Mimmo & Greg

Mimmo & Greg
Grazie Mariangela, grazie Mimmo!

lunedì 19 novembre 2012

APPAIO DUNQUE SONO



Più tento di approfondirla, questa materia di studio chiamata Cantante, meno la possiedo. Proprio mentre mi pare di riuscire ad afferrarla, mi sfugge. Ancora, talvolta, riesce a sorprendermi, materia multiforme e non facilmente imbrigliabile, fluida, - quando non è granitica - magmatica e viva. Ore dedicate all’ascolto di materiale di gente che si scrive, si canta  e si suona canzoni, poi gliele invia. Spinto da vari fattori, correttezza, forse, nei confronti di chi ripone in lui fiducia e aspettative, curiosità, speranza di essere sorpreso e di trovare qualcosa che lo colpisca, ascolta. Tutto questo senza tornaconto, perché immagino non ci sia un ritorno monetario. Qualche tempo fa, la produzione di un nuovo talento della musica d'autore, avrebbe potuto rientrare nei suoi progetti, ora non più, sempre che nel frattempo non ci siano state evoluzioni. Dopo l’ascolto, delusione e giudizio implacabile. Mimmo boc(c)ia tutti. Il mondo va avanti e quelli son lì a proporre clichés di un passato lontano, che ora non hanno più senso perché bisogna adeguarsi ed essere testimoni del tempo che si vive, attraverso forme espressive e tematiche anch’esse adeguate ai tempi.

L’unica considerazione che mi sento di fare, dopo aver letto il post di Mimmo, che mi ha sorpreso non tanto per i concetti espressi, che già sapevo appartenergli, ma perché nelle maglie preziose del suo tempo e delle sue molteplici attività riesce pure a infilare questi ascolti più o meno ingrati, in quantità non modeste, è questa: se un ragazzo, ma anche una persona più matura, sente impellente l’esigenza di esprimersi attraverso una manifestazione creativa, di qualsiasi tipo, nel caso specifico la musica, può tranquillamente farlo. A casa sua, tra i suoi amici, a qualche festa, perfino in qualche locale dove, magari, gli consentiranno di esibirsi gratis per farsi conoscere, o gli offriranno una consumazione o un piccolo compenso. Si diverte lui e forse, ma non è garantito, si diverte chi lo ascolta. Un piacevole modo di trascorrere il tempo e di coltivare una passione. Quello che mi sembra stonato, è il volere ad ogni costo “diventare famosi”, cercare una ribalta più ampia, da tentare di raggiungere nei modi più disparati e talvolta disperati, dal talent show, all’invio della propria  produzione, scadente o meno, vetero-cantautorale o innovativa, a quello che ce l’ha fatta, passando attraverso una serie di altri canali e percorsi, (che oggi molto viaggiano per il web), spesso senza quel minimo di senso critico utile per avere la giusta percezione delle cose. Non di rado, purtroppo, sono i casi più pietosi quelli maggiormente convinti di valere. Dunque bisogna rinunciare ai sogni? Non si deve neanche tentare? L’esperienza di tanti ci dimostra che la tenacia è importante, insieme con il talento e con una buona dose di fortuna e di circostanze propizie, anche di incontri, variabili, queste, davvero determinanti, a parità di talento. No, non si deve rinunciare ai sogni, e forse fa bene chi le tenta tutte e non si arrende, nemmeno davanti a un giudizio negativo da addetto ai lavori obiettivo, severo e autorevole. Magari se facesse tesoro dei consigli sarebbe meglio. Più di tutto non si deve rinunciare alle passioni, che qualche volta possono portare lontano, altre semplicemente rendere più sapida la vita. Quello che non mi piace è che ci sia, sempre più diffusa, la tendenza a pensare che si esista solo se si ha un pubblico, una notorietà, il tanto decantato successo. Non conta misurarsi in una cosa che diverta e gratifichi in sé, ma il divertimento e la gratificazione passano attraverso la fama, il bagno di folla, l’essere riconosciuti.
Appaio dunque sono.
Ecco, è questo l’aspetto che proprio non mi piace.
Non posso, infine, anche se al loro posto mi guarderei bene dall’inviare le mie canzoni tristi e mortifere all'attenzione di chicchessia, e dal sollecitare ascolti, soprattutto in maniera martellante come capita, non immedesimarmi almeno per un istante nei nuovi cantautori in attesa di giudizio. Fuggo via immediatamente da questo tipo di attesa, perché mi procura un gran disagio e una grande sofferenza. 
Non posso neppure chiudere senza aver sottolineato la costante generosità che il nostro Cantante dimostra  nell'elogiare alcuni suoi colleghi più giovani. Non manca occasione per citarli ed esprimersi nei loro confronti      in termini lusinghieri, e questo gli fa onore: non è proprio da tutti. 

