giovedì 15 marzo 2012

L'INTERVISTA

A Folgorata, Mimmo non concederà mai un’intervista. Un’intervista vera, intendo, di quelle in cui si abbia buona disposizione di spirito da entrambe le parti, tempo davanti, e non ci siano continui squilli di cellulare e lo sguardo annoiato non vaghi nel nulla o sullo schermo di un iPad, in attesa che il supplizio, o l’obbligo derivato dal ruolo, si concluda in fretta. Questo tipo di interviste di solito si concedono, o forse, meglio, si rilasciano, a giornalisti professionisti, possibilmente con buone competenze musicali, in grado di porre domande che non tedino l’artista e suscitino l’interesse del pubblico. In genere con questi giornalisti della stampa specializzata, gli artisti hanno un buon rapporto, talvolta sono amici, o almeno buoni conoscenti. Li stimano e in qualche caso, ne sono un po’ intimoriti.

Non me la concederà, quest’intervista, perché credo che siamo convinti entrambi che le le interviste, quelle vere, è bene che le facciano gli addetti ai lavori. Di certo io non lo implorerò perché ci sia una deroga a questa regola. Questione di ruoli: il mio, se di ruolo si può parlare, è quello di raccontare e gratificare, e di immaginare. Qui dentro gli ho posto indirettamente ogni genere di quesito, dai più seri, in questo caso spinta da reale curiosità, ai più frivoli, o anche bizzarri, in questo caso spinta dal desiderio di giocare e magari strappare un sorriso. Molte di queste curiosità le ho soddisfatte davvero, per altre ho fatto ricorso all’immaginazione, altre ancora non le ho espresse, e non ho intenzione di farlo. Sono gli aspetti più profondi, che in genere vado scrutando nella gente che a diverso titolo mi interessa - o come direbbe il cantante - mi intriga e che non è opportuno o necessario chiedere: spesso si intuiscono con la frequentazione, anche indiretta. Al massimo potrei dedicargli una intervista impossibile, genere che mi affascina molto.

L’intervista è un’ottima forma e insieme un ottimo strumento di comunicazione. Attraverso l’intervista ci si può promuovere, far conoscere, creare consenso, sollevare dibattito, fare opinione, provocare, offrire un’immagine di sé veritiera o una non corrispondente al vero, ma confezionata al solo scopo di raggiungere il gradimento del pubblico. Spetterà ad esso, che non è un’entità indistinta e omogenea, ma multiforme e variegata, recepire e mediare a seconda della sensibilità, e degli strumenti critici posseduti. Essere intervistati da “penne”, “voci” e “volti” noti e autorevoli, apparire su una rivista specializzata e prestigiosa, può costituire un punto d’orgoglio per l’artista stesso, in certi casi, il raggiungimento di una posizione di prestigio, una consacrazione.

C’è una canzone che è andata molto in radio in un recentissimo passato, di un giovane cantante che sembra riscuotere consensi, (ci martellano, con certe canzoni, dovunque: cambiamo stazione e le ritroviamo, sempre; ora è il momento di un brano di un cantautore molto amato, che ci ha annunciato il suo commiato dalle scene, per cui è d’obbligo approfittarne e saziarcene ora, quasi che i dischi spariscano anch’essi dalla circolazione) in cui il tema affrontato, è proprio quello delle interviste e delle domande che immancabilmente vengono poste, e inevitabilmente, sembrerebbe, annoiano.

Mi trovo davanti a due tipi di risposta; la prima è la seguente: ringrazia che ti prestino attenzione, pensa a quanto ti lamenteresti di più, se nessuno ti cercasse; la seconda: talvolta concordo, ma fattene una ragione; chi formula le domande spesso si muove nelle acque limacciose del banale e dello scontato, un po’ perché sa nuotare solo lì, un po’ perché quelle cose evidentemente interessano. A ogni cantautore, e anche Mimmo ne sa qualcosa, è capitato di sentirsi chiedere se scriva prima i testi o la musica, quando ha capito che la musica sarebbe stata il suo destino, se ha fatto i soldi, se ha mai assunto sostanze pericolose o meravigliose a seconda dei punti di vista, se frequenta gli amici di un tempo e se la notorietà lo ha cambiato o meno, o anche per cosa piange, se piange, che detto tra noi a me non sembra una domanda stupida. Un uomo che riesce a piangere, anche in pubblico, spesso denota capacità di manifestare sentimenti, e non debolezza o carattere poco fermo, come un certo modo convenzionale di intendere potrebbe far supporre. Con questo non intendo tessere l’elogio del piagnone, semplicemente dire che non mi fa scappare uno che esterna il suo dolore con un pianto liberatorio, o se la sua commozione gli inumidisce il ciglio. Nelle canzoni di Mimmo c’è qualche lacrima, e lui usa spesso la parola commozione, fuori dalle canzoni. Penso realmente che alla parola corrisponda uno stato d’animo autentico, non saprei dire se corredato di lacrime o asciutto.

