Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

mercoledì 11 gennaio 2012

L'ESCLUSA

In letteratura greca e latina non è infrequente un tipo di composizione poetica, in genere breve, che ci presenta un uomo, ma più spesso una donna, abbandonati dall’amata/o, che si lasciano andare a un triste canto davanti alla porta chiusa di chi, ovviamente, è sordo ad ogni implorazione. Tema affascinante, di tradizione classica e colta, che è confluito in produzioni poetiche di epoche successive e anche in diverse canzoni di musica leggera, alcune molto belle. Su questo tema al quale non sono insensibile e sul quale sono preparata, sia per aver cantato inascoltata, sia per essermi turata le orecchie e non aver aperto, mi piacerebbe dilungarmi, ma lo utilizzo soltanto come espediente per far comprendere il mio stato d’animo, quando si avvicina la data di un concerto di Mimmo, al quale so per certo di non poter partecipare.


Mi coglie davvero un profondo senso di esclusione, e anche di piccola, benevola invidia (esiste anche un’invidia benevola) nei confronti di chi, invece, ci sarà. Anche questa volta, avendolo già fatto spesso in passato in circostanze analoghe, desidero dare risalto ai due concerti solidali di Mimmo, (il quale, come ben sappiamo noi che lo seguiamo, aderisce spesso a iniziative di questo tipo) che si terranno a Roma, venerdì 20 e sabato 21 di gennaio, alle ore 21, al Teatro Elsa Morante, all’interno del Centro culturale Elsa Morante http://www.centroelsamorante.roma.it/ che si trova nel quartiere Eur-Laurentino.


I concerti sono a sostegno di una campagna internazionale promossa dal Rotary, End polio now, che ha come obiettivo sconfiggere, attraverso la pratica della vaccinazione, la poliomielite nelle parti del mondo dove ancora costituisce un pericolo. Tra i miei ricordi di bambina ci sono le visite angoscianti all’ambulatorio dell’ufficiale sanitario, per la somministrazione del vaccino per via orale, che se non ricordo male era una zollettina di zucchero rosa imbevuta del preparato - lo zuccherino - lo chiamavano, forse per renderlo meno ostico ai bambini naturalmente recalcitranti. In Sardegna ci furono dei periodi, in particolare negli anni cinquanta, in cui moltissimi bambini contrassero il virus, con effetti devastanti e momenti di vera e propria emergenza nei reparti ospedalieri pediatrici. Molti di quei bambini ormai adulti, li conosco e qualcuno mi ha raccontato la lontana e dolorosa esperienza.


Ecco il sito del Rotary in cui si possono trovare maggiori informazioni sull’iniziativa End polio now
http://www.rotary.org/it/serviceandfellowship/polio/pages/ridefault.aspx?gclid=COjH4MWHyK0CFQsf3godz3hOjw
E anche un sito dove si possono trovare notizie sulla poliomielite.
http://www.epicentro.iss.it/problemi/polio/polio.asp

…Chissà che all’ultimo momento la sorte non dia una brusca sterzata nel verso giusto, così da permettermi di prendere al volo un volo e di ESSERCI, fisicamente intendo, (ci sono svariati altri modi per esserci). Ora vado a cercare il Libro V dell’Antologia palatina, a caccia di quella mia collega di tanto tempo fa, L’Esclusa, che urlava tutto il suo dolore disperato davanti a una porta sprangata.

Mimmo tu continua a mantenere sempre aperto quel sobrio canale di comunicazione con i tuoi estimatori, così fedele a te stesso, senza eccessi e soprattutto quando ha un senso.