martedì 13 novembre 2012

NON VORREI




Io invece vorrei, anzi desidero fortemente riportare questa ulteriore riflessione di Mimmo, che completa e meglio circostanzia il senso della prima riflessione apparsa oggi sulla sua pagina. 
Mi astengo dal commentare a mia volta, ma mi limito a manifestare, con molta semplicità, la gioia di avere oggi letto le sue considerazioni, con vero interesse e grande partecipazione e condivisione.


Non vorrei trasformare il mio post in un dibattito o in una tribuna politica. Ho voluto riportare una mia riflessione, una sensazione epidermica. Ho seguito tutta la trasmissione e conosco anche i programmi di ciascuno. Ritengo, tuttavia, che parlare di qualcosa in termini generici, in questo caso mi riferisco alla cultura, equivalga a non parlarne. E quindi leggere in un programma la voce “cultura” come semplice elencazione mi fa pensare che anche Vendola ha priorità più urgenti. Vorrei poter leggere su un programma proposte relative a politiche editoriali, vorrei sentir parlare di rilancio del cinema, del teatro e della musica, vorrei un'attenzione almeno sufficiente verso i musei, i siti archeologici, verso il patrimonio monumentale, il turismo culturale. Vorrei sentir parlare di diritto d'autore e di come regolamentare in modo finalmente giusto le relative normative, vorrei conoscere come essi intendano rivalutare ed affermare le nostre tradizioni popolari, vorrei sperare che nei programmi scolastici si ripristinasse l'insegnamento della musica e dell' educazione artistica in modo degno, vorrei sentir parlare di finanziamenti alle iniziative culturali che non siano il risultato di politiche clientelari o, peggio, di appartenenza politica. Vorrei capire come essi intendano restituire un ruolo ANCHE (non solo, quindi) culturale alle nostre televisioni di stato che, invece, sembrano dare il massimo nel voler competere con banale insipienza con le nefaste ed insulse televisioni generaliste. Potrei continuare ancora per molto ma non sono totalmente negativo.
Credo nella forza della ragione, credo nella dignità delle persone e credo nella presa di coscienza che, anche se lentamente, avrà necessariamente il sopravvento sulla indifferenza, sulla diffidenza preconcetta e sulla protesta fine a se stessa.
Sarà compito di ciascuno di noi dare il massimo, in termini di esempio e stimolo, affinché l’attenzione dei nostri rappresentanti politici si rivolga davvero e definitivamente verso gli interessi della intera comunità.






martedì 6 novembre 2012

UNA SERIE DI IPOTESI (SEMI-SERIE)

L'autrice del blog in un ritratto della sua bella gioventù.