A Mimmo fin dagli esordi, è stata posta in particolare, con costanza e assiduità, una domanda madre, provvista di tante figlie attaccate al grembo: ti senti più medico o cantante? Hai mai pensato di lasciare la professione? Ti hanno mai chiesto un autografo o di cantare una canzone nell’esercizio delle tue funzioni sanitarie? e altre simili. A me piacerebbe sapere se ci sono state invidie o pregiudizi, o mancanza di fiducia da parte di colleghi, ai quali magari poteva venir facile pensare che se uno vive intensamente la notte, (anche questa è storia vecchia: dorme poco, anche quando non si esibisce) il giorno dopo potrebbe non essere troppo concentrato per un compito delicato. Avrà dimostrato coi fatti che forse può essere meno affidabile uno con notti più insoddisfacenti e con più ore di sonno.


Chissà se in quella sua performance di domenica prossima, quella che terrà in una università di Tivoli (mi par di capire non università in senso tradizionale, ma piuttosto centro di educazione e formazione permanente per adulti, in particolare di una certa età) le domande e le sollecitazioni della giornalista, che si alterneranno ai momenti musicali, punteranno l’attenzione su aspetti inediti, o magari approfondiranno quelli editi o li guarderanno da un’altra prospettiva… chissà. Chissà se tutto sarà stato concordato o se ci sarà spazio per l’improvvisazione? Certe sono due cose: la prima è che la giornalista lo conosce, lo ha già intervistato diverse volte, e che Mimmo con lei si trova a suo agio. Questo è fondamentale, dal disagio non vengono fuori buone cose. La seconda è che non essendo una università tradizionale, anche il pubblico sarà diverso, e potrebbe rivelare piacevoli sorprese, senza contare che non ci saranno obblighi, ne’ crediti formativi, da parte degli spettatori, ma puro diletto. Ci sono dunque le premesse per la riuscita della serata. Riceverà un sacco di domande e di applausi. Racconto una cosa mia: abbiamo lavorato con queste università che di fatto sono centri culturali non solo di formazione, ma anche di incontro, in occasione di visite guidate o di veri e propri progetti formativi. I partecipanti, quasi tutti di una certa età, sono stati oltremodo vivaci e curiosi, in qualche caso anche un po’ indisciplinati, e sempre, al termine della conversazione, ci hanno gratificato con scroscianti applausi, strette di mano calorose, e anche qualche bacio. C’è mancato solo l’autografo.

Per me sarebbe divertente leggere o sentire Mimmo che intervista Mimmo e gli racconta cosa non vorrebbe mai sentirsi chiedere e che cosa invece vorrebbe raccontarci, ma non gliene danno mai la possibilità. E che dire di Mimmo che intervista Domenico, o di Domenico che intervista Mimmo?

Per eventuali interviste a Folgorata, parlatene con Sandra. Per eventuali interviste a Sandra, parlatene con Folgorata. Tempi di attesa lunghi, ma ne varrà la pena…

OBBEDISCO

Ho pronto un altro post, ma dò la priorità alla richiesta di Mimmo.
Difficile non rispondere.
D'istinto, di getto, di cuore, di farfalle nella pancia, senza testa.
Cara Lucia
Piove e non piove
Via di qui
Odor di maggio
Come viviamo quest'età.
Alla fine sono tutte canzoni del passato. Avevo scritto a suo tempo un post sulle mie trentuno canzoni preferite, http://folgoratadaunapiccolaluce6.blogspot.com/2011/01/trentuno-canzoni.html


lì c'è anche un po' di presente in più, ma qui ci sono ricordi, passione, brividi e pell de gallina - che più de gallina non si può - come dice una mia amica catalana.