mercoledì 4 gennaio 2012

TRE LIBRI MI SONO RIMASTI


DIETRO OGNI RICERCATORE UN VALENTE ASSISTENTE





tre libri davanti a me tre libri di poesie nelle immagini di copertina un signore che ha fatto tante cose il poeta lo scrittore il songwriter mi sembra di aver messo le attività nella giusta sequenza cronologica secondo me questo signore si è semplicemente fatto la vita che voleva quando scriveva quando cercava l’ispirazione nell’isoletta greca con la sua donna amata senza luce senza televisione a contatto con la natura e con qualche altra cosa proveniente dal mondo vegetale poi anche nel monastero zen o quando faceva la bella vita e si fidanzava con le attrici di trentanni più giovani insomma si è fatto la sua vita come meglio gli è piaciuto l'avrà conosciuto mordecai quello della versione di barney ma io ho letto del suo anno a gerusalemme stessa età stessa comunità stessa città mica tutti lo sanno che è prima di tutto poeta questo signore magro elegante col cappello e basta con questo cappello e col gessato quand'ero ragazzina mi innamoravo di quelli che sapevano cose che altri non sapevano simenon tutti dicevano maigret ma quel ragazzino in tempi non sospetti leggeva pedigree e lettera al mio giudice e come fai a rimanere indifferente stessa cosa cohen canta di nancy e di suzanne si ma guarda che è poeta io le leggo in inglese le ho comprate a newyork un sacco di gente comune e straordinaria ne ha fatto un simbolo metti i cantautori di casa nostra che lungi da me che uno solo perché scrive canzoni sia così straordinario soprattutto di una certa generazione che adesso ha tra i cinquanta e i sessanta ma anche più giovani o più anziani certe canzoni piene di citazioni fabrizio ha cantato nancy e suzanne come si fa a non impazzire per suzanne che è mezza matta e per questo che la cerchi e ti nutre a tè e arance che ha portato dalla cina mica è vero che ci sono solo poesie anche canzoni e brani di prosa alcune brevi cristalline di bellezza adamantina altre lunghe contorte a me incomprensibili cosa c’è dentro dentro c’è un uomo dove quell’uomo affonda lezioni di talmud e reminiscenze ataviche di sinagoghe umide rotoli della torah cantico dei cantici lune stelle e silenzio che trovatemene uno anche il più marcio che non le mette poi c’è l’amore e c’è la notte e ci sono donne e corpi e seni e capelli e grovigli e il mare e il pianto per un amico che ha saputo morire e finestre sulla città e attese e cinismo e disincanto e partecipazione c’è il viaggio e tracce di epigramma greco e ci sono incastri di pensieri e c’è l’uomo che non è più un uomo e c’è il gerarca che a vederlo sembra un uomo normale con abitudini normali e poi c’è hydra 1963 l’ho cercata tanto senza cercarla davvero fino a poco tempo fa e solo ci ho messo un po’ perché son partita dalle spezie della terra e non c’era e poi non l’ho trovata nei parassiti del paradiso mi dicevo non può essere in confrontiamo allora i nostri miti che a hydra ancora non c'era arrivato nel 56 mimmo c’è andato quando l’hanno presentato a roma due anni abbondanti fa qualcuno scrive che ha fatto un intervento con curatori e traduttori qualcuno che ha solo cantato non lo so ma c’era perché lui le ha tradotte e musicate certe poesie del poeta che piace alle donne e confessa che per quello ha iniziato a scriverle che dalle poesie si lasciano sempre incantare le donne credetemi son di più quelle che corrono dietro ai poeti anche senza una lira che a quelli con grandi patrimoni chi se ne frega dei patrimoni sai quanti ce n’è pieni di soldi che non valgono niente ma se uno è poeta e cantante e ricco meglio per lui l'importante che uno non sia tirchio di soldi ma soprattutto di sentimenti insomma al cairo quel 28 gennaio 2007 come sarà andata e il pubblico sarà stato un pubblico da occasione mondana o qualcosa capiva aiuto il primo dell’anno guardo in tv il concerto per violino e pianoforte nel nostro teatro lirico la violinista giovane splendida padronissima della situazione il pianista mi pare sovrastato dalla grandezza di quella splendida creatura bionda inquadrano il pubblico volti conosciuti politici gente nota gli hanno regalato il biglietto o anche se l'hanno pagato ci sono andati perchè bisognava esserci se gli chiedi cosa hanno ascoltato giuro solo pochi te lo sanno dire insomma hydra era dentro l’energia degli schiavi edizione minimum fax 2003 veramente li dentro ci sono anche poesie da fiori per hitler hydra è lì e io tutta contenta finalmente l’ho trovata tutta intera avevo letto solo alcuni versi nel sito del cantante insomma ma era emozionato al cairo più che in altre occasioni ma mai e poi mai lo saprò quali altre poesie ha tradotto e musicato mai lo ha detto e mai glielo hanno chiesto sarà rispuntato fuori il libro dal suo disordine ordinato e che edizione sarà stata certo questa sono sicura non l'ha cantata al cairo non mi ero accorto finchè t'ho visto andar via del tuo culo perfetto perdonami se non mi sono innamorato del tuo volto e della tua conversazione troppo breve finisce subito questa sarebbe stato bello l'avesse cantata



Quando sono soli il padrone e lo schiavo si abbracciano.
Non lo dirò al banchiere ne’ al dottore.
Guardateli, contemplano il sole scendere
dietro il monte che non è di nessuno.
Non sanno niente ne’ di alleanze ne’ della fenice.
Stasera il colle scende
Magnifico dietro una montagna,
e i miei due uomini
sogneranno mille volte questa scena
negli intervalli della reciproca punizione.



...Ho tentato di scrivere un pezzo per ricordare, che Mimmo aveva tradotto e musicato alcune poesie di Cohen. Non ho mai saputo quali fossero, a parte Idra evidentemente, ne' mai ho saputo niente del recital Al Salone internazionale del libro del Cairo del 28 gennaio 2007, a parte che ha avuto luogo.



Dopo tre tentativi insoddisfacenti pieni di date e dati precisi e indicazioni bibliografiche, da vera studentessa diligente, mi sono lasciata andare a una specie di flusso di coscienza, pensieri diventati scrittura, senza maiuscole e punteggiatua, alquanto caotici, senza tener conto di principali e subordinate che quando penso accantono la consecutio. Mi sono rimasti tre libri, tre raccolte dell'autore canadese pubblicate dalla casa editrice Minimum fax, che ha in catalogo autori e titolo molto interessanti, (uno solo per esempio, Carver) che mi hanno fatto compagnia in questi giorni di fine e inizio anno. Sono L'energia degli schiavi, pubblicato nel 2003, Le spezie della terra del 2010, e Parassiti del paradiso recentissimo, del 2011. Non posso non citare i traduttori: Giancarlo De Cataldo e Damiano Abeni. Mi rimane sempre qualcosa: a volte mi domando se rimanga qualcosa a qualcuno, di quello che scrivo... chissà.