Non c’è dubbio, e non occorre essere particolarmente perspicaci per comprendere che il nostro protagonista sta lavorando a qualcosa. No, non si tratta del disco, c’è dell’altro. Non siamo più alla fase dell’ideazione, ma a quella della progettazione avanzata, se non della realizzazione.  Lui stesso ci aveva dato una anticipazione, un bel po’ di tempo fa, mantenendo però il più stretto riserbo sulla natura di quello definito, genericamente, un nuovo progetto. Aveva detto che ne avrebbe parlato quando la cosa avesse preso corpo. Mimmo, uomo ponderato che riflette prima di agire, o di parlare e  si prende il suo tempo, di tanto in tanto, ed è molto simpatico quando lo fa, e perfino tenero, si lascia cogliere da un entusiasmo fanciullesco e impulsivo e vuol condividere, sull’onda di questo entusiasmo, iniziative, progetti, che a volte, per un motivo o per l’altro, non vanno in porto. Ciò comporta una piccola delusione da parte di chi lo segue e un pochino di dispiacere e di disagio da parte sua. A quel punto, per evitare situazioni simili, interviene il supermimmo io-maturo che scaccia l’io-fanciullino e mantiene il più stretto riserbo, però qualche indizio lo fornisce. Che se ne potrebbe fare, infatti di foto, immagini, video sollecitati al suo amato pubblico, ben felice di sommergerlo di valanghe di roba che si spera non abbia già, se non ci fosse dietro un nobile fine?
C’è di certo, il fine, solo che non si sa quale sia, per ora.
Non mi rimane che dare spazio alle ipotesi di Folgorata

Ipotesi 1) EGLI sta raccogliendo il maggior numero di documenti perché vuole organizzare una mostra fotografica. Il titolo potrebbe essere "M.L. L’uomo in scuro, ritratti: dal dagherrotipo al digitale". La location: o un posto molto molto cool a New York, di quelli bianchi minimalisti tutti specchi e legni chiari, oppure un palazzo nobiliare del borgo natio, o perché no, entrambi i luoghi, a simboleggiare le diverse anime del soggetto fotografico. La mostra nascerebbe come temporanea, ma potrebbe diventare permanente. Prematuro parlarne ora, non mettiamo troppa carne al fuoco, anche se si potrebbe già rivelare la sede del futuro MIDA (acronimo un po' zoppicante di Museo dell'immagine e dell'audiovisivo) di Milò: Roma.
La sera dell’inaugurazione grande festa, gradito l’abito scuro per i signori. Le signore in abito da mezza sera, senza troppi fronzoli, tubini neri e scollature garbate, gioielli e trucco poco vistosi. Che i tacchi non superino gli otto, dieci centimetri. Buffet ricco e curato con prodotti del territorio, ricette tradizionali ben presentate, senza concessioni al troppo ornato di minuscole proporzioni, Cavaticchi 2007 (l’occasione è speciale) a fiumi. Il soggetto fotografico volteggerà leggiadro fra gli ospiti, conversando e raccontando aneddoti legati alle immagini, e farà il modo che il bicchiere non sia mai vuoto. Poserà sorridente per i fotografi convenuti, da solo o con gli ospiti, anche se non ama troppo mettersi in posa.

Ipotesi 2) Sta lavorando a un prodotto multimediale: immagini, video, musica e opuscoletto illustrativo multilingue: italiano, inglese, dialetto bernese, pennese estremo. In alcune copie strenna, ma non più di dieci, anche la versione in sardo. Ipotesi tanto plausibile quanto scontata, multilinguismo a parte.

Ipotesi 3) Il nuovo progetto è una graphic novel, una storia della carriera musicale, dalla prima lezione di solfeggio al concerto più recente, con i disegni basati sulle foto. Sono ancora in corso trattative con alcuni tra i più noti autori di comics, mentre i testi saranno curati da quell’accentratore del protagonista, che non vuole delegare nessuno perché se delega gli travisano tutto.

Ipotesi 4)Un libro, un libro tradizionale, di carta, una autobiografia con un ricchissimo apparato iconografico inedito e, non è l’aspetto fondamentale del prodotto, ma di questi tempi è imprescindibile, un DVD contenente un docufilm che racconti aspetti, se non proprio inediti, almeno meno noti, di questa lunga e onorata carriera.

Ipotesi 5) Progetto in collaborazione con Panini: album di figurine. Qui c’è da divertirsi da matti.
Chi non ha mai collezionato le figurine? Quanti ricordi! Le mie preferite erano Biancaneve e Cenerentola, quando ero piccina, ma devo confessare che non tantissimi anni fa, forse dodici, rimisero in commercio le figurine di Biancaneve, e anche i pupazzetti. Pur essendo ormai grandicella, non trovai pace finché non completai l’album e sistemai in una bella bacheca tutti i personaggi. Mi piacerebbe tanto ritrovare l’album, conservato così bene che non lo trovo più, ma riservo solo ad occasioni speciali la riesumazione, da un barattolo di latta, dei pupazzetti che mi diverto a doppiare con voci diverse. (Giuro.)

