Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

lunedì 10 ottobre 2011

LA GRATTUGIA DEL MIO CUORE

La scena è la stessa descritta altre volte in circostanze simili, qui dentro: una stanza buia, quando la sera diventa notte, (che faccio, marzulleggio?) silenzio perfetto, una persona sola, in attesa delle prime note di un disco che non ha mai ascoltato, nonostante sia uscito ventisei anni fa. Non ricorda, l’ascoltatrice in attesa, come mai non sia stata tentata dal possesso di quel disco, tanti anni fa. L’unica spiegazione può essere che le canzoni le conoscesse già, essendo già state pubblicate in altri album precedenti. Una sola era inedita, pubblicata in un singolo poco prima, o contemporaneamente. Forse non era ancora pronta, all’epoca, la nostra amica, per raffinatezze come ascoltare un album live, registrato durante un concerto, anche se, certo, sapeva che lì dentro avrebbe trovato delle sorprese. Forse non riusciva ad apprezzarle a pieno, le inevitabili sorprese e varianti di un’esibizione dal vivo, preferendo rimanere legata alle certezze delle versioni originali.

Mimmo nel 1985 le piaceva molto e consumava la cassetta dell’album intitolato con il suo nome, che ancora oggi possiede e custodisce gelosamente. Un suo amico gliel’ha trasformata, quella come altre, e ora, pur non in maniera perfetta, di tanto in tanto la ascolta in mp3. Le cose normali tutte diverse e tutte quante uguali, per niente e per nessuno sotto un cavalcavia, sapessi quante volte mi son messo a pensare e sotto il cuscino ci ho trovato la pace ogni tanto facevano capolino tra altri pensieri, quando proprio non c’entravano niente, e questo fatto non ha smesso di accaderle, ancora oggi, a distanza di tanto tempo. Ora sono molti di più, i versi che le attraversano i pensieri, perché da allora il suo Cantante ha scritto molte canzoni e lei ha imparato a conoscerlo molto meglio. Le mancava quel disco, e forse sarebbe rimasto per lei un mistero, se a qualcuno non fosse venuto in mente di regalarglielo. Il portatore di doni è una persona gentile, ma il suo gesto racchiude in sé anche un intento didascalico e pedagogico: una che si dà un sacco di arie con quelle sue noiose storie sul raggiungimento dello status di somma conoscitrice del Cantante, doveva urgentemente colmare una lacuna profonda, ahi quanto profonda…

Silenzio perfetto, una lunga introduzione musicale, le pare di riconoscere una canzone… Svegliami domattina, che Mimmo utilizza ancora, talvolta come canzone d’esordio di suoi concerti con la band. Si certo, a Penne… All’ascoltatrice pare di provare una sensazione forte, troppo; le ricorda quanto ha vissuto con molte delle canzoni di Clandestina. Certo appare un eccesso, questa sensibilità così esacerbata. In fondo si tratta solo di una canzone. Perché le sembra che qualcuno le pizzichi il cuore, o glielo spelli? Vorrebbe spegnere perché le fa davvero male, il cuore, e non riesce a spiegare del tutto questa ridondanza di emozioni, dove sia il confine tra ciò che le suscita una voce e altri strati profondi, suoi personali, per il quali quella voce funge da amplificatore. Si emoziona sempre, con le canzoni di Mimmo, soprattutto ai primi ascolti, però una cosa così forte, ad esempio, con Idra, o con Sglobal, non è accaduta. Non le sembrava che ci fosse qualcuno lì a torturarla e a spellarle il cuore. Prevaleva più un’emozione estetica, legata alla ricerca e al godimento del bello nelle canzoni, anche se c’era una compresenza di altro tipo di emozioni, ma non così forte. Ha dovuto, l’ascoltatrice, stringere il denti e costringersi a procedere in questa tortura.

Cala la luna, Gli occhi: aiuto! qui si raggiunge sempre un momento alto… Arriva alla fine, a quella trascinante e inaspettata versione rock di Sognadoro, allo stremo delle forze. Ricomincia da capo: va un po’ meglio, il cuore spellato fa meno male, riesce a staccarsi dalla voce del cantante e a lasciarsi trasportare dalla musica, a cogliere l’aria che si respirava al concerto, con il pubblico partecipe e complice. Nota che non ci sono incertezze, che c’è da parte di tutti un gran divertimento, il piacere di cantare e suonare e stare sul palco, con emozione, ma con mestiere e sicurezza. La voce non presenta cedimenti, si nutre dell’energia trasmessa dal pubblico, e la ritrasmette a sua volta. Applausi entusiasti, Mimmomimmo, ma anche Enrico, che lo accompagna in Confusi e in Sognadoro. Le due voci, in quest’ultimo pezzo, si completano splendidamente, ma non si confondono, perché sono talmente diverse che non possono confondersi. L’allegria del Treno della notte, con le sirene della polizia: siamo in una posizione intermedia tra la versione originale e quella estrema di Delitti perfetti. Lo zingaro, con quello special che si spegne in fondo al cuore. Lo sapranno, i ragazzi d’oggi, cos'è uno special?

Notte che cambia la pelle e nasconde tutte quante le stelle: ecco Piove e non piove, da sempre una delle mie preferite, e me la vedo davanti questa notte fatta persona, che nel levarsi il manto scuro, copre le stelle.

1985: anno di impegni e grandi soddisfazioni per lui. Son trascorsi dieci anni dal primo disco, da quel 1975 anch’esso assai denso, in cui aveva tracciato le rotte, come dice lui, della sua vita musicale, professionale e non solo.

Nel 1985, repetita iuvant, sempre che non facciano sbadigliare, partecipa a Sanremo suo malgrado, con la canzone che per tanto tempo è stata una di quelle che mi è meno piaciuta, Buona fortuna. L’ho recuperata in tempi recenti. Partecipa confuso in quel playback che a lui e a Enrico ispira una riuscita canzone, Confusi in un playback, appunto. Il testo è di Enrico, la musica di Mimmo, ma la canzone è frutto di una riuscita fusione tra le due sensibilità; non devono essere mai sconnesse, le due componenti, ma in stretta relazione, per la buona riuscita di una canzone. Certo Enrico, attento alle parole, ha messo in quel “confusi”, più di un significato, tra quelli proposti nel mio prologo. Avrà consultato il Battaglia?