Almeno il mio augurio per questo nuovo anno, infante di quattro giorni, vorrei giungesse a chi legge. Non riesco a essere molto ottimista, certo è un limite mio, tuttavia vorrei che gli altri lo fossero. Buon anno.










giovedì 22 dicembre 2011

UN PADRE E UNA FIGLIA

La foto dell’anticipazione mostra un libro e un Cd, posati su una chitarra. Tutti e tre gli oggetti raccontano di Stefano Rosso. La curiosità di conoscere qualcosa di più su questo cantautore, del quale avevo ricordi lontani e ancora nelle orecchie le canzoni più note - a distanza di tanto tempo - e una rapida incursione in un sito a lui dedicato dopo la sua morte, mi è venuta quando si è verificata quella coincidenza di cui avevo parlato in passato: Mimmo scriveva qualche riga su Stefano e io aprivo a caso una pagina di un libro sui cantautori, e voilà, il caso mi faceva trovare di fronte la scheda a lui dedicata. Mi sono messa a cercare e ho trovato notizie relative alla recente pubblicazione del libro Che mi dici di Stefano Rosso?Fenomenologia di un cantautore rimosso (Mario Bonanno, Stefania Rosso, Che mi dici di Stefano Rosso? Fenomenologia di un cantautore rimosso, Viterbo, Stampa alternativa, 2011). Tre i motivi principali per cui l’ho comprato: la testimonianza della figlia Stefania, il Cd accluso al libro, e un contributo di Mimmo all’interno del libro. Sono sempre sensibile ai rapporti tra padri e figlie, per motivi del tutto personali e del tutto ininfluenti in questa sede; me ne interesso sempre, ne sono attratta e intenerita. Il Cd non poteva non attrarmi, perché prometteva l’ascolto di un concerto di Stefano, tenutosi al Folkstudio nel 1993. Quale migliore occasione per conoscerlo un po’ meglio? Infine il contributo di Mimmo. Non credo di aver trascurato niente di scritto su di lui, o in cui comparisse un suo contributo, anche modesto. Mi sono portata a casa libri di piccole case editrici che vorrei, ma non credo abbiano avuto grandi vendite, e ho perfino scovato e letto un libro in cui Mimmo era presente solo nella dedicatoria.

Esco, dunque qualche giorno fa, e trovo una copia (unica) del libro su Stefano Rosso. Lo apro subito per scoprire dove sia il Cd, che a tutta prima non svela tracce di sé, e lo trovo nella sua custodia di cartone in mezzo alle pagine. Mi metto a curiosare: la parte più strettamente giornalistica, a cura dell’autore di Sognadoro e altre storie – nota biografia di Mimmo che ha avuto il suo imprimatur - a cui evidentemente le storie piacciono molto, perché compaiono anche in altri titoli dedicati ad altri autori: anche nel libro su Rosso c'è un capitolo intitolato Lo spinello e altre storie (più o meno disoneste). C’è tutta la discografia di Stefano opportunamente commentata dall’autore, ci sono le notizie biografiche e artistiche essenziali date con sobrietà, perché l’autore proclama la sua distanza da chi, nello scriverne, fa le pulci ai cantanti.




La parte per me più interessante: Stefano nei racconti affettuosi della figlia Stefania, che descrive suo padre come un uomo dolce, mai aggressivo, passionale, e sincero, che certo commetteva degli errori, ma aveva la rara dote di saperlo ammetterlo. Uno che nelle persone, come qualità saliente, apprezzava la bontà. Stefano artista appassionatissimo della chitarra, (vederlo cambiare le corde era uno spettacolo) esperto in quella particolare tecnica denominata fingerpicking, (chiedete a Mimmo e a Carpi, ve la illustreranno come si deve) Stefano privato e quotidiano alle prese con i fornelli; i ricordi delle giornate trascorse al mare con la famiglia e i confronti delle rispettive abbronzature; la piccola vacanza insieme a Londra; i dubbi sulla sua capacità di essere un buon genitore, perché non lasciava grandi beni materiali ai figli. La netta convinzione, al contrario, di Stefania di aver ricevuto in eredità un patrimonio immateriale ben più considerevole di case e denaro. La selezione di immagini che ci presentano Stefano nel corso degli anni, da quelli della gioventù, fino a quelle dell’ultimo concerto del 2008, i baffoni nerissimi della gioventù, e i baffi più corti e imbiancati degli ultimi tempi. Ci sono anche racconti e riflessioni di Stefano, legati sia a vicende artistiche, sia a vicende personali, anche qualche poesia.

Infine i contributi degli amici, produttori, giornalisti, musicisti e cantautori che lo hanno conosciuto e frequentato, tranne uno, Lolli, che personalmente non lo ha mai conosciuto, ma riesce a scrivere su di lui un pezzo sobrio e coinvolgente. Ciascuno degli amici ne ricorda le caratteristiche, gli aspetti salienti e una serie di episodi vissuti insieme.



Mimmo esce un po’ da questi schemi e ci mette di fronte a una possibile serie di scatti fotografici o di sequenze di film che raccontano una canzone di Stefano. Ricorda l’amico senza citare ricordi comuni, in un modo a lui congeniale. Avrei riconosciuto che era un pezzo suo anche se fosse stato anonimo.



Il contributo di Mimmo è breve, per cui lo posso riportare integralmente.


