro; lì stamattina, prestissimo, ho saputo della sua partecipazione e mi sono organizzata.



Non avevo nessuna intenzione di scrivere, ma la voce di Mimmo mi ha fatto danzare le dita. Anche prima danzavano, una danza spiritata per tentare di levar via il cemento dalle persiane, retaggio dei lavori in corso che mi hanno tolto dieci anni di vita, e hanno reso le mie mani simili a due aragoste sbollentate. Mi son presa una sosta dal duro lavoro.



Si è parlato ovviamente dei concerti dei prossimi giorni, ponendo l'attenzione sul luogo dove essi si svolgeranno, centro culturale dedicato alla grande scrittrice che mi par di capire Mimmo ami, situato in un quartiere degradato che risorge proprio grazie alla presenza di luoghi di cultura (accento posto sull'esigenza di una cultura non elitaria e non paludata, ma le biblioteche Mimmo, soprattutto quelle di pubblica lettura, e i libri che ci sono dentro, hanno proprio lo scopo di arrivare a tutti); si è parlato della finalità dei concerti, c'è stata la consueta carezza verbale per Frankie, (lo invidio troppo); qualche parola anche sui progetti futuri a noi già noti; hanno messo su i soliti Scuro, Sglobal e La disciplina dell'amore (un giorno o l'altro ti chiederò lumi su Pascal, non mi tornano alcune cose) e venti minuti sono piacevolmente volati via.



Meno male che c'è Mimmo. Si, però esiste la vita vera, le mani sciupate, i muratori che mi hanno fatto dannare per un tempo infinito, le persiane da finire di scrostare. Sarà troppo da esibizionista fotografare le mie mani e metterle a corredo del post?

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