Fine. Forse farei prima a indicare le cinque che con rimpianto, potrei scartare, tra tutte le amate canzoni di Mimmo. Non vorrei mi fosse chiesto di indicarne una sola, la Prediletta, perchè sarebbe davvero arduo. La scelta, in ogni caso, è soggetta a variabili. Ad esempio, credo di aver elencato per prima Cara Lucia, perchè in questi giorni ho ripreso ad ascoltarla venti volte di seguito, nella versione voce, piano e armonica de I successi del '99. SUBLIME.




Il tempo di rileggerlo, e, salvo ripensamenti, il nuovo scritto.



...Ho riletto il vecchio post: non compaiono Cara Lucia, e Piove e non piove, perchè erano ex aequo con Dicembre e Una vita che scappa, (che amo alla follia, ma qui non sarebbe andata bene, perchè non è solo sua) mentre sono presenti le altre tre.




martedì 6 marzo 2012

ALTOFORNO

Al Cantante, che finalmente fornisce notizie certe e date sul suo prossimo live tratto dai concerti dello scorso anno, che solo a ripensarci mi si solleva la pelle di un palmo, e che sollecita il suo pubblico di fedelissimi a fargli sentire un po' di calore: io, che abito qua e non là, mi permetto di rispondere ugualmente all'invito e di segnalargli che dalle mie parti c'è una temperatura da altoforno, che se continuo così, io brucerò per te, come recita quella canzone che mi piace tanto, vittima di un processo di autocombustione da affetto (quasi sempre) debordante e da gioia straripante. Auspico che non ci sia nessun ripensamento sulla canzone scritta di getto stamattina perchè ho proprio bisogno di qualcosa di nuovo. Intanto conto i giorni e sento già nell'aria odor di maggio.


lunedì 5 marzo 2012

SE STASERA SCRIVO QUI...





È perchè non posso non dedicare un piccolo spazio all’iniziativa di stasera, che avrà luogo al Teatro Ghione di Roma, anzi lo faccio molto volentieri. Si tratta di un momento di solidarietà organizzato dalla onlus "Laziochirurgia", unito a un momento di spettacolo, teatro e musica, al fine di raccogliere fondi per l’ospedale Hewo ((Hansenian's Ethiopian Welfare Organization) di Quihà, situato nella regione del Tigray, in Etiopia. Già in passato, nel 2003, fu organizzato, sempre dalla onlus, uno spettacolo che si svolse al Teatro Brancaccio, i cui proventi andarono alla realizzazione della sala operatoria dell’ospedale, sorto proprio in quell’anno. L’associazione, che porta avanti il reparto di chirurgia dell’ospedale, grazie a medici volontari (non solo chirurghi) che partono a proprie spese e lo fanno senza alcun fine di lucro, si propone come obiettivo, non solo quello di curare e operare direttamente, ma quello di formare e di istruire il personale medico e paramedico locale, perché possa arrivare a operare con una certa autonomia, seppur affiancato e coordinato periodicamente dai medici volontari.




Non mi addentro oltre, ma, come spesso ho fatto in casi simili, ripropongo le parole di Mimmo, che, questa volta come nel precedente spettacolo, sostiene con la sua partecipazione le finalità dell'Associazione di cui fanno parte suoi amici e colleghi medici. In una recente occasione in cui parlava di una iniziativa simile, l'ho sentito quasi riflettere tra sè e sè, in questo modo, se non con queste precise parole "Faccio spesso concerti o partecipazioni a eventi legati a iniziative solidali legate alla medicina, forse ne faccio troppi, dovrei farne meno, sarò ricordato per quello che, essendo medico..." Spero di non aver snaturato il senso delle sue parole, ma io direi che non sono mai troppi, se il fine lo giustifica e convince.




Quihà è un villaggio vicino a Macallé, nella regione etiopica del Tigray. Qui ha sede l’ospedale HEWO, che fa parte di una rete organizzata in piccole comunità autogestite, che accolgono poveri ed emarginati, ammalati di lebbra, TBC, AIDS, offrendo gratuitamente servizi di cure e terapie sanitarie, di assistenza sociale, di alfabetizzazione e di formazione professionale, per un recupero globale alla vita e per un reinserimento dignitoso e attivo nella società di appartenenza, rispettandone i valori della cultura, della propria religione e tradizione. Alcuni miei amici, colleghi medici, sono impegnati direttamente in questa infaticabile opera, ed io son ben felice di poterli sostenere con la mia partecipazione e con la preghiera, rivolta a chi può, di partecipare. Che la musica non sia solo un momento di evasione, ma anche una felice occasione per stringersi la mano.”