I due simpatizzano, lo sappiamo e ne conosciamo i motivi. Ci sono diverse interviste in cui lo raccontano, anche a distanza di tempo. Nasce un progetto comune, che trova realizzazione in un singolo, (lato A Confusi… lato B Con la memoria: cose già dette…) e nell’album live, dal titolo omonimo, registrato in uno dei concerti del tour estivo di Mimmo, cui Enrico partecipò come artista-ospite. Segue un tour teatrale di successo. Cosa fanno Mimmo e Enrico nel tempo libero? Le cronache narrano di entusiasmanti partite a scacchi, in cui l’uno è degno avversario dell’altro. Li guardo, i due, in vecchie foto di quel periodo. Mimmo spesso con quelle camicie un po’ troppo aperte, e il bavero delle giacche ornato di spillette. Enrico con il suo “boccolo” e gli occhiali, bianchi fanali, che qualche ragazzino porta di nuovo, adesso. L’ho rivisto di recente in una intervista spiritosa: simpatico, in buona forma fisica. Al contrario dell’amico, dice che ci rimane un po’ male se dimostrano di non riconoscerlo, purchè non ci siano troppi eccessi legati al riconoscimento, immagino. Ho saputo che in anni abbastanza recenti E. ha tenuto un concerto a Penne, e ha invitato Mimmo, presente tra il pubblico, a salire sul palco a cantare Con la memoria, memori forse di quell’indimenticabile volta nel 1986, con un ascoltatore d’eccezione.

Dove fu registrato l’album, in occasione di quale concerto, non è dato sapere, almeno io non ne ho trovato traccia nelle mie ricerche. Il lavoro è arricchito dalla presenza di musicisti di rilievo, uno per tutti il bassista Mario Scotti, compianto amico di Mimmo. La foto di copertina ritrae un primo piano di Mimmo molto preso dalla sua interpretazione. L’album è inoltre corredato di altre foto: dei musicisti, dei due cantanti; c’è un dettaglio degli occhi di Mimmo, quegli occhi chiari (ci sono molti occhi chiari, a Penne) chiacchierini, talvolta allegri e scanzonati, talvolta severi e pensosi. Rubandogli le parole: telecamera del cuore, antenne dell’anima, specchio del sogno.

Nel sito di Mimmo, nella sezione “discografia”, trovate la scheda del disco, con le canzoni, i musicisti, ma solo l’immagine di copertina. Inserisco il link dove invece è possibile vedere tutto, occhi chiacchierini compresi.

http://discografia.dds.it/scheda_titolo.php?idt=2163

Grazie a Mimmo, anche di essere la grattugia del mio cuore.

Grazie al mio “Portatore di doni”, che mi offre gentilezze e spunti di scrittura, e non solo.

venerdì 7 ottobre 2011

PROLOGO

C'è uno scrittore greco che si chiama Petros Markaris, intellettuale, sceneggiatore, traduttore dal tedesco di opere teatrali, di Brecht in particolare. La sua notorietà, non so in Grecia, ma fuori sicuramente si, la deve a un personaggio, Kostas Charitos, protagonista di una serie di romanzi gialli, o come usa dire oggi, noir. Lo scrittore racconta di come questo personaggio lo abbia ossessionato per tanto tempo, gli si sia proprio materializzato davanti, con la richiesta pressante di abitare stabilmente nella sua testa e di lì nella carta stampata. Questo a proposito di chiamate, che non sono così infrequenti, a quanto sembra.

Io leggo le avventure del commissario Charitos e di altri suoi colleghi di altri paesi, per altri motivi che non siano gli intrecci e le trame, che anzi a volte trovo faticoso seguire. Qui però non mi attarderò a parlare delle mie letture e delle annesse motivazioni, se non per lo spunto che nello specifico mi offrono. Charitos, e per sua stessa ammissione il suo autore preso per il bavero dal personaggio, hanno la mania dei dizionari. Ne possiedono diversi, e per rilassarsi, aprono i tomi e consultano le voci, traendone un giovamento per la mente e per lo spirito.

Io non ho proprio la mania dei dizionari, cioè non li utilizzo per rilassarmi, ne' ne possiedo, a casa, più di quattro, di italiano, intendo, comprendendo quelli del tempo che fu. Li utilizzo, però, quando voglio approfondire e andare oltre la ricerca veloce nel dizionario online, e questo avviene soprattutto in biblioteca, dove posso accedere a strumenti che a casa non possiedo.

Oggi ho deciso di emulare i miei amici greci, e ho preso in mano un tomo del Grande dizionario della lingua italiana, di Salvatore Battaglia, pubblicat0 dalla Utet, a Torino, nel 1964; esattamente il terzo, Cert-Dag. Ho sentito l'esigenza di approfondire la voce CONFUSO, participio passato del verbo confondere. Deriva dal latino confusus, participio passato di confundere, a sua volta derivante da fundere, versare, e dal prefisso con.

Lungi da me voler riportare integralmente le dotte pagine dove si indaga su confusione e confuso, mi limito a elencare i significati principali della voce.

1) Messo insieme alla rinfusa, disordinatamente, mescolato, frammisto, aggregato ad altri;
assorbito in un tutto, (più o meno omogeneo).

2) Abbracciato, accoppiato. (Accezione letteraria)

3) Non chiaro, indistinto, poco discernibile, torbido, vago, nebuloso, scompigliato, disordinato, arruffato, intricato, incomprensibile.

4) Che non distingue chiaramente, che pensa, opera disordinatamente, senza regole e disciplina.

5) Turbato, preoccupato, smarrito, mortificato, avvilito.

Ti sei confusa? - Potrebbe obiettare qualcuno - Guarda che questo è il tuo spazio-cantante.
Si, non ho difficoltà ad ammetterlo, sono confusa, in una o più delle accezioni elencate prima, ma non al punto da non tenere presente dove mi trovo a scrivere adesso.

Ho semplicemente voluto trovare un modo per introdurre un argomento che con Mimmo ha attinenza, come ne ha con un regalo ricevuto solo due giorni fa. Non poteva non offrirmi lo spunto per scrivere, questo regalo, che per una che vive di pane e Mimmo e ahimè, anche di molto altro companatico, costituisce una tessera fondamentale del mosaico che non vorrei mai ultimare, dal titolo Sviscerare Locasciulli.

Questo è il prologo. Entriamo nel vivo la prossima puntata, così accontento anche chi mi dice che i miei scritti sono troppo lunghi e si impiega troppo a leggerli, e se uno non è fan di Mimmo... e via di seguito. Non è vero, ho calcolato, al massimo dieci minuti e ci sono tante altre pietanze nel menù oltre il piatto forte. Il fatto è che occorre essere lettori allenati e anche interessati, altrimenti ci si stanca presto, perchè oltre che lunghi sono anche un po'... densi. A me non piacciono le minestre annacquate, ma le zuppe dense e corpose, come quelle che sa preparare Mimmo. (Volete la ricetta?)

domenica 2 ottobre 2011

ACCADE CHE UN GIORNO...