"Senti, ce l’hai Mimmo che suona l’organo in chiesa?" "Si." "E Mimmo la prima volta in Sicilia, al teatro greco di Siracusa?" E Mimmo nel night in Austria, mentre si esibisce davanti a un pubblico quasi tutto di entreneuses? NO.
Mimmo che fa il Treno della notte a Spoltore?  E Mimmo in Giappone? E, quella è proprio rara. Una specie di Feroce Saladino, pagherei oro per averla. Mimmo a Roccacaramico tutto intirizzito per il freddo, che saltella per riscaldarsi? Non esiste nella raccolta: Mimmo non ha mai freddo, temprato dai giochi d'infanzia  in mezzo alla neve. 

Ipotesi 6) Le foto deve stamparle sulle magliette, però siccome è molto volgare venderle dopo il concerto, le offre, a chi compra il disco, o il libro. Ah, io voglio quella dove canta Una vita che scappa, però col calice vero. Già mi vedo che mi pavoneggio davanti allo specchio, dove ho ricominciato a guardarmi, dopo lo shock da parrucchiere: io per le magliette come abbigliamento da notte e da relax ho un debole, anche se di tanto in tanto ci vado anche alle conferenze stampa.
Mi sta benissimo, quella maglietta, e il merito è tutto di Mimmo, che sta bene su tutto.



sabato 3 novembre 2012

FRAMMENTI 7 (INFINE)


...
E dietro la tua faccia triste
C'è un esercito intero che combatte e resiste
E dietro la tua faccia stanca
C'è un'onda di mare e una nuvola bianca
E un'ombra che mi può nascondere
Tu non fare domande e non mi chiedere mai.

Dietro la faccia delle altre persone 

C'è una nave che parte, una buona occasione
C'è una campana che vola lontano
C'è lo specchio del tempo che passa la mano
Un filo d'amore e una scritta sul muro
E una corda che lega il presente al futuro. 

...

Vecchia canzone, La faccia delle altre persone, per me mai dimenticata. Il destino delle canzoni: alcune rimangono, altre scompaiono, altre ancora costituiscono un vago ricordo. Interviene una selezione naturale, ma anche la volontà di chi a un certo punto, per i motivi più svariati, non le propone più nei concerti, e neppure in un nuovo arrangiamento. D'altronde il repertorio è vasto e non può esserci spazio per tutto. Qualche volta i tempi sono talmente cambiati che cantarle ancora potrebbe risultare anacronistico: ci si sente a disagio ed è meglio lasciar stare, anche se il pubblico sarebbe felice di sentirle. Insomma non è nel destino di tutte le canzoni diventare dei classici. 

Non so se questa possa essere considerata un classico, ma una canzone classica di Mimmo, senz'altro si. 
Un'altra canzone del passato, di quell'album (uscito nel 1985,che porta il nome dell'autore), venuto dopo il successo di Sognadoro, forse un pochino soffocato, con la canzone sanremese che per tanto tempo, in tutta sincerità, mi era sembrava brutta, e con quella foto di copertina, anch'essa non particolarmente attraente. Ho iniziato ad apprezzare la canzone solo in questi ultimi anni e continua a non piacermi la foto. L'immagine è innegabilmente importante, perché anche senza avere l'attitudine a fermarsi a ciò che appare, condiziona e spinge ad approfondire, o a lasciar perdere. 

L'album contiene tra le altre, anche Sotto il cuscino e Le cose normali, e non dico che ho lanciato i dadi, ma quasi, perché nel frammento conclusivo di questa saga avrebbero potuto esserci versi di tutte e tre.
Mi sono lanciata, in queste ultime sette puntate, ma in molte altre occasioni, in analisi e interpretazioni che, continuo a sottolinearlo, hanno tutto il sapore e il limite della mia lettura personale. Tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, una Folgorata o un prete a sparare c...te! 