Inserisco anche il link di Laziochirurgia, ricco di informazioni chiare ed esaurienti. http://www.laziochirurgiasolidale.org/index.htm




Tutta la mia stima e il mio rispetto per i medici impegnati in progetti come questo o simili a questo, che si mettono veramente a disposizione dei più svantaggiati e nobilitano massimamente la professione.

lunedì 27 febbraio 2012

ANDANDO A RITROSO

C’è un vecchio post, uno dei primi, dentro questo blog, che si intitola Lo stetoscopio del Dottor L. e altri ferri del mestiere. Credo che sia uno dei più consultati, perché qui dentro si affacciano diverse persone in cerca di notizie sulla sua professione, a partire da quando, dove, con che votazione si sia laureato, dove e quando si sia abilitato, se abbia frequentato la scuola di specializzazione, in quale ospedale abbia lavorato, in quale branca della medicina abbia operato e operi, tutte cose a onor del vero assai note, fino a ricerche che si spingono più nel dettaglio, del tipo, Dieta L. oppure Dottor L. indirizzo studio, o ancora Dottor L. onorario. Mimmo medico desta molta molta curiosità. A ben cercare, anzi a cercare e basta, si trovano diverse notizie, in primis i siti ufficiali, dove c’è tutto, curriculum compreso, ma mi spiace, non si parla di onorario. Mai compariranno qui dentro, indirizzi e onorari e simili, anche se avessi qui sotto gli occhi un biglietto da visita e una ricevuta fiscale, e anche se questo facesse schizzare alle stelle il mio rank.

Insomma questo Stetoscopio…, che credo di aver scritto direttamente e senza troppo sforzo, ha il record di visite, con la Fame atavica, mentre altri post, che mi hanno fatto sudare sette camicie, nel senso che ho dovuto studiare, scrivere, correggere, riscrivere dieci volte, riverificare i dati raccolti, rielaborare, li hanno letti solo quelli della banda dei soliti quattro, (ho il sospetto siano i Musicanti di Brema, altro post di grande successo), combattendo gli sbadigli.

Com’è che oggi mi sono ricordata dello stetoscopio e mi sto preparando a riscaldare una minestra?
Molto semplice, perché mi son messa a setacciare la sabbia in cerca di qualche pepita d’oro e mi son resa conto di essermi persa una puntata di una trasmissione radiofonica medico-divulgativa, in cui era ospite Mimmo, in collegamento telefonico. Come può essermi accaduto di distrarmi, io che vanto la collezione più significativa di downloads di sue partecipazioni radiofoniche (non è in vendita), musica per le mie orecchie, nutrimento della mia mente e del mio spirito? Devo farmene una ragione e prendere atto dei miei umani limiti. La trasmissione è andata in onda nella prima decade di ottobre, io ci sono arrivata solo da pochissimo, scoprendo da quella conversazione telefonica - in cui a onor del vero si parlava anche di temi seri di etica medica - una cosa inaudita, e cioè che Mimmo non aveva mai sentito il pezzo (non di canzone sembra trattarsi, ma di brano musicale) che questi Torpedo di cui parlo nel mio antico post gli avevano dedicato. Mi è sembrato alquanto strano, comunque se così ha detto, così sarà, e se l’ha detto, sarà anche vero che è curioso di sentirlo. (Non c’è niente da fare, io faccio una lettura strettamente letterale di tutto ciò che dice.)

Spero che qualcuno gli abbia inviato tempestivamente il Cd (su Ebay compare), o che magari qualcun altro gli abbia inviato l’MP3, così ha potuto soddisfare la sua curiosità. Se non fosse pervenuto nulla, io tento di fare la mia parte fuori tempo massimo, inserendo un link, http://www.lastfm.it/music/Torpedo/_/Lo+stetoscopio+del+Dr.+Locasciulli cliccando sul quale si può ascoltare un minuto abbondante del brano.