Ritratto di signora:
C'è sempre chi ha un cerchio alla testa
Chi ha un buco nel cuore
(Svegliati amore, Mimmo, 1995)

Ho sempre mal di testa, sarà l'umidità
o forse il chiodo fisso di non averti qua
(Un signore di Genova, che nel 1989 aveva pubblicato il suo primo, bell'album: dentro c'è anche questa canzone)

Accade che un giorno, un giorno non ancora nato, perchè è quasi l'alba, ma è ancora notte, una signora blogger con il bioritmo scompigliato, ma anche con un bel po' di cose quotidiane e poco interessanti da fare prima di uscire, si alzi e accenda il computer per una rapida panoramica. Non è che abbia mille attività, quella signora, nel web. Aveva un blog, regalo di un'amica molto addentro a quei mezzi espressivi, a lei che ne era del tutto estranea e anche diffidente, e l'ha soppresso, sorpresa di come la cosa non l'abbia per niente fatta soffrire. Si era registrata in un famoso social network e, non essendo un'artista cui può essere utile per la comunicazione e la promozione, le sembrava del tutto inutile e pochissimo gratificante esserci, e anche da lì - ciao - è uscita. Le è spiaciuto un po' non essere più fan del Cantante, (solo lì) ma alla fine ogni volta che "postava" qualcosa si poneva il problema se fosse opportuno, e ora non ha più la tentazione di "metterci cose" possibili cause di disagio o di irritazione. Le sono rimaste le sue caselle di posta elettronica, non sempre brulicanti di cose elettrizzanti, che utilizza perchè comunicare per iscritto le sembra congeniale, e il suo piccolo spazio, quello preferito, quello che se lo sopprimesse, forse, le dispiacerebbe. Quello spazio le ha permesso di realizzare una cosa alla quale non aveva mai pensato prima, un contatto virtuale con uno sconosciuto-noto, uno scambio di pensieri tra un soggetto che scrive e un oggetto destinatario, a sua volta soggetto, che, suo malgrado, legge. Suo malgrado perchè forse, per natura, artista quanto vuoi, narcisista il tanto che basta, una cosa del genere, fatta da una sconosciuta, se gliel'avessero offerta avrebbe risposto "Grazie, a posto così".
Fosse stato il progetto monografico di un addetto ai lavori accreditato, magari...



Lo vede, la signora, il suo oggetto-soggetto, mentre legge le cose che lo riguardano, o che dovrebbero riguardarlo. Lo vede che scorre veloce le righe. Lo vede cercare il suo nome, quando c'è, e andare dritto allo scopo principe, che è quello di appurare che non ci sia niente di "dannoso" o "lesivo" nei suoi confronti. Normale essere un po' diffidenti, quando si è personaggi pubblici, normale controllare che non ci sia qualche squinternato che scriva chissà che su di te. Qualche volta lo vede sorridere, qualche volta nota il suo volto adombrarsi, qualche altra percepisce un moto di irritazione, altre di noia. Qualche altra volta ancora lo vede blandamente gratificato, qualche altra, assai rara, altrettanto blandamente intenerito. Lo vede, comunque. Forse fa una semplice operazione di trasferimento di possibili atteggiamenti suoi in una situazione del genere, perchè ci piace pensare di essere empatici, ma forse semplicemente attribuiamo ad altri, nostri possibili comportamenti in circostanze simili.



Accade che dunque un giorno, qualche giorno fa, questa signora trovi un commento notturno, un commento anonimo. Non gliene importa niente di filtrare i commenti, che, piaccia o no, non è che fiocchino (questo non vuol dire che questo blog non abbia misteriosi lettori affezionati, dagli esordi, che però non lasciano tracce) quindi prende tutto ciò che arriva, purchè non siano insulti, e non ne sono mai arrivati.



Questo commento parla di due canzoni, citate nel post, di due cantanti, e dice delle cose di fatto assai pertinenti sull'una e sull'altra. Una pare un adattamento etc etc, l'altra è del tutto originale, e via di seguito. Se a un bambino sveglio mettessimo di fronte i testi delle tre canzoni citate nel post e gli chiedessimo di trarne delle conclusioni, opportunamente sollecitato, forse arriverebbe alle stesse considerazioni dell'anonimo. Questo non vuol dire che siano considerazioni infantili, ma abbastanza scontate. Basta leggere i testi per capire come stanno le cose: una canzone è stata scritta prima; ha un testo originale, e si rifà alla canzone tradizionale solo nel senso che è in dialetto, e ne ripropone il titolo, con bel vola in più. La seconda canzone è stata scritta qualche anno dopo, appare palesemente come un adattamento italiano del testo abruzzese, si intitola allo stesso modo. Ciascuno ne tragga le conclusioni che vuole. L'amico anonimo (non può che esserlo, amico, uno che si prende la briga di entrare, leggere un pezzo lungo e commentare) ha tratto le sue. L'altro amico anonimo bis, pure.
Ci si potrebbe porre una domanda, al di là del caso in oggetto: l'originalità di un testo è sempre garanzia di un prodotto artisticamente più valido rispetto a uno non del tutto... originale?


Domanda evidentemente provocatoria, e forse anche un po' sciocca, non lo so. Lungi da me, in questo e in altri casi, fare classifiche, anche se talvolta può accadere di cascare nella trappola. Non voglio fare classifiche, ne' confronti, anche perchè l'artista oggetto del blog, quello che legge annoiato e sbadigliante, o sorridente, o veloce, a caccia dell'errore o dell'impertinenza, è totalmente al di là, si pone su un piano a sé. Mi ha suscitato qualcosa che nessun altro artista avrebbe mai potuto e potrà mai più suscitare: sono quelle stranezze, quelle anomalie, che hanno luogo una tantum. Per fortuna di quelli a cui non capiterà e per sventura, ahimè, di quello a cui è capitato.



L'anonimo butta un po' di sospetto sul fatto che i due artisti in questione siano ancora amici. Lo fa con una piccola preposizione latina dentro parentesi e un punto interrogativo.

La fine di un'amicizia, o l'incrinatura di essa, spesso ha a che vedere con il tradimento di un sentire comune. Viene meno l'unità di intenti e di vedute e si soffre molto, quando accade.

Se quanto suggerisce l'amico anonimo fosse vero, io al di là della lepidezza scritta per smorzare il tono, nel mio commento (che nascondeva davvero una più che fievole speranza) ne sarei dispiaciuta, perchè un'amicizia che finisce, o che incomincia a manifestare crepe, forse fa più male di un amore che presenta gli stessi problemi, o fa male allo stesso modo, e son dolori forti.



Certo questo anonimo deve essere bene informato, oppure millanta, o vuole forse lanciare una piccola provocazione e divertirsi un po': tanto ora la boccalona grafomane coglie la palla al balzo e inizia a salmodiare. Infatti.

Il mio artista, noto per essere l'uomo riservato che sicuramente è, non credo sia tipo da raccontare certe cose ai quattro venti. Nelle interviste, anche recenti, quando gli chiedono, e glielo chiedono spesso, di che parlino con F., risponde "Poco di musica, molto di poesia e di letteratura, di cinema." Oppure, molto simpaticamente, assai di recente "Mangiamo e beviamo" che è sempre la cosa migliore. Uno mette l'olio, l'altro il vino.



