Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

giovedì 29 luglio 2010

UN INTERESSANTE FONDO DELLA DISCOTECA DI STATO


Mi è capitato di recente, in una occasione legata al lavoro, di sentire una conversazione di un signore che lavora all’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi, http://www.icbsa.it/ex Discoteca di stato, istituto che con questo nome continua ancora ad essere chiamato e conosciuto. La conversazione verteva sul diritto d’autore, in particolare le norme che regolano la riproduzione dei beni sonori e audiovisivi, materia quanto mai difficile e scivolosa e ancora regolata da una vecchia legge del 1941, la n.633, seppur con i numerosi aggiornamenti successivi. Questo signore si distingueva per il modo piacevole, non cattedratico, non ingessato, ma al contempo preciso e puntuale di esporre.
Mi è venuto in mente, ascoltandolo, che potesse esserci una qualche relazione tra lui e Mimmo, e riflettendoci un momento, ho trovato il possibile legame: mi sono ricordata di aver trovato in passato, forse all’inizio di questo lavoro, delle notizie su alcuni nastri registrati contenenti alcune canzoni di Mimmo, custoditi presso la Discoteca di stato. Avevo dedicato alla questione qualche riga in un commento, en passant, senza approfondire. Non mi ero stranamente posta il problema di come quelle registrazioni, probabili provini dal vivo, su nastro magnetico, fossero arrivate a far parte del patrimonio dell’Istituto.
Dopo aver sentito l’intervento, tornando a casa ci riflettevo, e cercavo di darmi delle risposte, che non avrei tardato a trovare. Ecco chiarito il mistero. Il signore della piacevole conversazione, Luciano Ceri, che lavora (così apprendo dal sito) al settore catalogazione dell’istituto, non fa solo il funzionario pubblico, bensì è giornalista e autore di libri legati alla musica, musicista e cantautore egli stesso, autore e conduttore radiofonico, nonché appassionato collezionista di dischi.
Non è finita qui. Anche lui frequentava il Folkstudio, di cui qui abbiamo parlato diverse volte, perché è stato, se non la culla, il primo lettino della formazione musicale cantautorale di Mimmo, e non solo, come ben sappiamo. Certo è nel suo cuore: penso che gli brillino gli occhi, quando ne parla, come penso brillino anche ad altri suoi amici e conoscenti che lì hanno le loro radici musicali, ma anche ricordi personali, intrecci di idee e sentimenti.
Mi permetto una considerazione: tutti quelli che hanno avuto a che fare con il Folkstudio, in quegli stessi anni in cui lo frequentava Mimmo, e non mi riferisco solo ai notissimi che hanno avuto il grande successo e la notorietà che dura tuttora, sono o sono state persone dalle menti fervide e dalle attitudini poliedriche, come se quel luogo, attraendo il meglio della gioventù dell’epoca, ne incanalasse le energie e le qualità e le rendesse amplificate. Insomma uno strano scambio molto stimolante, che vedeva coinvolta gente che, seppur nelle differenze, era unita da un sentire comune, da un comune senso di appartenenza, come usa dire Mimmo.
Indagando, dunque ho presto scoperto che i nastri con le canzoni di Mimmo non sono alla Discoteca di stato per caso, ne’ sono un’acquisizione peregrina, slegata da un contesto, ma fanno parte proprio di un fondo, l’Archivo Folkstudio, appunto, che nel 2002 è pervenuto alla D.d.s, proprio grazie alla precisa volontà di Luciano Ceri. Procediamo con ordine: Giancarlo Cesaroni, il fondatore del locale romano, aveva raccolto una ricca collezione di dischi, nastri, materiale visivo, foto e manifesti legati alla non breve vita del locale, che nasce intorno al 1960 e termina la sua attività alla morte di Cesaroni, avvenuta nel 1998. La paternità del locale e quindi la proprietà di questo ricco materiale era dell’Associazione Folkstudio 88, ridotta alla fine a un solo socio, che da solo non poteva certo continuarne l’attività. Si decise di estendere ad altre persone la partecipazione all’associazione, davanti a un notaio. Tra i nuovi membri c’era lo stesso Ceri, e l’assemblea dei nuovi soci decise di donare alla Discoteca di stato tutto il materiale, al fine di non smembrarlo e renderlo fruibile al pubblico gratuitamente.
Mimmo Locasciulli, dal quale prendiamo spunto per trattare questo argomento, è un piccolo segmento dell’archivio, la cui parte più importante è costituita dai nastri sui quali erano stati registrati alcuni dei concerti che si tennero al Folkstudio. Molto ben rapprensentate all’interno del fondo sono, per usare le stesse parole di Ceri, le tre linee d'azione sulle quali il Folkstudio muoveva la sua attività di ricerca e di proposta,vale a dire: la musica popolare,il jazz e la canzone di qualità o d'autore come la vogliamo chiamare.