Il treno avanza lentamente e piano si arresta nella piccola stazione di Roma Trastevere. Faticosamente, annaspando tra tre-quattro enormi bagagli un uomo scende traballando sul predellino. Si guarda intorno in cerca di qualcosa, di qualcuno. Cerca un orientamento di sé, o la conferma di qualcosa. Accende una sigaretta nell’attesa di prendere l’uscita, circondato dalle sue valigie. Dopo trent’anni passati a lavorarsi la vita in America, riconosce il cielo della sua città. È felice. Nel via vai frettoloso della piattaforma un uomo gli frena davanti, lo guarda, indugia, lo scruta, gli dice: “A Giovà,ma che fai, parti?”.
Ecco, questo potrebbe essere il soggetto di un film, o la trama di un romanzo. È invece lo svolgimento di una poco conosciuta canzone di Stefano Rosso. Ma è un po’ come la sua vita. Metteteci attorno una erre moscia che stona dentro un parlare “romanaccesco”, una tonnellata di tic, una sotterranea genialità, una barbetta confusa su una faccia a metà tra lo zingaro e il cortigiano della Roma papalina, uno sbattere ritmico e continuo di ciglia, una fragile vulnerabilità, il vino, un disorientato talento umano, i lupini, le coppie, Via della Scala, “mio padre diceva…non ricordo più”, due amici la chitarra e lo spinello, la continua urgenza di qualcosa, l’odore delle osterie, gli anni Settanta, chissà cos’altro ancora e voilà: “A Ste’, ma che fai, parti?”.

Infine l’ascolto del Cd. Canzoni che non avevo mai sentito prima, come la canzone dei mesi, che in realtà s’intitola Canzone per un anno, tema che attrae i cantautori, oppure la canzone nata in una pensione milanese, scaturita dalla provenienza di strani rumori dalla stanza a fianco (Gina blues). Poi quella in cui racconta con sincerità e ironia di un periodo non proprio positivo della sua vita, quella dei medici burloni*** (Neurologico Reggae). Le altre più note, qualche pezzo non suo. Qualche piccolo racconto di Stefano tra una canzone a l’altra, con quella sua voce così facilmente riconoscibile, al pubblico convenuto al Folkstudio nel 1993, epoca della tarda maturità del locale che chiuse l’attività nel ’98, ma che è rimasto sempre aperto nella testa e nel cuore dei ragazzi che lì si sono incontrati e hanno in molti casi mantenuto rapporti e legami; spesso il collante è stata proprio l’esperienza comune vissuta lì dentro.


Nel libro anche l'altra figlia di Stefano, Manù, ricorda il padre, rivolgendosi a lui in una sorta di lettera trasudante affetto, complicità e ironia e nostalgia.


Ho letto il testo di una canzone di Stefano (non presente nel Cd) che si intitola Odio chi. Qualche volta faccio il gioco del “Saremmo potuti andare d’accordo, o potremmo andare d’accordo io e...? avremmo potuto intenderci?" …L’altro è spesso uno del passato remoto, o qualcuno che esiste ma non conoscerò mai, o qualcuno che ho conosciuto ma non faremo mai nemmeno un pezzetto di strada insieme. L’ho fatto un pochino anche con Stefano basandomi sui versi, che mi sono molto piaciuti, di Odio chi…Forse non mi avrebbe odiato, ma un dubbio mi è rimasto: perché odiare chi ha un gatto, poveretto, senza coda? Si tratta di un mero fatto di rima o c’è qualcosa dietro? Essendo parte in causa, in quanto mamma putativa di un gatto con la coda mozza (storie di soprusi subiti nella prima infanzia, prima di approdare al caldo nido dove da anni vive) me lo domando, da buona scrittrice che fa le pulci ai cantanti: perché? Mah!

Ecco il testo di Odio chi
Odio chi va al mare la domenica, io neanche il lunedi


odio chi va a spasso con la moto mentre io rimango qui
odio chi ha il proiettore in casa per veder film svedesi
odio chi si compra un'automobile una volta ogni sei mesi.
Odio chi compra i calzoni come i miei ma a molto meno
odio chi quand'è che parto sta a fregarmi il posto in treno
odio chi ha una bella moglie che gli smania delle voglie
e siccome l'ha il mio amico, cosa faccio e che le dico?
Odio chi prende a calci i cani e a casa ha il pesciolino in vasca
odio chi si sposa e da una mano al cuore e l'altra sulla tasca
odio chi continua a raccontarmi che si è fatto la casetta ma così..."
mangiare poco e stare attento ad ogni sigaretta".
Odio chi va a messa la domenica e poi picchia i figli
chi in finestra sta a sparlare mentre sta innaffiando i gigli
odio chi mi dice quando che mi incontra per le scale
"non ti vedo tanto bene, ma che c'hai, ti senti male?".
Odio chi sta sempre a raccontarmi tutti i film prima visione
odio chi fa sciopero perchè l'ha detto la televisione
odio chi è un tipo serio solo quando sta telefonando
odio chi mentre sganascia un pollo "poverino il terzo mondo".
Odio chi fischia a un concerto, chi impazzisce per la moda
odio chi ha il passato incerto e chi ha il gatto senza coda
odio chi ha un miliardo in banca o un futuro senza rischi
chi è tranquillo sulla panca e chi non compra i miei dischi



*** Si tratta di una mia evidente imprecisione: questi "medici burloni" che mi sono tanto piaciuti si trovano in "Canzone per un anno".

lunedì 19 dicembre 2011

ANTICIPAZIONE





Mi piace pensare che gli estimatori di Folgorata, o gli estimatori di Mimmo (in alcuni casi le due categorie coincidono) prima di affacciarsi nella dimora virtuale dell'agiografa, possano domandarsi: "Vediamo che s'inventa oggi!" - perchè di fatto me ne sono inventate eccome, non nel senso che ho raccontato balle, ma nel senso che - per non recidere l'esile filo e per poter ancora scrivere - (il senso di questo blog non è esattamente quello di erigere il monumento al Cantante, o non solo, giusto per capirsi) le ho escogitate davvero tutte. La foto ha lo scopo di introdurre l'argomento del prossimo post. Alla prossima volta, certa che a Mimmo (Hi, Professor!) non dispiacerà se parlerò di un suo vecchio amico, ma tanto, come al solito, c'è di mezzo anche lui. Meno male che non volevo erigere monumenti. Speriamo che questo monumento non sia come il Colosso di Rodi... Io che l'ho messa tutta perchè avesse salde fondamenta, tuttavia...