Nella sua pagina del social di cui sopra appare la pagina ufficiale di F. con tante altre di artisti che gli interessano. In ogni caso, brancolo nel buio, ma, se ne sapessi anche molto di più, eviterei accuratamente di fornire ragguagli sulla questione e su altre questioni di quest'ordine. In ogni caso, tra il vedere e il non vedere, eviterò, in futuro, avendolo già fatto ampiamente in passato, in assoluta buonafede, e ahimè negli ultimi scritti, di far riferimenti all'artista F.. Eviterò anche accuratamente di "recensire" il suo concerto prossimo venturo, qui. Se non ci fosse stato quel commento, forse, in assoluta buonafede, lo avrei fatto, almeno per inciso. Ci andrò con uno stato d'animo un po' malinconico, a quel concerto, perchè quell'ombra, vera o presunta, un po' mi immalinconisce.


Ammettiamo per assurdo: si può rovinare un'amicizia per una canzone? O forse la canzone, ammettiamo ancora per assurdo, potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso, o, per usare una metafora più dotta, che credo sia ascrivibile a un autore tedesco molto da intellettuale, che il nostro artista conosce bene, potrebbe rappresentare la seggiola sul collo di Atlante che già regge il mondo. Abbiamo sufficientemente elucubrato, e magari elucubrato sul nulla.



Cosa c'è dietro una canzone? Un'immagine fotografata per strada, un appunto su un foglietto, un pensiero inciso nella mente, un metaforico salvadanaio pieno di metaforiche monetine accumulate nel tempo, o di files salvati nella memoria, uno scavo profondo dentro di sè o un fatto di cronaca, il sorriso di una persona, o un ricordo lontano, una folgorazione improvvisa... Il desiderio di colpire chi ascolta, di sedurre, di lanciare un messaggio, di divertire, per qualcuno di far pensare, di suscitare emozioni... un'urgenza creativa e un mettersi in gioco, o semplicemente la ricerca di un successo facile con un pubblico di bocca buona, la fama, un utile meramente economico.



Ci può essere questo e molto altro; può anche essere semplice routine, un lavoro come un altro, anche se diverso.

Ciò che non bisognerebbe mai dimenticare è che dietro le canzoni ci sono quelli che le scrivono, che sono persone, che certo conducono una vita particolare, gratificante e stancante al contempo, privilegiata quanto si vuole, ma persone, con sentimenti, amarezze, grandezze, miserie, aspettative, sofferenze, delusioni, ferite, strappi, debolezze, momenti di euforia e momenti di stanchezza. Persone: di questo non ci si dovrebbe mai dimenticare.


Cercherò di non dimenticarlo.

mercoledì 28 settembre 2011

LEZIONI DI VOLO

E vola vola vola

e vola lu cardille

nu vasce a pizzichille

né mi le può nega'

Vola vola, canto popolare abruzzese (Dommarco, Albanese)


Vola vola vola nin ti pozz’ auardà

Chiuse dentr’a ‘sta gabbie

Senza puté vulà

A cantà sempr’ a cantà

Ma che cante senza la libbertà

Vola vola vola, di Mimmo.


Vola il pavone e vola il cardellino

Vola il pavone e vola il cardellino

Se vai cercando un sassolino d'oro

Vedi che nel mio cuore ce n'è uno

Che se lo trovi non ti pare vero

Se vai cercando d'oro un sassolino

Vola il pavone e vola il cardellino

Volavola, di Francesco

Lo spunto per lo scritto odierno mi è offerto da uno spettacolo che si terrà a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, nell’ambito delle manifestazioni dell’Ottobrata romana, il primo di ottobre. Il titolo, Vola, vola vola, mi ha suggerito immediatamente un proverbio, “Chi la fa l’aspetti” in riferimento all’abitudine di Mimmo, di cui ho parlato in tante occasioni, e sulla quale sovente si sofferma scherzosamente anche lui, di far propri titoli di opere altrui. In questo caso, per una volta, altri hanno utilizzato il titolo di una sua canzone, ma la citazione assume un senso più ampio in relazione al noto canto popolare abruzzese, Vola vola, perché lo spettacolo è imperniato proprio sulla tradizione musicale popolare. Ammesso che sia stato cercato, il riferimento a Mimmo, più che un plagio, lo interpreto come un omaggio affettuoso a un amico, forse (chissà) con una punta di ironia proprio per la sua ben nota abitudine. Lo spettacolo, infatti, vede protagonisti due amici di Mimmo, Francesco e Ambrogio, che hanno avuto la bella idea di collaborare (non è la prima volta, vedi La Notte della Taranta) usando come malta la comune passione per la musica popolare. Francesco canterà canzoni del patrimonio popolare, e anche canzoni del suo repertorio con un arrangiamento particolare, e con l’accompagnamento di strumenti della tradizione suonati dallo stesso Ambrogio, musicista di talento e studioso di musica popolare, e dai componenti dell’Orchestra da lui diretta. In casi di spettacoli come questi, e anche in molti altri, a dire il vero, non posso non soffermarmi sulle possibilità che offre vivere in una grande città con un’offerta culturale alta, e sui limiti, almeno da questo punto di vista, della vita in una città non grande, per di più separata dal mare.

Per maggiori dettagli sull’evento, come al solito, inserisco dei link

http://www.auditorium.com/eventi/5066854

http://www.auditorium.com/eventi/4950478


Francesco lo andrò a sentire sicuramente nel suo concerto in un club qui vicino, i primi di novembre (dopo un primo breve momento di delusione per la cancellazione del suo concerto alla Fiera, sono stata felice dell’inserimento di Cagliari nel “Tour dei club”) mentre rimane un mio desiderio, in fondo realizzabile prima o poi, di assistere a qualche spettacolo di Ambrogio, magari una prossima edizione della Notte della Taranta. Mimmo lo vorrei sentire sempre, e in particolare mi attraggono i suoi prossimi impegni: il concerto al Teatro Valle occupato e la lezione-concerto in una università rumena. Ho la quasi certezza che anche in questi due casi dovrò soffrire fortemente della sindrome dell’esclusa che mi coglierà senz’altro, in quelle date. Mio desiderio “estremo” sarebbe vederlo ospite del nostro ateneo proprio per una lezione-concerto.

Tornando alle ali, al desiderio e alla capacità di volare, al dolore di non riuscire a farlo, perché non ne siamo più capaci, o perché ce lo impediscono, e non so quale sia la circostanza peggiore: in principio fu Vola vola, canto popolare abruzzese per eccellenza. L’autore dei versi è Luigi Dommarco, la musica è del maestro Guido Albanese. Scritta nei primi anni venti, partecipò alla Maggiolata abruzzese, rassegna e concorso di musica popolare, e molti anni dopo, quando ormai era diventata famosa anche oltre i confini, al Festival della canzone italiana a Parigi, nel 1953. Mimmo si è ispirato a questa canzone, e ha aggiunto un vola nel titolo, quando ha composto quello che a buon diritto definisce il suo inno alla libertà contro ogni bieca tirannia, la sua unica canzone in dialetto, un abruzzese medio, come lo ha definito lui, comprensibile in ogni landa d’Abruzzo. La canzone, lo sappiamo tutti noi che lo seguiamo, ma lo ripetiamo, è nell’album Piano piano del 2004. Mimmo si commuove sempre quando la canta, ancor di più da un certo momento in poi - e non occorre sottolineare perché – pensando all’Aquila.