...Ma il dottore avrà gusti classici, in fatto di stetoscopi, o seguirà la moda dei colori accesi? Un bel verde mela, un fucsia...

martedì 21 febbraio 2012

CARO CANTANTE

Non mi par vero di avere l’occasione per poterti scrivere, una lettera vera, anche se non ti sarà spedita ai tuoi indirizzi personali, e non la leggerai solo tu. Lo spunto mi viene da te, dai pensieri che lanci nella tua piccola, eterea pagina di artista. Un po’ penso di aver imparato a conoscerti, in tutto questo lungo periodo di studio e indagine sull’artista e inevitabilmente sulla persona. Gli strumenti di conoscenza sono stati molteplici, dalle canzoni alle interviste, dalle conversazioni nelle partecipazioni radiofoniche e televisive, agli scritti, dal modo di offrirti al pubblico nei concerti a quello di porti nel contatto diretto, per ciò che ho potuto osservare e valutare nelle poche occasioni in cui ti ho incontrato, poche, ma che mi hanno raccontato molto di te.

Tutti gli elementi che ho appena elencato, sono niente tuttavia rispetto a una cosa che non ha alcun fondamento razionale, non è basata su fatti, ne’ supportata dall’esperienza, ma si muove tutta e si agita in un ambito che ha a che fare con la sfera dell’intuizione e delle percezioni e della comunicazione dei pensieri. Aspetti molto coinvolgenti e suggestivi per chi è portato a viverli e a dar loro peso, e aspetti invece oggetto di ironia, che potrebbe diventare sarcasmo, da parte di chi si muove prevalentemente in una sfera in cui tutto deve poter essere dimostrato razionalmente.

Ora tu, che forse ti spazientisci un po’ quando un tuo interlocutore, nel tentativo maldestro di spiegarsi in maniera dettagliata, tende a dilugarsi, mi stai dicendo “ Arriva al dunque”. Il dunque è questo: mi arrivano i tuoi pensieri, anzi mi piombano addosso, pensieri che a volte diventano frasi che mi passano nella mente come su uno schermo, a caratteri grandi e fluorescenti, mi arrivano i tuoi stati d’animo. Percepisco la tua gioia, la tua piena soddisfazione in alcuni momenti, l’allegria, l’eccitazione e l’entusiasmo e allo stesso modo stati d’animo opposti, una certa nota di malinconica riflessione che solo qualche volta diventa tristezza, ma quel che mi arriva di più ha una connotazione negativa. Irritazione, fastidio, intolleranza, disappunto, noia: so che cosa te li potrà scatenare, e qualche volta ne ho la conferma dalle tue stesse parole. A volte ti sento un po’ irritato anche da quello che scrivo qui dentro, e nel momento stesso in cui lo scrivo penso: “Mamma, questo non gli piace!” non solo in riferimento all’esternazione di un determinato concetto, ma anche a un mio modo di essere che è del tutto manifesto in ciò che scrivo, essendo queste pagine una trasposizione autentica di ciò che sono, nei miei aspetti positivi e negativi.

Oggi leggendoti, al di là del piccolo moto di noia che il tema abusato mi ha suscitato, ho pensato: “Ma come, che ci fa davanti alla televisione, con tutte le cose interessanti cui si potrebbe dedicare?” (Ti ho visto nella tua dimensione domestica, col telecomando in mano, accomodato sul divano e con i piedi sul tavolino: ti mancava la canottiera, la bottiglia di birra in mano ed eravamo proprio a posto) ma poi ti sono stata grata perché mi era venuto il timore un po’ peregrino che poteste essere amici, tu e il signore dei finti salotti, per usare una tua espressione, e quel timore si è dissolto come neve al sole. Qui si arriva a un tema a mio avviso importante: l’artista che amiamo, che ci fa provare quelle emozioni così particolari, deve avere un’etica che condividiamo? Essere allineato al nostro modo di sentire, di vedere la vita, collocarsi nella nostra stessa area politica? E se fosse uno che predica bene e razzola male? Quella sarebbe la cosa peggiore, l’ipocrisia, i vizi privati e le pubbliche virtù. Quesiti aperti. Io direi che un po’ devo riconoscermi, in qualcuno che seguo, certo, con una buona dose di elasticità e senza essere troppo severa, che tanto perfetto non c’è nessuno, senza cercare un’aderenza totale, che ciascuno si tenga la sua individualità, ma un po’ di sentire comune deve esserci. Relativamente da poco sono venuta a conoscenza della appartenza politica di un tale che ho seguito molto in passato, che si è pure candidato, con quelli… e mi è venuta voglia di chiedergli un risarcimento danni per avermi imbrogliato. Colpa di internet, che svela tutti i segreti e gli scheletri nell’armadio, veri o presunti, e questo era vero.