Au revoir.

domenica 4 dicembre 2011

COMMEMORAZIONI

Me ne sono ricordata stasera, mentre preparavo in tenuta da casalinga, con tanto di grembiule, una torta al cioccolato e caffè. "Accidenti" - mi sono detta - "Se continuo a preparare due torte ipercaloriche alla settimana, non riuscirò più a entrare nel mio vestito nero e tortora, che già fatico ad infilarmici..." Le mie tortine sono sufficientemente buone, senza che per questo io possa considerarmi chissà quale pasticcera, e senz'altro più sane delle merendine e dei biscotti acquistati, che anche quelli buoni, hanno tra gli ingredienti misteriosi oli vegetali e altri intrugli. Continuerò a prepararle, e poi cucinare mi rilassa molto: nel frattempo penso e ascolto la radio, o un po' di musica. Le canzoni di Mimmo mi frullano sempre in testa, però ormai la terapia che prevedeva l'ascolto compulsivo di tre album al giorno, ha ceduto il passo a ascolti più meditati e più diluiti nel tempo. Oggi ho messo su Delitti perfetti, mentre sbattevo le chiare a neve e mescolavo con il cucchiaio di legno, che in questo sono all'antica, massaia tradizionale. Ascoltavo Povero me, Delitti perfetti, Gli occhi... Due ore che poi a ripulire tutto me ne sarebbero occorse altrettante... e Dicembre... Mi sono ricordata che oggi è l'anniversario. La prima volta, quella che sono andata al concerto del Cantante nella fredda città del nord, tutta sola, col mio vestitino a righe nere e tortora, che mi stava proprio a pennello ma non si vedeva perchè avevo addosso un piumone, sempre nero, perchè da Mimmo si va in nero, e quando il concerto stava per finire, al bis, ho guadagnato quatta quatta un posto vicino vicino, perchè temevo che se ne andasse via, e di non poterlo neppure salutare. Ubriaca fradicia senza aver neppure annusato da lontano una bevanda alcolica, l'ho acchiappato mentre stanco morto e morto di sete prendeva la via del corridoio; credo di avergli rapito un braccio in una morsa decisa: "Oh, non scappare, che ho sfidato i ghiacciai, per venire da te, Cantante!" Egli, che in gioventù scherzosamente lamentava di non trovare ad attenderlo, alla fine di un concerto, bande di ragazzine scalmanate, si è trovato di fronte una cinquantenne in evidente stato confusionale. Il resto è storia, e soprattutto esercizio di scrittura.




Questa è una di quelle fasi in cui mi pare di aver del tutto raschiato il fondo del barile, ma non dispero, perchè magari, domani, chissà, mi soccorrerà uno spunto interessante.




Il nostro Cantante dice che morde il freno, io lo mordo con lui, ma se tanto mi dà tanto, per scrivere qualcosa di veramente inedito dovrò attendere, se va bene, il prossimo autunno, e saranno momenti felici. La prossima primavera potrò rinverdire i fasti goldeniani, e mettermi a piangere nel vedere il DVD, se ci sarà...




Nel frattempo... qualcosa da dire ci sarebbe, ma ci sono delle attività di cui Mimmo non dà notizia alcuna nei suoi mezzi di informazione ufficiale, e io lo interpreto come un'indicazione e mi adeguo. Evito di evidenziarle, però seguo, che le agiografe, seppur non ufficiali, devono conoscere tutte le gesta del loro santo, e se non nel blog, nell'intimo delle loro stanze segrete, riflettono su alcune cose, magari quando preparano le torte.




Mi hanno detto (ma prima non mi riferivo a questo) che Mimmo ha imparato da un amico newyorkese la cheesecake più buona del mondo, però potrebbero avermi rifilato una bufala. Io se non vedo non credo e non ho visto ne' trovato traccia alcuna di preparazioni di cheesecake. Secondo me preferisce una buona torta di ricotta, di quelle delle sue parti.

Ho invece trovato in una intervista di tanto tempo fa, rilasciata dopo un tour lungo e impegnativo, un Mimmo molto scherzoso che dichiarava di non vedere l'ora di potersi dedicare alla routine domestica, al pagamento delle fatture e al cambio di stagione. Bugiardo! Non per le fatture, per il cambio di stagione. "Se mi cercano per un concerto all'Olympia, dite che sono impegnato a sistemare i sacchetti di lavanda e a insacchettare le giacche nere estive. Chiamino dopo, ho delle priorità."




Ho scoperto, ma già da un po', che, come si usa dire "tiene per la Juve". Mamma mia, spero che non sia "un maschio italico tradizionale" di quelli che quando gioca la squadra del cuore, guai a disturbarlo... ma glielo avranno proposto, i suoi amici calcio-cantanti, di giocare nella Naz-cant.? Maschio italico tradizionale, non necessariamente nel senso deteriore del termine, un po' lo è, a mio avviso, ma non mi avventuro in quello che per me potrebbe rivelarsi un ginepraio.