Qualcuno osserva, confuso tra la gente o da posizione distante, il mondo circostante. Scene di ordinaria quotidianità in una città come tante; traffico, tram, vento, caffè, e ragazzi che sognano una fuga senza mai riuscire a realizzarla. Forse una città di provincia, forse un quartiere di periferia. L'osservatore indaga e non è visto da nessuno, o forse si. Magari qualcuno si è accorto di lui, tradito dai suoi segnali di fumo e si domanda, in un gioco di specchi, cosa cerchi, cosa nasconda uno sguardo al contempo discreto, ma acuto, attento, che vorrebbe tentare ci capire cosa si celi dietro le facce delle persone. Dietro un sorriso, dietro un'espressione corrucciata, dietro uno sguardo triste. L'immagine dell'esercito intero che combatte e resiste è una delle più felici della canzone, che mi sento di paragonare come efficacia, a quella degli occhi come navi lanciate nel mare. Cogliere le storie dietro le espressioni della gente, che spesso raccontano la verità, ma in alti casi sono fuorvianti e nascondono storie inimmaginabili e segreti inconfessabili, dietro una parvenza di normalità.
Cosa raccontano le facce delle persone, ma anche cosa ci raccontano di chi li scrive, i versi delle canzoni, e infine cosa racconta di chi scrive qui dentro, ammesso che possa a qualcuno interessare, quello che scrive e come lo scrive? Ciascuno di noi, anche il meno schermato, anche quello di lettura apparentemente più immediata, davanti al "mondo" si muove spesso dentro un ruolo, un copione. Schermi, difese, messe spesso in atto per rendere le cose più facili, ma che talvolta hanno l'esito di complicarle terribilmente. 

La saga dei Frammenti è conclusa. Preferisco innegabilmente scrivere in maniera estemporanea e non programmata, ma di tanto in tanto, mi avventuro nel seriale con qualche tentativo di organicità. 

Non so, ancora, cosa, ancora, potrò inventarmi, ma qualcosa mi inventerò. 





domenica 28 ottobre 2012

FRAMMENTI 6

Sarà che adesso frughiamo spesso dentro al passato
Come si fruga dentro un soffitto abbandonato
E un'emozione nascosta dentro una fotografia
Prende i contorni della tenerezza e della nostalgia
Così a volte si plana sul tempo
Che ha il sapore di miele e di vento