Francesco ha composto anche lui una canzone intitolata Volavola, che trova posto nell’album Per brevità chiamato artista, del 2008. L’Abruzzo è nei suoi ricordi d’infanzia: da bambino ha vissuto a Pescara, dove il padre Giorgio ricopriva l’incarico di Soprintendente bibliografico per L’Abruzzo e il Molise. Di recente ho letto un libro che mi ha molto toccato, intitolato La mia vita tra le rocce e tra i libri, in cui Giorgio D.G. ripercorre le tappe della sua vita professionale e anche familiare, con piccoli e discreti riferimenti affettuosi al figlio divenuto celebre. Un uomo d’altri tempi, di quelli di cui davvero oggi, come si usa dire, è andato distrutto lo stampo, un esempio di dirittura morale e rigore professionale, nel lavoro autorevole e non autoritario, capace di delicati e teneri sentimenti. Prende atto dell’avvenuto cambiamento di rotta in una famiglia in cui prima la vocazione, per molti componenti, era tutta bibliotecaria (anche se c’erano attitudini musicali in alcuni: c’è poco da fare, è tutto già scritto). Da bibliotecari a cantautori il passo può essere breve, e le due cose possono, per un certo periodo, perfino convivere, come nel caso del primogenito Luigi, finché la biblioteca comincia a stare un po' stretta.

Concludo con una riflessione un po’ amara, a proposito del desiderio di volare, inteso come anelito di libertà e raggiungimento delle proprie aspirazioni, ma anche come capacità di provare entusiasmi e passioni; a volte questo desiderio, che è anche un'urgenza, è frustrato da circostanze esterne, altre da qualcosa dentro di noi che ci rende incapaci di librarci, prigionieri di sabbie mobili interne che ci vietano anche il più piccolo tentativo di volo. Mi serve per esternare quello che talvolta è anche un mio stato d’animo, ma anche per rendere omaggio a una canzone bellissima, Canzone per l’estate, scritta tanti anni fa da Francesco e Fabrizio, e pubblicata all’interno del notissimo Volume 8, del 1975.

Quelle dei due artisti sono due interpretazioni totalmente diverse. Le ascolto entrambe senza voler ne’ poter fare un inutile confronto, ma mi sembrano davvero due canzoni diverse. La versione che al momento attuale riesce a suscitare in me emozioni più intense, è quella che Francesco ha proposto nell’album Amore nel pomeriggio, (anche questo titolo mi suggerisce qualcosa...) del 2001. La ascolto spesso. “Com’è che non riesci più a volare”… mi domando talvolta e so, per fortuna, trovare una risposta. Fare la diagnosi esatta è un passo fondamentale per curare meglio la malattia. Spero di riuscire a volare ancora a lungo, con gli inevitabili atterraggi di fortuna, a volte necessari per poter poi ripartire al meglio .

Ecco testo originale di Vola vola

Vulesse fa’ ‘revenì pe’ n’ora sole
lu tempe belle de la cuntentezze,
quande pazzijavame a vola vola
e te cupre’ de vasce e de carezze


E vola, vola, vola, vola, vola
e vola lu pavone,
si tiè lu core bbone
mo fammece arpruvà.


‘Na vote pe’ spegnà lu fazzulette,
so’ state cundannate de vasciarte.
Tu te scì fatte rosce e me scì ditte
di ‘nginucchiarme prima e d’abbracciarte.


E vola, vola, vola, vola
e vola lu gallinacce,
mo si ti guarde ‘n facce
mi pare di sugnà


Come li fiure nasce a primavere,
l’ammore nasce da la citilanze.
Marì, si mi vuò bbene e accome jere,
né mi luvà stù sogne e sta speranze.


E vola, vola, vola, vola
e vola lu cardille,
nu vasce a pizzichille
né mi le può negà.


Nà vota 'r'na pupuccia capricciosa,
purtive trecci appese e lu fruntine,
mo ti si fatte serie e vruvignose,
ma ss'ucchie me turmente e me trascine.


E vola, vola, vola, vola
e vola la ciaramella,
pe' n'ore cuscì belle
vulesse sprufunnà.


Ed ecco la traduzione



Vorrei far tornare per un’ora sola
il tempo bello della contentezza,
quando giocavamo a vola vola
e ti coprivo di baci e di carezze.

E vola, vola, vola, vola
e vola il pavone,
se hai il cuore buono
ora fammici riprovare.

Una volta, per disimpegnare il fazzoletto,
sono stato condannato a baciarti.
Tu ti sei fatta rossa e mi hai detto
d’inginocchiarmi prima e d’abbracciarti.

E vola, vola, vola, vola
vola il gallinaccio,
ora se ti guardo in faccia
mi pare di sognare.

Come i fiori nascono a primavera,
l’amore nasce dalla fanciullezza.
Maria, se mi vuoi bene come ieri,
non togliermi questo sogno e questa speranza.

E vola, vola, vola, vola
e vola il cardellino,
un bacio con pizzicotti sulle guance
non me lo puoi negare.

Una volta eri una bambina capricciosa,
portavi le trecce appese ed il frontino,
ora ti sei fatta seria e vergognosa,
ma quegli occhi mi tormentano ed mi ammaliano.

E vola, vola, vola, vola
e vola la ciaramella,
per un'ora così bella
vorrei sprofondare.

mercoledì 21 settembre 2011

COINCIDENZE

La blogger sentimentale continua a cercare spunti di scrittura. In alcuni casi accanirsi nel ruolo di "operatrice di scavo" non serve a nulla, perchè più cerchi e meno trovi, o meglio trovi sempre qualcosa che prima non sapevi, ma che non ti apre nuovi mondi sul tuo artista. Accade invece talvolta che non vorresti scrivere, ma le notizie ti cercano, ti avvolgono con spire tentacolari, e di scrivere non puoi farne a meno. Accade anche che segui per giorni una pista, attendi con trepidazione dei files, e poi la pista si rivela falsa, e rimani lì, delusa, con un palmo di naso, nel caso fosse necessario aggiungerne uno a quello che hai già.

Accadono tante cose alle blogger sentimentali, perchè stai pur certa che se nelle cose ci metti sentimento, poi raccoglierai i frutti. Mica vero, spesso è proprio l'esatto contrario e mettere troppo sentimento nelle cose, troppa partecipazione, è deleterio. Un lettore affezionato di questo lavoro, mi ha detto, ed è stato un complimento assai gradito, che era tutto "di cuore e di passione". Un altro, credo casuale visitatore, ha parlato di "encomiabile dedizione". Insomma, sono la Madre Superiora dell'Ordine delle Oblate di Mi. Lo. Ci ho messo troppa passione e il fatto che ci abbia messo (e rimesso) la testa si è notato poco.