Scriverà ancora qualche poesia, Mimmo, in quelle sue notti lunghe lunghe che quando io mi sveglio alle tre del mattino a prendere il primo caffè (sono come le suore ortodosse che si levano prestissimo, ancora prima delle Carmelitane coltissime e fanno almeno tre colazioni) lui è ancora nel bel mezzo delle sue molteplici misteriose attività. Questione di abitudine e di attitudini.




Talvolta mi ritrovo a pensare, nel leggere un libro o vedere un film, se potrebbe essere di suo gradimento. Da poco ho rivisto Smoke e ho pensato: "Gli piace senz'altro, non solo per la musica del suo nume con la voce roca." Poi magari non è così, ma tanto è un gioco, tutta questa storia, un gioco molto serio, come spesso i giochi. Tra tutti i "giocattoli" con cui mi sono dilettata, forse questo è uno dei più belli, proprio per questa sua natura distante, inafferrabile, intangibile. In fondo a me delle cose materiali è sempre importato poco.




E infine, se permetti, Cantante, ti faccio un regalino di Natale, un po' in anticipo, che poi magari sei troppo indaffarato e non hai tempo per aprire il pacchetto. http://www.youtube.com/watch?v=61pp51kxvVM

mercoledì 23 novembre 2011

RICETTA D'AUTORE



Giunto è l’autunno, in certe lande è sceso già l’inverno, e cosa c’è di meglio che gustare una bella zuppa fumante? Se la zuppa in oggetto è una ricetta tradizionale abruzzese cucinata dal nostro amato cantante, col grembiule e col cappello da cuoco, il meglio potrebbe assurgere al rango di meglio assoluto. La ricetta è cascigni e fagioli. Nasce come piatto contadino, povero. I cascigni sono una sorta di cicoria selvatica, di facile reperibilità. Se non è proprio il tarassaco, è qualcosa che gli assomiglia molto. Assai utilizzato in Abruzzo in diversi piatti tradizionali, zuppe e non solo.

Mimmo (mi corre l’obbligo di dire che sto dando libero sfogo alla fantasia, ma il mio racconto potrebbe trovare riscontro nella realtà) indossa un paio di comodi pantaloni di velluto, una camicia di flanella a quadrettoni, un cappellaccio da brigante, e di buon passo (due passi al secondo, falcata lunga) va a cogliere i cascigni. Ne riempie due bei bustoni. Li porta a casa e ordina (con gentilezza) alla fantesca, quella che vorrei tanto sostituire quando andrà in pensione, o almeno affiancare come avventizia, di lavarli per bene. Esce di nuovo, questa volta con un bel cesto, e va nel bosco a cercare funghi. A lui piacciono molto gli spinaroli, che io non sapevo manco cosa fossero. Per quello devo ringraziare Guido Piovene, che nel suo Viaggio in Italia, ci racconta “Se ci spingiamo fra i monti, a Penne potremo mangiare quei cibi tradizionali che ormai scompaiono, i maccheroni alla chitarra, le minestre condite con erbe aromatiche inconsuete, ed i piccoli funghi spinaroli. Si scovano nelle montagne in cespi fitti nascosti da un velo di terra e segnalati dal rigonfio.” Piovene scriveva nel 1957: pare che ora gli spinaroli, così detti perché nascono in terreni dove crescono pruni e rovi, di cui sono simbionti, siano assai più rari di un tempo. Pare anche che inizino a nascere per San Giorgio, il 23 aprile, e quindi se Mimmo ci va in questa stagione, in giro per il bosco in cerca di funghi, penserà a quanto sarà bello per San Giorgio imbattersi in una famigliola di spinaroli (calocybe gambosa, o anche lyophillum/Tricholoma georgici) ma si accontenterà di altre varietà, altrettanto buone per condire gli spaghetti alla chitarra, che non è come potrebbe pensare qualcuno quella mitica comprata a Perugia, con la custodia di cartone, ma un apposito strumento di legno cui sono fissati dei fili d’acciaio, (o altro metallo?) sui quali si stende la sfoglia di pasta. Esercitando una pressione con il mattarello, si ottengono degli spaghetti a base quadrata da condire con ragù, in particolare di castrato, che a Mimmo piace molto, o con i funghi, o in altro modo. Io ad esempio, a Penne, ho mangiato gli spaghetti alla chitarra con zucchine e funghi. La pasta era squisita, ma i funghi erano, ahimé, champignons, che nei ristoranti dovrebbero essere vietati: meglio non preparare piatti a base di funghi quando si hanno a disposizione solo quelli coltivati. Allo stesso modo dovrebbe essere vietato utilizzare la cosiddetta polpa di granchio, o surimi, un impasto di scarti di merluzzo, latte e coloranti, nelle trattorie e ristoranti delle città di mare, la mia in testa. Io mi infurio sempre quando ordino un’insalata di mare, o un risotto alla pescatora, e mi trovo questo succedaneo tra gli ingredienti. Il ristorante è depennato dalla mia lista, ma così facendo, alla mia portata, ne restano sempre meno. Molti miei concittadini mangiano tutti contenti e si stupiscono della mia indignazione.

Tra una raccolta di cascigni, e una di funghi, e una mia digressione, si è fatto un po’ tardi. Mimmo deve rientrare: lo attende l’accogliente cucina, un certo numero di ospiti in carne e ossa, e poi noi, ospiti virtuali della sua mensa. Ve l’ho fatta desiderare, la zuppa, intenzionalmente, solo perché la possiate gustare di più.