L'inganno del tempo è una delle canzoni di Mimmo che mi suscita sempre, a ogni ascolto, una emozione forte: non mi stanco di ascoltarla, non saprei dire più per la sua bellezza in sè, o per la bellezza dell'emozione.
Inspiegabilmente, non l'avevo inserita tra le (famose) prime cinque, coperta da un velo d'oblio temporaneo subito volato via.
La amo alla follia, è una di quelle, nella produzione di Mimmo, che non ho resistenze a definire perfetta.
Non mi visitano, i frammenti di questa canzone, per il semplice fatto che stazionano in maniera permanente, sono lì, vergati con inchiostro indelebile, incisi nella pietra. Non avevo intenzione di inserirla in questo "ciclo", perchè mi appartiene troppo, e troppo intimamente, e anch'io, apparentemente così incline ad aprirmi, qualche volta ho resistenze e forme di ritroso pudore.
Inoltre pur senza troppo approfondire, mi ci ero già soffermata, e avevo trascritto l'intero testo, in passato.
Di recente lo stesso autore ha dedicato, dietro sollecitazione di un estimatore, alcune considerazioni alla canzone.
Insomma L'inganno del tempo non era prevista.
Poi... poi oggi vedo la foto di un ragazzino bellino, con la faccia pulita, gli occhi chiari, (si lo so, la foto è in bianco e nero, ma si intuiscono) il viso serio, una camicia bianca e un curioso gilet di vello di pecora, (molto abruzzese e molto sardo, anche) tutto impegnato in una cosa che sembra desiderare con grande intensità e che lo accompagna ancor oggi.
"1966 - A volte mi manca quella ingenuità." 2012. Tempo ne è trascorso parecchio. In mezzo c'è stata la costruzione di un uomo, strato su strato, e come è normale che sia, l'ingenuità ha ceduto il posto ad altro. Tuttavia, l'ho sempre sostenuto, qualcosa del ragazzo di allora è rimasto, e di tanto in tanto affiora, nel modo di esprimersi e negli atteggiamenti. Chissà fino a che punto lo percepisce, il Cantante, che il ragazzino ancora molto gli appartiene, così come l'uomo di oggi appartiene al ragazzino.
Vedere la foto e immediatamente collegarla ai frammenti che ho riportato, è stato tutt'uno.
Mi astengo dal sottoporre la canzone alla (s)tortura della mia interpretazione, un po' perchè mi pare in questo caso sia abbastanza univoca, un po' perchè mi sento molto coinvolta, tuttavia desidero soffermarmi un momento su un aspetto in particolare: per me passato e soffitto coincidono. Nella casa della mia infanzia e della mia adolescenza un ruolo fondamentale ha giocato  una soffitta: buia, lunghissima, misteriosa, al contempo fonte di paura e di attrazione irresistibile, piena degli oggetti più impensati lasciati lì da chissà chi, ma anche di topi e ragnatele e strane ombre inquietanti. Il set perfetto per un film di magia. Quando nel 1995 ascoltai per la prima volta la canzone, mi apparve immediatamente dinanzi agli occhi la soffitta della casa di via San Rocco, alla quale, forse per non continuare a soffrire troppo perchè il distacco era stato molto doloroso, (quando si lascia una casa con cui ci identifichiamo non è mai solo un fatto di mura e di stanze, ma di ben altro) non avevo più voluto pensare. Ricucii uno strappo e mi riconciliai con i ricordi, grazie alla canzone.
 
...Sono felice che Mimmo di tanto in tanto condivida il suo album dei ricordi, permettendo a chi lo segue di disegnare con lui i contorni della tenerezza e della nostalgia. A me il ragazzino con il gilet di pecora ha suscitato molta tenerezza. Qualche volta mi intenerisce anche il signore che è diventato.
A proposito, che fine avrà fatto quel gilet?

giovedì 25 ottobre 2012

INCUBO (TRA UN FRAMMENTO E L'ALTRO)


Non ho mangiato peperoni, ieri sera, ma sono andata a tagliarmi i capelli. Si lo so, è una faccenda del tutto privata, ma ogni volta la visita dal parrucchiere di turno mi scombussola il già precario equilibrio. Non mi piaccio mai e sono sempre a caccia del parrucchiere della vita. Fossi stata così nelle cose veramente importanti, così infedele, scontenta e a caccia dell'assoluta perfezione, avrei cambiato trecento mariti, o, per stare in questo ambito, trecento cantanti. Dunque senza avere il coraggio di guardarmi allo specchio, ieri, dopo essermi sfinita di duro lavoro domestico per non pensare, tento di dormire: sonno agitato... A un certo punto sento una pazza che urla: "No, non può essere, perché!!!" La voce urlante è la mia, il cuore batte all'impazzata e sono notevolmente confusa. Ci impiego qualche secondo, ma sono momenti brutti, per capire che sono appena emersa da un incubo. Lo ricostruisco. Sono a Roma, all'Auditorium del Parco della Musica, in una sala gremita di gente. Mimmo ha indetto una conferenza stampa perché deve dare un importante annuncio. Riconosco diversi critici musicali e giornalisti che si occupano di spettacolo; riconosco parecchi scrittori e poeti, alcuni anche trapassati, ma si sa, nei sogni tutto è possibile. Ci sono parecchi fans. Lui non arriva e cerchiamo di capire cosa debba comunicarci: il nuovo disco a sorpresa, un nuovo progetto? Eccolo, finalmente. Ha una barba alla Karl Marx, indossa una veste bianca e dei sandali di cuoio grezzo. "Amici, è un piacere e un onore essere qui. La vostra presenza testimonia l'affetto che, da zoccolo duro quale siete, mi avete sempre dimostrato (questa era per i fan). Signori giornalisti, e critici, grazie anche a voi, che in tante occasioni mi avete recensito, anche se talvolta avete detto delle c..., voi e la vostra sicumera e la convinzione di avere sempre la verità in tasca: talvolta l'avete completamente travisata, la mia verità. Per fortuna c'è qualcuno che ha colto il mio verbo, e lo ha fatto nel modo giusto - continua, rivolgendosi a tre giovani donne che lo hanno, negli ultimi anni, intervistato o raccontato. Ora tutto questo non ha più nessuna importanza. Appartiene al passato. Se sono qui oggi, è per dirvi che MI RITIRO UFFICIALMENTE DALLE SCENE. Mai più nessun concerto, mai più nessun disco. Ho dato disposizioni perché tutta la mia produzione attualmente in circolazione sia ritirata. Ho compreso che per me ora conta altro. Voglio scendere sempre di più negli scantinati di me stesso e non posso più farlo stando qui. Vi potrà sembrare il più scontato dei copioni, ma mi ritiro in un ashram in India. Questo è il mio nuovo cammino."