Alle blogger sentimentali, proprio perchè agiscono all'interno della sfera emotiva e sotto le sue leggi, e si muovono in uno strano mondo di segni, intercettazioni di pensieri, chiamate e voci, accadono spesso dei fatti che, a chi agisce invece all'interno di una corretta dimensione razionale, appaiono niente altro che combinazioni fortuite, mere coincidenze.

Ne potrei elencare un discreto numero. Limito l'ambito al mondo in cui mi muovo, fisicamente, quotidianamente: quello dei libri. Insomma, non ho più pace, questi mi chiamano continuamente, e io invece di passare dritta, di ignorare questi richiami, mi soffermo proprio davanti a quello scaffale dove sono passata centinaia di volte in passato senza vedere niente, e gli occhi vanno proprio lì, e le mani non possono fare a meno di afferrare. Così mi sono trovata di fronte al lavoro sul canto sardo a chitarra di un vecchio amico di Mimmo, noto chitarrista, con cui in passato collaborò, ma anche etnomusicologo. Il libro è l'approfondimento della sua tesi di laurea. Questo signore è un esperto di musica sarda tradizionale, argomento che in verità ha non pochi estimatori.

Altro libro che mi si è letteralmente imposto all'attenzione nello stesso identico modo: un omaggio di un musicologo docente nell'Università cagliaritana, a una Signora musicista, che ho avuto il piacere di vedere a teatro, ospite nello spettacolo di Mimmo. Sottolineo musicista perché dalla lettura del libro emerge chiaramente che lei rivendica il diritto di essere definita prima di tutto musicista, perché tale è, e compositrice, e non cantante folk tout court, o etnomusicologa, perchè - dice lei - sa pochissimo di etnomusicologia. La musicista ha frequentato a lungo il Folkstudio e lì, nei primi anni settanta, ha conosciuto e fatto amicizia con alcuni giovani cantautori che si mettevano alla prova nel famoso e fumoso locale, e tra questi Mimmo. "Li chiamavamo i piccoli" racconta la musicista, "perchè avevano almeno dieci anni meno di noi" e a me, che sono sentimentale, ha fatto una gran tenerezza sentire definire il giovane Mimmo "piccolo".

La coincidenza più recente, che mi ha anche un po' turbato, ha avuto luogo ieri.
Ha sempre a che fare con i libri, ma in questo caso, non mi ha bussato alla porta, il libro in questione: sono andata io a cercarlo, dopo aver fatto una delle tante ricerche bibliografiche (prima o poi pubblicherò la bibliografia incompleta, perchè è un lavoro in divenire, di tutto ciò che ho consultato o della cui esistenza sono venuta a conoscenza in questi due anni due di Folgorata): Il libro, Enzo Gentile, Guida critica ai cantautori italiani, Milano, Gammalibri, 1979, sono andata a cercarlo per - come dice bene l'autore nella dedicatoria, elencando le varie tipologie di lettori - vedere "se c'è". Non c'è, Lui, (molti sono però i riferimenti all'imprescindibile Folkstudio) ce ne sono tantissimi altri di cui non avevo mai sentito parlare, ci sono perfino dei cantautori che all'epoca avevano pubblicato solo un disco, (Mimmo due, ma era nella musica da un bel po' di anni) ascoltato probabilmente da loro e altri due, ma l'autore giustamente ha il diritto di metterci chi gli pare, e ne ha fornito motivazione. Devo dire che ha spaziato molto e che il libro, a distanza di tanti anni e al di là di valutazioni opinabili e di un certo dogmatismo giovanile, merita un giudizio positivo. Me lo sono portata a casa, con tutta l'intenzione di indagare soprattutto su alcune cantautrici, di chiara matrice femminista, di cui non avevo mai sentito parlare. Ho tentato di indagare, trovando pochissimo, su Alfredo Cohen, a me sconosciuto totalmente, che sembra un personaggio assai interessante. Credo che sia scomparso da tanto tempo. Apprendo che era abruzzese, e che nelle sue perfomances teatrali usava molto il dialetto. Abruzzo, dialetto... Si saranno conosciuti?

Eravamo partiti da una coincidenza, potrebbe obiettare qualcuno veloce che non ha tempo da perdere, arriviamoci prima che il sonno abbia il sopravvento. Eccola, la coincidenza. Ho preso il libro e l'ho aperto a caso: pagina 124, Stefano Rosso. Immagino sia stato anche lui amico di Mimmo, come tanti altri che frequentavano il locale di cui sopra. Leggo la scheda. Nel '79 Stefano Rosso aveva già pubblicato, credo, le sue canzoni più note, almeno al grande pubblico: Letto 26, Una storia disonesta, E allora senti cosa fo'. Confesso che non me ne vengono in mente altre. Le mandavano molto alla radio, in quegli anni, me lo ricordo bene. Qualche tempo fa sono capitata in un sito, che si chiama Il prato, dedicato al ricordo di Rosso.

Dunque il mio incontro con la pagina 124 è avvenuto di mattina. Di sera leggo la pagina con cui Mimmo, nonostante il mezzo non sia molto nelle sue corde, inizia ad avere un rapporto più disinvolto; leggo un suo pensiero mattutino, rivolto, al risveglio, al vecchio amico Stefano, prematuramente dimenticato ancor prima dell'altrettanto prematura scomparsa.

Coincidenze, niente altro che coincidenze. Io per prima penserei così se mi raccontassero un piccolo particolare come questo, capitato ad un altro. Tuttavia mi affascinano molto, queste coincidenze. Sarò felice se ne capiteranno altre. Forse non ne sarò neppure tanto sorpresa.

...Infine: come ho scritto prima, tempo fa mi era capitato di trovare un sito dedicato a Stefano Rosso. Se ne occupa la figlia. Si chiama Il prato di Stefano Rosso. Chi entra può lasciare un pensiero dedicato a lui. Ci sono più di seimila pensieri, quindi, se anche era stato dimenticato o sottovalutato dall'ufficialità, appare evidente che c'è tanta gente che lo apprezzava, e gli voleva bene.