Eccola, così come lui l’ha riferita a un giornalista, spero non di quelli che chiedono a tutti i personaggi con un minimo di notorietà di dargli una ricetta: meno male che l’ha fatto con Mimmo. «La mia ricetta del giorno? Cascigni e fagioli, una specie di zuppa che si fa con questo cicorione selvatico che va bollito in acqua salata, mentre in un'altra pentola cuociono i fagioli. Si uniscono a metà bollitura, si aggiunge un soffritto di olio, aglio e peperoncino e si ultima la cottura. Una favola col pane croccante e un filo gentile d' olio nuovo». Detta così è semplice semplice, poi Mimmo ama la sintesi. Qualcuno (io pure in genere, in preparazioni analoghe, anche se non ho mai fatto una zuppa di cicoria, procedo così) lessa i cascigni, li scola, conserva l’acqua di cottura, li fa rosolare nel soffritto già imbiondito, unisce i fagioli parzialmente cotti, aggiunge l’acqua di cottura e porta a termine la cottura. Noi però ci atteniamo alla ricetta del dottore, che va da sé, di ricette si intende molto. Mi raccomando il filo d’olio quando la zuppa è già servita nel piatto, con una bella fetta di pane abbrustolito, e che sia olio delle colline aprutine. Mimmo ci ricorda che ce ne solo altri, oltre quelli di Loreto e Pianella, i più noti. A Loreto c’è un bel museo dell’olio, o meglio della cultura olearia, e la visita guidata è curata da una simpatica e preparata giovane signora che si chiama Sandra. Non dimenticate di accompagnare la zuppa con un bel Montepulciano d’Abruzzo, magari uno di quelli del progetto Bellavita, così sarà un momento di perfetta letizia.

E ora Mimmo, va benissimo rilasciare qualche lunga intervista, va bene avere tante idee in testa, ma ti imploro, vai oltre le dichiarazioni programmatiche, quaglia, produci: smuovi un po’ le acque, che mi servono spunti di scrittura. Altrimenti a questo punto, non mi restano che due vie: o continuare con le voci del dizionario, e sarò costretta a tirare in ballo pure il calcio, o raccontare la tua esistenza nel liquido amniotico; anzi, ora che ci penso, potrebbe essere un post davvero interessante…

mercoledì 16 novembre 2011

...DONNE!

“La donna è il migliore amico dell’uomo”. Questo è un noto aforisma del nostro amico dal multiforme ingegno, coniato sul calco de “Il cane è il miglior amico dell’uomo”.
Di cani abbiamo già parlato la scorsa puntata: li tiene in gran conto, quindi l’aforisma, spiritoso, conferma la sua considerazione e il suo affetto per le donne. Pare che l’aforisma faccia molto arrabbiare certe signore amiche di famiglia. Ecco come visualizzo la scena: Mimmo rientra a casa, tutta perfetta e ordinata, anche se lui, quando riceve i giornalisti, si scusa sempre per un inesistente disordine. Nel salotto un garrulo gineceo: un gruppo di signore prende il tè, che da quelle parti è molto sontuoso. Ha con sé tutto il suo inseparabile corredo di borse e valigette, di medico e di cantante; sorride e saluta, indi esclama: “La donna è il miglior amico dell’uomo!” Le tranquille signore si trasformano in Erinni, e il povero Mimmo diviene bersaglio vivente di fette di torta, pasticcini, e piccoli toast. Così impara. Veramente qualche pasticcino riesce ad acchiapparlo con un balzo atletico da portiere in parata: peccato sprecare tutta quella grazia del cielo.

Ci sono alcune figure femminili ricorrenti, nei racconti di Mimmo legati al passato, dalla maestra di pianoforte, che sembra uscita da un romanzo ottocentesco, descritta rossiccia e con le basette, assai somigliante all’Alfieri, (spero non abbia eredi che possano dispiacersi per queste considerazioni) alle due zie, l’una paterna, l’altra materna, spesso menzionate da lui: una è la zia Elsa, e la seconda la zia Memena. La prima, biologa, che lui ritrae in casa intenta a trafficare con certi esperimenti sugli insetti, finalizzati agli studi per la tesi di laurea, gli ha fornito, insieme con altri membri della famiglia, l’input scientifico, e l’accesso a una ricca biblioteca di discipline scientifiche. La seconda, la famosa zia Memena, era la proprietaria del cinema di Penne, dove il piccino e poi il ragazzino, si faceva le ossa di “ardente cinefilo.” Della biblioteca filosofica abbiamo già detto in diverse occasioni. Un’altra figura femminile familiare è stata tratteggiata con molta delicatezza da Mimmo in Canzone a mio nonno: "la più bella della città, sempre fedele e sempre riservata". Bellezza, fedeltà e riservatezza sono qualità femminili che sicuramente apprezza. Quasi si teme di continuare il discorso per paura di profanare un ricordo che appare quasi sacro. Mi pare che queste signore gli abbiano lasciato un’ottima eredità, un ricco patrimonio di ricordi e di valori.