Ciò detto, mentre i flash dei fotografi impazzano e un brusio assordante riempie la sala, l'Uomo con le sembianze di un vecchio saggio, si alza e tenta di andarsene, ma una pazza con i capelli corti, tagliati davvero male, che indossa una maglietta color turchese (una alla conferenza stampa ci va così com'è, e io stanotte così ero, esattamente come ora mentre scrivo) gli afferra i lembi della veste e urla: "E IO SENZA DI TE COSA FACCIO? A ME NON CI PENSI? ALMENO I FRAMMENTI LI POSSO FINIRE? SE PROPRIO VUOI UN POSTO DOVE STARE TRANQUILLO, NE ABBIAMO ANCHE DALLE MIE PARTI, MICA SOLO IN INDIA!!!" Mi sfiora appena con quello sguardo che è già in una dimensione di distacco dalle umane cose e mi dice: "Va' è non peccare più, e cambia parrucchiere".

Ecco, questo è l'esito del mio infausto pomeriggio di ieri. Quando mi sono svegliata e ho capito che era solo un incubo, ho provato sollievo... !Meno male, meno male, meno male!" Mi è rimasto un gran mal di testa, e credo che oggi dovrò fare uno sforzo enorme per guardarmi allo specchio. Raccoglierò i cocci, prenderò una pastiglia, e inizierò un'altra giornata. Supererò, con fatica, ma ce la farò.

L'importante è che Mimmo continui a cantare, e di tanto in tanto a manifestarsi: l'ashram può attendere.
Per meditare, poi,  io sceglierei il Monte Corrasi. Vicino è pieno di posti dove si mangia e si beve molto bene.

Il sogno, anzi l'incubo, è rigorosamente vero. Frutto del mio inconscio, e non della mia pur fervida fantasia.

lunedì 22 ottobre 2012

FRAMMENTI 5




...
E adesso
Io non mi piango addosso
Non ho domande
E neanche le risposte

Ho un passo lento lento  un andare costante
E non mi pare pesante
Questo lungo cammino che porta
A qualche posto distante

Dietro quali suggestioni Mimmo abbia scritto questa canzone (Passo lento, Sglobal, 2006) non è dato sapere, e neppure posso tirare a indovinare: non riesco proprio a immaginare. Posso semplicemente tentare di inventarmi una mia storia, certo un’altra, rispetto a quella che aveva in mente lui. Sarebbe interessante chiedere a dieci diverse persone di cimentarsi nel mio stesso esperimento, per vedere i diversi esiti, come sarebbe - però in ultima istanza - interessante conoscere la sua versione.