Tutto questo materiale è stato studiato e catalogato ed è disponibile per chiunque necessiti consultarlo per fini di studio, o anche di semplice curiosità da appassionato. Vengo a sapere che una ragazza ha preparato una tesi proprio sul Folkstudio, consultandone l’archivio alla D.d.s. e forse a lei avrà fatto seguito anche qualcun altro, essendo ormai la notizia che me lo testimonia non più recentissima.
Prima o poi capiterà che qualcuno dedichi uno studio serio, naturale conseguenza e momento finale di un percorso di studi universitari, al mio artista preferito.
Nel 2002, alla Discoteca di stato (anche se ha cambiato nome e ampliato le sue funzioni e la sua sfera di competenza, anch’io mi adeguo alla consuetudine a continuo a chiamarla così) c’è stata una conferenza stampa di presentazione dell’Archivio Folkstudio, alla quale non so se Mimmo abbia partecipato fra il pubblico, perché ho trovato tra i relatori alcuni suoi colleghi, ma non lui.


Nell’Opac (acronimo che significa On line public access catalogue, catalogo in rete) del Icbsa è possibile avviare una ricerca, partendo dalla parola chiave archivio Folkstudio, e trovare visualizzati 400 risultati. Tra questi, e in questa sede è ciò che ci interessa maggiormente, dei nastri (che sono poi stati digitalizzati) contenenti alcuni brani di Mimmo Locasciulli, per voce e chitarra, forse (lui ci potrebbe chiarire di cosa effettivamente si trattasse) dei provini, un momento preparatorio a una eventuale successiva pubblicazione, probabilmente risalente al 1975. Ci sono alcune canzoni come A Rocco e Non rimanere là, che poi sono confluiti nel primo album di Mimmo, Non rimanere là, quello uscito proprio con l’etichetta Folkstudio, nel 1975, cui lui è profondamente legato. (Anch’io, sono molto dispiaciuta di non averlo conosciuto negli anni settanta, Mimmo, ma lo dico adesso, da cinquantenne: non so cosa avrebbe potuto pensarne l’adolescente di allora) e ci sono La mia gente se ne va, e Quasi un’altra città, che poi sono state inserite, con differenze nel testo, a quanto apprendo (e anche nel titolo, Quasi un’altra città diventerà Canzone per Nadia, il primo 45 di Mimmo) nel secondo album di Mimmo, (quello che io non ho mai sentito, la mia maggiore lacuna, spero prima o poi colmabile) Quello che ci resta. Ci sono delle altre canzoni di Mimmo, una si intitola Marilù (sentirla mi avrebbe permesso di aggiungere un piccolo tassello al mio post sulle canzoni di Mimmo dedicate alle donne, o meglio che avessero nel titolo un nome femminile) una Paradiso, e l’ultima Io non ti chiedo, che sono degli inediti. Quest’ultima è interrotta da Mimmo prima della fine naturale del pezzo. Cosa sarà accaduto? Che ricordo avrà il nostro artista di quella circostanza?
Vale la pena entrare e curiosare un po’ nel sito dell'Istituto, come vale la pena curiosare nel catalogo. Il materiale è consultabile, anzi ascoltabile. Si consiglia di prenotare, per telefono o via e-mail, soprattutto per il materiale non ancora digitalizzato, custodito nei magazzini: così si arriva e lo si trova disponibile per l’ascolto, e non si attende. La Discoteca di stato, mi pare proprio un istituto interessante, la memoria storica delle voci celebri del nostro paese, perché questa fu la prima finalità dell’Istituto, al momento della sua fondazione, nel 1928:costituire l’archivio delle voci. In un secondo momento divenne luogo deputato a conservare tutto ciò che documentasse il patrimonio sonoro e visivo nazionale; all’interno dell’Istituto, con una legge del 1999, è stato istituito un museo nazionale dell’audiovisivo, MAV (dal MOMA al MADRE al MART, a mille altri musei e altri istituti culturali ormai sono designati con acronimi e non col nome per esteso) che troverà (o ha già trovato, non ho capito bene se siano completati i lavori di restauro: trattandosi di strutture pubbliche i tempi non sono mai brevi, e spesso slittano di molto rispetto alle previsioni) ospitalità all’interno del Palazzo della civiltà italiana, all’Eur. Fa infatti parte del patrimonio dell’istituto una ricchissima raccolta di supporti, dai tardo ottocenteschi cilindri, ai 78 giri che sono rimasti in uso fino alla fine degli anni cinquanta, quando hanno iniziato a diffondersi i 33 giri, ai nastri e ai moderni supporti digitali che ci accompagnano oggi, nonché gli strumenti per l’ascolto, e immagino un ricco corredo di foto e manifesti d’epoca.
Se n’è fatta di strada dai 78 giri a oggi: non dico a caso, 78 giri, ma intenzionalmente, perché Mimmo, a casa sua, una casa dove come sappiamo, si ascoltava molta musica, da bambino ha visto e ascoltato quelli che ormai sono pezzi di antiquariato. Me lo vedo, quel salotto di casa Locasciulli degli anni cinquanta: il pianoforte, le fotografie, il grammofono, i 78 giri. Il piccolo Mimmo con la scarlattina, che non gli toglie la voglia di divorare le favole di Charles Perrault (si vedeva fin d’allora, che aveva stoffa, il piccolo malato che non stava a sedere nel suo lettuccio di malinconia, ma approfittava della malattia per leggere) la mamma che corregge i compiti, una commedia alla radio, la fiamma del camino e un cane che scodinzola sul tappeto. Ci manca solo Loreto impagliato e qualche merletto e siamo a posto, in pieno clima gozzaniano un bel po’ di decenni dopo. Magari quel salotto era minimalista ante litteram, la casa appena costruita e io come al solito mi faccio i film…

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