Ne avrà incontrate tante, di donne, nel corso della sua vita e della sua attività artistica e professionale, e avrà intrattenuto rapporti d’affetto e di stima, come tutti. Al pari avrà avuto qualche rapporto un po’ conflittuale. Non credo che abbia applicato loro favori o sconti o privilegi particolari, per il solo fatto che fossero donne, ne’ per converso, discriminazioni per lo stesso motivo.
Le collaborazioni artistiche al femminile ci sono state; ricapitolando, quasi un intero album (sette canzoni) e una tournée con Gigliola, un duetto con Paola e uno con Andrea, all’interno di Aria di famiglia, rispettivamente Il suono delle campane e Due amiche; i testi di due canzoni scritti per lui da Raffaella (Fandango e Arte moderna). Un vecchio desiderio di collaborazione mai realizzato con una cantante straniera di fama mondiale, (Marianne Faithfull) l’auspicio di una collaborazione con la sua cantante italiana preferita, che finora non si è concretizzato. Non sono qui a incalzarlo perché ciò accada. Se arriverà l’occasione giusta forse lo farà, quando magari chi lo attende ci avrà messo un macigno sopra. Tutte cose già dette, che non mi dispiace rispolverare. Mi sono studiata a fondo l’album Tuttintorno, con l’ascolto di tutte le canzoni di Mimmo per Gigliola. In passato mi ero limitata a quelle che canta anche lui. Continuano a venirmi i brividi quando ascolto Odor di maggio e Come viviamo quest’età. La canzone più locasciulliana mi sembra Le storie. Pagherei oro per sentir Mimmo cantare Io sono tua, che nel caso diventerebbe Io sono tuo. C’è qualche musicista donna che lo accompagna nei concerti, o nei dischi, da sola o inserita all’interno di un ensemble di plettri, o di un quartetto d’archi. Si ricorda qualche partecipazione di altre signore della musica ad alcuni suoi concerti… Altro non mi pare di ricordare, ne’ di altro mi pare di aver trovato tracce.

In una vecchia intervista Mimmo faceva riferimento all’assenza di teen-agers più o meno scalmanate pronte ad attenderlo dopo i concerti. Il tono dell’affermazione era alquanto scherzoso, e non pareva particolarmente turbato da quella assenza, della quale io non sono tanto sicura. L’intervista risale agli anni d’oro, quelli della grande notorietà, in cui tuttavia un pubblico composto da migliaia di persone, si alternava a un pubblico più d’èlite nelle prime tournées teatrali. A quei tempi, anche per sua stessa ammissione, era molto più serioso (aggettivo che racchiude un concetto che non mi piace: meglio serio che serioso) e saggio di quanto non dica di essere ora. Lo affermo sempre anch’io: ha acquistato leggerezza. Lui, con una punta di scherzoso autocompiacimento, usa definirsi ora un po’ scapestrato, o forse scavezzacollo. Serio lo è sempre.

Nonostante il sorriso e la cordialità forse non invitava, come non invita, a certe manifestazioni d’affetto e di apprezzamento troppo marcate, ma a atteggiamenti più composti di affettuosa stima e considerazione, ai quali in qualche caso ci si potrebbe adattare, pur desiderando modi meno cauti di esternare, per non urtarne la riservatezza e metterlo a disagio. Almeno a me sembra così.
Qualche sconsiderata in grado di non contenersi sarà capitata anche a lui: fa parte del gioco ed è da mettere in conto.

Al di là di tutto ciò, Mimmo gode di un largo seguito femminile, perché le sua canzoni e anche il suo modo di essere e di porsi, ben si adattano a una certa sensibilità marcatamente femminile, romantica, sottile, tesa ad andare al di là di ciò che appare, e incline a dare molto significato a ciò che raccontano non solo le parole, ma anche gli sguardi e il non detto. Le sue estimatrici leggono negli occhi di Mimmo cose che le sue parole non sempre esprimono, e che magari non vorrebbero neppure esprimere; non dimentichiamoci che l’immaginazione è un’altra spiccata caratteristica femminile: forse leggiamo in lui cose che non pensa nemmeno, ma ci piacerebbe se le pensasse.

Per quanto riguarda le sue canzoni, in esse c’è una costante presenza femminile, a volte evidente, altre più nascosta. In passato avevo dedicato all’argomento un post dal titolo Cherchez la femme. Ecco il link se qualcuno volesse leggerlo. http://folgoratadaunapiccolaluce6.blogspot.com/2009/11/cherchez-la-femme-da-nadia-lucyfigure.html

Lo rileggerò anch’io, per vedere che effetto mi fa tornare su me stessa dopo tanto tempo, se fa parte di quelli che mi fanno venire voglia di nascondermi, o se riesce a suscitarmi un moderato autocompiacimento.



Tre esercizi facili facili.



1)Leggere il testo della canzone



LE STORIE



Tutto qui, una storia se ne va


mentre già


le altre complottano.


Conterà


Dio lo sa se conterà


un'ora in più


un giorno in più


un anno in più


per riconoscerle.


Lascia che tutto sia così.


Lascia che adesso tutto rimanga qui.


No, non le disperdere


non lasciarle andare via.


Tutto qui, controluce rivedrai


tutto il viavai


che ti gira intorno.


Passerà


come un fiume passerà


un'ora in più un giorno in più


un anno in più per riconoscerti.


Lascia che tutto sia così.


Lascia che adesso tutto si fermi qui.


No, non le confondere


non dimenticarle lì.


No, non le confondere


non dimenticarle lì



2) Ascoltare la canzone cantata da G.C.







3) Immaginersela cantata da un uomo, uno a caso: il suo autore.




La prossima volta cercherò di non sentire le voci, prometto, ma sarà difficile resistere al canto delle Sirene: ci ricascherò presto.

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