venerdì 16 settembre 2011

VINUM BONUM ET SUAVE: MIMMO, E NON SOLO, NEL PROGETTO BELLAVITA

Sono molto felice di seguire fedelmente il mio Cantante di riferimento, sempre, ma in alcune circostanze lo sono in particolar modo. Sono quelle in cui, grazie alla mia attenzione per lui, vengo a conoscenza di progetti, iniziative, manifestazioni, di cui mi sarebbe in tanti casi difficile essere informata. Uno di questi è il Progetto Bellavita, una iniziativa tutta abruzzese, ma poi nei fatti, e credo anche negli auspici, con possibilità di essere estesa ben oltre i confini. Non mi attardo a raccontarvela per intero: inserisco un link http://www.roseto.com/scheda_news.php?id=9486 che ne offre una descrizione attenta e particolareggiata (uno dei tanti articoli apparsi sul web: questo mi sembra molto esaustivo), ma mi limito a esternare e condividere quali pensieri abbiano affollato la mia mente mentre leggevo. Ho pensato che Mimmo vi aveva aderito con piacere e orgoglio, perchè questo progetto accoglie in sé molto di ciò che, mi pare, per lui abbia importanza: il luogo dove il progetto è nato, la sua amata terra d’Abruzzo, di cui parla con accenti che ogni volta mi colpiscono, per il suo profondo senso di appartenenza; il fine solidale legato alla medicina e in particolare alla medicina oncologica, soprattutto (ma non solo) in quel percorso di accompagnamento del malato oncologico nella assistenza domiciale e nelle cure palliative; l’arte, nel suo felice e già in altre occasioni collaudato, connubio con il vino. La gioiosa convivialità, perché la manifestazione che si terrà domani pomeriggio alle 18 a Controguerra, in provincia di Teramo, presso l’Enoteca Comunale, sarà si un momento di riflessione e confronto, ma culminerà in una festosa convivialità: sarà possibile degustare prodotti del territorio e l’ottimo (lo garantisce Mimmo, che è una auctoritas in campo enologico,) vino, quello contenuto nelle bottiglie impreziosite dallle etichette d’artista, racchiuse poi in un bel catalogo. Una parte dei proventi della vendita dei vini e l’intero ricavato della vendita dei cataloghi andrà devoluto all’Associazione L’ Aquila per la vita. http://www.sctf.it/laquila.php Non mancherà la musica. Spero che ci sia tanta gente e che tutti comprino il catalogo e molte bottiglie. Immagino che le aziende vinicole, perché questa è ormai la tendenza, vendano anche online e spero che anche per il catalogo, sia reso possibile l’acquisto a distanza. Tutti gli ingredienti confluiti in questa iniziativa, amalgamati magistralmente a creare un’ottima ricetta molto gradita a Mimmo, sono di certo anche di mio gusto.

La nota introduttiva al catalogo, è stata scritta da lui. Io ho sempre una forte curiosità nei confronti degli scritti di Mimmo e sono andata a ricercare con minuzia certosina ogni piccola introduzione, articolo, contributo di cui fosse autore. Mi colpisce sempre il sentimento che mette in ciò che scrive, la semplicità, i piccoli voli poetici, e uno stile in qualche caso formale, a tratti anche un po’ scolastico, che si differenzia molto dal registro più colloquiale di quando lo sentiamo o lo vediamo, nelle interviste, alla radio o in televisione, e ancor di più dal registro informalissimo e colloquialissimo, assai spiccio, per niente forbito, di quando te lo trovi davanti e magari ci scambi due parole. Uno della vecchia guardia, Mimmo, in questo senso, in tempi in cui la distanza tra lingua scritta e parlata si fa sempre più impalpabile.

Basta. Ora lascio la parola a Lui, in questo piccolo scritto pieno di tutte le cose di cui ho parlato prima. Ho fatto come gli antichi amanuensi, ho ricopiato parola per parola, un po’ perché non mi è riuscito il pratico copia e incolla, un po’ perché così, pur dedicandovi un po’ di tempo in più, ho potuto gustarmele una per una, queste belle parole. Ci ho messo anche le miniature, ma non compaiono: sono i pensieri che mi hanno accompagnato nella trascrizione.

In una recente intervista mi è stato chiesto quanto rilevante sia stata la mia matrice abruzzese nel percorso artistico e professionale che ha caratterizzato la mia vita. La risposta è scontata, forse addirittura superflua. Mille e mille volte, quando i miei pensieri si sono tinti d’Abruzzo, mi sono trovato d’incanto avvolto dagli odori, dai sapori e dai colori di questa straordinaria terra e di questa straordinaria gente. Credo accada a molti di noi abruzzesi.

È una appartenenza speciale, magica, romantica, culturale, geneticamente e misteriosamente tramandata. Un itinerario spirituale sulla rotta dell’anima che si traccia ogni volta da solo.

Che felice riscoperta, e che orgoglio! Riconosco a noi abruzzesi delle qualità speciali che, per quanto non esclusive, riescono talvolta, (o sovente) a raggiungere livelli fantastici.

Il senso di appartenenza si esprime anche con un senso di comunione e solidarietà, quasi un matrimonio ideale, celebrato a sostenersi vicendevolmente “nella buona e nella cattiva sorte”, come si dice.

E quindi non mi stupisco per niente di fronte a questa importante, particolare ed affettuosa iniziativa sulla quale, con molto onore e partecipazione, mi trovo a scrivere qualche riga di presentazione.

Nove cantine di questo angolo d’Abruzzo, tra quelle che danno lustro al nostro patrimonio enologico, si schierano compatte a sostegno del progetto: “in vino veritas” ma pure “in vino humanitas” se tanto mi da tanto.

Diciotto artisti (due abruzzesi, gli altri inevitabilmente attratti) creano diciotto opere/etichette da appiccicare con la colla sulle mille e mille bottiglie che, oltre al vino, avranno il contenuto speciale della solidarietà.

Il risultato dell’equazione si chiama BELLAVITA che è insieme un’alleanza ed un ottimo vino. E qui partono i complimenti. Chi ha pensato a questa iniziativa ci ha visto davvero giusto: oggi il vino è non solo commercio ed economia, ma anche cultura, identità, tradizione, mezzo di trasporto su cui l’amicizia viaggia davvero comodamente e felicemente. Le aziende che sostengono il progetto hanno costruito un ponte di mattoni solidi senza i quali nessuna distanza tra rive può essere colmata.

Chi ha accolto nella ufficialità istituzionale le voci di queste necessità ha confermato che le buone amministrazioni esistono davvero e vogliono (e sanno) fare la propria parte, nonostante tutto.

In ultimo, un pensiero di gratitudine va rivolto agli attori che sulla scena malferma dell’assistenza ufficiale, recitano ruoli di fondamentale rilevanza con la loro quotidiana testimomianza di fraterna solidarietà. Mi riferisco ai volontari che si prodigano all’interno dell’Associazione “Aquila per la vita”. Essi supportano con dedizione davvero totale la ricerca e le attività di assistenza domiciliare svolte dalla Unità Operativa di Medicina Oncologica dell’Università dell’Aquila. Sarei tentato di aggiungere molte altre considerazioni ma poi, alla fine, credo di aver detto tutto o gran parte di quello che penso di questa bella esperienza.