Nella mia storia c’è un foglio bianco da riempire, in risposta ad un altro invece fitto di scrittura. Qualcuno attende notizie, o chiede spiegazioni. La risposta non si fa attendere, anche se scrivere è mettersi a nudo e può far male, ma può anche servire a togliersi un peso. Qualche ingranaggio sembra essersi inceppato nella vita del protagonista, che tira avanti in una situazione fiacca, che procede quasi per inerzia, con la complicità di qualche bicchiere e un po’ di mestiere, ma nonostante questi tentativi, c’è una sofferenza che lo afferra e lo riporta indietro. Forse è giunto il momento di cambiare rotta, di rompere con i retaggi del passato e di procedere verso una strada nuova. La decisione è presa: c’è una meta da raggiungere, senza atteggiamenti vittimistici, e con un certo disincanto. Senza porsi domande, senza darsi risposte. C’è una tensione, una pulsione che conduce altrove, che sia un altrove fisico e un cambio di situazione non importa, appare chiara la volontà di cambiamento, che presuppone costanza, tenacia: è un affrettarsi con lentezza, ma senza affanni. La decisione è presa e per raggiungere la meta si è disposti a percorrere un lungo cammino, che non appare pesante, anche se  si intuisce pieno di polvere e ostacoli.

Mi vengono in mente altre canzoni del passato. Qualcosa farò per i non ho, per la volontà di agire, seppur in maniera non ancora del tutto chiara. Svegliati amore per la chiamata, per l’urgenza della pulsione che spinge ad andare. Dopo che avrò pubblicato me ne verranno all’istante in mente altre, ma non integrerò il testo, lasciandogli immediatezza e incompiutezza.

Non so bene dunque cosa abbia spinto Mimmo a scrivere questa canzone, che fa parte dell’album Sglobal, e non è una delle più note. In Sglobal, ci sono delle canzoni bellissime prese singolarmente, ma che danno la sensazione di una mancanza di armonia nell’economia dell’album, in cui sembrano quasi perdersi e quasi stridere con altre, belle anch’esse, ma in maniera diversa, con cui hanno poco da condividere.  C’è troppo di tutto, lì dentro, troppa varietà, sembra quasi uno spreco, un eccesso, che porta a una mancanza di equilibrio. Ai primi ascolti dell’album avevo asserito il contrario e invece, dopo averlo meditato, mi trovo a rivedere le mie considerazioni. Mi viene in mente l’immagine di un insieme  di gemme bellissime,  infilate a formare una collana, senza tener conto di forma e colore: ne risente la singola gemma e il monile nel suo complesso.

Non so bene cosa lo abbia spinto a scrivere la canzone, ma so, o meglio, mi pare di cogliere in lui, nel Cantante inteso come persona, delle caratteristiche evidenziate nella canzone. Mi lancio in questa operazione azzardata. Non si piange certo addosso, non si commisera, e spesso non ha domande, e neppure risposte, sia nel senso più immediato che spesso non sa davvero cosa pensare di certi argomenti, non ha una opinione definita (mi sovvengono i suoi frequenti "non saprei" nelle interviste, accompagnati da un tono di voce sorridente: ha ragione, non si può avere un’opinione su tutto)  sia nel senso più alto, filosofico, di non ritenere di essere detentore di verità assolute. Se deve raggiungere un obiettivo, percorrere un lungo cammino che lo porti a qualche posto distante, non si lascia scoraggiare: procede, magari con passo lento, ma il suo andare è costante e prima o poi arriverà. Così lo vedo io.

E io, dove voglio arrivare? Intanto a portare a compimento il ciclo "Frammenti", che nelle mie intenzioni nasceva come un ciclo di sette, da esaurire in sette giorni: troppo anche per me. Neppure io so su quali altri frammenti (ne restano due) mi soffermerò, anche se sono orientata verso quelli di canzoni un po’ defilate, un po’ da retrovia, e solo sue, senza il contributo di altri. Poi si vedrà. Questo posto è come uno di quei ristoranti dove si decide il menù in base a ciò che si trova  al mercato, al mattino presto.

Il mio mercato è Mimmo. Mi piace molto girare per mercati, osservare con attenzione merci e persone, ascoltare suoni, rubare discorsi e poi imbastire storie. Un po' quello che faccio qui dentro: racconto, e un po' me la racconto, per farci compagnia. 

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