Ora quasi quasi mi verrebbe voglia di saltare di palo in frasca e di elencarti (io) le cose per cui ti senti orgoglioso (tu), oltre aver lanciato e prodotto il nostro amico Haber (di cui scrivo il nome, e non l’iniziale puntata, perché credo ciecamente a quanto ha dichiarato: non sa neppure accendere un computer e non sa neppure cosa sia un avviso, quindi qui dentro non ci arriva, pertanto se metto il nome non è un tentativo di adescamento alla lettura): me ne sono venute in mente alcune, delle quali vai sicuramente fiero, ma mi sembrano oltre che vere, altrettanto scontate.

Ecco, non farci rimanere troppo in attesa, diccelo, che cosa ti rende orgoglioso. Il mio appello accorato potrebbe sortire l’effetto contrario, nel senso che tu, altra mia convinzione, se uno si aspetta troppo una cosa da te, ti diverti a fare l’esatto contrario. Ti piace dirigere il gioco e anche avere l’ultima parola.

Va bene lo stesso, comunque ti muova va bene lo stesso, Cantante, tanto io vado per la mia strada e finchè ce n’è, come diceva quell’altro tuo amico, ce n’è. Oggi mi son trovata tra le mani, anche questa volta per puro caso, non ci pensavo nemmeno quando è venuta da me, una cosa che tu caldamente consigli. L’ho tenuta ben salda: mai opporsi al destino. Se riesce a ispirarmi, te la racconto a modo mio, che tu la conosci già benissimo.



Abbi cura di te, amico.

venerdì 17 febbraio 2012

STRADE TROPPO FREQUENTATE




Non amo la poesia comune e odio

la strada aperta a chiunque.

Odio un amante goduto da tutti

e non bevo a una pubblica fontana.

Odio ogni cosa divisa con altri.

Certo, Lisania è bello! Bello! E ancora

non l'ho detto che un eco già ripete:

"È anche d'un altro."


Ho voluto riportare un epigramma di un poeta ed erudito vissuto nel III secolo a.C. - Callimaco di Cirene - che fu bibliotecario della Biblioteca di Alessandria, una delle più note dell'antichità.


La versione italiana, dal testo greco originale, è magistralmente resa da Salvatore Quasimodo.


I versi raccontano l'atteggiamento, da parte del poeta, di aristocratico distacco da ciò che si potrebbe definire, con parole attuali, consumo di massa.


Vorrei far mio, entro i limiti, per non ingenerare equivoci di atteggiamento snobistico, il concetto.


In genere non amo le strade troppo frequentate, per semplice inclinazione naturale.


A volte anch'io mi trovo invischiata nel traffico, e non sempre mi dispiace, ma sono più a mio agio se, nelle vie che percorro, transitano pochi viandanti e poche carrozze.


Forse anche per questo mi sono scelta il Cantante, del quale qui dentro amo cantare le gesta, e non un concionatore capopopolo dogmatico, superficiale e qualunquista, che avrebbe potuto tentare di utilizzare, per migliorarsi culturalmente, parte dell'enorme patrimonio accumulato in tantissimi anni di consensi del suo pubblico numeroso, e non mi pare lo abbia fatto. Evidentemente non è solo questione di soldi.


Detto per inciso, mi sono risparmiata arringhe, comizi, concioni e anche canzoni. Per queste ci sarà tempo, tanto le manderanno continuamente anche alla radio. Immagino che per i cantanti, anche per quelli che non apprezzano troppo, sia quasi un dovere stare a guardare. Dovere professionale.


Per fortuna non sono cantante.


Ho fatto il pane e letto qualche libro, in questi giorni, e sono molto contenta. Di aver fatto il pane, per la prima volta nella mia vita, in particolare. Mi è sembrato di aver messo al mondo una creatura: mi sono sentita felice.


Come quando canta Mimmo.

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