Allora non resta che fermarsi, sedersi e concedersi un buon bicchiere di vino: Bellavita di certo. Ma con bellagente, ci potete giurare.

sabato 3 settembre 2011

RITORNO A BREMA




Non amo particolarmente tornare su argomenti già ampiamente trattati, ma talvolta se ne presenta l’occasione e la necessità, come quando, nel mio ambizioso progetto di riuscire a conoscere tuttotuttotutto del nostro Artista, ascolto certi pezzi per la prima volta, dopo aver dedicato ad essi “alate parole” a scatola chiusa. Parole scritte sulla fiducia e sull’onda dell’emozione di un desiderio da realizzare. Nel momento in cui si finalmente si realizza, si fa una incursione sull’argomento, meno basata sull’azzardo. Dopo la bella esperienza dell’ascolto dell’anelato secondo album, che per tanto tempo mi è sembrato un miraggio, dopo Quelle piccole cose, eccomi giunta a quello del brano ispirato ai Musicanti di Brema. Come scrissi già a suo tempo nel post, (quello del 3 gennaio 2010, se qualche sconsiderato si volesse affacciare) a dire il vero un po’ delirante e fantasioso, dedicato al tema, fu pubblicato qualche anno fa un bel volumetto intitolato Felici e cantanti*, contenente i testi di canzoni scritte appositamente per l’occasione, ispirate a fiabe celebri. Ciascun testo è arricchito da una bella e colorata illustrazione. Le canzoni, come è ovvio che sia, non solo si leggono, ma soprattutto si ascoltano: al libro è accluso un CD. Mimmo interpreta il Gallo dei Musicanti di Brema, nella canzone ispirata all’omonima fiaba, dove trovano voce anche gli altri musicanti, interpretati da altri artisti (ma quello che canta di più, va da sé, è il Gallo). Nella canzone appare anche il presentatore dello spettacolo che i Musicanti terranno a Brema, e questo Presentatore ha la voce dell’amico Frankie. Frankie è anche uno degli autori del testo, e di parte di alcuni altri testi di canzoni delle fiabe, e interpreta anche, in una di queste, un divertente Pollicino rap. Altri artisti, alcuni molto noti, altri meno, danno voce ad altri personaggi delle fiabe, o suonano gli strumenti.


La foto pubblicata è quella della copertina del libro: divertitevi, se volete, a riconoscere gli artisti, almeno quelli noti. Mica è facile: io che mi aspettavo chissà perché un Mimmo nerovestito, quasi quasi non riuscivo a trovarlo tra tante facce, e lo avevo scambiato per un noto musicista. Dopo un attento esame ho scoperto un tipo truce, un bravaccio con un cappellaccio giallo e una sorta di chimono anch’esso giallo, che aveva qualcosa, ma solo qualcosa di familiare nei tratti del volto. Ho guardato la legenda e ne ho avuto conferma.L’ho indicato con la freccia, quel Mimmo col chimono.


Dopo aver scritto il vecchio pezzo, cercai e trovai un assaggio della canzone, i trenta secondi consentiti, e poi, accantonai la questione, se non la dimenticai. Non so bene che cosa in questi ultimi giorni, possa avermi richiamato alla mente Brema e i suoi Musicanti. Una rapida ricerca mi ha condotto a colpo sicuro in una piccola Biblioteca per ragazzi, che ho visitato con piacere e con un po’ di tristezza perché l’ho trovata vuota. Le seggioline colorate, i tavolini, i libri illustrati e invitanti aspettavano invano piccoli lettori potenziali, che io mi sono immaginata ancora al mare, o in casa, davanti alla tv, o a Fb o ai videogiochi, con le patatine e le merendine davanti. Mi è venuta una gran voglia di occupare una di quelle piccole sedie, e di mettermi a sfogliare lì il libro che poi mi sono portata a casa, e magari sognare di essere uno dei personaggi dei Musicanti di Brema. Quale ad esempio? Uno che non c’è, ma potrebbe, anzi dovrebbe esserci, perché a leggere il testo della canzone e a sentire il povero gallo, che lamenta l’assenza di bevande e fumo da tre giorni, mi son subito trasformata in vivandiera e sigaraia, senza contratto, che non accampo pretese, della singolare band.


Una volta a casa, mi sono dedicata prima di tutto (non stavo nella pelle) all’ascolto, molto curiosa di sentire quel Gallo cantare; ho sofferto con lui e i suoi amici per le fatiche del lungo cammino a piedi, e per la mancanza di generi di conforto, anche se il massimo conforto, per loro, come per tutti i musicisti, e la massima gratificazione è riuscire a raggiungere il luogo dove, all’aperto o in un teatro, chissà, terranno un concerto. C’è un bel coretto in inglese, in cui chiara spicca la voce del gallo poliglotta (Brema a parte, quando ascolto le canzoni di Mimmo in cui cè qualche verso in lingua straniera, io vado in brodo di giuggiole: darei oro per farmi cullare dalla voce di Mimmo che legge Goethe in tedesco, ma potrebbe imbrogliarmi e leggere qualsiasi cosa, tanto non capirei nulla e sarei felice e contenta ugualmente). L’amico Frankie è un divertente presentatore-imbonitore e la canzoncina ha ritmo e grinta. Tutte le canzoni dell’album sono moderne nei testi e nelle musiche, alcune ironiche, altre sentimentali, alcune veloci e grintose, con frequenti incursioni nel rap, che ai bambini piace molto, altre più lente e romantiche. Io sono stata conquistata dal testo de La bella e la bestia, anche se il mio cuore batte per gallo e sodali, e non solo per contratto. Il mio piccolo viaggio a Brema si conclude qui: il concerto dei Musicanti ha avuto un successo strepitoso e alla fine sono stati sommersi da applausi, doni, cibi e bevande, nonché sigari di lusso. Ho tentato di avvicinarmi per complimentarmi, ma una corpulenta guardia del corpo mi ha sbarrato il passo e i Musicanti sono stati inghiottiti da una limousine nera come la notte di Brema. Non ho potuto chiedere loro il permesso di trascrivere la canzone più applaudita di tutto il concerto, ma rischio e lo faccio ugualmente, per la gioia di grandi e piccini.


Gallo Quanto manca per Brema
Non si ferma nessuno
Son tre giorni che vado
Che non bevo e non fumo

Brema è lontana
Lontana da qui

Io sono il gallo
Quell’altro è il somaro
Lui il cane, lui il gatto
Ma si crede un giaguaro
Brema è lontana

Gallo Lontana da qui
E asino

Musicanti A town called Bremen
Is waiting for us
A town called Bremen
Is waiting for us

Gallo Per la gente di Brema
Faremo un concerto
Forse dentro un teatro
O forse all’aperto

Gallo
E asino
Brema è lontana
Lontana da qui
Brema è lontana
Lontana da qui
Brema è lontana
Lontana da qui



Musicanti A town called Bremen
Is waiting for us
A town called Bremen
Is waiting for us



Presentatore Sembra quasi sicuro
Che non appena qui farà scuro
Farà scuro sarà
Il momento dei musicanti
Che attaccheranno
I loro strumenti e suoneranno
A miloni di watt
L’asino il cane col gallo
Ed il gatt
Il pubblico freme
La terra già trema signore e signori
Sono qui con voi finalmente
I musicanti di Brema!


Gallo Brema è lontana
E asino Lontana da qui

* Felici e cantanti: le canzoni delle fiabe, Milano, RCS Libri, 2007

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